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Aggiornamenti, eventi e news di Fondazione CMT

Fumo di sigaretta e sigarette elettroniche

Fumo di sigaretta e sigarette elettroniche
L’American Cancer Society ha rilevato che, nei Paesi industrializzati, il consumo di tabacco è responsabile ogni anno di circa il 30% delle morti. Applicando questa stima all’Italia, si può calcolare che oltre 180.000 decessi annui dovuti ai danni del fumo (malattie cardiovascolari, tumori e malattie dell’apparato circolatorio) sarebbero evitabili se ogni fumatore perdesse questo brutto vizio.Il fumo di sigaretta infatti, non è responsabile esclusivamente del tumore del polmone e dei bronchi, ma anche di altre forme tumorali. In, particolare, il consumo di tabacco può incidere anche per quanto riguarda l’insorgenza dei tumori di stomaco, esofago, colon-retto, fegato, e pancreas per l’apparato digerente; cavità nasali, nasofaringe, cavo orale, orofaringe, laringe e ipofaringe per la regione testa; ovaio, vescica e cervice uterina per l’apparato urogenitale.Oltre a ciò, è ormai noto che il fumo di sigaretta non provoca ripercussioni solo sulla salute dei fumatori, ma anche su quella dei cosiddetti fumatori passivi. I bambini esposti al fumo dei genitori, per esempio, hanno maggiori possibilità di sviluppare epatoblastoma: la forma infantile di tumore del fegato più comune. Negli anniLa prima pubblicazione ufficiale ad approfondire il legame tra il fumo e la comparsa del tumore polmonare risale al 1964: da allora migliaia di studiosi hanno cominciato a esaminare i danni sulla salute causati dalle sigarette, questa conoscenza ha portato i governi di diversi Paesi ad attuare campagne anti-fumo.In Italia, per esempio, una legge del 2003 ha proibito il fumo nei locali pubblici. La diminuzione dei casi di tumore al polmone, e in generale del numero di fumatori, rappresentano sicuramente un risultato positivo degli sforzi compiuti dalla sanità pubblica per sconfiggere il fumo di sigaretta; tuttavia, nonostante gli evidenti e sempre più conosciuti danni alla salute provocati da questa cattiva abitudine, quasi il 30% degli italiani dichiara di essere un fumatore abituale.   La sigaretta elettronicaLa sigaretta elettronica, nota anche come e-cig, è nata in Cina nel 2003 per spingere i fumatori a limitare l’inalazione di nicotina contenuta nelle sigarette “tradizionali”. In pochi anni questo prodotto è diventato particolarmente popolare, arrivando a conquistare il mercato italiano nel 2010. L’introduzione di questo prodotto è stata vista come un sostitutivo inoffensivo di questa cattiva abitudine, nonostante le sostanze aggiunte al vapore della sigaretta elettronica non siano ancora note e codificate; dal momento che si tratta di una soluzione introdotta solo recentemente, si sa ancora poco sulle reali conseguenze per la salute; un gruppo di ricercatori italiano ha provato ad analizzarne gli effetti comportamentali e neurochimici, dai dati è emerso che il vapore inalato dalla sigaretta elettronica non è affatto innocuo: al contrario crea forte dipendenza e in alcuni casi stati di ansia. Inoltre, anche la sigaretta elettronica contiene nicotina, che svolge un’azione pro-tumorale favorendo la formazione di diverse neoplasie.

