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Lipofilling: l'autotrapianto di grasso per ricostruire il seno dopo un tumore

Lipofilling: l'autotrapianto di grasso per ricostruire il seno dopo un tumore
Ripristinare l’integrità corporea dopo un tumore al seno è per molte donne un’esigenza prioritaria. Non si tratta semplicemente di un vezzo estetico, ma di un passo fondamentale verso la guarigione e l’accettazione del proprio corpo. Anche in questo campo la ricerca ha fatto e sta facendo importanti passi avanti. Un esempio concreto è rappresentato dalla tecnica del lipofilling, che prevede il prelievo di tessuto adiposo in fianchi, cosce o addome e il successivo impianto nella mammella. In questo articolo cercheremo di capire meglio come e quando questa tecnica è consigliata.   Tumore al seno e chirurgiaIl tumore al seno è la neoplasia più frequente nella popolazione femminile; solo in Italia, nel 2017 si sono ammalate circa 50.500 donne. Anche se, fortunatamente, prevenzione e diagnosi precoce hanno raddoppiato i tassi di guarigione negli ultimi 20 anni, affrontare questa patologia resta un’esperienza traumatica per tutte le pazienti che la vivono, soprattutto quando le terapie includono una modifica del proprio corpo.Dopo una diagnosi di tumore al seno il chirurgo deve infatti valutare se procedere con un intervento di tipo conservativo o demolitivo. Nel primo caso viene asportato solo il tumore e il tessuto circostante (intervento di quadrantectomia); nel secondo caso si procede invece con l’asportazione totale della mammella (intervento di mastectomia).La scelta tra un intervento e l’altro dipende da una serie di fattori: generalmente si procede con la mastectomia quando il seno è molto piccolo e l’intervento conservativo lo renderebbe comunque deformato, quando il tumore è grande o multicentrico e quando la paziente presenta casi di familiarità che potrebbero celare una predisposizione genetica.Indipendentemente dal motivo per cui la mammella viene asportata, riuscire a ricostruirla in modo soddisfacente è diventato oggi parte integrante del percorso di cura.   Lipofilling: come avviene l’intervento?Oltre al tradizionale ricorso alla protesi in silicone, da qualche anno è possibile ricostruire il seno grazie al lipofilling, che consiste nel trapianto di cellule adipose prelevate direttamente dalla paziente (solitamente da glutei, cosce o addome).Il trapianto avviene per mezzo di ago-cannule molto sottili che vengono inserite sotto la pelle attraverso incisioni millimetriche; dopo l’estrazione il tessuto adiposo viene centrifugato e depurato dai componenti non necessari (come siero e globuli rossi) prima di essere infiltrato nel seno.Il lipofilling è una tecnica molto sicura, in quanto non prevede l’utilizzo di prodotti sintetici responsabili (anche se molto raramente) di potenziali reazioni avverse dell’organismo. L’intervento può essere effettuato in anestesia locale, in sedazione o in anestesia generale; generalmente il tipo di anestesia viene stabilito dal quantitativo di grasso da aspirare. Le pazienti possono riprendere in breve tempo le attività quotidiane senza particolari limitazioni e il dolore post operatorio viene controllato facilmente grazie a leggeri analgesici.   Lipofilling: quando si può usare? La tecnica del lipofilling viene utilizzata come unico metodo ricostruttivo solo in pazienti con mammelle di piccole dimensioni e con sufficiente tessuto adiposo da prelevare. È inoltre molto utile per: correggere piccoli difetti dopo quadrantectomia o mastectomia; aumentare la morbidezza nel seno ricostruito con protesi; combattere gli effetti della radioterapia (senso di durezza e contrattura).   L’autotrapianto di grasso viene impiegato anche in altri ambiti della chirurgia estetica: per migliorare alcune aree del volto (aumento zigomi o labbra, correzione dei solchi naso-genieni, ringiovanimento della palpebra inferiore), per appianare solchi e depressioni cutanee del corpo, per rimodellare i glutei o in alcuni casi per correggere esiti chirurgici.

