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Ma come mi piace curare i DRG!

Ma come mi piace curare i DRG!
#Boccia, l’imprenditore fallo con i tuoi soldi non con quelli pubblici # Vedi ma come mi piace curare i DRG#   Ma come mi piace curare i DRG! Giovedì 11 Febbraio 2018 alle ore otto e quarantacinque minuti circa, di fronte ad un’edicola situata davanti all’ingresso del Policlinico San Matteo di Pavia, due uomini sulla settantina dall’aspetto distinto stavano commentando un articolo comparso su “Il Sole 24 Ore” dove, a pagina tre, il Presidente di Confindustria in sintesi così si esprimeva: la popolazione italiana invecchia e ciò non rappresenta un costo ma un’opportunità di crescita per una società in cui ha senso parlare d’industria della salute da implementare anche attraverso una maggiore integrazione tra pubblico e privato, considerando la filiera come un driver di sviluppo ed interpretando i servizi sanitari come prodotti da vendere. Il signore più alto e magro con una capigliatura folta e pettinata all’indietro, il naso lievemente adunco e la rima labiale pronunciata iniziò “quattro imprenditori da strapazzo spalleggiati da quattro ciellini corrotti fino al midollo stanno cercando di appropriarsi indebitamente dei soldi pubblici per fare peggio un servizio che già esisteva e funzionava a dovere” il secondo, un signore stempiato, dal viso rotondo e con una bella pancia rispose “Se ci fossero ancora Peppone e Don Camillo gli risponderebbero all’unisono: cat vegna un canker……..si…di quelli tosti” “Si…si” riprese il primo “ ma di quelli che ti fanno campare tre anni pieno di chemioterapia e ti riducono a una larva d’uomo che si vergogna di se stessa ….aggiungo io…..così…. va a implementare la filiera…..e a far parte del driver di sviluppo…….e poi, forse, capisce che razza di cazzate ha detto”. Dopo una breve pausa quello alto e magro commentò “con tutte queste balle guarda come hanno ridotto il Sistema Sanitario Nazionale! ...dal migliore al mondo a una schifezza che ha messo un diluvio di italiani nella condizione di indebitarsi per potersi curare e altrettanti nella condizione di non potersi curare perché non hanno i soldi”. Allibito dalla discussione andando a lavorare riflettevo sul fatto che dalla riforma Bindi in poi con l’avvento del controllo politico sul sistema sanitario nazionale una classe medica e infermieristica malpagate, bistrattate e sempre più demotivate sono state costrette a curare i DRG al posto di curare i pazienti. Il sistema sanitario nazionale è stato indebolito e appesantito da una miriade di orpelli burocratico-amministrativi che lo hanno reso inefficiente ed i suoi dirigenti, posizionati in quella posizione non si capisce bene con quali criteri, hanno completamente dimenticato che la finalità per cui è stato creato. Voglio infatti ricordare a tutti che la finalità ultima del SSN consiste nella tutela del bene comune ovvero della salute della popolazione e più in generale nel supporto alle persone nei momenti di difficoltà correlati a problemi di salute e non nella tutela dell’interesse di qualche singolo privato o di qualche lobby di potere. Da medico che ha esercitato nel Sistema Sanitario Nazionale pubblica per tutta la sua carriera mi sento di fare alcune riflessioni che ritengo possano essere condivise da tutti o che comunque possano essere la base per iniziare una discussione collettiva tesa alla condivisione dei valori fondanti di una società civile.   Che cosa è il DRG In Italia, per classificare le malattie, le procedure diagnostiche e terapeutiche e gli interventi chirurgici si utilizza in sistema dell’International Classification of Diseases - 9th revision - Clinical Modification (ICD-9-CM). Tale sistema classificativo consente la sistematica e uniforme codifica delle informazioni cliniche contenute nella Scheda di Dimissione Ospedaliera (SDO) e di conseguenza il monitoraggio del flusso di ricoveri ospedalieri e l’incidenza di una determinata malattia nella popolazione ospedalizzata. L’ICD-9-CM consente di tradurre in codici alfa-numerici (ad esempio: xx.xx; xxx.xx) i termini tecnici con cui i medici e più in generale gli operatori sanitari definiscono una malattia. Esso consta di circa 15.000 codici con i quali è possibile definire una diagnosi, una procedura diagnostica o interventistica o un