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Tumori benigni: perché è importante non sottovalutarli

Tumori benigni: perché è importante non sottovalutarli
I tumori sono neoformazioni patologiche che derivano dalla proliferazione di cellule del tessuto dal quale si originano. Si classificano come: tumori benigni: quando la loro massa resta delimitata, conservando la struttura delle cellule normali senza invadere gli organi circostanti tumori maligni: quando la loro massa cellulare è in progressiva replicazione e la loro struttura subisce una modifica, caratterizzandosi da cellule anormali altamente instabili che viaggiano attraverso il flusso sanguigno, il sistema circolatorio e il sistema linfatico, diffondendosi in diverse parti del corpo e invadendo i tessuti circostanti. Quando si parla di tumore benigno, è bene sottolineare che non si parla di cancro. La gravità della proliferazione nei due casi è nettamente differente, sebbene sia importante non sottovalutare il problema anche quando la natura della massa tumorale è benigna. Questo perché la neoformazione potrebbe, con il tempo, degenerare e assumere le caratteristiche di un cancro. Quali sono i tumori benigni maggiormente diffusi per cause esterne o mutazioni genetiche? Le cisti: considerate neoformazioni benigne non pericolose, data la delimitata localizzazione e la facilità con la quale generalmente è possibile asportarle I polipi: tumori benigni che tendono a svilupparsi all’interno dell’intestino oppure delle vie respiratorie; da tenere monitorati per valutarne la crescita ed evitare il rischio di danneggiamento delle strutture circostanti I noduli ghiandolari a carico della tiroide: formazioni benigne che necessitano di un esame dettagliato per escludere la presenza di possibili disfunzioni delle quali possono essere i responsabili I lipomi: tumori benigni formati da tessuto adiposo che, a seconda delle dimensioni, vengono analizzati per valutare eventuali rischi di compressione dei nervi o dei vasi sanguigni Gli adenomi: tumori non cancerogeni di origine ghiandolare che necessitano di specifici accertamenti per monitorare la produzione di ormoni, affinché non venga compromessa I fibromi: extra-formazioni di tessuto muscolare che tendono ad originarsi nelle pareti uterine o nel tratto gastrointestinale. In alcuni casi è necessario asportare la neoformazione in quanto responsabile di forti dolori oppure di alterazioni del ciclo mestruale. Nel caso, invece, si decidesse di non effettuare l'asportazione, è comunque necessario un attento monitoraggio. I sintomi legati alla presenza di tumori benigni possono essere diversi e variare a seconda della localizzazione della massa tumorale che, crescendo, può andare a comprimere gli organi circostanti o i vasi sanguigni; è possibile, pertanto, avvertire dolore oppure fastidio nella zona interessata. Talvolta, invece, possono essere asintomatici. Come definire con precisione la natura di un tumore? L’esame maggiormente attendibile per poter stabilire con esattezza le caratteristiche di una massa tumorale è l’esame istologico; si effettua prelevando un campione di tessuto dalla zona interessata ed analizzandone le componenti in sede anatomo-patologica. In alcuni casi, per poterlo fare è necessario asportare la massa cellulare, ancora prima di averla definita benigna o maligna.   L’importanza degli screening oncologiciAffinché possa essere effettuata una diagnosi precoce della massa tumorale e procedere con l’eventuale iter terapeutico, è importante da parte del soggetto sottoporsi regolarmente a screening oncologici.In questo modo è possibile monitorare lo stato di salute del paziente e intervenire anticipatamente in caso di necessità. Molte forme cancerogene sono asintomatiche, ovvero non manifestano sintomi o segnali d’allarme, quando se ne evidenziano i segni, potrebbe essere troppo tardi per intervenire.Scopri di più sui programmi di screening nel nostro articolo “La prevenzione che salva la vita”.   

Zuppa di barbabietole rosse

Zuppa di barbabietole rosse
La barbabietola rossa è un tubero appartenente alla famiglia delle Chenopodiaceae, così come le bietole e gli spinaci. Dal gusto dolciastro e dalla consistenza tenera, cresce facilmente nelle zone del Mediterraneo. Il periodo della raccolta generalmente è tra fine agosto e settembre, maggiore è il grado di maturazione al momento della raccolta, maggiore sarà la tenerezza della polpa.La barbabietola deve il suo tipico colore rosso alla betaina, un pigmento vegetale che, secondo alcune ricerche, potrebbe aiutare a difendere l’organismo dalla comparsa di tumori.Inoltre contiene grandi quantità di ferro, fosforo, calcio, potassio, zolfo e magnesio, ed è noto per le proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Un vero e proprio tocca sana! Esistono numerose ricette che portano la barbabietola in tavola, la nostra proposta è un primo piatto leggero e salutare. Ecco come preparare una gustosa zuppa di barbabietole rosse! Ingredienti: 300 g di barbabietole 1 vasetto di yogurt 40 g di farina 30 g di burro 2 carote 1 cipolla 1 cucchiaio di aceto Prezzemolo q.b. Sale q.b. Crostini di pane Preparazione: sciogliere il burro in una pentola e, a fuoco spento, aggiungere la farina mescolando ripetutamente per ottenere una crema omogenea tagliare a piccoli pezzi le carote, le barbabietole e la cipolla e unire le verdure alla crema. Nel caso la pentola fosse troppo piccola, travasare la crema in una pentola più ampia anticipatamente aggiungere un litro e mezzo di acqua tiepida e insaporire con un pizzico di sale, quindi far bollire per circa un’ora togliere la pentola dal fuoco e frullare gli ingredienti fino a ottenere una crema soffice e vellutata, dopodiché versarla all’interno di una zuppiera e aggiungere lo yogurt amalgamandolo servire la crema di barbabietole profumando il piatto con del prezzemolo tritato e accompagnare con crostini di pane. La zuppa di barbabietole è il piatto ideale per portare in tavola colore e sapore; un’altra ricetta a base di barbabietola proposta da Fondazione CMT è il risotto al rosso di barbabietola, clicca qui per scoprire come prepararlo!Il nostro appuntamento torna il mese prossimo con una nuova ricetta sana gustosa e, soprattutto, antitumorale. Clicca qui per leggere tutte le nostre proposte! 