Tumore al pancreas: l'importanza della prevenzione

Tumore al pancreas: l'importanza della prevenzione
Fondazione CMT è una Onlus nata nel 2009 con lo scopo di raccogliere fondi per la ricerca e lo sviluppo di tecniche mini-invasive per la cura del carcinoma epatocellulare, la forma più diffusa di tumore al fegato.Tra le diverse attività che promuove e finanzia, una parte è certamente dedicata alla prevenzione. Non sempre è possibile evitare l’insorgenza di forme tumorali, ma la conduzione di una vita sana può aiutare a prevenire malattie gravi e a vivere una vita in salute. È quindi importante praticare attività fisica e assumere molta frutta e verdura fresca, non abusare di alcol e non fumare. Dal momento che la nostra attività è concentrata sul tumore del fegato, spesso parliamo di prevenzione in relazione a questa malattia. Uno stile di vita sano è però utile anche alla prevenzione di molte altre patologie (tumorali e non), tra cui il tumore al pancreas, di cui vi parliamo oggi.   Il pancreas è una ghiandola voluminosa situata nell’addome, annessa all’apparato digerente; la sua principale funzione è quella di produrre succo pancreatico, che favorisce la digestione di alcune sostanze nell’intestino tenue. Lungo circa 15 cm, si divide in tre parti: la testa (a destra), il corpo (al centro) e la coda (a sinistra). Il tumore al pancreas si manifesta principalmente nella regione della testa e consiste nella moltiplicazione senza controllo delle cellule che costituiscono l’organo.Ogni anno in Italia si verificano circa 13.500 casi di tumore al pancreas: si tratta di una malattia diffusa generalmente nella popolazione anziana tra i 60 e gli 80 anni; nelle donne oltre i 75 anni, risulta essere tra i 5 carcinomi più frequenti. Tra i fattori di rischio il principale è rappresentato dal fumo di sigaretta: i fumatori presentano un rischio di incidenza del 50-70% in più rispetto ai non fumatori, con una percentuale del 20-30% per gli uomini e del 10% per le donne.Altri fattori di rischio possono derivare da malattie come la pancreatite cronica, il diabete mellito o una pregressa gastrectomia; o ancora, da disturbi alimentari come l’obesità o una dieta povera di fibre. Ad oggi non è possibile effettuare una diagnosi precoce del carcinoma pancreatico, in quanto si tratta di una malattia silente; sono pochi i casi diagnosticati allo stadio iniziale: circa il 7%. L’assenza di sintomi riconoscibili causa molto spesso gravi ritardi nella diagnosi, che limitano le possibilità di guarigione del paziente.Le terapie disponibili in presenza di tumore al pancreas sono la chirurgia, la radioterapia e/o la chemioterapia. L’intervento chirurgico varia a seconda della localizzazione del tumore; la rimozione delle cellule tumorali si distingue in tre diversi tipi:- la duodenocefalopancreasectomia prevede l’asportazione della testa del pancreas e una porzione di intestino tenue;- la pancreasectomia totale: prevede l’intera rimozione del pancreas, una porzione di intestino tenue, parte dello stomaco, il dotto biliare, la cistifellea, la milza e la maggior parte dei linfonodi regionali;- la pancreasectomia distale: prevede l’asportazione del corpo e della coda dell’organo.Si tratta di operazioni molto delicate e impegnative, non sempre possibili visto il ritardo con cui si riconosce questa malattia. La radioterapia, insieme alla chemioterapia, sono invece tecniche adottate principalmente in presenza di cellule tumorali nel corpo del pancreas. In particolare, la radioterapia consiste nell'annientare attraverso radiazioni ad alta frequenza le cellule maligne, andando a ridurre la dimensione del cancro. Le radiazioni possono essere erogate da una macchina esterna oppure tramite una sostanza radioattiva immessa direttamente nella lesione tumorale.La chemioterapia, a sua volta, agisce distruggendo le cellule tumorali sviluppate nel paziente. Si tratta di farmaci somministrati per via endovenosa o oralmente, che provocano gravi effetti collaterali come la perdita di capelli, nausea e vomito, perdita dell’appetito, stanchezza o fiato corto. La maggior parte degli effetti, generalmente, scompaiono nel terminare la terapia.Il tumore al pancreas può recidivare in seguito alla cura, per questo sarà necessario sottoporsi a controlli regolari. Il follow-up (esami del sangue/TAC e visita medica) permette quindi di tenere sotto controllo il proprio stato di salute in seguito alla sconfitta del tumore e a segnalare per tempo un’eventuale ricomparsa. La miglior cura per una vita lunga e salutare rimane la prevenzione; prendersi cura giorno dopo giorno scegliendo un'alimentazione sana e praticando attività fisica potrà evitare l'insorgenza di gravi malattie e garantire un benessere fisico e psicologico per molti anni.