intervento chirurgico (Ad esempio, il codice di un’ecografia dell’addome superiore è: 88.74.1, il codice di una termoablazione di tumore epatico è: 50.91, mentre il codice di una nefrectomia per tumore è 55.18 ecc.). La remunerazione delle prestazioni sanitarie è determinata dal sistema DRG (Diagnosis-Related Group) che raggruppa i pazienti per omogeneità di diagnosi e quindi per utilizzo di risorse attribuendogli un valore economico. Il sistema DRG è stato creato da Robert B. Fetter e John D. Thompson nell’Università di Yale negli USA, è stato introdotto dal Medicare nel 1983 ed è utilizzato in Italia dal 1994 da tutte le aziende ospedaliere pubbliche e da quelle private accreditate che forniscono prestazioni sanitarie per conto del SSN. Nella versione 24.0 inuso in Italia dal 01.01.2009 il numero di DRG va da 001 a538. Aloro volta i DRG sono raggruppati in 25 categorie diagnostiche maggiori (Major Diagnostic Category – MDC) individuate e suddivise in base a criteri clinico-anatomico. Il DRG viene attribuito a ogni paziente dimesso da una struttura ospedaliera da un software (DRG-gropper) che elabora le variabili specifiche del paziente riportate nella scheda di dimissione ospedaliera (SDO) come codici ICD-9-CM. L’attribuzione di un DRG ad ogni paziente dimesso da una struttura sanitaria consente pertanto di attribuire un costo a ogni singolo ricovero. Il pagamento delle prestazioni ambulatoriali fa riferimento al sistema ICD. Tuttavia essendo quest’ultimo stato stilato per la gestione dei ricoveri ospedalieri, presenta diverse lacune colmate da varianti introdotte dalle varie Amministrazioni Regionali.   Quali sono i problemi? Ora, se il sistema ICD-9-CM fosse la codifica di articoli presenti negli scaffali di un qualsiasi supermercato e il sistema DRG fosse il loro valore desunto dall’analisi dei loro codici ICD-9-CM nessuno avrebbe alcunché da eccepire ed il sistema sarebbe quasi perfetto. Nessuno ha altresì nulla eccepire quando il sistema ICD-9-CM viene utilizzato per codificare le diverse malattie e le diverse procedure diagnostiche e terapeutiche nella SDO perché ciò consente di gestire in modo ottimale flussi informativi dei ricoveri ospedalieri su tutto il territorio nazionale fornendo una base oggettiva per allocare le risorse economiche. Il problema subentra quando i codici ICD-9-CM vengono utilizzati per generare il DRG e remunerare il costo di un ricovero ospedaliero o di una prestazione sanitaria. A tal proposito esistono numerosi ordini di problemi. Il principale di questi consiste nel fatto che non è possibile attribuire la stessa remunerazione a una prestazione sanitaria indipendentemente dalla valutazione delle caratteristiche fisiche-costituzionali-attitudinali, delle motivazioni e dall’esperienza dell’operatore che la produce; della strumentazione che quest’ultimo utilizza; e infine dei costi della struttura in cui l’operatore esercita la professione. E’ del tutto ovvio infatti, che le abilità attitudinali dell’operatore sanitario possono generare delle differenze nel risultato finale della prestazione. Infatti, tutti sanno che tra 100 chirurghi che hanno studiato con lo stesso impegno utilizzando gli stessi libri e con gli stessi insegnanti uno diventerà un fuoriclasse, 10 degli ottimi chirurghi, 30 dei buoni chirurghi e i restanti resteranno restanti e verranno utilizzati come operatori di supporto. A ciò contribuiscono le caratteristiche fisiche/sensoriali dell’operatore per esempio per un radiologo con una vista perfetta sicuramente sarà favorito rispetto a un suo collega con difetti visivi importanti che benché corretti saranno per lui un handicap. D’altra parte, tutti ben sanno che Maradona non giocava a pallone meglio degli altri perché si allenava di più. Altresì indiscutibile è il fatto che un operatore che ha maturato una lunga e costruttiva esperienza produrrà una prestazione migliore di un suo collega con minore esperienza ed anche a parità di esperienza un operatore motivato sarà più performante di uno demotivato. Cosa volete che abbia detto Ulisse ai suoi alle porte di Troia? Ve lo dico io: “qualcuno di voi domani non sarà più qui con noi ma quelli che vivranno avranno da mangiare, da bere e oro e figa a volontà”. Io che faccio il primario da 20 anni cosa posso dire oggi a miei collaboratori? “Lavorate che il vostro