Prevenzione Tumori: facciamo chiarezza

Prevenzione Tumori: facciamo chiarezza
Abbiamo parlato spesso dell’importanza dello stile di vita nella prevenzione dei tumori. Evitare il fumo, limitare l’alcol, seguire una sana alimentazione e praticare una costante attività fisica sono solo alcune delle tante abitudini che possono favorire la riduzione dei casi di tumore. Ma oltre a fumo e obesità, c’è molto altro. La scienza ha introdotto vaccini, test, farmaci e ha scoperto l’efficacia di un farmaco che tutti abbiamo in casa: l’aspirina. Ma andiamo per ordine. 1. Vaccini per la prevenzione dei tumoriIn Italia l'8,5% di tutti i tumori è legato alla presenza di virus che, infettando le cellule sane, danno il via ai processi di formazione del cancro. Tra i virus più noti troviamo quelli appartenenti alla famiglia del papilloma virus (HPV) che ne racchiude ben 120 tipologie diverse. Solitamente l’HPV non conduce a disturbi tumorali, ma in alcune persone l’infezione persistente sviluppando il cancro. Il vaccino HPV è in grado di proteggere dai più comuni tipi di virus, come quello alla cervice uterina, responsabile di oltre 6.000 casi di cancro l’anno in Italia. Per approfondire leggi questo articolo sulla relazione tra cancro e vaccino.  2. Screening dei tumoriOltre ai vaccini, esistono programmi di screening utili nella prevenzione dei tumori. Si tratta di esami condotti a tappeto sulla fascia considerata più a rischio della popolazione che hanno lo scopo di individuare la presenza di una malattia o di suoi precursori, ossia di quelle anomalie da cui la malattia si sviluppa.Il servizio sanitario nazionale e l’Unione Europea organizzano ogni anno programmi di screening al fine di garantire al paziente delle misure a sostegno della sua salute. Uno di questi è lo screening cervicale, progettato per rilevare quei cambiamenti nella cervice che possono diventare cancerosi. L’obiettivo è curarli prima che si sviluppi il cancro.Alcuni dei programmi organizzati di screening oncologici riguardano: il cancro all’intestino il cancro al seno il cancro al collo dell’utero Mentre gli ultimi due sono rivolti a sole donne, il primo è indirizzato a tutta la popolazione in generale. Come funziona lo screening per il cancro al collo dell’utero?I test utilizzati per lo screening della cervice uterina sono due. Il più primo e più diffuso, è il test citologico che consiste nel prelievo di un campione di cellule da analizzare in laboratorio. Il secondo, sviluppato più di recente, serve a verificare una possibile infezione da papillomavirus (HPV). Infatti, nella maggioranza dei casi, il cancro alla cervice uterina è causato da un’infezione da HPV. Come funziona lo screening per il cancro all’intestino?Lo screening dell’area intestinale è rilevare piccole escrescenze nell'intestino, chiamate polipi, che possono trasformarsi in cancro se non rimosse. Esistono due metodi per prevenire questa tipologia di tumore. Il primo è un test in grado di rilevare tracce di sangue occulto nelle feci. Il secondo consta invece di due procedure, la sigmoidoscopia flessibile e la colonscopia, che consentono di esaminare la parete interna dell'intestino. La ricerca ha dimostrato che effettuare regolarmente screening per il cancro intestinale diminuisce del 35% il rischio di sviluppare la malattia. Come funziona lo screening per il cancro al seno?Lo screening per il cancro al seno si esegue mediante mammografia. La mammografia è una radiografia approfondita capace di rilevare anche quei tumori troppo piccoli per essere percepiti tramite semplice palpazione. Anche in questo caso, lo screening non previene lo sviluppo della malattia, ma permette di rilevarla ancora in fase iniziale aumentando le probabilità di successo del trattamento. 3. Farmaci AntitumoraliL'uso di farmaci antitumorali è un approccio relativamente nuovo, ma che si è rivelato estremamente efficace per le persone ad alto rischio di contrarre determinate tipologie di tumori.Ad esempio, il tamoxifene è un farmaco utilizzato da decenni nella cura del cancro al seno. Un recente studio ha dimostrato che 5 mg di tamoxifene al giorno per tre anni riducono del 52% il rischio di recidiva e del 75% il rischio di sviluppare il tumore. Una ricerca di follow-up ha poi scoperto che un altro farmaco, chiamato anastrozolo, può avere effetti preventivi ancora maggiori per donne ad alto rischio.Ma assumere farmaci per prevenire il cancro ha senso solo se i benefici superano i danni. E sebbene ci siano indubbi benefici dati dal tamoxifene e dell'anastrozolo, questi farmaci antitumorali hanno anche effetti collaterali. Ecco perché vengono prescritti solo a chi è ad alto rischio. 4. Aspirina: un farmaco miracoloso?Anni di ricerche hanno indicato l'aspirina come un potenziale metodo per prevenire il cancro intestinale, soprattutto in coloro che hanno un disturbo ereditario chiamato sindrome di Lynch.Ma ci sono ancora domande, ancora senza risposta, su come l’aspirina potrebbe funzionare per la popolazione in generale. Proprio come con il tamoxifene e l'anastrozolo, è importante assicurarsi che i benefici dell’assunzione di aspirina siano superiori agli effetti collaterali. Per sapere come contribuire alla ricerca nella lotta contro i tumori leggi qui.   