Prevenzione primaria e fibre alimentari

Prevenzione primaria e fibre alimentari
Quando si parla di prevenzione primaria, e quindi di stile di vita salutare, lo si fa spesso in termini sottrattivi: non fumare, non bere alcolici, non condurre una vita sedentaria… Oggi vogliamo invece concentrarci su qualcosa che andrebbe aggiunto nell’alimentazione di tutti, grandi e bambini, per favorire il mantenimento della salute: le fibre alimentari. Cosa sono le fibre e perché fanno bene?Le fibre alimentari sono parti di alimenti vegetali, appartenenti nella quasi totalità dei casi alla famiglia dei carboidrati, che hanno una caratteristica comune: il nostro stomaco non è in grado di digerirle e il nostro intestino tenue non è in grado di assorbirle. Sono l’unica sostanza con questa caratteristica e anche se ad una prima lettura potrebbe sembrare inutile introdurre nella propria dieta alimenti che non possiamo nemmeno digerire, consumare fibre alimentari è davvero utilissimo per la salute. Le fibre infatti: Favoriscono digestione e regolarità intestinale perché, dal momento che devono essere masticate più a lungo di altri alimenti, stimolano la produzione di succhi gastrici Aiutano a mantenere il peso-forma: saziano più di altri alimenti (in quanto non vengono digerite e rimangono quasi intatte nell’intestino) e allo stesso tempo presentano un apporto calorico molto basso Favoriscono la riduzione del colesterolo e della glicemia Influiscono sulla prevenzione del cancro del colon Dove si trovano le fibre alimentari?Le fibre alimentari sono distinte in due categorie, le fibre solubili e quelle insolubili. Le fibre solubili sono formate da gomme e mucillagini (pectine) e si trovano principalmente nei legumi e nella frutta; a contenerne in maggior misura sono: fave, fagioli, piselli, lenticchie, mele, lamponi. Hanno la capacità di assorbire acqua e, se assunte prima del pasto, contribuiscono a controllare i livelli di colesterolo nel sangue e ridurre l’assorbimento degli zuccheri.Le fibre insolubili, invece, si trovano nei cereali integrali e nelle verdure e sono formate da emicellulosa e lignina. A contenerne in abbondanza sono soprattutto miglio, farro, segale, cavoli e noci. Riescono ad assorbire molto acqua dall’intestino e rendono le feci più morbide favorendone l’espulsione. Quante fibre alimentari consumare?Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per beneficiare delle proprietà delle fibre alimentari bisognerebbe assumerne 25/30 gr al giorno. Ecco qui un breve schema che può aiutare ad orientarsi nella scelta del menu quotidiano per garantire queste quantità: cereali integrali: 1-3gr per 100gr di alimento legumi: 5-8gr per 100gr di alimento frutta secca: 5-12gr per 100gr di alimento frutta fresca: 1-4gr per 100gr di alimento verdura: 1-8gr per 100gr di alimento. Continuate a seguire il blog di Fondazione CMT per tanti consigli in tema di salute e benessere.