stipendio, che è paragonabile a quello di una vetrinista del corso, per anni rimarrà lo stesso indipendentemente dal fatto che lavoriate di più o di meno. Inoltre, più se volete far carriera, per quel che conta, non dovete continuare a studiare ed applicarvi con costanza e dedizione ma iscriversi a un buon partito politico o in alternativa comperare o, ancor meglio, trovare qualche ditta farmaceutica, alla quale farete da servi, che vi comperi un posto da primario”. Anche perché, detto tra noi, la remunerazione ed il ruolo non mi sembrano motivazioni sufficienti a giustificare una vita di studio e sacrifici. Infine, e non da ultimo la qualità della strumentazione utilizzata ha un’incidenza sul costo della procedura e sulla qualità della prestazione. La prestazione fornita per esempio da un ecografo top di gamma nuovo con tecnologia digitale e funzioni adeguate non può essere remunerata come quella ottenuta con un ecografo con tecnologia obsoleta vecchio di 10 anni. E’ ovvio che se faccio correre Vettel con una cinquecento degli anni 70 non possa competere con un pilota tecnicamente inferiore a lui ma che utilizza l’ultimo modello della Ferrari. Come è del tutto evidente che il livello professionale del team di operatori che collaborano ove la prestazione viene erogata non è ininfluente per la simultanea presenza di sinergie tra operatori diversi che può o non può portare a buon fine un’indagine diagnostica piuttosto che in intervento terapeutico e ha un costo. Pertanto, il remunerare allo stesso modo prestazioni di valore completamente diverso produce un livellamento artificiale delle diversità individuali che non erano presenti neppure nei sistemi comunisti dei paesi dell’Est che come è noto a tutti non hanno prodotto benessere. Ora, non bisogna essere dei geni per capire che tale livellamento ancorché utilizzato per arricchire con i soldi pubblici un gruppo di pseudo-imprenditori non darà risultati differenti da quelli di quando è stato precedentemente usato da un gruppo dirigente comunista. Se non è vero quello che ho argomentato ma il contrario, significa che è possibile far giocare come centravanti della Juventus quello della Pianellese ottenendo gli stessi risultati ed è possibile pagare Ronaldo come il centravanti della Pianellese. Purtroppo non è così perché se lo staff della Juventus decidesse di utilizzare il centravanti della Pianellese perderebbe anche la strada per tornare a casa e Ronaldo per lo stipendio del centravanti della Pianellese non sbadiglierebbe neanche dopo che si è svegliato alla mattina.   I risultati Il mese scorso, in una delle sedute di libera professione intramurale che faccio a malavoglia mi è capitato di visitare un paziente appena dimesso da un reparto di Clinica Medica di un IRCCS pubblico dalla storia gloriosa, e la cui dirigenza si fregia del termine di “eccellenza” ma in realtà, a causa del tipo di gestione attuale, in netto ed inesorabile declino. Il paziente aveva con se la lettera di dimissione molto dettagliata e prolissa dalla quale si deduceva che il ricovero si era prolungato per 29 giorni e che erano stati eseguiti numerosissimi accertamenti diagnostici che tuttavia non avevano consentito di formulare una diagnosi di certezza. La figlia disperata mi chiedeva come era possibile anche perché il padre stava sempre peggio. Ho iniziato a visitarlo e a fargli un’ecografia dell’addome che evidenziava senza alcuna difficoltà un tumore dello stomaco con metastasi linfonodali e peritoneali e quindi in uno stadio avanzatissimo. Per curiosità sono andato a visualizzare la TAC che aveva eseguito durante il ricovero ed anche a quest’indagine il tumore era evidente. Non essendoci alcuna terapia attiva da poter eseguire ho consigliato alla figlia di rivolgersi ad un centro per le cure palliative. Dopo la seduta di visite private ho riflettuto sul caso e con grande dispiacere ho preso atto che nel settore pubblico, nel quale ho lavorato tutta la vita, i medici e gli infermieri sono sempre più demotivati e costretti a perdersi nelle pastoie burocratico-amministrative che producono solo del lavoro totalmente inutile, dannoso per il paziente e costoso per la collettività. Neanche a farlo apposta due settimane dopo, una signora con cui ho avuto alcune costruttive collaborazioni mi ha telefonato chiedendomi di valutare lo zio di un