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Bicicletta elettrica: un nuovo modo per restare in forma. Ecco perché è meglio della bici tradizionale

Bicicletta elettrica: un nuovo modo per restare in forma. Ecco perché è meglio della bici tradizionale
Meglio scegliere una bicicletta classica o una nuovissima bici elettrica? Quanto incide l'aiuto concesso dalla pedalata assistita sulla forma fisica? Sono tantissime le domande dei possibili acquirenti circa l'opportunità di acquistare una bicicletta elettrica di nuova generazione anziché una bici tradizionale. Le ebike, così come sono state ribattezzate, negli ultimi tempi hanno conosciuto un autentico boom di vendite, per i prezzi accessibili o per la loro straordinaria comodità, offerta dalla capacità di migliorare l'efficacia della pedalata a proprio piacimento. Eppure non tutti sono pienamente convinti dell'acquisto, soprattutto a causa della mancanza di informazioni dettagliate. Perché quindi preferire la bicicletta elettrica a quella classica? Un antidoto contro la sedentarietàA svelare i motivi principali per cui anteporre la tecnologia alla tradizione sono alcuni medici dello sport, i quali sostengono la capacità della bici elettrica di entrare in competizione con le auto e gli altri mezzi a motore, piuttosto che con le bici tradizionali. E il motivo è da ricercarsi soprattutto nel potere di questi dispositivi di convincere pigri e sedentari ad affidarsi ad un mezzo meno stressante dal punto di vista fisico rispetto alle bici, anche se più impegnativo rispetto all'automobile. La bici elettrica, infatti, è un'invenzione che aiuta i pigri a schiodarsi dai soliti mezzi di trasporto, privati o pubblici che siano, consentendo loro di muoversi agevolmente, evitando il traffico e guadagnandone in termini di salute e prevenzione. Questo dispositivo elettronico, infatti, costituisce un'alternativa ideale per tutti coloro che non amano muoversi a piedi. Grazie alla pedalata assistita è possibile scegliere come e quando sforzarsi e, anche qualora lo sforzo fisico fosse ridotto al minimo, comunque si starà facendo qualcosa in più rispetto alla totale inattività. Gli anziani possono usare la bici elettrica come un'alternativa alla cycletteInvece che restare fra le quattro mura anche durante la bella stagione, con una ebike è possibile andarsene in giro per la città facendo il giusto esercizio fisico. Anche se blando, l'esercizio resta comunque molto importante, oltre che gratificante e, se fatto con buona costanza, non può fare altro che garantire risultati soddisfacenti. Ma al di là dell'intensità dello sforzo, l'ebike sa essere preziosa in quanto capace di attivare numerosi distretti muscolari (molti di più rispetto a quanto fa la cyclette, che non include i muscoli stabilizzatori). Inoltre, permette di godere dell'aria aperta e di variare i percorsi a seconda degli impegni o dei propri gusti, senza fare troppa attenzione alle salite più impegnative. La bici con pedalata assistita è perfetta per qualsiasi età: può utilizzarla chi non vuol fare troppa fatica, chi non vuole stressare eccessivamente il corpo, chi desidera arrivare a destinazione più rapidamente. E quando si è troppo stanchi per proseguire con le proprie forze, è sufficiente avviare il motorino elettrico e fare affidamento sul prezioso contributo della tecnologia. Può essere utile per il recupero post operatorioColoro che hanno subito un intervento chirurgico al ginocchio o all'anca e devono sottoporsi a qualche seduta di riabilitazione che preveda esercizi come la pedalata, possono tranquillamente ricorrere alla ebike. In questo modo è possibile calibrare meglio i carichi di lavoro, senza rischiare di fare troppa fatica e compromettere ulteriormente la situazione. Insomma, la bici elettrica è in grado di garantire un buon numero di benefici reali, paragonabili o addirittura superiori a quelli offerti dalla pedalata tradizionale. È molto importante ricordare che pedalare fa bene, indipendentemente dall'intensità dello sforzo che si è in grado di sostenere. Inoltre, la ebike consente di regolare l'assistenza: è possibile utilizzarla come fosse una bicicletta tradizionale, impostando al minimo l'apporto offerto dalla pedalata assistita, oppure, quando si è di fretta o in presenza di dislivelli impegnativi, utilizzando l'assistenza per raggiungere la meta senza stancarsi eccessivamente. I benefici fisiologiciLa bicicletta elettrica, esattamente come fa quella classica, aiuta a tonificare i muscoli, a migliorare l'efficienza del sistema osteo-articolare (la bici è ottima per la prevenzione dei danni alle articolazioni, poiché il movimento rotatorio esercita un effetto protettivo sulla cartilagine, evitando ogni tipo di sovraccarico, sia per le ginocchia che per la colonna vertebrale) e cardiovascolare (andare in bici aiuta a prevenire i problemi cardio-vascolari, a patto che si proceda con moderazione e nella maniera più regolare possibile, proprio com'è nelle corde della bici elettrica). Infine, le nuove ebike migliorano le capacità respiratorie e contribuiscono alla perdita di peso (anche pedalando a ritmi blandi, è possibile bruciare fino a 300 calorie ogni ora). Meglio di così…