Prevenzione del Tumore al Colon: Cosa Mangiare?

Prevenzione del Tumore al Colon: Cosa Mangiare?
Il tumore al colon-retto è abbastanza comune, specialmente nella fetta di popolazione più anziana. Nella prevenzione del tumore al colon, una corretta alimentazione rappresenta sicuramente un valido alleato. Le scelte dietetiche sono fondamentali tanto prima quanto dopo il trattamento. In quest’articolo, troverai diversi consigli su quali siano gli alimenti da evitare e quali invece fanno bene. Così come per ogni altro tumore, le linee guida nutrizionali includono mangiare meno grassi saturi e assumere più nutrienti dal cibo invece che dagli integratori.   Una dieta per la prevenzione del Tumore al Colon Abbiamo già parlato di alimentazione per la prevenzione del tumore al colon, approfondendo il tema dei Fodmap, ossia di tutti quegli zuccheri presenti in alcuni alimenti che possono causare l’insorgenza dei sintomi del colon irritabile. Vediamo ora di fare un piccolo passo avanti.   I cibi da evitare Grasso alimentareL'elevato consumo di grassi alimentari, derivanti da carni rosse, aumenta la quantità di sostanze rilasciate nel tratto digestivo chiamate acidi biliari. Gli acidi biliari aiutano a scomporre i grassi. Quando entrano nel colon, la grande quantità di acidi biliari viene convertita in acidi biliari secondari che, quando in eccesso, possono favorire la crescita del tumore. Antiossidanti Gli antiossidanti agiscono proteggendo l'organismo da quelle sostanze potenzialmente pericolose chiamate radicali liberi. I radicali liberi sono il prodotto di reazioni chimiche fisiologiche che utilizzano l'ossigeno. Queste sostanze danneggiano le cellule del corpo attraverso l'ossidazione, la quale favorisce l'insorgenza di malattie cardiache, cataratta, invecchiamento e infezioni. Acido folico Alcuni studi suggeriscono che l'acido folico possa svolgere un ruolo importante nella prevenzione del tumore al colon, mentre altri dichiarano proprio il contrario. Sono necessari indagini più approfondite su questo argomento. Intanto, sappiamo che l’acido folico è essenziale nella formazione di nuove cellule e per il mantenimento dei globuli rossi. Le fonti più comuni di acido folico sono gli agrumi e le verdure con le foglie di color verde scuro, in particolare gli spinaci. Per il momento, non sembra esserci alcun beneficio dall’assunzione di integratori di acido folico nella prevenzione del tumore al colon. In effetti, alcuni studi suggeriscono che l’abuso di questa sostanza possa rappresentare un possibile fattore di rischio. I cibi che fanno bene Calcio e Vitamina DRecenti studi suggeriscono come queste due sostanze potrebbero non solo rafforzare le ossa, ma anche aiutare a prevenire il cancro al colon. Gli alimenti che includono uone fonti di calcio sono: latte, formaggio, yogurt, senape e cavolo. La vitamina D, invece, può essere assunta arricchendo la dieta con salmone, sardine, tuorli d'uovo e fegatini di pollo. FibreSebbene i dati sul rapporto tra fibre e tumore al colon siano contrastanti, esistono invece prove che l'assunzione di fibre migliora lo stato di salute in generale. E' possibile assumere queste componenti attraverso: cereali integrali e pane, prugne, bacche, fagioli e altri legumi, frutta, verdura fresca e riso integrale. L’unica cosa da tenere a mente è questa: ogni volta che si aumenta l'assunzione di fibre, farlo lentamente così da prevenire gas e crampi. Un’idea per il pranzo? Scopri la ricetta del riso rosso integrale con gamberetti, agretti e zucchine  FitochimiciRecentemente è stato scoperto come i fitochimici risultino validi alleati nella prevenzione del tumore al colon. I composti fitochimici sono sostanze non nutrienti (al contrario di flavonoidi, polifenoli e terpeni) che si trovano naturalmente in piante come pomodori, agrumi, bacche, peperoni, carote, broccoli, cavoli e fagioli di soia.   In conclusione, ecco alcune importanti linee guida su di una sana alimentazione per la prevenzione del tumore al colon: Mangiare molti alimenti di origine vegetale Preferire l’assunzione di cereali integrali anziché raffinati  Limitare le carni rosse e le carni trasformate  Svolgere attività fisica in modo da raggiungere e mantenere un buon peso forma Limitare il consumo di bevande alcoliche.