Fertilità maschile dopo un tumore

Fertilità maschile dopo un tumore
Come promesso nel nostro ultimo articolo di Febbraio, questo mese affrontiamo il tema della fertilità maschile dopo un tumore. Anche gli uomini infatti, esattamente come le donne, rischiano di compromettere la possibilità di avere figli dopo una terapia per sconfiggere il cancro.   Terapie per la cura dei tumori e fertilitàLe terapie responsabili dell’infertilità sono la chemioterapia e la radioterapia, che causano, nel 30-40% dei casi, azoospermia, cioè assenza di spermatozoi.In alcuni casi si tratta di situazioni temporanee e la spermatogenesi riprende spontaneamente entro i 2 anni successivi alla terapia. In altri casi, purtroppo, le terapie compromettono la fertilità del paziente in modo permanente. È difficile prevedere in anticipo quali saranno gli effetti della terapia sulla fertilità, in quanto essi dipendono dalla tipologia di chemioterapia, dal dosaggio cumulativo, ma anche dallo stato di salute del paziente prima dell’inizio del trattamento. Come per la donna, esistono però anche per l’uomo tecniche in grado di preservare la fertilità dopo un tumore.La ricerca ha da qualche tempo sviluppato un metodo che permette la conservazione del liquido seminale attraverso il congelamento, la crioconservazione del seme, che prevede il naturale prelievo dello sperma e, in seguito ad analisi di accertamento, il suo congelamento mediante azoto liquido. Questo permetterà alle coppie che decidono di avere un figlio, di accedere successivamente a tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).Per assicurare una buona riuscita, è importante che il medico proponga questa soluzione al paziente prima dell’inizio della terapia. Terapie per la cura del tumore al testicolo e fertilitàFino ad ora abbiamo parlato delle conseguenze delle principali terapie per la cura dei tumori in generale sulla produzione degli spermatozoi. Quando si parla di tumore e fertilità maschile non si può però non focalizzarsi anche su un altro importante argomento che spaventa molti giovani uomini: il tumore al testicolo.Come avviene per gli altri tumori, anche la terapia prescritta per questa patologia può essere di tipo farmacologico (chemioterapia). In questo caso il rischio di infertilità è lo stesso di cui abbiamo parlato sopra.Un'altra opzione terapeutica molto utilizzata per la cura del tumore del testicolo è la radioterapia. Anche in questo caso il rischio di infertilità è piuttosto alto: persino piccole dosi di radiazioni possono infatti danneggiare gli spermatogoni, le cellule che producono gli spermatozoi. È quindi consigliabile sottoporsi a crioconservazione del seme prima dell’inizio della terapia. L’ultimo aspetto da considerare quando si parla di tumore del testicolo e infertilità riguarda la chirurgia. Se in passato era necessario ricorrere alla castrazione monotesticolare o bi testicolare, oggi è invece possibile intervenire solo nella zona di riferimento: tramite la enucleo-resezione, ovvero l’asportazione del tumore tramite la guida ecografica per il chirurgo, è possibile eliminare le cellule tumorali lasciando il testicolo in sede. Negli ultimi 30 anni l’incidenza del tumore al testicolo è aumentata di circa il 45%, ma la mortalità è diminuita del 70%: oggi, circa il 90% degli uomini che si ammalano di questa malattia possono essere curati.Per molti di loro, e anche per chi è affetto da altre tipologie curabili di tumore, la possibilità di diventare padri dopo la malattia è una tematica prioritaria. In questo, fortunatamente, la scienza ha fatto molti passi avanti. Continuiamo a sostenere la ricerca e ad impegnarci nel quotidiano per favorire prevenzione e diagnosi precoci.   Continuate a seguirci sul Blog e sul sito.

Rimettersi in forma prima dell’estate: 8 consigli “soft”