Prevenire il cancro grazie allo sport

Prevenire il cancro grazie allo sport
Non è una novità che l’attività fisica aiuta a restare in forma, a perdere peso, a mantenere giovane l’apparato muscolo-scheletrico e circolatorio, oltre che a migliorare l’umore. Ciò che forse non si sa è che lo sport ha virtù nascoste, supportate scientificamente, che lo rendono un efficace strumento di prevenzione oncologica.Solamente il 20% dei tumori è di origine genetica, mentre la restante parte è legata ai cosiddetti “fattori di rischio modificabili”, ovvero quei fattori dipendenti dal nostro stile di vita e dall’ambiente esterno. Tra i fattori di rischio modificabili l’obesità, il sovrappeso, e l’inattività fisica sono responsabili di 1/3 di tutte le morti per cancro.Già negli anni ’80 gli esperti del sistema sanitario britannico sostenevano che l’esercizio fisico andasse prescritto come una medicina. Sono soprattutto medici e pediatri di famiglia a poter veicolare questo importante messaggio educazionale: dieta e attività fisica fanno bene non solo per prevenire le malattie di cuore e il diabete, ma anche i tumori.   Studi dimostrano l’impatto positivo dello sport nella prevenzione e cura del cancroLo sport agisce sui sistemi metabolici dell'organismo e oggi ci sono dimostrazioni scientifiche del fatto che la pratica sportiva fa bene alla salute. Lo dicono anche i risultati degli studi epidemiologici che, almeno per alcuni tipi di tumore, mostrano un forte legame tra il cancro e la mancanza di esercizio fisico. Il World Cancer Research Fund, nel suo report “Policy and Action for Cancer Prevention” del 2009, ha stimato che, nei Paesi con stile di vita di tipo occidentale, il 25% di tutti i tumori è attribuibile ad un bilancio energetico “troppo” positivo (in pratica al troppo mangiare e alla sedentarietà) e che potrebbe essere prevenuto con l’adozione di un regime alimentare corretto, la riduzione del sovrappeso e il raggiungimento di livelli sufficienti di attività fisica giornaliera. Ed ancora, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) una percentuale che arriva fino al 19% di tutti i tumori è attribuibile alla sola mancanza di esercizio fisico. Nelle persone fisicamente attive il sistema immunitario risulta maggiormente efficace sia nel rispondere agli attacchi esterni, sia nel ridurre la massa tumorale (nel caso di pazienti oncologici), addirittura nel prevenire le recidive nei pazienti in remissione.L’esercizio fisico agisce sulla riduzione del rischio di cancro attraverso: Il sistema immunitario La riduzione di livelli di insulina (creando un ambiente a basso livello di zucchero si scoraggia la crescita e la diffusione delle cellule tumorali) L’innesco dell’apoptosi (morte cellulare programmata in grado di causare la morte delle cellule tumorali) La produzione di citochine, ovvero sostanze antinfiammatorie (l’infiammazione, specie se cronica, favorisce la comparsa di mutazioni nelle cellule e la trasformazione del tessuto sano in tumorale) Il potenziamento del sistema antiossidante Un generale miglioramento dell’assetto ormonale e della composizione corporea (riduzione della concentrazione di alcuni ormoni, trai quali gli estrogeni, a cui sono sensibili tumori come quelli dell'utero, del seno e della prostata) L’accelerazione del tempo di transito del cibo nell’apparato gastroenterico (considerata una delle principali ragioni di prevenzione del cancro al colon) Il miglioramento dell’attività intestinale (muoversi accelera il transito intestinale: più lungo è il tempo in cui le sostanze di scarto rimangono in contatto con le mucose di stomaco e intestino, e più alto è il rischio che eventuali composti tossici o mutageni danneggino le cellule) Sono i tumori al seno e al colon-retto quelli che sembrano godere del maggiore beneficio: sia in chiave preventiva sia di esito della malattia. Ma rispetto alla prima esigenza, vista la capacità di regolare il peso corporeo, la pratica sportiva s’è finora rivelata un valido antidoto nei confronti di altri undici diversi tipi di tumore: all’esofago, al fegato, al polmone, al rene, allo stomaco, all’endometrio, alla testa e al collo e alla vescica. Consigli PraticiInnanzitutto è bene distinguere tra due tipi di attività fisica: quella aerobica e anaerobica.Con l'esercizio anaerobico i muscoli si allenano e si rinforzano, ma non c'è accelerazione del battito cardiaco. È quindi meno efficace in termini di prevenzione delle malattie, in particolare di quelle cardiovascolari.L'attività aerobica regolare aiuta invece a ridurre l'indice di massa corporea e quindi, in modo indiretto, a prevenire i tumori legati al sovrappeso e all'obesità. L'aumento del flusso di sangue ossigena i tessuti, facilitando anche l'arrivo di sostanze antinfiammatorie e l'eliminazione delle sostanze tossiche accumulate.In linea generale si raccomanda di svolgere almeno 150’ di attività fisica aerobica moderata (riferendosi a quelle attività che richiedono uno sforzo respiratorio minimo, come ad esempio, una camminata veloce oppure andare in bicicletta), oppure, 75 minuti di attività fisica aerobica intensa (ovvero tutte quelli attività che fanno respirare più velocemente e in modo più profondo e che fanno sudare) ogni settimana, oppure una combinazione adeguata di entrambe. L’importante è che l’attività sia distribuita lungo tutta la settimana (almeno in 5 volte), e che non sia una pratica saltuaria ma abituale, perché lo scopo è quello di combattere uno stile di vita sedentario. L’esercizio fisico anche per pochi minuti al giorno è meglio che non esercitarsi affatto.Fondamentale appare anche iniziare a fare sport fin dai primi anni di vita.Sembra difficile da applicare ma bastano piccoli e semplici cambiamenti nella vita di tutti giorni per iniziare a muoversi, come ad esempio scendere dall’autobus una fermata prima o utilizzare le scale piuttosto che l’ascensore. Piccoli cambiamenti alla portata di tutti. Segui i consigli di prevenzione del nostro blog!