grande amico di suo marito, studiato con scarsi risultati in una struttura privata accreditata, spacciata dai media come una struttura di eccellenza. Il paziente con una storia clinica assolutamente indicativa per la patologia da cui era affetto era stato sottoposto a una miriade di indagini diagnostiche in cui in ognuna di esse al termine del referto lo specialista che l’aveva eseguita consigliava l’esecuzione di altre indagini diagnostiche. Ho iniziato a visitarlo e a fargli un’ecografia dell’addome mettendo in evidenza un tumore dello stomaco con metastasi linfonodali e peritoneali e quindi in uno stadio avanzatissimo. La fotocopia del paziente della struttura pubblica. Ho pertanto eseguito una gastroscopia che ha confermato la diagnosi. La riflessione è stata che nella struttura privata accreditata il medico, sempre sottopagato, deve eseguire un numero di indagini diagnostiche eccessive rispetto a quelle che consiglierebbe la buona pratica clinica ed il buon senso con chiara diminuzione dell’accuratezza diagnostica. D’altra parte, alla proprietà della struttura privata interessa il numero degli esami diagnostici e non la loro accuratezza e tantomeno se sono utili o no al paziente. Paradossalmente il risultato è sovrapponibile a quello della struttura pubblica, questo tipo di approccio produce l’interruzione della continuità del processo diagnostico, che è un lavoro di tipo intellettuale, e la generazione di lavoro totalmente inutile, dannoso per il paziente e costoso per la collettività. E’ necessaria una riflessione collettiva che coinvolga le istituzione e gli operatori del settore ed eventualmente tutta la popolazione in grado di intendere e volere al fine di generare un a riforma sanitaria che interpreti le necessità del popolo italiano.

Ricerca scientifica in campo oncologico: alcune curiosità

Ricerca scientifica in campo oncologico: alcune curiosità
Cosa si intende per ricerca scientifica in campo oncologico? La ricerca scientifica in campo oncologico è lo strumento che medici e ricercatori hanno a disposizione per approfondire la conoscenza dei tumori, imparare a prevenirli o diagnosticarli in tempi brevi e per definirne il trattamento più adeguato.Il metodo impiegato è quello scientifico basato su: Raccolta delle informazioni Esecuzione di esperimenti Interpretazione dei risultati Si tratta di attività basate su regole ben precise che permettono di giungere a conclusioni concrete, oggettive e riproducibili.Il padre del “metodo scientifico” è Galileo Galilei, che tra il Cinque e Seicento è stato il primo ad avvalersi della sperimentazione per validare le proprie ipotesi. La rigorosità di tale metodo risiede nel fatto che una teoria non è mai definitiva, ma è possibile modificarla nel caso venissero alla luce nuovi aspetti prima non considerati. Il pensiero scientifico è quindi sottoposto ad una costante critica e non può mai dirsi del tutto concluso. Quali sono gli obiettivi della ricerca scientifica in campo oncologico?L’obiettivo principale di ogni progetto di ricerca scientifica condotta in campo oncologico è la cura della forma tumorale studiata. Si tratta di un percorso lungo composto da diverse fasi, ognuna delle quali rappresenta un particolare tipo di ricerca scientifica: Ricerca di base: il punto di partenza per tutte le successive scoperte cliniche, generalmente è guidata dalla curiosità del ricercatore. Si svolge in laboratorio Ricerca traslazionale: costituisce una sorta di ponte tra la scienza e la medicina. È il tipo di ricerca che ha l’obiettivo di verificare se una iniziale intuizione di laboratorio può effettivamente essere utile per la cura del cancro. Ricerca preclinica: è una fase di verifica, di una nuova cura contro il cancro o di strumenti clinici e diagnostici, in modelli sperimentali. È necessaria prima di passare alla sperimentazione sull’uomo. Ricerca clinica: si tratta di una fase di sperimentazione che coinvolge direttamente i pazienti. Inizia solo quando un nuovo trattamento o un nuovo strumento hanno ottenuto l’approvazione. Ricerca epidemiologica: si basa su studi che hanno l’obiettivo di esaminare l’incidenza della malattia tra la popolazione e i fattori di rischio (soprattutto in relazione allo stile di vita). In questo contesto viene inoltre analizzata l’efficacia degli esami preventivi e degli screening.