Rimettersi in forma prima dell’estate: 8 consigli “soft”
Per noi che ci occupiamo di prevenzione dei tumori, lo stile di vita sano è una buona abitudine che andrebbe seguita 365 giorni l’anno. Sappiamo però che in molti aspettate marzo per cominciare a seguire regole salutari e prepararvi alla prova costume. A voi dedichiamo 8 consigli “soft” perfetti per rimettersi in forma prima dell’estate.      1. Eliminate gli alcolici. Spesso il consumo di bevande alcoliche sfugge di mano prima che si riesca a rendersene conto. Un bicchiere di vino a pasto, 2/3 aperitivi a settimana, un cocktail il sabato sera. Nulla di più sbagliato; abbiamo spiegato in tanti articoli quanto l’alcol possa essere pericoloso per il fegato e in generale per la salute (clicca qui). Oggi ci limiteremo a ricordarvi le calorie delle principali bevande alcoliche: birra 43 Kcal per 100 gr, vino 83 Kcal per 100 gr, gin 263 Kcal per 100 gr, rum 231 Kcal per 100 gr. Da oggi in poi quindi, sostituite l’alcol con spremute, centrifughe o estratti, unico sgarro concesso una birra o 2 bicchieri di vino a settimana. 2. Mangiate più proteine. Le proteine riducono l’appetito e fanno sentire sazi prima; inoltre, aumentando la termogenesi consentono di aumentare la combustione del grasso. Attenzione però a non anteporre mai il desiderio di rimettersi in forma alla salute dell’organismo: limitate la carne (in particolare quella rossa), consumate pesce soprattutto azzurro e provate ad aumentare il consumo di proteine vegetali. 3. Non eliminate i carboidrati, ma scegliete quelli giusti. Uno degli errori più comuni che fa chi inizia una dieta fai da te è eliminare del tutto i carboidrati. Ogni pasto dovrebbe invece essere bilanciato e prevedere anche i carboidrati. Vi consigliamo però di ridurne il consumo la sera e soprattutto di preferire prodotti integrali ed evitare quelli a farina bianca. In questo modo potrete mantenere bassi i livelli di insulina evitando i picchi che rallentano la combustione del grasso. E la pizza? Ok una volta a settimana, ma meglio se di farina integrale (spesso molto più buona di quella tradizionale!). 4. Usate i grassi buoni. Ogni regime alimentare che si rispetti, anche strutturato con l’obiettivo di perdere peso, prevede una dose quotidiana di grassi buoni. Condite tutto con olio d’oliva (massimo 4 cucchiai al giorno) e consumate anche cibi “grassi”, ma salutari e ricchi di omega 3 come salmone, pesce spada, sardine, sgombri, aringhe, noci, mandorle. Banditi burro, margarina, cibi fritti e dolci confezionati. 5. Correte! Lo sport migliore in assoluto (salvo problematiche specifiche) per dimagrire, eliminare la pancia, rinforzare le gambe ed eliminare le tossine è la corsa. L’attività aerobica per essere davvero efficace deve essere protratta per più di mezz’ora. Se pensate di non riuscite a correre per 30/35 minuti di fila, alternate camminata veloce e corsa cercando di diminuire progressivamente i minuti di camminata a favore di quelli di corsa. 6. Nuotate! Un altro sport consigliato, perfetto per associare l’attività aerobica e quella anaerobica che rinforza i muscoli è il nuoto. Con due ore di nuoto alla settimana riuscirete a sviluppare muscoli delle braccia, dorsali e muscoli delle cosce. 7. Provate il cardiofitness. Se siete particolarmente determinati, o avete la possibilità di andare in palestra, alternate l’allenamento con i pesi (che innalza il metabolismo, rinforza i muscoli e tonifica) a quello cardiovascolare. L’ideale è dedicarsi prima ai pesi e poi a tapis roulant o cyclette perché in questo modo si bruciano più grassi. 8. Concedetevi qualche sgarro. Un modo efficace per riuscire a mantenere nel tempo uno stile di vita sano e attivo è concedersi qualche sgarro. Allenatevi 2 o 3 volte alla settimana e mangiate bene ogni giorno, ma se un bel piatto di lasagne è in grado di rallegrarvi la giornata, ogni tanto, mangiatela pure. E senza sensi di colpa!   Che siate più o meno attenti alla prova costume, sappiate che queste 8 regole andrebbero seguite tutto l’anno. Nella prevenzione dei tumori lo stile di vita fa la differenza; come hanno dimostrato in uno studio dello scorso anno i ricercatori della Harvard Medical School di Boston, l'incidenza del cancro cala dal 20 al 40% e il numero delle morti da tumore si dimezza seguendo 4 regole: non fumare;bere pochissimi alcolici;mantenere in modo costante un giusto indice di massa corporea;fare sport (150 minuti di esercizio aerobico a settimana).Con il nostro blog cerchiamo di aiutarvi a raggiungere questo obiettivo senza troppa fatica! Continuate a seguirci!

Tumore al seno e sostanze chimiche: quali sono le più pericolose?