Sole e tumore al seno: come comportarsi

Sole e tumore al seno: come comportarsi
Le donne che hanno scoperto di avere un tumore al seno e tutte coloro che si sono appena sottoposte all'asportazione di un cancro, sono libere di esporsi al sole, oppure devono attenersi a indicazioni particolari? Pur non essendo quella più importante, si tratta comunque di una delle preoccupazioni più ricorrenti nelle donne che hanno o che hanno avuto a che fare con un tumore alla mammella. Come spesso accade, non esiste una risposta univoca, poiché le istruzioni del medico variano a seconda del soggetto e della sua storia clinica. Questo è uno dei motivi per cui, dopo un intervento di questo genere, è fondamentale attenersi alle indicazioni del proprio oncologo, circa le precauzioni da assumere e la durata massima delle esposizioni al sole. Pur consapevoli della varietà dei casi e dell'importanza dei consigli del medico, proveremo a fornire una serie di linea guida valide per chi, in seguito a una terapia anticancro o a un intervento di chirurgia oncologica, desiderasse tornare ad esporsi in maniera graduale ai raggi del sole e godere di uno dei piaceri tipici della stagione estiva. È possibile esporsi al sole in presenza o in seguito a un cancro al seno?Qualora vi siate appena sottoposte a un intervento di questo tipo dovreste evitare le lunghe esposizioni al sole e, durante i primi 20/30 giorni che seguono l'intervento, evitarle totalmente. In caso di radioterapia o chemioterapia, invece, sarà necessario attendere almeno 2 mesi dal termine del trattamento. I farmaci utilizzati, infatti, possono aumentare la fotosensibilità della pelle che, unita al forte calo delle difese immunitarie, può dar vita a pericolosi effetti collaterali. Attendere qualche mese per garantire al proprio organismo un recupero soddisfacente è senza dubbio la scelta migliore. In entrambi i casi, terminato il lasso di tempo durante il quale è assolutamente sconsigliato esporsi al sole, sarà opportuno attenersi fedelmente alle indicazioni del medico ed evitare inutili pericoli. Ecco i consigli principali: portate sempre con voi un ombrellone limitate la durata dei bagni (i raggi UV non vengono schermati dall'acqua) applicate una crema solare con un fattore di protezione pari o superiore a 50 usate fattori di protezione locali, quali creme stick a base di biossido di titanio e ossido di zinco evitare l'esposizione durante le ore centrali del giorno munitevi di ulteriori protezioni quali t-shirt, foulard e cappelli.  Il momento più adatto per andare in spiaggia e fare il bagno è alla sera, dalle 17.00 in poi, in modo da ridurre il più possibile il pericolo di scottature e colpi di calore. Altri accorgimenti utiliLe indicazioni riportate nell'articolo sono valide anche per tutte coloro che si sono appena sottoposte a un intervento di mastoplastica. Anche in questo caso sarà utile evitare l'esposizione al sole per un periodo di circa 20/30 giorni, trascorsi i quali bisognerà attenersi alle indicazioni del proprio medico di base. Oltre a quanto detto in precedenza, è sconsigliato utilizzare profumi o detergenti profumati contenti alcool e altre sostanze irritanti, in grado di causare infezioni, irritazioni o eritemi. Ricordate anche di non esporre ai raggi del sole le cicatrici provocate dall'intervento, a causa della maggiore sensibilità delle aree interessate. È molto importante, inoltre, non lasciarsi ingannare dal cielo nuvoloso: a tal proposito, va ricordato che la copertura nuvolosa è in grado di attenuare appena il 10% dell'intensità dei raggi ultra-violetti. Ricordate sempre di applicare la vostra crema solare ad elevata protezione anche al di sotto dei tessuti, in quanto i raggi UV sono in grado di attraversarli. Dopo tanti consigli, per fortuna c'è posto anche per una rassicurazione: non abbiate paura che la sabbia e l'acqua di mare possano nuocere all'area interessata; in realtà, tali fattori non causano fastidi particolari, a patto che le ferite causate dall'intervento chirurgico si siano già cicatrizzate. Prevenire è meglio che curareDopo le doverose indicazioni a tutte coloro che in seguito a un cancro al seno desiderano tornare ad esporsi ai raggi del sole, è necessario ricordare l'importanza della prevenzione. Tale pratica è utile nel limitare l'incidenza del tumore al seno e resta l'arma migliore contro qualsiasi tipo di patologia. Anche il Ministero della Salute ha provveduto a diramare una serie di regole da rispettare quando ci si espone al sole, modellate sulle indicazioni del Codice Europeo contro il Cancro e della Commissione Europea. 

Sport e chemioterapia: i benefici dell’attività fisica nel corso dei trattamenti antitumorali