Diagnosi di tumore: alcuni consigli per affrontare con positività la malattia

Diagnosi di tumore: alcuni consigli per affrontare con positività la malattia
Ricevere una diagnosi di tumore scatena, nella quasi totalità delle persone, reazioni di schoc e paura, per questo affrontare la situazione con un minimo di distacco prendendosi del tempo potrebbe aiutare ad assimilare la notizia. Considerando che la medicina ha fatto passi da gigante e che molte strutture si sono specializzate nel trattamento di diversi tipi di tumore, può essere utile dedicare qualche giorno alla ricerca del centro più preparato a seconda del tipo di carcinoma diagnosticato. La consapevolezza di quello che potrebbe accadere e di cosa sarebbe bene fare aiuta infatti ad affrontare meglio difficoltà e disagi. Creare un gruppo di “sostenitori”Talvolta si ha il desiderio di nascondere le proprie condizioni di salute ai propri cari, tuttavia in una situazione pesante e difficile data dalla diagnosi di un tumore, aprirsi e cercare di condividere con le persone più vicine le proprie paure, può aiutare ad affrontare meglio la malattia. Diventa di vitale importanza, infatti creare un gruppo di "supporter" cui confidare i propri dubbi e insicurezze, cui chiedere sostegno morale, ma anche un vero e proprio aiuto nella gestione degli impegni di ogni giorno: un aiuto nell'organizzare praticamente la famiglia e la casa: "spostamenti" dei figli casa/scuola/palestra/..., spesa/bollette/... e delle pratiche burocratiche necessarie: permessi di lavoro, appuntamenti, esenzioni, ....Più si condivide e ci si affida alle persone maggiormente vicini, meglio si riesce a gestire i problemi quotidiani, meno ci si sente soli e più aumenta la forza per affrontare questa grande sfida. Scegliere attentamente i mediciPer decidere a quale struttura affidarsi è necessario prendere in considerazione diversi criteri: non solo è importante accertarsi della preparazione del chirurgo che opererà il paziente, ma risulta essere di fondamentale importanza che lo stesso lavori in equipe con tutti gli specialisti che serviranno nel periodo pre e post operatorio e che seguiranno il caso sotto tutti i punti di vista. Sarà necessario affidarsi e fidarsi del medico su cui si è basata la propria scelta e, se possibile, instaurare un rapporto di stima e fiducia tale da consentire di fare tutte le domande e le richieste che serviranno per chiarire le idee e limitare i dubbi che potrebbero insorgere durante il percorso terapeutico. Sviluppare un progetto a lungo termineAffrontare una diagnosi di tumore non è certo facile, ma avere uno sguardo lungimirante sul futuro può senz'altro aiutare. Pensare ad obiettivi a lunga scadenza terrà la mente impegnata nell'organizzazione del dopo-malattia: dedicare un pensiero alla gestione del proprio tempo libero, pensare a cosa si avrebbe voluto fare, ma non se n'è mai trovato il tempo; pensare al futuro, a nuove strade da percorrere, aiuterà quindi a stare meglio e ad allontanare l'assillo dei pensieri negativi. Essere positiviIl pensiero positivo è fondamentale nella gestione di una malattia come il tumore. Cercare di allontanare pensieri negativi reagendo con positività e godendo di ogni piccola conquista, risulta essere un aiuto essenziale per l'andamento positivo delle cure. Essere interessati e partecipi, essere attenti e propositivi, essere i protagonisti attivi delle scelte che i medici chiedono di prendere, migliora il processo terapeutico con risultati positivi anche sulla qualità di vita.

Melanoma: come difendersi dalle fake news

Melanoma: come difendersi dalle fake news
Il melanoma è un tumore maligno che colpisce la cute attraverso lo sviluppo dei melanociti, ovvero le cellule che producono la melanina. Visibile a occhio nudo, trova origine da un nevo preesistente modificandone il colore e/o la forma, oppure dalla comparsa di un nuovo nevo sospetto sulla cute.Spesso siamo bombardati da fake news che affrontano questo tema diffondendo consigli e notizie infondati che possono indurre le persone colpite dal tumore a commettere errori, con il rischio di compromettere l’efficacia delle terapie. Entrando meglio nel dettaglio, è vero che… Digiunare durante le terapie ha un effetto positivo?Uno studio sostiene che la restrizione calorica prodotta da 48 ore di digiuno prima della somministrazione della chemioterapia, aiuterebbe le cellule sane a proteggersi dagli effetti dei farmaci e a concentrare la loro azione sulle cellule tumorali maligne. Questa teoria non è ancora stata confermata, sono necessari ulteriori studi prima di poterla convalidare, per questo motivo il digiuno precedente il trattamento terapeutico è ancora una pratica sconsigliata.   Successivamente la diagnosi di un melanoma è sconsigliato recarsi in spiaggia?I pazienti che hanno ricevuto una diagnosi di melanoma spesso temono l’esposizione solare pensando di aggravare la malattia; si tratta di una delle notizie più diffuse in ambito oncologico che intimidisce le persone colpite dal tumore, ma è davvero necessario questo sacrificio? Esistono fattori individuali che favoriscono l’insorgenza di tumori cutanei, per questo motivo i pazienti che hanno ricevuto la diagnosi di melanoma devono prestare attenzione alle regole comuni per una corretta esposizione solare, ma non per questo sono costretti a rinunciare, in senso assoluto, ad andare in spiaggia.   