Tumore al seno e sostanze chimiche: quali sono le più pericolose?
Il tumore al seno è una delle patologie oncologiche più diffuse e colpisce maggiormente le donne. Come molte altre patologie può essere connesso ad un'alimentazione scorretta, ad uno stile di vita sregolato e all'esposizione a diverse tipologie di sostanze nocive, estremamente dannose per la salute dell'uomo.Una ricerca condotta dal Silent Spring Institute del Massachussets dedicata alla prevenzione del tumore al seno, ha individuato alcuni prodotti chimici giudicati cancerogeni ai quali la popolazione femminile risulterebbe notevolmente esposta. Questo studio scientifico, pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives, ha individuato circa 20 sostanze chimiche alle quali è necessario evitare di esporsi per prevenire il rischio oncologico. Molte delle suddette sostanze si trovano in prodotti che possono entrare anche quotidianamente nelle nostre vite, come per esempio la benzina, il gasolio, i solventi, i disinfettanti e le vernici, ma anche il fumo delle sigarette, i cibi cotti ad alte temperature (fritti o alla brace) e alcuni farmaci.     Ecco di seguito alcune tra le sostanze che andrebbero evitate. 1,3 butadiene, presente nei gas di scarico e nei vapori della benzinaacrilamide, presente negli alimenti cotti ad alta temperaturaammine aromatiche, presenti nel poliuretano, nei pesticidi e nelle tinture, ma anche nelle vernici, negli inchiostri per la stampante, nei reagenti chimici e nei cristalli liquidibenzene, presente nei fumi della benzina e del tabacco, nei gas di scarico, ma anche nelle vernici e negli oli dei motori,solventi organici alogenati, presenti in alcuni prodotti per il lavaggio a secco, nella vernice e negli smacchiatori,ossido di etilene, presente nel fumo di sigaretta e negli scarichi degli autoveicoliritardanti di fiamma, presenti nella resina poliestere, ma anche nella schiuma di poliuretanoammine eterocicliche, presenti nei fumi della carne cotta ad alta temperaturaMX, utilizzato per disinfettare l’acquaOcratossina A, presente nel grano e nella carne di maialeNitro-PAHs, presente nei gas di scarico del gasolioPAHs, presente nell’inquinamento atmosfericoacido perfluoroottanoico (PFOA), utilizzato nella realizzazione del pentolame antiaderentestirene, presente nel fumo di sigaretta. Evitare queste sostanze non vi garantirà di non ammalarvi di tumore al seno; alcune forme tumorali dipendono infatti dalla predisposizione genetica, mentre altre insorgono in modo casuale; tuttavia avere uno stile di vita sano ed evitare sostanze e comportamenti pericolosi non potrà che essere positivo per la vostra salute.In riferimento a questo articolo vi consigliamo quindi di mettere in atto degli accorgimenti per evitare l'esposizione alle sostanze sopraelencate e scongiurare così l'insorgere di tumore al seno. Per prima cosa si raccomanda di evitare di toccare direttamente la benzina o il gasolio e di non respirare i fumi di scarico emessi dalle automobili. Ulteriore consiglio è quello di utilizzare sempre la cappa quando si cucina per evitare l'eccessiva esposizione al gas o ad altre sostanze rilasciate durante la cottura degli alimenti. Per prevenire il rischio oncologico è anche necessario intraprendere una dieta sana e genuina, riducendo il consumo della carne e di alimenti cotti sul barbecue o sulla griglia. Quando, inoltre, si acquista un mobile per la casa o per l'ufficio, è utile accertarsi che quest'ultimo non sia entrato in contatto con il poliuretano, sostanza considerata cancerogena. Se si ha l’abitudine di portare gli abiti o le coperte in lavanderia, sarebbe meglio chiedere se la stessa utilizza percloroetilene o altri solventi chimici molto pericolosi per la salute dell'uomo. Anche l’acqua del rubinetto, per essere considerata realmente potabile, andrebbe purificata con un filtro a carbone. Infine, è molto raccomandato anche l’utilizzo di detersivi e solventi per la casa ecocompatibili e di un'aspirapolvere che abbia il filtro Hepa (High Efficiency Particulate Air filter), in grado di aspirare e trattenere anche le particelle più piccole.   Continuate a seguirci sul blog di Fondazione CMT e sul nostro sito.

Quali sono i tumori più diffusi?

Quali sono i tumori più diffusi?
I tumori maligni sono una delle malattie più gravi che possano colpire persone, a volte anche indipendentemente dalle loro caratteristiche psicofisiche o abitudini comportamentali. Tuttavia, esistono dei fattori che possono favorirne l'incidenza come lo stile di vita, il regime alimentare e l'approssimarsi della vecchiaia. Alcuni organi ne sono più soggetti rispetto ad altri come polmoni, fegato, ovaie,utero, seno, prostata, colon retto e intestino e variabili quali il sesso e la collocazione geografica risultano avere un ruolo incisivo. È noto che i tumori dipendono soprattutto dallo stile di vita, dall’alimentazione, dall’esposizione a sostanze nocive (radioattività, smog, fumo di sigaretta, ma anche i raggi UV per la pelle, ecc). È fondamentale, quindi, prevenire il tumore con uno stile di vita sano, seguendo soprattutto un’alimentazione antitumorale equilibrata, che comprenda tutti i nutrienti necessari, ricca di frutta e verdura che dovrebbe essere biologica, per non esporsi all’ingestione di fitofarmaci altamente cancerogeni che vengono usati per la coltivazione intensiva. Lo IARC (agenzia la quale fa capo proprio all'Organizzazione Mondiale della Sanità), ha recentemente diffuso i risultati di una ricerca statistica, secondo la quale le prospettive di crescita in ambito tumorale sono esponenziali: degli 8,2 milioni di decessi attuali, in soli venti anni il dato potrebbe quasi raddoppiare arrivando sino a 13 milioni di decessi per cause tumorali. Questo dato si rivolge soprattutto a quelle aree geografiche caratterizzate da una mancata cultura e conoscenza delle patologie tumorali come Asia e Africa:continenti nei quali la tutela ambientale è pressoché nulla e la tutela per la salute di cittadini e lavoratori riveste un ruolo marginale. Tra le malattie più diffuse si conferma ancora una volta il cancro ai polmoni come il grande 'babau' diffuso capillarmente nel mondo, seguito dal cancro alla mammella e al colon. Percentualmente il cancro dei polmoni incide per il 19,4% sul totale dei decessi da tumore, il 10% avviene in seguito a cancro del fegato, seguiti dai blastomi gastro-intestinali. Se il capitolo cure attualmente si è arricchito di terapie innovative in grado di risolvere molte malattie dell'ambito, quello relativo alla prevenzione, allo sviluppo sociale inteso come progresso culturale nelle abitudini volte anche in direzione di un'ottima prevenzione necessita di una maggiore risposta da parte della popolazione. Per questo Fondazione CMT si prodiga nella continua divulgazione di uno stile di vita anticancro, perchè la prevenzione è la prima arma nella lotta contro il tumore. Per scoprire quali siano la buone e semplici abitudini per una vita sana e longeva, è possibile informarsi sul sito di Fondazione CMT cliccando qui.

