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Cosmetica: i parabeni fanno davvero male al nostro corpo?

Cosmetica: i parabeni fanno davvero male al nostro corpo?
Dei parabeni ormai abbiamo tutti (o quasi) sentito parlare almeno una volta; vengono infatti utilizzati in modo consistente da oltre 70 anni a livello industriale soprattutto nella produzione farmaceutica e cosmetica e, talvolta, in quella alimentare. Ma cosa sono esattamente i parabeni? E, soprattutto, fanno davvero male al nostro corpo? Nell’articolo di oggi faremo un po’ di chiarezza sul tema. Cosa sono i parabeni e a cosa servono? I parabeni sono dei composti chimici derivanti dall’acido para-idrossibenzoico. Sebbene ce ne sia qualcuno di origine vegetale (il metilparabene, per esempio, si può trovare naturalmente nei mirtilli, nelle carote e nelle olive) la maggior parte dei parabeni è sintetica e viene prodotta chimicamente in laboratorio. Il loro ampio utilizzo nell’industria farmaceutica e cosmetica è dovuto alla loro azione fungicida e battericida. Leggendo con attenzione le etichette di molti prodotti, li potrete trovare, sono infatti presenti in molte creme, deodoranti, saponi, shampoo, balsami, dentifrici. In poche parole, sono degli ottimi alleati contro la formazione di batteri, funghi e altre sostanze potenzialmente nocive per la salute.   I parabeni sono nocivi? Da anni vengono condotti studi sulla tossicità e gli effetti dei parabeni sul nostro corpo, in particolare quando si tratta di un’esposizione prolungata e localizzata, come per esempio quella dovuta all’applicazione di un deodorante. Secondo l’elenco Inci (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) i parabeni maggiormente dannosi per la salute sono i seguenti: Isobutilparabene Benzilparabene Isopropilparabene Fenilarabene Pentilparabene Metilparabene Etilparabene Propilparabene Butilparabene Di questi i primi cinque sono vietati dalle leggi europee. I sospetti sono legati alla possibile insorgenza di tumori al seno e la potenziale interferenza con il sistema endocrino. Per alcuni dei parabeni in effetti è stata riscontrata un’attività simil-estrogenica, ma, va detto, solo ad altissime concentrazioni. Questo ha fatto si che non tutti i composti siano stati vietati e che alcuni – in concentrazioni bassissime – siano ammessi nella produzione di creme, deodoranti e altri prodotti per la cosmesi. Alcuni Stati hanno deciso di adottare leggi più restrittive di quelle europee: la Danimarca, per esempio, nel 2011 ha vietato l’uso di alcuni parabeni nei prodotti destinati ai bambini fino a 3 anni; la Francia nello stesso anno ha votato una proposta di legge che vieta produzione, importazione e vendita di prodotti contenenti parabeni. Prosegue dunque la ricerca su queste sostanze poiché i loro effetti, soprattutto a lungo termine, non sono chiari. Nel frattempo moltissimi produttori hanno lanciato linee di prodotti “senza parabeni” che possono offrire un’alternativa valida per i consumatori più cauti. Nelle produzioni di cosmetici eco-bio, per esempio, si ricorre ad altre componenti naturali, come gli estratti di rosmarino o timo, che svolgono azione disinfettante e battericida.

Tumori ereditari: come effettuare una diagnosi precoce?