Cancro e vaccino

Cancro e vaccino
Come funzionano i vacciniIl vaccino è un preparato che viene generalmente somministrato per garantire l'immunità da una certa malattia. L'effetto immunizzante viene ottenuto dalla stimolazione, nel paziente al quale viene somministrato, alla produzione di specifici anticorpi capaci di combattere una data patologia.Una volta somministrati, i vaccini simulano il primo contatto con l’agente infettivo evocando una risposta immunologica simile a quella causata dall’infezione naturale, senza però causare la malattia e le sue complicanze. Il principio alla base di questo meccanismo è la memoria immunologica: la capacità del sistema immunitario di ricordare quali microrganismi estranei hanno attaccato il nostro organismo in passato e di rispondere velocemente (l’assenza di una memoria immunologica è il motivo per cui i bambini piccoli vanno incontro alle malattie infettive più frequentemente dell’adulto). Senza le vaccinazioni, il nostro corpo può impiegare anche due settimane per produrre una quantità di anticorpi sufficiente a contrastare l’invasore. Un intervallo di tempo durante il quale la malattia può causare danni al nostro organismo.Insomma i vaccini sono una sorta di addestramento del sistema immunitario: la forma meno virulenta dell'agente infettivo, di cui è costituito il vaccino, introduce nell'organismo i cosiddetti antigeni, cioè le parti in grado di consentire al nostro sistema immunitario di riconoscere l'intruso. Poiché le forme attenuate o addirittura morte dei virus e dei batteri che si utilizzano nelle vaccinazioni hanno gli stessi antigeni delle forme vive e pienamente attive, la vaccinazione addestra l'organismo a rispondere velocemente e il sistema immunitario ad attaccare e distruggere più rapidamente ed efficacemente.   I vaccini contro il cancroEsistono due tipi di vaccini che prevengono (vaccini preventivi) o curano (vaccini terapeutici) il cancro. Vaccini preventivi contro il cancroCon questo termine si intendono alcuni vaccini classici, in grado di prevenire l'infezione da parte di virus come, per esempio, quello dell'epatite B o del papilloma umano, che possono essere una delle cause di insorgenza di alcuni tumori. Questi tipi di vaccini non sono altro che normali vaccini contro le malattie infettive, che però hanno anche l’effetto di ridurre il rischio di ammalarsi di determinati tumori che sono favoriti o direttamente provocati dalla presenza di certi virus. Il vaccino per l’epatite B e quello per il papilloma umano (anti HPV), quindi, non hanno un effetto diretto sul tumore del fegato o sul tumore del collo dell'utero ma, poiché prevengono l'infezione che induce infiammazioni croniche o mutazioni dirette che sono la causa dei tumori, sono di fatto preventivi anche in senso antitumorale. Vaccini terapeutici contro il cancroCon il termine vaccino anticancro in genere ci si riferisce ai vaccini terapeutici. Sono così definiti perché sono a tutti gli effetti terapie, sono quindi indirizzati a pazienti che hanno già un tumore e lo scopo è curare la malattia, non prevenirla. Il termine vaccino è usato un po’ impropriamente ma anche in questo caso si stimola il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare ciò che è dannoso per l’organismo.E’ stato dimostrato che sin dalle prime fasi della genesi del tumore le cellule immunitarie funzionano come guardiani, distruggendo precocemente le cellule mutate e potenzialmente cancerose: non a caso, nei soggetti con un deficit dei meccanismi immunitari, si osserva un'aumentata incidenza di formazioni tumorali. Ciononostante, anche soggetti con difese immunitarie perfettamente funzionanti si ammalano di cancro. Le cellule tumorali hanno quindi la capacità di sfuggire al controllo del sistema immunitario e di moltiplicarsi fino alla manifestazione clinica del tumore. Lo scopo dei vaccini anticancro è addestrare il sistema immunitario del paziente a riconoscere le cellule tumorali. Il riconoscimento si basa sulla presenza di molecole, gli antigeni, specifici per le cellule del tumore. Per creare dei vaccini anticancro bisogna conoscere questi antigeni, che non sono uguali in tutti i tumori dello stesso tipo. La vaccinazione può essere fatta iniettando gli antigeni o prelevando i globuli bianchi del paziente e mettendoli in contatto con l’antigene in laboratorio prima che questi siano reintrodotti nel paziente stesso. Un limite di questa strategia è l’eterogeneità delle mutazioni, che sono diverse non solo da individuo a individuo, ma anche tra le diverse metastasi tumorali che coesistono nello stesso paziente. Dunque la ricerca deve continuare a lungo e bisognerà mettere a punto protocolli strettamente personalizzati e in grado di caratterizzare con crescente precisione le mutazioni. Molti ricercatori stanno dedicando i loro sforzi allo sviluppo di vaccini anticancro, una delle promesse dell'oncologia clinica per i prossimi anni.Un esempio di vaccino anticancro è quello approvato nel 2010 dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense per il tumore della prostata. Si tratta di un vaccino che deve essere prodotto per ciascun paziente, utilizzando il suo stesso sangue. Molti altri vaccini terapeutici anticancro sono in fase di studio: per esempio risultati incoraggianti sono stati raggiunti sul tumore del seno e l’Istituto Nazionale dei Tumori “Pascale” di Napoli è capofila di una nuova ricerca che sta testando la vaccinazione anti cancro nel tumore del fegato. Diversi studi clinici sono attualmente in corso per verificare la sicurezza ed efficacia dei vaccini con altri tipi di tumore (colon, reni, glioblastoma).