Tumori: la miglior cura è la prevenzione

La prevenzione è l’arma più efficace a disposizione dell’uomo per combattere alcune patologie importanti, dalle malattie croniche fino al cancro. La Relazione sullo Stato Sanitario in Italia afferma, senza alcun dubbio, che il modo più realistico per battere i tumori è prevenirli. Su 366mila malati di cancro nel nostro Paese, vale a dire 1000 diagnosi ogni giorno, la maggior parte poteva essere scoperta e curata attraverso la prevenzione. I programmi di screening e diagnosi precoce assumono, infatti, un’importanza strategica nella lotta al tumore. D’altro canto, l’alimentazione e lo stile di vita sono gli strumenti anti-tumorali migliori che abbiamo. Condurre una vita salutare, mangiare bene e fare sport regolarmente sono i pilastri più importanti nella prevenzione del cancro. Adottare abitudini quotidiane sane e corrette, evitare eccessi che mettano a rischio la propria salute, scegliere un’alimentazione stagionale, equilibrata, a chilometro zero e muoversi ogni giorno sono delle buone pratiche che allungano la vita in modo naturale. Al contrario, la disattenzione a uno stile di vita virtuoso può facilitare l’insorgere del cancro addirittura quattro volte su dieci. Chiaramente si fa riferimento a cattive abitudini dannose per l’organismo umano, come l’abuso di alcol o il fumo, una vita troppo sedentaria o un’alimentazione ricca di grassi e zuccheri. Ne è convinta la comunità scientifica internazionale, in primis la Cancer Research Uk. Secondo l’associazione inglese non ci sono più dubbi, al giorno d’oggi, sul fatto che lo stile di vita abbia un impatto essenziale sul rischio di sviluppare il cancro. In ogni caso, tutte le ricerche nel settore individuano gli stessi fattori di rischio, per questo molti centri medici, come l’Istituto Nazionale Tumori di Aviano, hanno preparato un vero e proprio decalogo di prevenzione oncologica. Poche, semplici regole di prevenzione oncologica possono, letteralmente, salvarci la vita. Come prima cosa, il consiglio è quello di sottoporsi a controlli di routine per scongiurare i tumori più diffusi, per le donne quello al seno e all’utero, e per gli uomini quello al colon e alla prostata. Naturalmente lo screening va fatto a intervalli ancora più ravvicinati nel caso in cui si abbia una familiarità con il cancro. Nel caso sia necessario, esistono anche dei test genetici che servono a indagare eventuali alterazioni del DNA, che rappresentano una predisposizione al tumore. Anche la medicina predittiva è uno strumento essenziale, perché in grado di scoprire eventuali anomalie nel metabolismo dei grassi, oppure dei carboidrati o anche delle vitamine e prevenire, così, patologie come il diabete e l’obesità. D’altro canto, è utile anche non sottovalutare alcune spie, come una tosse persistente, una certa difficoltà nella respirazione, una frequenza cardiaca irregolare, una leggera febbre insistente, livelli alterati del colesterolo o della pressione del sangue. Infine, occorre intervenire sui fattori di rischio che si possono facilmente evitare. Sarà bene, quindi eliminare grassi inutili ed eccessivi dalla tavola: un abuso di proteine animali che stimolano l’insorgenza dei tumori. Opportuno anche muoversi un po’ ogni giorno, praticando una regolare attività sportiva o, almeno, camminando quotidianamente. Un occhio di riguardo anche al benessere sessuale per evitare dei tumori molto pericolosi e  sottoporsi a visite periodiche per monitorare costantemente il proprio stato di salute. Per conoscere specificatamente quali siano le altre regole fondamentali per seguire uno stile di vita anti-cancro basta cliccare qui e iniziare ad aggiungere alcune buone abitudini alla nostra giornata.