Sport e chemioterapia: i benefici dell’attività fisica nel corso dei trattamenti antitumorali
Nuove conferme arrivano dai pazienti trattati per tumori al seno e al colon-retto grazie ai benefici dell’attività fisica svolta nel corso della chemioterapia.È stato infatti dimostrato come l’attività fisica, praticata a partire dalla fase in cui ci si sottopone ai trattamenti, riduce il rischio di recidiva e di mortalità, con un’efficacia paragonabile a quella legata all’azione dei farmaci. Spesso si tende a concentrarsi sull’alimentazione, cercando la dieta più adatta da seguire per apportare benefici all’organismo, ma se sull’efficacia della dieta i dati sono più approssimativi e comunque in evoluzione, sui benefici della pratica sportiva non ci sono dubbi, uno studio ha confermato questa teoria: i pazienti che, parallelamente ai trattamenti chemioterapici, avevano seguito un programma di esercizi della durata di 18 settimane, 4 anni dopo accusavano minori sintomi derivanti dalle terapie (stress e stanchezza) e continuavano a praticare attività fisica a livello moderato o sostenuto anche a distanza di tempo dalla fine delle cure. Questo studio, nello specifico, è stato effettuato su un gruppo di 237 pazienti già operati per rimuovere un tumore al seno o al colon-retto, tutti diagnosticati con una malattia ad uno stadio compreso tra l’1 e il 3 (esclusi i tumori già con metastasi a distanza). Il risultato è stato positivo, confermando i benefici dell’attività fisica praticata durante un trattamento adiuvante, a prescindere da caratteristiche come l’età, lo stadio della malattia e l’indice di massa corporea del paziente. In passato alle persone malate di tumore veniva raccomandato di riposare durante il trattamento per evitare di affaticare ulteriormente il fisico, questo approccio nel tempo è cambiato, in quanto lo sport aiuta anche a gestire meglio gli effetti collaterali della terapia come la stanchezza, il dolore e la nausea, permettendo al paziente di sopportare in modo migliore le conseguenze dei programmi farmacologici previsti.Non sempre, però, è facile motivare e spingere una persona malata a fare attività fisica, in una società in cui gli adulti sono sempre più sedentari, è più semplice parlare di dieta e di alimentazione, col rischio di trascurare gli innumerevoli benefici fisici e mentali tipici dello sport. Entrando meglio nel dettaglio, cosa si intende con attività sportiva durante la chemioterapia?Gli esperti consigliano come attività più indicate (affinchè il movimento aiuti a regolare il sistema ormonale ed immunitario da cui dipende, a sua volta, la modulazione della malattia oncologia): 60 minuti di allenamento aerobico di intensità moderata o alta eseguito 2 volte alla settimana (con un fisioterapista) 3 sedute domiciliari da 30 minuti l’una per un totale di 5 allenamenti alla settimana da praticare fin dall’inizio della terapia. Successivamente all’intervento chirurgico, è consigliata una pratica aerobica per migliorare la prognosi della malattia e ridurre il rischio di formazione delle metastasi. Sì, quindi, alla corsa, alle pedalate e al nuoto da eseguire 2 volte alla settimana (o per almeno 150 minuti a settimana). È sempre raccomandato l’affidamento a un esperto prima di intraprendere questo tipo di percorso, in modo da svolgere allenamenti adatti a seconda dello stato di salute e garantire quindi una migliore qualità della vita.  

Tumori benigni e maligni: le differenze

Tumori benigni e maligni: le differenze
I tumori sono malattie caratterizzate dalla proliferazione non controllata di cellule capaci di insediarsi negli organi e nei tessuti dell’organismo, alterandone il funzionamento e la struttura.Si distinguono in benigni o maligni, con una sostanziale differenza a livello di prognosi per il paziente, anche se condividono alcuni aspetti, come per esempio il processo di sviluppo. Quali sono le principali caratteristiche di queste due categorie?   I tumori benigni I tumori benigni sono forme neoplastiche che non si diffondono in tutto il corpo, hanno una dimensione ben delineata e condividono le stesse caratteristiche del tessuto da cui si sono originate.Proprio per queste peculiarità non provocano metastasi e non tendono ad invadere gli organi circostanti, come invece succede per i tumori maligni. Si tratta comunque di problematiche da trattare con massima attenzione, in quanto sono in grado di compromettere lo stato di salute generale, in particolare se si manifestano in zone delicate dell’organismo, come il cervello, un nervo primario o il tessuto nervoso.In generale i tumori benigni rispondono positivamente al trattamento e la prognosi è solitamente favorevole. Tra le forme tumorali benigne le più comuni sono: adenomi: a carico del tessuto epiteliale che ricopre gli organi e le ghiandole meningiomi: si presentano nel cervello e nel midollo spinale fibromi: costituiti da tessuto connettivo, generalmente si sviluppano nell’utero papillomi: si sviluppano su pelle, mammelle, cervice uterina e mucose lipomi: coinvolgono le cellule adipose nevi: tumori benigni dell’epidermide miomi: a carico del tessuto muscolare emangiomi: coinvolgono l’endotelio dei vasi sanguigni e la pelle neuromi: a carico dei nervi osteocondromi: si sviluppano nelle ossa   Sarà compito dell’oncologo professionista decidere come, quando e se intervenire; per la maggior parte dei casi si sceglie l’osservazione attiva, che prevede un attento monitoraggio con controlli precisi.Più in generale i tumori benigni si distinguono da quelli maligni per la possibilità di essere rimossi completamente. I tumori maligni I tumori maligni sono forme neoplastiche caratterizzate dalla presenza di una massa cellulare in progressiva replicazione, capace di diffondersi e coinvolgere varie parti dell’organismo. Queste cellule anormali viaggiano attraverso il flusso sanguigno, il sistema circolatorio e il sistema linfatico. Le forme tumorali maligne più comuni sono: sarcomi: a carico del tessuto connettivo di muscoli, tendini, grasso e cartilagine carcinomi: tumori degli organi e dei tessuti ghiandolari come seno, cervice, prostata, polmone e tiroide.   Le terapie previste per combattere la malattia variano a seconda del soggetto, generalmente si ricorre a trattamenti chemioterapici, radioterapici e interventi chirurgici per l'asportazione della massa tumorale. Il cancro è tipico per essere una patologia silenziosa, che cresce senza manifestare particolari sintomi se non, in alcuni casi, attraverso la presenza di un nodulo indolore nell’area del corpo attaccata. Spesso il tumore viene diagnosticato ad una fase molto avanzata, per questo motivo la presa in carico precoce e gli screening preventivi aiutano ad allontanare il rischio di esiti negativi. Un altro metodo di prevenzione riguarda l’intervento sui fattori di rischio modificabili, ovvero legati allo stile di vita; pertanto è consigliabile abbandonare cattive abitudini come il fumo di sigaretta, l'abuso di alcolici e una condotta di vita troppo sedentaria. Per approfondire il tema della prevenzione clicca qui e leggi  un altro articolo di Fondazione CMT!