Fare il pieno di energie con il budino di kiwi!

Fare il pieno di energie con il budino di kiwi!
Il Kiwi è una bacca commestibile prodotta da numerose specie di liane, originaria della Cina, dove si coltiva da più di 700 anni. Esistono diverse varietà di questa bacca, le principali sono la verde e la gialla. Il kiwi possiede un gusto acidulo, ma rinfrescante ed è caratterizzato da molteplici benefici per l’organismo: le alte componenti di potassio, vitamina C, Rame e ferro, gli conferiscono proprietà antianemiche e antisettiche, inoltre le numerose quantità di minerali che contiene, permettono di regolare le attività cardiache e la pressione arteriosa dell’organismo. Il kiwi è infine noto per avere un’azione rinfrescante, dissetante e diuretica, la capacità di potenziare le difese immunitarie e di proteggere la parete vascolare.   Esistono numerosi modi per proporre il kiwi nelle nostre tavole, noi vi proponiamo una ricetta molto semplice da realizzare, ideale per fare il pieno di energie e vitamine!Di cosa si tratta? Di seguito tutte le indicazioni per come preparare un buon budino di kiwi tutto al naturale! Ingredienti: 2 kiwi 60 g di semi di chia 320 g di latte di mandorle 3 datteri 1 banana 1 pesca 1 manciata di spinaci (se graditi) Preparazione: Prendere un frullatore e versare al suo interno il latte di mandorle, i kiwi e i datteri, quindi azionarlo e mantenerlo in funzione fino a quando il composto avrà raggiunto una consistenza abbastanza liscia Se lo si desidera, aggiungere le foglie di spinaci e azionare nuovamente il frullatore Aggiungere i semi di chia e mescolare con una spatola per incorporarli nella crema Trasferire il composto in 4 bicchieri e lascarli riposare in frigorifero per circa un’ora in modo da far rapprendere il budino grazie all’azione addensante dei semi di chia Decorare con cubetti di pesca e rondelle di banane.   Il budino di kiwi è ideale per godersi un dolce leggero e salutare, perfetto a colazione con della frutta secca oppure a merenda. Un modo fresco e goloso per consumare tanta frutta fresca, da proporre agli adulti così come ai bambini! Scopri tutte le ricette di Fondazione CMT cliccando qui! Ogni mese potrai trovare una ricetta nuova da condividere con amici e parenti, per un pranzo o una cena all’insegna della salute!

Come e quando mangiare per mantenere una sana alimentazione

Come e quando mangiare per mantenere una sana alimentazione
La parola dieta deriva dal greco diaita, ovvero modo di vivere in riferimento alla salute dell’individuo; all'epoca ogni aspetto della vita quotidiana (l’alimentazione, l’esercizio fisico e il riposo) era disciplinato da regole precise, da osservare con diligenza per avere cura costante della propria salute. La parola dieta perde al giorno d'oggi troppo spesso il suo significato originale, trasformandosi in un “percorso punitivo” per tutti coloro che vedono il cibo come valvola di sfogo contro stress, preoccupazioni e insoddisfazioni. Al contrario, è importante pensare alla dieta come base di partenza per migliorare la propria qualità di vita e non stressare il proprio fisico. Come mangiare per mantenere uno stile di vita sano?Innanzitutto è bene cominciare chiedendo aiuto a uno specialista; il nutrizionista saprà infatti elaborare la dieta maggiormente adatta alle esigenze del soggetto, bilanciata dal punto di vista nutrizionale e compatibile con lo stile di vita. No, quindi, alle diete “fai da te” che, in alcuni casi, possono anche peggiorare le condizioni del soggetto. In genere è consigliato pianificare un menù cercando di equilibrare tra loro i nutrienti; l'organismo ha bisogno quotidianamente di integrare calorie provenienti per il: 50-60% da carboidrati 20% da proteine 20% da grassi percentuali che possono variare a seconda degli obiettivi da raggiungere. Inoltre è importante considerare il numero di pasti da fare durante la giornata, distribuendoli possibilmente in 4-5-6 momenti senza far trascorrere più di 5 ore a digiuno completo.Solitamente si dividono in: Prima colazione Spuntino a metà mattina Pranzo Spuntino a metà pomeriggio Per chi ne ha bisogno, leggero spuntino prima di andare a letto   Quando mangiare per mantenere una sana alimentazione?Uno degli aspetti da non sottovalutare per mantenere uno stile di vita salutare riguarda l’orario dedicato ai 3 pasti principali della giornata (colazione, pranzo e cena). È, infatti, importante distribuire in modo corretto l’apporto calorico lungo la giornata, in modo da rispettare gli orari biologici dell’organismo e allontanare il rischio di disturbi digestivi, come ad esempio, il reflusso gastroesofageo. Non farlo, influirebbe negativamente sulla salute, in quanto causerebbe delle alterazioni da parte del metabolismo che provocherebbero, a loro volta, un aumento di peso. La colazioneLa colazione, il pasto più importante della giornata, andrebbe consumato tra le 7 e le 9 del mattino, in quanto è il momento in cui sia l’insulina, ovvero l'ormone che regola la quantità di glucosio nel sangue, sia il metabolismo, sono al massimo delle loro attività, pertanto gli alimenti assunti vengono digeriti e smaltiti facilmente. Il pranzoIl pranzo andrebbe consumato tra le 12 e le 14, in quanto è la fascia oraria in cui gli ormoni della tiroide sono maggiormente attivi, accelerando l’attività metabolica e bloccando l’accumulo di grassi. La cenaLa cena, infine, andrebbe consumata tra le 19 e le 21, in quanto è il momento in cui l’ormone della crescita raggiunge il suo picco massimo, favorendo la sintesi proteica e l’aumento della massa magra.   Infine, sarebbe opportuno dedicare qualche ora durante la settimana all'attività fisica, in modo da mantenere il corpo sano e allenato, e godere di una buona qualità di vita.