È meglio non asportare un nevo sospetto per non rischiare di “svegliarlo”?Un’altra delle notizie fake più diffuse nel web riguarda la convinzione per la quale sia meglio non asportare un nevo sospetto, per non rischiare di “svegliarlo” e accelerarne lo sviluppo. Non esiste alcuna evidenza scientifica a sostegno di questa teoria, al contrario, l’asportazione chirurgia del melanoma primitivo può allontanare il rischio di un eventuale sviluppo e quindi di peggioramento. Asportare un nevo sospetto, infatti, è l'unico metodo per fare prevenzione secondaria del melanoma e quindi per avere una diagnosi precoce.   Il metodo Hamer funziona?Il metodo Hamer fu elaborato dall’ex medico internista Ryke Geerd Hamer successivamente una serie di episodi che lo colpirono nella propria sfera personale: nel 1978 perse suo figlio Dirk, l’anno successivo si ammalò di tumore al testicolo. Questo fatto lo portò all’elaborazione della teoria che crede nell’insorgenza di una forma tumorale in seguito ad uno shock psicologico. La guarigione passerebbe attraverso la risoluzione del conflitto psichico provocato dallo shock, senza l’ausilio dei farmaci. Si tratta di una teoria che non è mai stata sottoposta a sperimentazione scientifica; l’esclusione delle terapie farmacologiche causa ai pazienti che credono nel metodo Hamer e decidono di intraprende questo tipo di percorso, gravi ritardi nell’inizio delle terapie antitumorali, con un peggioramento della prognosi. Per questo motivo si tratta di una soluzione terapeutica largamente sconsigliata che non arreca nessun beneficio al paziente, al contrario, rischia di gravare notevolmente sul suo stato di salute. Vuoi leggere altri articoli di Fondazione CMT? Clicca qui!

Pet Therapy e oncologia: come gli animali possono fare la differenza

Pet Therapy e oncologia: come gli animali possono fare la differenza
Pet therapy è un termine nato nel 1961 dallo psichiatra americano Boris Levinson, significa: “terapia dell’animale da affezione” e prevede la presenza di un animale come supporto ad altre forme di cura tradizionali per migliorare lo stato psicologico del paziente e rendere il percorso di cura meno stressante. La scoperta avvenne in modo casuale grazie ai benefici del cane di Levinson riscontrati su un bambino malato di autismo. Nel corso degli anni la pet therapy è stata studiata e analizzata, raggiungendo importanti traguardi: nel 2003 il Ministero della salute ne ha riconosciuto la validità scientifica nel 2007 l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha pubblicato delle linee guida per definire gli aspetti etici di questa terapia, considerando sia l’interesse del paziente, sia il benessere dell’animale nel 2009 il Ministero della Salute ha istituito un Centro di Referenza Nazionale per gli interventi assistiti con gli animali presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.   La pet therapy si dimostra particolarmente efficace negli anziani, nei bambini autistici o con handicap motori, nei pazienti malati di Alzheimer o che hanno superato un ictus cerebrale; la relazione tra la persona malata e l’animale aiuta infatti a migliorare l’autostima e la capacità relazionale, acquisire maggiore sicurezza e a sollecitare le attività psicologiche e motorie perse per colpa della malattia. E in ambito oncologico? La persona alla quale viene diagnosticato un tumore si trova improvvisamente a dover accettare il proprio stato di salute e ad affrontare le cure mediche previste, confrontandosi con gli effetti collaterali che possono causare; la caduta dei capelli durante i trattamenti chemioterapici, la perdita dell’appetito o un forte senso di stanchezza sono alcuni tra i principali sintomi che possono insorgere a causa delle terapie. Tutto questo è grande fonte di stress che si tramuta in ansia e paura, insicurezza e confusione, profondi stati di angoscia e senso di solitudine.Ed è per questo che interviene la pet therapy: una valvola di sfogo emozionale per la persona malata, che vede l’animale come fonte di svago e relax. La relazione che si instaura diventa perciò determinante per affrontare al meglio il ricovero e le terapie, alleggerendo lo stato di malessere del paziente e dei suoi famigliari. Tranquillità e relax sono alcuni dei benefici della pet therapy, generati grazie alla produzione di endorfine che viene stimolata proprio dalla presenza dell’animale. Inoltre questa relazione: Migliora la risposta immunologica Diminuisce la tensione nervosa Accresce la capacità di prendersi cura degli altri, distogliendo l’attenzione dai propri problemi personali Migliora alcuni parametri vitali come la pressione arteriosa   Che si tratti di un cane, di un gatto, di un criceto o di un pesciolino rosso, la compagnia di un animale si dimostra, perciò, essere un prezioso elemento per il benessere del paziente, che riesce così ad affrontare le cure mediche con maggiore serenità, consapevolezza e coraggio.