Tumori: mutazioni genetiche ed ereditarietà

Oltre agli stili di vita e ai fattori ambientali, l'ereditarietà sembra essere una delle principali cause dello sviluppo di un tumore. I tumori sono patologie che si originano all'interno di una cellula che inizia a moltiplicarsi in maniera incontrollata. Generalmente, nel caso di una cellula sana, i processi di sviluppo e moltiplicazione del nucleo sono regolati da geni specifici, che ne garantiscono il corretto funzionamento. Questi meccanismi, però, possono subire delle modifiche o, addirittura, interrompersi a causa di una serie di mutazioni dovute a fattori esterni potenzialmente cancerogeni (come fumo o inquinamento) o per invecchiamento. L'accumulo di “errori” all'interno del proprio DNA, infatti, è un processo naturale che avviene nel corso della vita di ogni persona. Per questo motivo, più è anziano un individuo e più è probabile che assommi mutazioni all'interno delle proprie cellule. Nel normale processo di degrado cellulare, l'esposizione ad agenti cancerogeni gioca un ruolo comunque fondamentale, poiché aumenta la velocità di accumulo di mutazioni nel patrimonio genetico di una persona. Come detto in precedenza, le modificazioni genetiche possono trovare la sua origine da fattori esterni oppure possono essere già insite nel genoma. Sulla base di questa classificazione vengono definite somatiche o ereditarie. Nel primo caso, indipendentemente dalla tipologia di fattore di rischio al quale è esposta una persona, le modifiche avvengono all'interno di una stessa cellula che poi si trasforma in carcinoma. Sono mutazioni che non interessano la linea germinale del codice genetico e quindi non trasmissibili da padre a figlio. Nel secondo caso, invece, queste alterazioni sono già insite nel DNA dell'individuo e sono acquisite per ereditarietà. L'individuo nasce quindi con un numero di geni già alterati e, per questo motivo, presenta una predisposizione maggiore ad ammalarsi di tumore. Queste persone, infatti, necessitano di un numero inferiore di alterazioni per sviluppare una neoplasia, perché ne contengono già una parte nelle cellule sane, tramandate dal corredo genetico della famiglia dalla quale proviene. Lo sviluppo di un tumore, per una persona che proviene da una discendenza con familiarità ad un tipo di neoplasia, è più frequente rispetto ad una persona che vive nello stesso luogo o con le stesse abitudini alimentari, ma con cellule prive di mutazioni. Non tutte le modificazioni del DNA, tuttavia, hanno la stessa importanza nel processo di sviluppo di un carcinoma. Una persona vengono ereditati il proprio patrimonio generico da entrambi i genitori e se uno dei due possiede una mutazione genetica dovuta all'ereditarietà, ha il 50% di probabilità di acquisirla. Dunque, più è distante il grado di parentela con la mutazione, minore è la probabilità di ereditarla. Possedere queste mutazioni ereditarie all'interno nei propri geni non comporta la certezza di sviluppare il cancro e non deve portare allarmismi, ma deve rappresentare, in ogni caso, un motivo fondamentale per sottoporsi a controlli periodici. Le visite preventive sono, infatti, importanti per favorire un intervento efficace nei primissimi stadi nel caso di un'effettiva insorgenza di un tumore. Per maggiori informazioni sul valore della prevenzione, è possibile visitare il sito di Fondazione CMT nella sezione “prevenzione”, cliccando qui.