Bicicletta elettrica: un nuovo modo per restare in forma. Ecco perché è meglio della bici tradizionale

Bicicletta elettrica: un nuovo modo per restare in forma. Ecco perché è meglio della bici tradizionale
Meglio scegliere una bicicletta classica o una nuovissima bici elettrica? Quanto incide l'aiuto concesso dalla pedalata assistita sulla forma fisica? Sono tantissime le domande dei possibili acquirenti circa l'opportunità di acquistare una bicicletta elettrica di nuova generazione anziché una bici tradizionale. Le ebike, così come sono state ribattezzate, negli ultimi tempi hanno conosciuto un autentico boom di vendite, per i prezzi accessibili o per la loro straordinaria comodità, offerta dalla capacità di migliorare l'efficacia della pedalata a proprio piacimento. Eppure non tutti sono pienamente convinti dell'acquisto, soprattutto a causa della mancanza di informazioni dettagliate. Perché quindi preferire la bicicletta elettrica a quella classica? Un antidoto contro la sedentarietàA svelare i motivi principali per cui anteporre la tecnologia alla tradizione sono alcuni medici dello sport, i quali sostengono la capacità della bici elettrica di entrare in competizione con le auto e gli altri mezzi a motore, piuttosto che con le bici tradizionali. E il motivo è da ricercarsi soprattutto nel potere di questi dispositivi di convincere pigri e sedentari ad affidarsi ad un mezzo meno stressante dal punto di vista fisico rispetto alle bici, anche se più impegnativo rispetto all'automobile. La bici elettrica, infatti, è un'invenzione che aiuta i pigri a schiodarsi dai soliti mezzi di trasporto, privati o pubblici che siano, consentendo loro di muoversi agevolmente, evitando il traffico e guadagnandone in termini di salute e prevenzione. Questo dispositivo elettronico, infatti, costituisce un'alternativa ideale per tutti coloro che non amano muoversi a piedi. Grazie alla pedalata assistita è possibile scegliere come e quando sforzarsi e, anche qualora lo sforzo fisico fosse ridotto al minimo, comunque si starà facendo qualcosa in più rispetto alla totale inattività. Gli anziani possono usare la bici elettrica come un'alternativa alla cycletteInvece che restare fra le quattro mura anche durante la bella stagione, con una ebike è possibile andarsene in giro per la città facendo il giusto esercizio fisico. Anche se blando, l'esercizio resta comunque molto importante, oltre che gratificante e, se fatto con buona costanza, non può fare altro che garantire risultati soddisfacenti. Ma al di là dell'intensità dello sforzo, l'ebike sa essere preziosa in quanto capace di attivare numerosi distretti muscolari (molti di più rispetto a quanto fa la cyclette, che non include i muscoli stabilizzatori). Inoltre, permette di godere dell'aria aperta e di variare i percorsi a seconda degli impegni o dei propri gusti, senza fare troppa attenzione alle salite più impegnative. La bici con pedalata assistita è perfetta per qualsiasi età: può utilizzarla chi non vuol fare troppa fatica, chi non vuole stressare eccessivamente il corpo, chi desidera arrivare a destinazione più rapidamente. E quando si è troppo stanchi per proseguire con le proprie forze, è sufficiente avviare il motorino elettrico e fare affidamento sul prezioso contributo della tecnologia. Può essere utile per il recupero post operatorioColoro che hanno subito un intervento chirurgico al ginocchio o all'anca e devono sottoporsi a qualche seduta di riabilitazione che preveda esercizi come la pedalata, possono tranquillamente ricorrere alla ebike. In questo modo è possibile calibrare meglio i carichi di lavoro, senza rischiare di fare troppa fatica e compromettere ulteriormente la situazione. Insomma, la bici elettrica è in grado di garantire un buon numero di benefici reali, paragonabili o addirittura superiori a quelli offerti dalla pedalata tradizionale. È molto importante ricordare che pedalare fa bene, indipendentemente dall'intensità dello sforzo che si è in grado di sostenere. Inoltre, la ebike consente di regolare l'assistenza: è possibile utilizzarla come fosse una bicicletta tradizionale, impostando al minimo l'apporto offerto dalla pedalata assistita, oppure, quando si è di fretta o in presenza di dislivelli impegnativi, utilizzando l'assistenza per raggiungere la meta senza stancarsi eccessivamente. I benefici fisiologiciLa bicicletta elettrica, esattamente come fa quella classica, aiuta a tonificare i muscoli, a migliorare l'efficienza del sistema osteo-articolare (la bici è ottima per la prevenzione dei danni alle articolazioni, poiché il movimento rotatorio esercita un effetto protettivo sulla cartilagine, evitando ogni tipo di sovraccarico, sia per le ginocchia che per la colonna vertebrale) e cardiovascolare (andare in bici aiuta a prevenire i problemi cardio-vascolari, a patto che si proceda con moderazione e nella maniera più regolare possibile, proprio com'è nelle corde della bici elettrica). Infine, le nuove ebike migliorano le capacità respiratorie e contribuiscono alla perdita di peso (anche pedalando a ritmi blandi, è possibile bruciare fino a 300 calorie ogni ora). Meglio di così…