La prevenzione che salva la vita

La prevenzione che salva la vita
La prevenzione la migliore forma di cura Uno stile di vita sano, combinato ad una pratica quotidiana di una qualsiasi forma di attività fisica rappresentano senza ombra di dubbio un'importante connubio per combattere l'insorgere di patologie e destabilizzanti. Sfortunatamente ciò non è sufficiente, è necessario accostare a queste pratiche abituali un'attenta prevenzione per malattie che rappresentano un male sempre più frequentemente diagnosticato negli ultimi decenni. Il cancro è uno dei più feroci mali del secolo; è per questo motivo che oncologi di tutto il mondo si battono per una politica preventiva che supporti donne, uomini e bambini in un percorso salvavita che spesso viene sottovalutato. La prevenzione contro i tumori è una pratica comunemente promossa da centri oncologici e di ricerca da tempo oramai. Il fine è quello di rendere le persone coscienti della pericolosità del cancro e della sua possibilità di comparsa. Esistono due forme di prevenzione; quella primaria (che precede l'insorgere della malattia) e quella secondaria (che viene attuata quando la malattia è già presente). Come prevenire? Le azioni da svolgere sono semplici. Un programma preventivo consiste in visite mirate, laddove l'eventuale presentarsi della malattia è considerata una possibilità più vicina (a causa di fattori genetici e predisposizioni); e in visite generiche, atte a indagare in maniera più superficiale l'eventuale insorgenza di malattie. Le visite preventive consentono di identificare la presenza o l’assenza dei cosiddetti marcatori tumorali; queste sono delle molecole che se presenti o assenti nel sangue permettono di comprendere se si è maggiormente predisposti a contrarre la malattia o meno. In alcuni casi individuare i marcatori permette di stabilire determinate terapie di cura, e di verificare se la malattia stia progredendo o regredendo. Due sono le pratiche preventive tra cui si può scegliere: attuare un cambiamento dello stile di vita, eliminando cattive abitudini e iniziando a praticare sport e mangiare sano; o lo screening, per intercettare possibili predisposizioni genetiche alla malattia o tumori allo stato iniziale. La pratica dello screening, grazie alle visite specifiche e dettagliate che lo costituiscono, consentono di individuare la malattia anche in persone che non presentano alcun sintomo. Cosa sono gli screening? Gli screening sono degli esami condotti a tappeto sulla popolazione, per verificare la possibile insorgenza di stati cancerosi; ha il compito di escludere la malattia e viene condotto generalmente su persone che sono per la maggior parte sane.Affinché un esame venga inserito in uno screening deve rispettare determinati criteri: essere un test sicuro, privo di alcun rischio ed effetti collaterali essere socialmente accettato dalla popolazione che si sottoporrà agli esami, poiché le persone devono essere consenzienti e consapevoli nel momento in cui accettano di sottoporsi a questi tipi di esami avere un costo contenuto, tale da poter permettere a tutti gli strati della popolazione di poterne beneficiare. Spesso vengono organizzate delle sedute di esami totalmente gratuiti, proprio per poter raggiungere chiunque e dare la possibilità a tutti di sottoporsi ai test deve avere risultati attendibili, il più possibile affidabili e sicuri. Le pratiche di screening si differenziano dalla prevenzione spontanea. Quest'ultima viene volontariamente scelta da singoli individui, che desiderano svolgere degli esami mirati o meno per prevenire l'insorgenza di mali a stadi iniziali. Lo screening generalmente viene sottoposto a fasce della popolazione maggiormente a rischio; affinché i risultati siano soddisfacenti è fondamentale che le persone si sottopongano regolarmente a questi controlli.