Tumori ereditari: come effettuare una diagnosi precoce?
Il cancro è una malattia purtroppo molto comune che può colpire diversi casi all’interno dello stesso nucleo famigliare. Talvolta capita che la stessa forma tumorale ricorra di generazione in generazione: in alcuni casi il motivo può essere legato alla condivisione delle stesse (cattive) abitudini da parte dei membri della famiglia, in altri invece, l’insorgenza del tumore può essere causata da un gene anomalo trasmesso di padre o madre in figlio. In questi casi si parla di tumore ereditario. I tumori sono masse formate da cellule maligne che si originano da una serie di mutazioni genetiche, le quali possono distinguersi in: mutazioni somatiche: quando insorgono come conseguenza naturale dell'invecchiamento o in seguito al danneggiamento casuale del DNA di una cellula. Non possono essere ereditate. mutazioni ereditarie: quando si verificano all’interno delle cellule germinali, specializzate nella produzione dei gameti. In seguito alla fecondazione, un gamete contenente una mutazione, la trasmette al nuovo organismo; per questo motivo vengono definite ereditarie. Le persone che portano tali mutazioni non necessariamente svilupperanno il cancro, nonostante questo il rischio di sviluppare una patologia oncologica è superiore alla media. Il test per la diagnosi precoce dei tumori ereditariQuando si parla di tumori ereditari si fa riferimento all’Oncogenetica, la nuova frontiera dell’oncologia. Negli ultimi anni la ricerca ha permesso di sviluppare misure diagnostiche, terapeutiche e preventive per le persone più a rischio, con l’obiettivo di diagnosticare eventuali forme tumorali precocemente e intervenire prima che sia troppo tardi. Ad oggi esiste un test chiamato Test di Predisposizione Genetica che permette di valutare il rischio di sviluppare un tumore; purtroppo non permette di riconoscere la possibile insorgenza di qualsiasi forma tumorale, nonostante ciò ha la capacità di valutare la possibile presenza di: tumore alla mammella tumore ovarico cancro del colon-retto (o sindrome di Lynch) poliposi adenomatosa familiare melanoma (tumore della cute) tumori gastrici tumore pancreatico cancro alla prostata tumore alla tiroide cancro all’utero sindrome di Li-Fraumeni, una patologia molto rara che aumenta la probabilità di sviluppare neoplasie sindrome di Cowden, una rara malattia genetica che può causare neoplasie alla mammella, all’endometrio, alla tiroide e ai reni sindrome di Peutz-Jeghers, che coinvolge l'intero tubo digerente e si accompagna ad una lieve lentigginosi Il test è consigliato principalmente alle persone che hanno avuto casi di tumore in famiglia, in quanto maggiormente esposte a rischio. I vantaggi di questa consulenza genetica possono essere diversi: il risultato può essere condiviso con altri membri della famiglia, i quali potrebbero presentare la stessa mutazione genetica organizzare un piano di screening che permette di monitorare l’eventuale insorgenza della neoplasia e, nel caso, di intervenire precocemente per curarla valutare con uno specialista terapie di profilassi preventiva