Insalata di peperoni al vapore

Insalata di peperoni al vapore
Il peperone è una tipologia di verdura appartenente alla famiglia delle Solanacee coltivato nei mesi estivi tra Giugno, Luglio e Agosto. Trova le sue origini in America Centro-Meridionale e può essere classificato a seconda della piccantezza (peperoni piccanti e dolci), della forma (peperoni costoluti, a corno e schiacciati) oppure del colore (peperoni gialli verdi o rossi).Caratterizzato da molteplici proprietà, il peperone è ricco di acqua, fibre alimentari e sali minerali (in particolare potassio); inoltre è un’ottima fonte di betacarotene (indispensabile per la salute della pelle) e vitamina C: un peperone maturo può infatti contenere fino a 4/5 volte più vitamina C di un’arancia! I benefici che questo ortaggio apporta all’organismo sono numerosi: favorisce la produzione di collagene, la proteina che mantiene i tessuti dell’organismo tonici e giovani svolge un’azione diuretica, antireumatica, antinevralgica e antitumorale favorisce l’ossigenazione del sangue attiva il circolo venoso e capillare prevenendo le malattie vascolari Per preservare al massimo queste proprietà l’ideale sarebbe consumare la verdura a crudo; tuttavia, per migliorare la digeribilità dell’ortaggio è consigliato cuocerlo delicatamente al vapore oppure in padella a fiamma bassa. Come proporlo in tavola? Ecco la ricetta per preparare un’insalata di peperoni cotti al vapore! Una soluzione fresca e salutare per accompagnare (e colorare) i caldi pasti estivi.   Ingredienti: 2 peperoni Valeriana lavata e tagliata Olive nere Capperi sott’olio Olio EVO q.b. Sale q.b. Aceto q.b.   Preparazione: Lavare e pulire i peperoni e tagliarli a piccole strisce Disporre la verdura in una pentola quindi procedere con la cottura a vapore Una volta cotti, levare i peperoni dalla pentola e farli raffreddare, quindi versarli in una insalatiera e aggiungere la valeriana, le olive tagliate precedentemente a pezzetti, un filo di olio, sale e aceto Mescolare gli ingredienti tra loro e servire! L’insalata di peperoni è un’ottima soluzione per accompagnare un pranzo o una cena in compagnia! Leggi le altre ricette di Fondazione CMT cliccando qui e cucina il piatto che più ti ispira! Il nostro appuntamento torna il mese prossimo con una nuova ricetta semplice da realizzare, gustosa e, soprattutto, salutare!