Esami del sangue: quali valori possono essere spia di un tumore?

Esami del sangue: quali valori possono essere spia di un tumore?
Un esame molto utile per avere quadro generale della salute di una persona, sia per un’analisi di routine sia in presenza di possibili problematiche, è l’emocromo: tramite un piccolo prelievo di sangue è infatti possibile diagnosticare infezioni, infiammazioni, malattie autoimmuni e addirittura tumori.In quest’ultimo caso i valori che più comunemente vengono presi in considerazione sono: i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. In questo articolo cercheremo di capire perché. I globuli rossiI globuli rossi sono le cellule più numerose del sangue, si parla circa di 4,5 e 5,8 milioni per millimetro cubo e grazie all’emoglobina, 12,5-16 grammi per decilitro, trasportano ossigeno e anidride carbonica ai tessuti. Una prima spia di tumore può accendersi quando i globuli rossi diminuiscono bruscamente nel giro di poco tempo, fino ad arrivare a un valore inferiore agli 8 grammi per decilitro. Questo succede quando il midollo osseo inizia a danneggiarsi a causa delle cellule malate presenti nel sangue; si tratta di un segnale che potrebbe rivelare la presenza di malattie come la leucemia cronica, il mieloma, il linfoma e le mielodisplasie. Se, al contrario, i valori dei globuli rossi aumentano superando i 5,8 milioni per millimetro cubo e l’emoglobina oltrepassa 16,5 grammi per decilitro, è possibile parlare di una rara forma di tumore del sangue chiamata policitemia vera. Un parametro che l’emocromo fornisce è il volume corpuscolare medio dei globuli rossi, utile per diagnosticare moltissime malattie, come la mielodisplasia e vari tumori intestinali. Globuli bianchiI globuli bianchi, o leucociti, sono le cellule del sangue destinate alla difesa immunitaria contro le infezioni che possono colpire l’organismo. Si distinguono in neutrofili, linfociti, monociti, eosinofili e basofili. I valori normali dei globuli bianchi si aggirano tra i 4.000 e i 10.000 per microlitro, quando questi diminuiscono (meno di 1.000-500) è possibile riscontrare complicazioni al midollo osseo anche gravi. Allo stesso tempo valori troppo elevati (maggiori di 100.000 mm3) possono rappresentare un campanello d’allarme da non sottovalutare; grazie all’analisi dei singoli leucociti è possibile conoscere la natura dell’alterazione e diagnosticare la malattia. PiastrineLe piastrine sono cellule che hanno la funzione di regolare il meccanismo di coagulazione del sangue; vengono misurate in migliaia per microlitro e il loro valore normale in un soggetto sano si aggira tra i 150.000 e i 400.000 per mm3. Piastrine nettamente basse, in particolare se accompagnate da alterazioni di globuli bianchi e anemia, possono essere sintomo di un cattivo funzionamento del midollo. Al contrario, un aumento smisurato (oltre 1 milione per microlitro cubo) di queste cellule nel sangue, può determinare la presenza di una rara forma di tumore chiamata trombocitemia essenziale.   Oltre questi tre parametri, molte volte è utile analizzare anche i cosiddetti marcatori tumorali. Si tratta di molecole, il più delle volte proteine, che possono essere rilevate nel sangue e i cui valori possono indicare la presenza di un tumore. Nello specifico i valori che devono fungere da campanello d’allarme sono quelli più alti: queste molecole sono infatti presenti anche in assenza di malattie, ma solo in presenza di un tumore i loro livelli si alzano in modo consistente. Questo accade perchè le cellule tumorali si replicano molto più velocemente di quelle sane e in questo processo rilasciano nel sangue elevate quantità di proteine (tra cui i marcatori tumorali). Tra tutti, i più conosciuti marcatori tumorali sono: PSA (prostate specific antigen) – correlato al tumore della prostata; CA125 – correlato al carcinoma dell’ovaio; CEA (Antigene Carcino-Embrionario) – correlato a carcinoma del colon-retto, carcinoma gastrico, carcinoma pancreatico, carcinoma polmonare, carcinoma della mammella e carcinoma midollare della tiroide È importante sottolineare che, così come per globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, anche nel caso dei marcatori tumorali non sempre valori anomali sono sinonimo della presenza di un tumore.