Il cancro tra mito e verità

Tra le varie patologie, il cancro risulta essere una tra le più discusse. Definito come “il male del secolo”, questa malattia viene spesso associata a informazioni falsate. Il timore nei confronti di questo morbo ha generato, nel tempo, un mondo di disinformazione e convinzioni errate, tanto da incidere negativamente sul comportamento delle persone. Ad esempio, dai sondaggi redatti dall'American Cancer Society, una persona su quattro pensa che non sia necessario modificare il proprio stile di vita in età giovanile per prevenire la malattia. A questo proposito, è bene fare un po' di chiarezza su alcune tematiche che riguardano questa patologia e i fattori di rischio correlati ad essa. IL CANCRO É SEMPRE MORTALE: FALSO Non tutti i tumori sono mortali. La percentuale di sopravvivenza varia dal tempo trascorso tra lo sviluppo del tumore e la sua diagnosi e dalle condizione di salute del paziente. É per questo che si consiglia sempre di svolgere un'attività di prevenzione, basata su controlli periodici, soprattutto trascorsi i 50 anni di età. IL CANCRO É CONTAGIOSO: FALSO Il cancro non è assolutamente contagioso e non si può diffondere tra le persone. Le uniche due circostanze in cui il tumore può essere trasmesso è rappresentato dal trapianto di organi o quando è causato da un virus come l'HPV. Tuttavia, nel primo caso il rischio è estremamente basso e nel secondo è importante dire che la trasmissione del virus non garantisce comunque lo sviluppo del tumore. L'ATTIVITÀ FISICA AIUTA A PREVENIRE IL CANCRO: VERO Alcuni tipi di tumori sono direttamente correlati al movimento, che ne riduce l'incidenza. Questo è stato riscontrato soprattutto per il cancro al colon, all'endometrio e al seno. In generale, comunque, chi fa sport si ammala meno rispetto a chi predilige una vita di tipo sedentario, dato che, durante l'attività fisica, l'organismo produce delle sostante protettive o inibitorie dei processi infiammatori. SMETTERE DI FUMARE DOPO ANNI É INUTILE: FALSO Nonostante non via sia la dimostrazione che si annulli del tutto, la probabilità di ammalarsi di tumore ai polmoni si riduce drasticamente quando si smette di fumare, soprattutto dopo 10 anni dall'ultima sigaretta. Lo stesso vale anche per altri tipi di carcinoma correlati al fumo come quelli alla vescica, fegato, reni, pancreas e stomaco. IL CANCRO NON DÀ SINTOMI: FALSO I sintomi del tumore, come nel caso di quello al fegato, sono subdoli, ma è necessario imparare ad “ascoltarsi”, soprattutto perché il cancro si cura meglio se diagnosticato durante le fasi iniziali. É importante, quindi, effettuare dei controlli periodici e porre maggiore attenzione a segnali come la perdita di peso e l'affaticamento. Per essere sempre al corrente sulle azioni necessarie per prevenire il tumore, è consigliabile leggere gli articoli di Fondazione CMT nella sezione “prevenzione tumori”.

I benefici dello Yoga nella lotta contro i tumori

La prevenzione del tumore passa attraverso diversi aspetti della nostra quotidianità. Seguire uno stile di vita sano è un impegno che deve essere perpetrato su più fronti: la scelta di un'alimentazione corretta, l'abbandono di cattive abitudini (come fumo o alcool) e lo svolgimento costante di attività fisica. Diversi studi hanno dimostrato come anche il mantenimento di un equilibrio psicofisico sia uno degli aspetti fondamentali da tenere in considerazione nella prevenzione e la cura delle neoplasie. Proprio per questo motivo, all'interno della terapia riabilitativa di chi ha subito un'operazione per sconfiggere un tumore, viene consigliata la pratica dello yoga. Questa antica disciplina orientale, che non deve essere considerata come un semplice sport o un'attività fisica, è una pratica che coinvolge diverse sfaccettature della nostra vita. I pazienti che soffrono di cancro spesso devono essere sottoposti a trattamenti chemio e radioterapici che possono causare affaticamento, nausea e dolori. Lo yoga non cura la malattia, ma può essere un valido coadiuvante per le terapie post operatorie, poiché riduce gli effetti collaterali e aumenta la loro efficacia. Lo stress che colpisce il malato di tumore può indebolire il sistema immunitario del paziente, riducendo le possibilità di guarigione e prolungando i tempi dei trattamenti. Lo yoga, attraverso esercizi di respirazione, meditazione e rilassamento, aiuta a placare situazioni di ansia e sconforto che spesso le persone si trovano ad affrontare durante la terapia. L'accettazione della malattia è un altro aspetto sul quale deve lavorare il paziente per affrontare al meglio e in maniera più rapida il percorso verso la guarigione. La pratica dello yoga è un potente alleato per chi sta affrontando questa battaglia, che passa anche attraverso la comprensione e la riscoperta di se stessi. Questa disciplina, se effettuata in maniera costante e continuativa, è in grado di apportare dei benefici anche al fisico del paziente come: - aiutare a ritrovare la forza e la mobilità della parte del corpo operata - promuovere il drenaggio linfatico e la detossificazione del corpo - incrementare l'energia - combattere il senso di nausea e vomito dovuti alle cure - prevenire o aiutare a ridurre linfedema (ristagno di linfa nell'organismo, che può portare ad una compromissione      del sistema linfatico. Ad avvalorare la tesi dell'unione fra corpo e mente esistono diversi studi effettuati su pazienti in cura e sopravvissuti al cancro. È stato, ad esempio, messo a confronto il decorso di una malattia in pazienti che hanno praticato yoga e in altri che svolgono attività di altro tipo e ciò che è stato pubblicato anche dal Clinical Journal of Oncology Nursing è che lo yoga, rispetto al altre discipline, aiuta i pazienti nella gestione di insonnia, affaticamento, depressione e dolore, che in oncologia viene definito con il nome di fatigue. Per scoprire quali sono tutti suggerimenti per condurre uno stile di vita “anti-cancro” potete cliccare qui e visitare la sezione “life style” sul sito di Fondazione CMT.

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