Prevenire il cancro grazie allo sport

Prevenire il cancro grazie allo sport
Non è una novità che l’attività fisica aiuta a restare in forma, a perdere peso, a mantenere giovane l’apparato muscolo-scheletrico e circolatorio, oltre che a migliorare l’umore. Ciò che forse non si sa è che lo sport ha virtù nascoste, supportate scientificamente, che lo rendono un efficace strumento di prevenzione oncologica.Solamente il 20% dei tumori è di origine genetica, mentre la restante parte è legata ai cosiddetti “fattori di rischio modificabili”, ovvero quei fattori dipendenti dal nostro stile di vita e dall’ambiente esterno. Tra i fattori di rischio modificabili l’obesità, il sovrappeso, e l’inattività fisica sono responsabili di 1/3 di tutte le morti per cancro.Già negli anni ’80 gli esperti del sistema sanitario britannico sostenevano che l’esercizio fisico andasse prescritto come una medicina. Sono soprattutto medici e pediatri di famiglia a poter veicolare questo importante messaggio educazionale: dieta e attività fisica fanno bene non solo per prevenire le malattie di cuore e il diabete, ma anche i tumori.   Studi dimostrano l’impatto positivo dello sport nella prevenzione e cura del cancroLo sport agisce sui sistemi metabolici dell'organismo e oggi ci sono dimostrazioni scientifiche del fatto che la pratica sportiva fa bene alla salute. Lo dicono anche i risultati degli studi epidemiologici che, almeno per alcuni tipi di tumore, mostrano un forte legame tra il cancro e la mancanza di esercizio fisico. Il World Cancer Research Fund, nel suo report “Policy and Action for Cancer Prevention” del 2009, ha stimato che, nei Paesi con stile di vita di tipo occidentale, il 25% di tutti i tumori è attribuibile ad un bilancio energetico “troppo” positivo (in pratica al troppo mangiare e alla sedentarietà) e che potrebbe essere prevenuto con l’adozione di un regime alimentare corretto, la riduzione del sovrappeso e il raggiungimento di livelli sufficienti di attività fisica giornaliera. Ed ancora, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) una percentuale che arriva fino al 19% di tutti i tumori è attribuibile alla sola mancanza di esercizio fisico. Nelle persone fisicamente attive il sistema immunitario risulta maggiormente efficace sia nel rispondere agli attacchi esterni, sia nel ridurre la massa tumorale (nel caso di pazienti oncologici), addirittura nel prevenire le recidive nei pazienti in remissione.L’esercizio fisico agisce sulla riduzione del rischio di cancro attraverso: Il sistema immunitario La riduzione di livelli di insulina (creando un ambiente a basso livello di zucchero si scoraggia la crescita e la diffusione delle cellule tumorali) L’innesco dell’apoptosi (morte cellulare programmata in grado di causare la morte delle cellule tumorali) La produzione di citochine, ovvero sostanze antinfiammatorie (l’infiammazione, specie se cronica, favorisce la comparsa di mutazioni nelle cellule e la trasformazione del tessuto sano in tumorale) Il potenziamento del sistema antiossidante Un generale miglioramento dell’assetto ormonale e della composizione corporea (riduzione della concentrazione di alcuni ormoni, trai quali gli estrogeni, a cui sono sensibili tumori come quelli dell'utero, del seno e della prostata) L’accelerazione del tempo di transito del cibo nell’apparato gastroenterico (considerata una delle principali ragioni di prevenzione del cancro al colon) Il miglioramento dell’attività intestinale (muoversi accelera il transito intestinale: più lungo è il tempo in cui le sostanze di scarto rimangono in contatto con le mucose di stomaco e intestino, e più alto è il rischio che eventuali composti tossici o mutageni danneggino le cellule) Sono i tumori al seno e al colon-retto quelli che sembrano godere del maggiore beneficio: sia in chiave preventiva sia di esito della malattia. Ma rispetto alla prima esigenza, vista la capacità di regolare il peso corporeo, la pratica sportiva s’è finora rivelata un valido antidoto nei confronti di altri undici diversi tipi di tumore: all’esofago, al fegato, al polmone, al rene, allo stomaco, all’endometrio, alla testa e al collo e alla vescica. Consigli PraticiInnanzitutto è bene distinguere tra due tipi di attività fisica: quella aerobica e anaerobica.Con l'esercizio anaerobico i muscoli si allenano e si rinforzano, ma non c'è accelerazione del battito cardiaco. È quindi meno efficace in termini di prevenzione delle malattie, in particolare di quelle cardiovascolari.L'attività aerobica regolare aiuta invece a ridurre l'indice di massa corporea e quindi, in modo indiretto, a prevenire i tumori legati al sovrappeso e all'obesità. L'aumento del flusso di sangue ossigena i tessuti, facilitando anche l'arrivo di sostanze antinfiammatorie e l'eliminazione delle sostanze tossiche accumulate.In linea generale si raccomanda di svolgere almeno 150’ di attività fisica aerobica moderata (riferendosi a quelle attività che richiedono uno sforzo respiratorio minimo, come ad esempio, una camminata veloce oppure andare in bicicletta), oppure, 75 minuti di attività fisica aerobica intensa (ovvero tutte quelli attività che fanno respirare più velocemente e in modo più profondo e che fanno sudare) ogni settimana, oppure una combinazione adeguata di entrambe. L’importante è che l’attività sia distribuita lungo tutta la settimana (almeno in 5 volte), e che non sia una pratica saltuaria ma abituale, perché lo scopo è quello di combattere uno stile di vita sedentario. L’esercizio fisico anche per pochi minuti al giorno è meglio che non esercitarsi affatto.Fondamentale appare anche iniziare a fare sport fin dai primi anni di vita.Sembra difficile da applicare ma bastano piccoli e semplici cambiamenti nella vita di tutti giorni per iniziare a muoversi, come ad esempio scendere dall’autobus una fermata prima o utilizzare le scale piuttosto che l’ascensore. Piccoli cambiamenti alla portata di tutti. Segui i consigli di prevenzione del nostro blog!