Fumo di sigaretta e sigarette elettroniche

Fumo di sigaretta e sigarette elettroniche
L’American Cancer Society ha rilevato che, nei Paesi industrializzati, il consumo di tabacco è responsabile ogni anno di circa il 30% delle morti. Applicando questa stima all’Italia, si può calcolare che oltre 180.000 decessi annui dovuti ai danni del fumo (malattie cardiovascolari, tumori e malattie dell’apparato circolatorio) sarebbero evitabili se ogni fumatore perdesse questo brutto vizio.Il fumo di sigaretta infatti, non è responsabile esclusivamente del tumore del polmone e dei bronchi, ma anche di altre forme tumorali. In, particolare, il consumo di tabacco può incidere anche per quanto riguarda l’insorgenza dei tumori di stomaco, esofago, colon-retto, fegato, e pancreas per l’apparato digerente; cavità nasali, nasofaringe, cavo orale, orofaringe, laringe e ipofaringe per la regione testa; ovaio, vescica e cervice uterina per l’apparato urogenitale.Oltre a ciò, è ormai noto che il fumo di sigaretta non provoca ripercussioni solo sulla salute dei fumatori, ma anche su quella dei cosiddetti fumatori passivi. I bambini esposti al fumo dei genitori, per esempio, hanno maggiori possibilità di sviluppare epatoblastoma: la forma infantile di tumore del fegato più comune. Negli anniLa prima pubblicazione ufficiale ad approfondire il legame tra il fumo e la comparsa del tumore polmonare risale al 1964: da allora migliaia di studiosi hanno cominciato a esaminare i danni sulla salute causati dalle sigarette, questa conoscenza ha portato i governi di diversi Paesi ad attuare campagne anti-fumo.In Italia, per esempio, una legge del 2003 ha proibito il fumo nei locali pubblici. La diminuzione dei casi di tumore al polmone, e in generale del numero di fumatori, rappresentano sicuramente un risultato positivo degli sforzi compiuti dalla sanità pubblica per sconfiggere il fumo di sigaretta; tuttavia, nonostante gli evidenti e sempre più conosciuti danni alla salute provocati da questa cattiva abitudine, quasi il 30% degli italiani dichiara di essere un fumatore abituale.   La sigaretta elettronicaLa sigaretta elettronica, nota anche come e-cig, è nata in Cina nel 2003 per spingere i fumatori a limitare l’inalazione di nicotina contenuta nelle sigarette “tradizionali”. In pochi anni questo prodotto è diventato particolarmente popolare, arrivando a conquistare il mercato italiano nel 2010. L’introduzione di questo prodotto è stata vista come un sostitutivo inoffensivo di questa cattiva abitudine, nonostante le sostanze aggiunte al vapore della sigaretta elettronica non siano ancora note e codificate; dal momento che si tratta di una soluzione introdotta solo recentemente, si sa ancora poco sulle reali conseguenze per la salute; un gruppo di ricercatori italiano ha provato ad analizzarne gli effetti comportamentali e neurochimici, dai dati è emerso che il vapore inalato dalla sigaretta elettronica non è affatto innocuo: al contrario crea forte dipendenza e in alcuni casi stati di ansia. Inoltre, anche la sigaretta elettronica contiene nicotina, che svolge un’azione pro-tumorale favorendo la formazione di diverse neoplasie.

Prevenzione primaria e fibre alimentari

Prevenzione primaria e fibre alimentari
Quando si parla di prevenzione primaria, e quindi di stile di vita salutare, lo si fa spesso in termini sottrattivi: non fumare, non bere alcolici, non condurre una vita sedentaria… Oggi vogliamo invece concentrarci su qualcosa che andrebbe aggiunto nell’alimentazione di tutti, grandi e bambini, per favorire il mantenimento della salute: le fibre alimentari. Cosa sono le fibre e perché fanno bene?Le fibre alimentari sono parti di alimenti vegetali, appartenenti nella quasi totalità dei casi alla famiglia dei carboidrati, che hanno una caratteristica comune: il nostro stomaco non è in grado di digerirle e il nostro intestino tenue non è in grado di assorbirle. Sono l’unica sostanza con questa caratteristica e anche se ad una prima lettura potrebbe sembrare inutile introdurre nella propria dieta alimenti che non possiamo nemmeno digerire, consumare fibre alimentari è davvero utilissimo per la salute. Le fibre infatti: Favoriscono digestione e regolarità intestinale perché, dal momento che devono essere masticate più a lungo di altri alimenti, stimolano la produzione di succhi gastrici Aiutano a mantenere il peso-forma: saziano più di altri alimenti (in quanto non vengono digerite e rimangono quasi intatte nell’intestino) e allo stesso tempo presentano un apporto calorico molto basso Favoriscono la riduzione del colesterolo e della glicemia Influiscono sulla prevenzione del cancro del colon Dove si trovano le fibre alimentari?Le fibre alimentari sono distinte in due categorie, le fibre solubili e quelle insolubili. Le fibre solubili sono formate da gomme e mucillagini (pectine) e si trovano principalmente nei legumi e nella frutta; a contenerne in maggior misura sono: fave, fagioli, piselli, lenticchie, mele, lamponi. Hanno la capacità di assorbire acqua e, se assunte prima del pasto, contribuiscono a controllare i livelli di colesterolo nel sangue e ridurre l’assorbimento degli zuccheri.Le fibre insolubili, invece, si trovano nei cereali integrali e nelle verdure e sono formate da emicellulosa e lignina. A contenerne in abbondanza sono soprattutto miglio, farro, segale, cavoli e noci. Riescono ad assorbire molto acqua dall’intestino e rendono le feci più morbide favorendone l’espulsione. Quante fibre alimentari consumare?Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per beneficiare delle proprietà delle fibre alimentari bisognerebbe assumerne 25/30 gr al giorno. Ecco qui un breve schema che può aiutare ad orientarsi nella scelta del menu quotidiano per garantire queste quantità: cereali integrali: 1-3gr per 100gr di alimento legumi: 5-8gr per 100gr di alimento frutta secca: 5-12gr per 100gr di alimento frutta fresca: 1-4gr per 100gr di alimento verdura: 1-8gr per 100gr di alimento. Continuate a seguire il blog di Fondazione CMT per tanti consigli in tema di salute e benessere.