Obesità infantile: aumenta il rischio di cirrosi e tumore del fegato

Obesità infantile: aumenta il rischio di cirrosi e tumore del fegato
Nella maggior parte dei casi la cirrosi epatica è dovuta ad epatiti virali croniche oppure ad un eccessivo consumo di alcol. Un recente studio ha evidenziato che anche l’obesità infantile è un fattore di rischio sia per l’insorgenza di questa malattia sia per l’insorgenza del tumore al fegato. Una ricerca condotta in SveziaLa rivista GUT, curata dalla British Society of Gastroenterology, ha recentemente pubblicato uno studio svedese che ha destato molto scalpore: l’obesità nei bambini e negli adolescenti aumenterebbe il rischio di contrarre cirrosi epatica e tumore al fegato in età adulta. Lo studio è stato condotto su 1.2 milioni di ragazzi svedesi tra i 17 e i 19 anni, nati tra il 1951 e il 1976, i cui dati sono stati raccolti nei registri nazionali in occasione del servizio militare tra il 1969 e il 1996. All’epoca i ragazzi erano stati divisi in diverse categorie a seconda del loro Bmi (Body Mass Index, Indice di Massa Corporea) per monitorare nel tempo lo sviluppo di diabete, tumore al fegato e altre malattie epatiche in relazione al Bmi di partenza. Al momento della valutazione di base, poco più di 100 mila ragazzi erano in sovrappeso e quasi 200 mila erano obesi.Durante il lungo follow up, che in media è stato di 28,5 anni, a 5281 persone è stata diagnosticata una malattia epatica e a 251 di queste un tumore al fegato (in particolare epatocarcinoma) con una stretta correlazione tra la malattia epatica e una condizione di sovrappeso e obesità. Il rischio, è stato rilevato, aumenta ulteriormente per chi oltre all’obesità sviluppa anche il diabete. Obesità: come sono cambiati i numeri negli anniLo studio svedese ha messo in luce, in primo luogo, la correlazione tra obesità e malattie epatiche: l'obesità negli adolescenti si associa al rischio di sviluppare nell'età adulta malattia del fegato e tumore epatico.I ricercatori però hanno evidenziato anche un altro dato molto interessante, che conferma come l’epidemiologia dell’obesità sia cambiata in Europa negli ultimi 20 anni: tra il 1951 e il 1976 la percentuale dei ragazzi in sovrappeso è aumentata del 210%, mentre quella dei ragazzi obesi del 350%.Quello dell’obesità è un problema esteso in tutto il Globo: il 54% degli adulti residenti nei 35 paesi dell’ OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) è infatti in sovrappeso e in 4 paesi, Ungheria, Nuova Zelanda, Messico e Stati Uniti, il tasso di obesità è superiore al 30%. Il Paese più a rischio in Europa è la Gran Bretagna, in cui il tasso di obesità è aumentato del 92% dal 1990 ad oggi raggiungendo il 26,9%. L’Italia ha un altro triste primato: i bambini del nostro Paese sono tra i più grassi d’Europa, soprattutto quelli che vivono nelle regioni meridionali. Alla luce della ricerca condotta in Svezia, l’urgenza di educare i ragazzi ad uno stile di vita sano e ad un’alimentazione regolare diventa ancora più urgente. I rischi che si corrono a fare altrimenti sono davvero troppi.  