Giovani dopo un tumore: come cambiano le relazioni

Giovani dopo un tumore: come cambiano le relazioni
La percentuale di guarigione dei giovani e dei bambini affetti da patologie neoplastiche è sempre più alta, si parla circa dell'80% dei casi, ma ciò su cui persiste una notevole difficoltà riguarda il recupero della loro vita sociale con i coetanei che non hanno dovuto affrontare la malattia, che si concretizza in un disagio nelle relazioni e nei rapporti di lavoro. La vita dei giovani dopo la malattia Secondo una ricerca scientifica l'andamento dei rapporti interpersonali di numerosi pazienti che sono stati seguiti dopo la guarigione da una neoplasia, e che al momento della diagnosi avevano un'età compresa tra i 14 ed i 39 anni, si è rivelato piuttosto problematico. Nei due anni in cui sono stati seguiti, questi giovani ed adolescenti hanno dovuto completare alcuni sondaggi relativi a tre differenti momenti della loro esperienza, e precisamente alla diagnosi, dopo un anno e dopo due anni. Dall'analisi di tali questionari è emerso che i soggetti risultavano male inseriti nel contesto sociale in seguito ad un loro sfalsato approccio personale con i coetanei, dovuto probabilmente alla pregressa esperienza della malattia. Dopo la presenza di qualche progresso tra la diagnosi ed il successivo follow up, la discrepanza con i coetanei non ammalati ha subito un incremento causato da numerose difficoltà.Tali problematiche riguardavano principalmente la percezione della malattia nel proprio corpo con eventuali mutilazioni o alterazioni funzionali o estetiche. In altri casi, l'ingerenza della patologia aveva modificato la loro condizione finanziaria, sia per assenze continuative dal lavoro che per le somme spese in ambito terapeutico.Le condizioni di maggiore disagio psicologico erano poi riferibili alle relazioni di coppia, qualora fossero presenti, oppure alla difficoltà di instaurarle. In particolare nel caso di famiglie, un problema dall'impatto devastante era quello relativo alla pianificazione del concepimento.Tutte queste problematiche venivano nella maggior parte dei casi attentamente monitorate da un supporto psicologico, che aveva lo scopo di identificare il nucleo di sofferenza dei pazienti e di cercare una risoluzione tramite sedute dialogiche e percorsi terapeutici di tipo comportamentale. L'importanza di ricostruire una vita dopo la malattia Fermo restando che lo scopo principale della persona malata è quello di raggiungere la guarigione dalla propria patologia, un aspetto altrettanto importante è quello di riuscire ad affrontare al meglio la vita dopo esperienze traumatiche di questo tipo, soprattutto quando capitano in età giovanile.Dal momento che più è bassa la fascia di età degli ammalati, maggiore è la prospettiva di sopravvivenza, diventa un'esigenza indispensabile quella di affrontare al meglio l'esistenza dopo la guarigione, riprendendo, nella maggior parte dei casi, le proprie abitudini di frequentazione di scuola ed università, sospese durante il periodo della malattia e delle relative terapie.È proprio ritornando alle proprie consuetudini di vita privata e pubblica che si gettano le basi per riuscire ad inserirsi correttamente nel contesto sociale, cercando in questo modo di superare un periodo traumatizzante che altrimenti può condizionare in maniera estremamente incisiva il futuro del paziente.Infatti, quando un ammalato di tumore che ha raggiunto la guarigione riesce ad inserirsi di nuovo nel proprio ambito sociale, è in grado anche di superare meglio i propri problemi psicologici ed emotivi. Alcune testimonianze di persone guarite Le problematiche appena esposte e la loro risoluzione trovano conferma nelle numerose testimonianze di alcuni ex pazienti oncologici. Il primo paziente di 37 anni scoprì di essere affetto da sarcoma di Ewing all'età di circa vent'anni; dalle sue parole si evince che la malattia lo aveva condizionato non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche su quello delle scelte lavorative e nei rapporti interpersonali. L'esperienza di un'operazione particolarmente invasiva e di un anno e