Sole e tumore al seno: come comportarsi

Sole e tumore al seno: come comportarsi
Le donne che hanno scoperto di avere un tumore al seno e tutte coloro che si sono appena sottoposte all'asportazione di un cancro, sono libere di esporsi al sole, oppure devono attenersi a indicazioni particolari? Pur non essendo quella più importante, si tratta comunque di una delle preoccupazioni più ricorrenti nelle donne che hanno o che hanno avuto a che fare con un tumore alla mammella. Come spesso accade, non esiste una risposta univoca, poiché le istruzioni del medico variano a seconda del soggetto e della sua storia clinica. Questo è uno dei motivi per cui, dopo un intervento di questo genere, è fondamentale attenersi alle indicazioni del proprio oncologo, circa le precauzioni da assumere e la durata massima delle esposizioni al sole. Pur consapevoli della varietà dei casi e dell'importanza dei consigli del medico, proveremo a fornire una serie di linea guida valide per chi, in seguito a una terapia anticancro o a un intervento di chirurgia oncologica, desiderasse tornare ad esporsi in maniera graduale ai raggi del sole e godere di uno dei piaceri tipici della stagione estiva. È possibile esporsi al sole in presenza o in seguito a un cancro al seno?Qualora vi siate appena sottoposte a un intervento di questo tipo dovreste evitare le lunghe esposizioni al sole e, durante i primi 20/30 giorni che seguono l'intervento, evitarle totalmente. In caso di radioterapia o chemioterapia, invece, sarà necessario attendere almeno 2 mesi dal termine del trattamento. I farmaci utilizzati, infatti, possono aumentare la fotosensibilità della pelle che, unita al forte calo delle difese immunitarie, può dar vita a pericolosi effetti collaterali. Attendere qualche mese per garantire al proprio organismo un recupero soddisfacente è senza dubbio la scelta migliore. In entrambi i casi, terminato il lasso di tempo durante il quale è assolutamente sconsigliato esporsi al sole, sarà opportuno attenersi fedelmente alle indicazioni del medico ed evitare inutili pericoli. Ecco i consigli principali: portate sempre con voi un ombrellone limitate la durata dei bagni (i raggi UV non vengono schermati dall'acqua) applicate una crema solare con un fattore di protezione pari o superiore a 50 usate fattori di protezione locali, quali creme stick a base di biossido di titanio e ossido di zinco evitare l'esposizione durante le ore centrali del giorno munitevi di ulteriori protezioni quali t-shirt, foulard e cappelli.  Il momento più adatto per andare in spiaggia e fare il bagno è alla sera, dalle 17.00 in poi, in modo da ridurre il più possibile il pericolo di scottature e colpi di calore. Altri accorgimenti utiliLe indicazioni riportate nell'articolo sono valide anche per tutte coloro che si sono appena sottoposte a un intervento di mastoplastica. Anche in questo caso sarà utile evitare l'esposizione al sole per un periodo di circa 20/30 giorni, trascorsi i quali bisognerà attenersi alle indicazioni del proprio medico di base. Oltre a quanto detto in precedenza, è sconsigliato utilizzare profumi o detergenti profumati contenti alcool e altre sostanze irritanti, in grado di causare infezioni, irritazioni o eritemi. Ricordate anche di non esporre ai raggi del sole le cicatrici provocate dall'intervento, a causa della maggiore sensibilità delle aree interessate. È molto importante, inoltre, non lasciarsi ingannare dal cielo nuvoloso: a tal proposito, va ricordato che la copertura nuvolosa è in grado di attenuare appena il 10% dell'intensità dei raggi ultra-violetti. Ricordate sempre di applicare la vostra crema solare ad elevata protezione anche al di sotto dei tessuti, in quanto i raggi UV sono in grado di attraversarli. Dopo tanti consigli, per fortuna c'è posto anche per una rassicurazione: non abbiate paura che la sabbia e l'acqua di mare possano nuocere all'area interessata; in realtà, tali fattori non causano fastidi particolari, a patto che le ferite causate dall'intervento chirurgico si siano già cicatrizzate. Prevenire è meglio che curareDopo le doverose indicazioni a tutte coloro che in seguito a un cancro al seno desiderano tornare ad esporsi ai raggi del sole, è necessario ricordare l'importanza della prevenzione. Tale pratica è utile nel limitare l'incidenza del tumore al seno e resta l'arma migliore contro qualsiasi tipo di patologia. Anche il Ministero della Salute ha provveduto a diramare una serie di regole da rispettare quando ci si espone al sole, modellate sulle indicazioni del Codice Europeo contro il Cancro e della Commissione Europea. 