Fumo di sigaretta: i veleni che si inalano

Fumo di sigaretta: i veleni che si inalano
“Il fumo nuoce gravemente alla salute” è una frase che abbiamo sentito ripetere migliaia di volte e che in molti, oggi, diamo per assodata. Ogni sigaretta contiene infatti circa 4000 sostanze chimiche, 400 delle quali sono tossiche e 40 dichiaratamente cancerogene, sostanze che accelerano l’invecchiamento della pelle, danneggiano il gusto e l’olfatto, indeboliscono il sistema immunitario, favoriscono l’insorgenza di tumori (ad esempio al polmone e al fegato) e compromettono la salute cardiovascolare. Tanti fumatori, anche se conoscono perfettamente i rischi delle sigarette, continuano imperterriti ad accenderne una dietro l’altra. Il motivo? Tutta colpa della nicotina, che crea una vera e propria dipendenza verso il fumo, al quale con il passare degli anni risulta sempre più difficile rinunciare. Ecco una selezione di altre 8 sostanze altamente tossiche, che respiriamo ogni volta che accendiamo una sigaretta: benzene: componente naturale del petrolio, presente in pesticidi e carburanti. Noto cancerogeno, accresce esponenzialmente il rischio di leucemia, di anemia e di alterazioni genetiche, danneggia i tessuti ossei e può essere la causa di complicazioni per le donne in gravidanza formaldeide: classificato dall’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) come cancerogeno certo, è un potente battericida responsabile dell’irritazione ad occhi e mucose e della tosse insistente tipica di fumatori catrame: insieme di agenti chimici prodotti dalla combustione del tabacco, responsabile del residuo marrone e appiccicoso che riveste denti, dita e polmoni dei fumatori arsenico: sostanza altamente cancerogena, è un veleno contenuto nei topicidi; causa nel corpo del fumatore, danni al cuore e ai vasi sanguigni, al sistema nervoso e a quello digestivo cromo: utilizzato per smalti e vernici, è tra i principali responsabili del cancro ai polmoni. Permette inoltre ad altre sostanze cancerogene, di aderire con più facilità al DNA, danneggiandolo cianuro di idrogeno: uno dei responsabili dei danni arrecati a cuore e vasi sanguigni, indebolisce le ciglia che proteggono le vie respiratorie, permettendo alle tossine di entrare più facilmente nei polmoni.  ossido d’azoto: tra i maggiori inquinanti atmosferici, normalmente viene prodotto dall’organismo in piccole quantità per facilitare l’espansione delle vie respiratorie; la presenza eccessiva di questa sostanza nelle sigarette, causa un’espansione maggiore delle vie aeree, facilitando l’assorbimento della nicotina e degli altri elementi nocivi ammoniaca: composto utilizzato per convertire la nicotina presente nelle sigarette in gas, permettendo ai polmoni e al sangue di assorbire la sostanza più facilmente, aumentandone l’effetto da dipendenza   Per combattere il problema del tabagismo esistono diversi metodi; uno dei più efficaci è quello di affidarsi ad uno specialista, che sappia seguire il paziente nel difficile percorso. In alternativa è possibile affrontare il cambiamento in autonomia, diminuendo gradualmente la quantità giornaliera di sigarette fumate, fino a smettere completamente. Una scelta lodevole di cui a beneficiarne, non è solo il fumatore, ma anche tutte le persone che lo circondano.

L'inquinamento in estate è più pericoloso?