mezzo di chemioterapia avevano inevitabilmente modificato l'aspetto del suo corpo; nonostante questo, secondo la sua testimonianza, l'esperienza gli aveva insegnato ad apprezzare maggiormente la vita stimolandolo a viverla nel miglior modo possibile. Un'altra paziente di 32 anni a cui era stato diagnosticato un linfoma non-Hodgkin quando aveva 25 anni, ricorda che durante il periodo delle applicazioni chemioterapiche, durate 6 mesi, era riuscita a mantenere inalterato il proprio stile di vita, riuscendo a completare il suo percorso di studi universitari e a non rinunciare alla propria vita di tutti i giorni. I problemi per lei erano insorti nella fase successiva, in quanto l'esperienza della malattia l'aveva resa particolarmente cauta nell'instaurare nuove relazioni sociali, per la paura di non essere accettata per quello che era. Secondo un paziente di 30 anni operato per un tumore al testicolo, il momento di massima crisi non è stato legato a quello della terapia ma a quello seguente, sempre in conseguenza del fatto che il vissuto di una malattia grave condiziona profondamente l'atteggiamento psicologico nei confronti delle persone sane.  

PSICONCOLOGIA: cos’è e perché è importante

PSICONCOLOGIA: cos’è e perché è importante
La psiconcologia è una disciplina nata negli Stati Uniti intorno agli anni ’70 e introdotta in Italia negli anni ‘80 (1985 fondazione della Società Italiana di Psiconcologia), con lo scopo di occuparsi delle conseguenze psicologiche che insorgono in una persona malata di tumore, e nei suoi familiari. Ammalarsi di cancro è un avvenimento traumatico che investe tutte le dimensioni della persona, non solo quella fisica, per questo è importante intervenire chiedendo l’aiuto di uno specialista.Le preoccupazioni di tipo personale che insorgono sono numerose, le principali sono: per le conseguenze dei trattamenti medici rispetto il proprio futuro immediato e a lungo termine relative ai propri figli e/o a familiari non autosufficienti per eventuali modifiche nella relazione con il partner correlate a precedenti esperienze negative di tumore in famiglia legate alla diminuzione temporanea della propria autonomia   Può capitare che la persona malata non voglia esternare le proprie preoccupazioni per innumerevoli motivi, contenendo la propria sofferenza e influenzando negativamente la qualità di vita. Chi si ammala di tumore, spesso tace il proprio dolore, limitando così la possibilità di trovare i giusti aiuti.Studi italiani e internazionali hanno, infatti, evidenziato come il 30-40% dei pazienti oncologici soffra di alti livelli di disagio emozionale, e come meno del 10% riceve un concreto intervento specialistico.Non sempre l’aiuto offerto dai medici, dagli infermieri e dai familiari è sufficiente per supportare la persona nel percorso di adattamento.In alcuni casi, infatti, reazioni di ansia, demoralizzazione o difficoltà nella vita di coppia e familiare, eccedono le capacità cognitive e comportamentali di adattamento, con conseguenze gravi sullo stato mentale del soggetto malato.Per questo motivo, un supporto specialistico psiconcologico può essere decisivo, favorendo il miglior adeguamento possibile al percorso oncologico. Come si struttura questo tipo di intervento?Il supporto psiconcologico consiste in uno o più colloqui individuali o di gruppo, centrati sulla reazione alla malattia e/o al trattamento, con lo scopo di alleviare la sofferenza emotiva del paziente e dei suoi familiari. Le prestazioni erogate sono: supporto psicologico psicoterapia di gruppo counselling (consulenza) individuale o di coppia consultazioni per familiari in situazioni di crisi tecniche di rilassamento valutazioni sulla qualità di vita test psicologici distribuzione di materiale informativo   Se l’ansia, la paura, la preoccupazione, la demoralizzazione, la rabbia sono normali risposte alla malattia, quando queste diventano più intense, più continue e perseveranti, è importante chiedere aiuto psicologico specialistico senza vergogna di vulnerabilità o timore di essere "anormali" o venir giudicati.

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