Sport e chemioterapia: i benefici dell’attività fisica nel corso dei trattamenti antitumorali

Sport e chemioterapia: i benefici dell’attività fisica nel corso dei trattamenti antitumorali
Nuove conferme arrivano dai pazienti trattati per tumori al seno e al colon-retto grazie ai benefici dell’attività fisica svolta nel corso della chemioterapia.È stato infatti dimostrato come l’attività fisica, praticata a partire dalla fase in cui ci si sottopone ai trattamenti, riduce il rischio di recidiva e di mortalità, con un’efficacia paragonabile a quella legata all’azione dei farmaci. Spesso si tende a concentrarsi sull’alimentazione, cercando la dieta più adatta da seguire per apportare benefici all’organismo, ma se sull’efficacia della dieta i dati sono più approssimativi e comunque in evoluzione, sui benefici della pratica sportiva non ci sono dubbi, uno studio ha confermato questa teoria: i pazienti che, parallelamente ai trattamenti chemioterapici, avevano seguito un programma di esercizi della durata di 18 settimane, 4 anni dopo accusavano minori sintomi derivanti dalle terapie (stress e stanchezza) e continuavano a praticare attività fisica a livello moderato o sostenuto anche a distanza di tempo dalla fine delle cure. Questo studio, nello specifico, è stato effettuato su un gruppo di 237 pazienti già operati per rimuovere un tumore al seno o al colon-retto, tutti diagnosticati con una malattia ad uno stadio compreso tra l’1 e il 3 (esclusi i tumori già con metastasi a distanza). Il risultato è stato positivo, confermando i benefici dell’attività fisica praticata durante un trattamento adiuvante, a prescindere da caratteristiche come l’età, lo stadio della malattia e l’indice di massa corporea del paziente. In passato alle persone malate di tumore veniva raccomandato di riposare durante il trattamento per evitare di affaticare ulteriormente il fisico, questo approccio nel tempo è cambiato, in quanto lo sport aiuta anche a gestire meglio gli effetti collaterali della terapia come la stanchezza, il dolore e la nausea, permettendo al paziente di sopportare in modo migliore le conseguenze dei programmi farmacologici previsti.Non sempre, però, è facile motivare e spingere una persona malata a fare attività fisica, in una società in cui gli adulti sono sempre più sedentari, è più semplice parlare di dieta e di alimentazione, col rischio di trascurare gli innumerevoli benefici fisici e mentali tipici dello sport. Entrando meglio nel dettaglio, cosa si intende con attività sportiva durante la chemioterapia?Gli esperti consigliano come attività più indicate (affinchè il movimento aiuti a regolare il sistema ormonale ed immunitario da cui dipende, a sua volta, la modulazione della malattia oncologia): 60 minuti di allenamento aerobico di intensità moderata o alta eseguito 2 volte alla settimana (con un fisioterapista) 3 sedute domiciliari da 30 minuti l’una per un totale di 5 allenamenti alla settimana da praticare fin dall’inizio della terapia. Successivamente all’intervento chirurgico, è consigliata una pratica aerobica per migliorare la prognosi della malattia e ridurre il rischio di formazione delle metastasi. Sì, quindi, alla corsa, alle pedalate e al nuoto da eseguire 2 volte alla settimana (o per almeno 150 minuti a settimana). È sempre raccomandato l’affidamento a un esperto prima di intraprendere questo tipo di percorso, in modo da svolgere allenamenti adatti a seconda dello stato di salute e garantire quindi una migliore qualità della vita.  

Tumori benigni e maligni: le differenze

Tumori benigni e maligni: le differenze
I tumori sono malattie caratterizzate dalla proliferazione non controllata di cellule capaci di insediarsi negli organi e nei tessuti dell’organismo, alterandone il funzionamento e la struttura.Si distinguono in benigni o maligni, con una sostanziale differenza a livello di prognosi per il paziente, anche se condividono alcuni aspetti, come per esempio il processo di sviluppo. Quali sono le principali caratteristiche di queste due categorie?   I tumori benigni I tumori benigni sono forme neoplastiche che non si diffondono in tutto il corpo, hanno una dimensione ben delineata e condividono le stesse caratteristiche del tessuto da cui si sono originate.Proprio per queste peculiarità non provocano metastasi e non tendono ad invadere gli organi circostanti, come invece succede per i tumori maligni. Si tratta comunque di problematiche da trattare con massima attenzione, in quanto sono in grado di compromettere lo stato di salute generale, in particolare se si manifestano in zone delicate dell’organismo, come il cervello, un nervo primario o il tessuto nervoso.In generale i tumori benigni rispondono positivamente al trattamento e la prognosi è solitamente favorevole. Tra le forme tumorali benigne le più comuni sono: adenomi: a carico del tessuto epiteliale che ricopre gli organi e le ghiandole meningiomi: si presentano nel cervello e nel midollo spinale fibromi: costituiti da tessuto connettivo, generalmente si sviluppano nell’utero papillomi: si sviluppano su pelle, mammelle, cervice uterina e mucose lipomi: coinvolgono le cellule adipose nevi: tumori benigni dell’epidermide miomi: a carico del tessuto muscolare emangiomi: coinvolgono l’endotelio dei vasi sanguigni e la pelle neuromi: a carico dei nervi osteocondromi: si sviluppano nelle ossa   Sarà compito dell’oncologo professionista decidere come, quando e se intervenire; per la maggior parte dei casi si sceglie l’osservazione attiva, che prevede un attento monitoraggio con controlli precisi.Più in generale i tumori benigni si distinguono da quelli maligni per la possibilità di essere rimossi completamente. I tumori maligni I tumori maligni sono forme neoplastiche caratterizzate dalla presenza di una massa cellulare in progressiva replicazione, capace di diffondersi e coinvolgere varie parti dell’organismo. Queste cellule anormali viaggiano attraverso il flusso sanguigno, il sistema circolatorio e il sistema linfatico. Le forme tumorali maligne più comuni sono: sarcomi: a carico del tessuto connettivo di muscoli, tendini, grasso e cartilagine carcinomi: tumori degli organi e dei tessuti ghiandolari come seno, cervice, prostata, polmone e tiroide.   Le terapie previste per combattere la malattia variano a seconda del soggetto, generalmente si ricorre a trattamenti chemioterapici, radioterapici e interventi chirurgici per l'asportazione della massa tumorale. Il cancro è tipico per essere una patologia silenziosa, che cresce senza manifestare particolari sintomi se non, in alcuni casi, attraverso la presenza di un nodulo indolore nell’area del corpo attaccata. Spesso il tumore viene diagnosticato ad una fase molto avanzata, per questo motivo la presa in carico precoce e gli screening preventivi aiutano ad allontanare il rischio di esiti negativi. Un altro metodo di prevenzione riguarda l’intervento sui fattori di rischio modificabili, ovvero legati allo stile di vita; pertanto è consigliabile abbandonare cattive abitudini come il fumo di sigaretta, l'abuso di alcolici e una condotta di vita troppo sedentaria. Per approfondire il tema della prevenzione clicca qui e leggi  un altro articolo di Fondazione CMT!