L'inquinamento in estate è più pericoloso?
Diverse ricerche hanno dimostrato come in Europa, nonostante i riscaldamenti spenti e il calo della circolazione delle automobili, lo smog sia più intenso durante i mesi caldi dell’anno, in particolar modo nei centri urbani; particelle tossiche come i mineral dust, legate alle polveri del suolo e ai batteri, infatti, in condizioni di temperature elevate, proliferano, intensificandosi. Respirare queste scorie può avere conseguenze molto gravi per l’organismo, come per esempio l’insorgenza di tumori.   Qual è il legame tra cancro e inquinamento?Lo spiega Sergio Harari, direttore della Pneumologia all’Ospedale San Giuseppe Multimedica IRCCS di Milano: “Dal 2013 l’inquinamento atmosferico in generale e le polveri sottili, sono catalogati fra i cancerogeni certi per gli esseri umani. A conferire questa classificazione è stata la massima autorità in materia, ovvero l’International Agency for Research on Cancer (Iarc) di Lione: dopo un’attenta revisione di oltre mille studi scientifici sull’argomento, gli esperti hanno infatti confermato che questi agenti inquinanti provocano il cancro ai polmoni e aumentano il rischio di quello alla vescica. È stato constatato come l’incidenza della malattia, nei territori indicati come altamente inquinanti, sia superiore del 9% negli uomini e del 7% nelle donne, rispetto alla media regionale.”   Come proteggersi dall’inquinamento?Gli esperti, tra cui Harari, consigliano di: evitare esposizioni e attività fisica nelle ore più soleggiate idratarsi abbondantemente bevendo molta acqua consumare alimenti dal potere antiossidante come albicocche, mango, carote, spinaci, pompelmi, kiwi, broccoli, peperoni, cereali, germe di grano, mandorle, arachidi e pomodori purificare i polmoni di tanto in tanto spostandosi al mare o in montagna   Per preservare la salute dei più piccoli, inoltre, è consigliato: portare i propri figli in marsupi sulle spalle piuttosto che nei passeggini, in quanto lo smog si concentra maggiormente negli strati più bassi, all’altezza di gas e scarico portare i ragazzi a fare sport o giocare, nei parchi o all’aperto in zone periferiche   Cosa significare fumare in una zona ad alto tasso d’inquinamento?Il fumo della sigaretta è molto più cancerogeno dello smog, l’azione combinata di fumo e inquinamento ha quindi un effetto moltiplicativo, così che 1+1 non fa più 2, ma 5 o 6. Per questo motivo, i fumatori che vivono in ambienti inquinati dovrebbero valutare l’idea di smettere, per un’azione preventiva rispetto la propria salute, gravemente messa a rischio.

Perché Fondazione CMT crede nella prevenzione

Perché Fondazione CMT crede nella prevenzione
Spesso vediamo commenti di utenti che leggono i nostri articoli e si lamentano del fatto che persone che non hanno mai fumato, che hanno mangiato in modo salutare e fatto attività fisica con regolarità si sono ammalate di tumore. Di conseguenza, proseguono, i consigli riguardo alimentazione e stile di vita sono inutili. ATTENZIONE!!! Credere che buone abitudini alimentari e non, siano superflue per rimanere in salute, in quanto anche alcune persone che lo hanno fatto per tutta la vita si sono ammalate, è molto pericoloso in ottica di prevenzione dei tumori! Dobbiamo infatti tenere presente una cosa molto importante: alimentazione scorretta, sedentarietà, abuso di alcol fumo di sigaretta, non sono considerate "cause" del carcinoma epatocellulare (e di tanti altri tumori), ma "fattori di rischio”. Cerchiamo di capire cosa significa. Tranne che per alcune rare forme ereditarie, non esiste un’unica causa che possa spiegare l’insorgenza di un tumore; al suo sviluppo concorrono infatti diversi fattori (definiti appunto “di rischio”) associati alla comparsa e allo sviluppo di queste malattie. Tali fattori di rischio possono essere distinti in: non modificabili: età, sesso e patrimonio genetico modificabili: stile di vita e abitudini. Per contrastare i primi non si può fare nulla: sesso, patrimonio genetico ed età sono fattori sui quali non è chiaramente possibile intervenire.Il controllo dei secondi dipende invece strettamente dalla nostra volontà, ed è uno dei pochi strumenti che abbiamo a disposizione per tutelare la nostra salute. In altre parole non fumare, man giare bene, bere poco, muoversi con regolarità non garantirà di NON ammalarsi, ma sicuramente fare tutto l'opposto FAVORIRÀ l'insorgenza della malattia. Per questo motivo finché Fondazione CMT continuerà a svolgere il proprio lavoro di ricerca scientifica in ambito oncologico e questo blog sarà attivo non smetteremo di scriverlo: la prevenzione può salvare tantissime vite; tutte no, lo abbiamo cercato di spiegare in questo articolo, ma molte sì. A noi molte vite salvate (anche poche a dire la verità) sembrano un motivo sufficiente per continuare a credere nell'importanza della cultura della prevenzione. E a voi?
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