Cancro e vaccino

Cancro e vaccino
Come funzionano i vacciniIl vaccino è un preparato che viene generalmente somministrato per garantire l'immunità da una certa malattia. L'effetto immunizzante viene ottenuto dalla stimolazione, nel paziente al quale viene somministrato, alla produzione di specifici anticorpi capaci di combattere una data patologia.Una volta somministrati, i vaccini simulano il primo contatto con l’agente infettivo evocando una risposta immunologica simile a quella causata dall’infezione naturale, senza però causare la malattia e le sue complicanze. Il principio alla base di questo meccanismo è la memoria immunologica: la capacità del sistema immunitario di ricordare quali microrganismi estranei hanno attaccato il nostro organismo in passato e di rispondere velocemente (l’assenza di una memoria immunologica è il motivo per cui i bambini piccoli vanno incontro alle malattie infettive più frequentemente dell’adulto). Senza le vaccinazioni, il nostro corpo può impiegare anche due settimane per produrre una quantità di anticorpi sufficiente a contrastare l’invasore. Un intervallo di tempo durante il quale la malattia può causare danni al nostro organismo.Insomma i vaccini sono una sorta di addestramento del sistema immunitario: la forma meno virulenta dell'agente infettivo, di cui è costituito il vaccino, introduce nell'organismo i cosiddetti antigeni, cioè le parti in grado di consentire al nostro sistema immunitario di riconoscere l'intruso. Poiché le forme attenuate o addirittura morte dei virus e dei batteri che si utilizzano nelle vaccinazioni hanno gli stessi antigeni delle forme vive e pienamente attive, la vaccinazione addestra l'organismo a rispondere velocemente e il sistema immunitario ad attaccare e distruggere più rapidamente ed efficacemente.   I vaccini contro il cancroEsistono due tipi di vaccini che prevengono (vaccini preventivi) o curano (vaccini terapeutici) il cancro. Vaccini preventivi contro il cancroCon questo termine si intendono alcuni vaccini classici, in grado di prevenire l'infezione da parte di virus come, per esempio, quello dell'epatite B o del papilloma umano, che possono essere una delle cause di insorgenza di alcuni tumori. Questi tipi di vaccini non sono altro che normali vaccini contro le malattie infettive, che però hanno anche l’effetto di ridurre il rischio di ammalarsi di determinati tumori che sono favoriti o direttamente provocati dalla presenza di certi virus. Il vaccino per l’epatite B e quello per il papilloma umano (anti HPV), quindi, non hanno un effetto diretto sul tumore del fegato o sul tumore del collo dell'utero ma, poiché prevengono l'infezione che induce infiammazioni croniche o mutazioni dirette che sono la causa dei tumori, sono di fatto preventivi anche in senso antitumorale. Vaccini terapeutici contro il cancroCon il termine vaccino anticancro in genere ci si riferisce ai vaccini terapeutici. Sono così definiti perché sono a tutti gli effetti terapie, sono quindi indirizzati a pazienti che hanno già un tumore e lo scopo è curare la malattia, non prevenirla. Il termine vaccino è usato un po’ impropriamente ma anche in questo caso si stimola il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare ciò che è dannoso per l’organismo.E’ stato dimostrato che sin dalle prime fasi della genesi del tumore le cellule immunitarie funzionano come guardiani, distruggendo precocemente le cellule mutate e potenzialmente cancerose: non a caso, nei soggetti con un deficit dei meccanismi immunitari, si osserva un'aumentata incidenza di formazioni tumorali. Ciononostante, anche soggetti con difese immunitarie perfettamente funzionanti si ammalano di cancro. Le cellule tumorali hanno quindi la capacità di sfuggire al controllo del sistema immunitario e di moltiplicarsi fino alla manifestazione clinica del tumore. Lo scopo dei vaccini anticancro è addestrare il sistema immunitario del paziente a riconoscere le cellule tumorali. Il riconoscimento si basa sulla presenza di molecole, gli antigeni, specifici per le cellule del tumore. Per creare dei vaccini anticancro bisogna conoscere questi antigeni, che non sono uguali in tutti i tumori dello stesso tipo. La vaccinazione può essere fatta iniettando gli antigeni o prelevando i globuli bianchi del paziente e mettendoli in contatto con l’antigene in laboratorio prima che questi siano reintrodotti nel paziente stesso. Un limite di questa strategia è l’eterogeneità delle mutazioni, che sono diverse non solo da individuo a individuo, ma anche tra le diverse metastasi tumorali che coesistono nello stesso paziente. Dunque la ricerca deve continuare a lungo e bisognerà mettere a punto protocolli strettamente personalizzati e in grado di caratterizzare con crescente precisione le mutazioni. Molti ricercatori stanno dedicando i loro sforzi allo sviluppo di vaccini anticancro, una delle promesse dell'oncologia clinica per i prossimi anni.Un esempio di vaccino anticancro è quello approvato nel 2010 dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense per il tumore della prostata. Si tratta di un vaccino che deve essere prodotto per ciascun paziente, utilizzando il suo stesso sangue. Molti altri vaccini terapeutici anticancro sono in fase di studio: per esempio risultati incoraggianti sono stati raggiunti sul tumore del seno e l’Istituto Nazionale dei Tumori “Pascale” di Napoli è capofila di una nuova ricerca che sta testando la vaccinazione anti cancro nel tumore del fegato. Diversi studi clinici sono attualmente in corso per verificare la sicurezza ed efficacia dei vaccini con altri tipi di tumore (colon, reni, glioblastoma).
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