La prevenzione che salva la vita

La prevenzione che salva la vita
La prevenzione la migliore forma di cura Uno stile di vita sano, combinato ad una pratica quotidiana di una qualsiasi forma di attività fisica rappresentano senza ombra di dubbio un'importante connubio per combattere l'insorgere di patologie e destabilizzanti. Sfortunatamente ciò non è sufficiente, è necessario accostare a queste pratiche abituali un'attenta prevenzione per malattie che rappresentano un male sempre più frequentemente diagnosticato negli ultimi decenni. Il cancro è uno dei più feroci mali del secolo; è per questo motivo che oncologi di tutto il mondo si battono per una politica preventiva che supporti donne, uomini e bambini in un percorso salvavita che spesso viene sottovalutato. La prevenzione contro i tumori è una pratica comunemente promossa da centri oncologici e di ricerca da tempo oramai. Il fine è quello di rendere le persone coscienti della pericolosità del cancro e della sua possibilità di comparsa. Esistono due forme di prevenzione; quella primaria (che precede l'insorgere della malattia) e quella secondaria (che viene attuata quando la malattia è già presente). Come prevenire? Le azioni da svolgere sono semplici. Un programma preventivo consiste in visite mirate, laddove l'eventuale presentarsi della malattia è considerata una possibilità più vicina (a causa di fattori genetici e predisposizioni); e in visite generiche, atte a indagare in maniera più superficiale l'eventuale insorgenza di malattie. Le visite preventive consentono di identificare la presenza o l’assenza dei cosiddetti marcatori tumorali; queste sono delle molecole che se presenti o assenti nel sangue permettono di comprendere se si è maggiormente predisposti a contrarre la malattia o meno. In alcuni casi individuare i marcatori permette di stabilire determinate terapie di cura, e di verificare se la malattia stia progredendo o regredendo. Due sono le pratiche preventive tra cui si può scegliere: attuare un cambiamento dello stile di vita, eliminando cattive abitudini e iniziando a praticare sport e mangiare sano; o lo screening, per intercettare possibili predisposizioni genetiche alla malattia o tumori allo stato iniziale. La pratica dello screening, grazie alle visite specifiche e dettagliate che lo costituiscono, consentono di individuare la malattia anche in persone che non presentano alcun sintomo. Cosa sono gli screening? Gli screening sono degli esami condotti a tappeto sulla popolazione, per verificare la possibile insorgenza di stati cancerosi; ha il compito di escludere la malattia e viene condotto generalmente su persone che sono per la maggior parte sane.Affinché un esame venga inserito in uno screening deve rispettare determinati criteri: essere un test sicuro, privo di alcun rischio ed effetti collaterali essere socialmente accettato dalla popolazione che si sottoporrà agli esami, poiché le persone devono essere consenzienti e consapevoli nel momento in cui accettano di sottoporsi a questi tipi di esami avere un costo contenuto, tale da poter permettere a tutti gli strati della popolazione di poterne beneficiare. Spesso vengono organizzate delle sedute di esami totalmente gratuiti, proprio per poter raggiungere chiunque e dare la possibilità a tutti di sottoporsi ai test deve avere risultati attendibili, il più possibile affidabili e sicuri. Le pratiche di screening si differenziano dalla prevenzione spontanea. Quest'ultima viene volontariamente scelta da singoli individui, che desiderano svolgere degli esami mirati o meno per prevenire l'insorgenza di mali a stadi iniziali. Lo screening generalmente viene sottoposto a fasce della popolazione maggiormente a rischio; affinché i risultati siano soddisfacenti è fondamentale che le persone si sottopongano regolarmente a questi controlli.
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