Tumori benigni: perché è importante non sottovalutarli

Tumori benigni: perché è importante non sottovalutarli
I tumori sono neoformazioni patologiche che derivano dalla proliferazione di cellule del tessuto dal quale si originano. Si classificano come: tumori benigni: quando la loro massa resta delimitata, conservando la struttura delle cellule normali senza invadere gli organi circostanti tumori maligni: quando la loro massa cellulare è in progressiva replicazione e la loro struttura subisce una modifica, caratterizzandosi da cellule anormali altamente instabili che viaggiano attraverso il flusso sanguigno, il sistema circolatorio e il sistema linfatico, diffondendosi in diverse parti del corpo e invadendo i tessuti circostanti. Quando si parla di tumore benigno, è bene sottolineare che non si parla di cancro. La gravità della proliferazione nei due casi è nettamente differente, sebbene sia importante non sottovalutare il problema anche quando la natura della massa tumorale è benigna. Questo perché la neoformazione potrebbe, con il tempo, degenerare e assumere le caratteristiche di un cancro. Quali sono i tumori benigni maggiormente diffusi per cause esterne o mutazioni genetiche? Le cisti: considerate neoformazioni benigne non pericolose, data la delimitata localizzazione e la facilità con la quale generalmente è possibile asportarle I polipi: tumori benigni che tendono a svilupparsi all’interno dell’intestino oppure delle vie respiratorie; da tenere monitorati per valutarne la crescita ed evitare il rischio di danneggiamento delle strutture circostanti I noduli ghiandolari a carico della tiroide: formazioni benigne che necessitano di un esame dettagliato per escludere la presenza di possibili disfunzioni delle quali possono essere i responsabili I lipomi: tumori benigni formati da tessuto adiposo che, a seconda delle dimensioni, vengono analizzati per valutare eventuali rischi di compressione dei nervi o dei vasi sanguigni Gli adenomi: tumori non cancerogeni di origine ghiandolare che necessitano di specifici accertamenti per monitorare la produzione di ormoni, affinché non venga compromessa I fibromi: extra-formazioni di tessuto muscolare che tendono ad originarsi nelle pareti uterine o nel tratto gastrointestinale. In alcuni casi è necessario asportare la neoformazione in quanto responsabile di forti dolori oppure di alterazioni del ciclo mestruale. Nel caso, invece, si decidesse di non effettuare l'asportazione, è comunque necessario un attento monitoraggio. I sintomi legati alla presenza di tumori benigni possono essere diversi e variare a seconda della localizzazione della massa tumorale che, crescendo, può andare a comprimere gli organi circostanti o i vasi sanguigni; è possibile, pertanto, avvertire dolore oppure fastidio nella zona interessata. Talvolta, invece, possono essere asintomatici. Come definire con precisione la natura di un tumore? L’esame maggiormente attendibile per poter stabilire con esattezza le caratteristiche di una massa tumorale è l’esame istologico; si effettua prelevando un campione di tessuto dalla zona interessata ed analizzandone le componenti in sede anatomo-patologica. In alcuni casi, per poterlo fare è necessario asportare la massa cellulare, ancora prima di averla definita benigna o maligna.   L’importanza degli screening oncologiciAffinché possa essere effettuata una diagnosi precoce della massa tumorale e procedere con l’eventuale iter terapeutico, è importante da parte del soggetto sottoporsi regolarmente a screening oncologici.In questo modo è possibile monitorare lo stato di salute del paziente e intervenire anticipatamente in caso di necessità. Molte forme cancerogene sono asintomatiche, ovvero non manifestano sintomi o segnali d’allarme, quando se ne evidenziano i segni, potrebbe essere troppo tardi per intervenire.Scopri di più sui programmi di screening nel nostro articolo “La prevenzione che salva la vita”.   

Prevenzione Tumori: facciamo chiarezza

Prevenzione Tumori: facciamo chiarezza
Abbiamo parlato spesso dell’importanza dello stile di vita nella prevenzione dei tumori. Evitare il fumo, limitare l’alcol, seguire una sana alimentazione e praticare una costante attività fisica sono solo alcune delle tante abitudini che possono favorire la riduzione dei casi di tumore. Ma oltre a fumo e obesità, c’è molto altro. La scienza ha introdotto vaccini, test, farmaci e ha scoperto l’efficacia di un farmaco che tutti abbiamo in casa: l’aspirina. Ma andiamo per ordine. 1. Vaccini per la prevenzione dei tumoriIn Italia l'8,5% di tutti i tumori è legato alla presenza di virus che, infettando le cellule sane, danno il via ai processi di formazione del cancro. Tra i virus più noti troviamo quelli appartenenti alla famiglia del papilloma virus (HPV) che ne racchiude ben 120 tipologie diverse. Solitamente l’HPV non conduce a disturbi tumorali, ma in alcune persone l’infezione persistente sviluppando il cancro. Il vaccino HPV è in grado di proteggere dai più comuni tipi di virus, come quello alla cervice uterina, responsabile di oltre 6.000 casi di cancro l’anno in Italia. Per approfondire leggi questo articolo sulla relazione tra cancro e vaccino.  2. Screening dei tumoriOltre ai vaccini, esistono programmi di screening utili nella prevenzione dei tumori. Si tratta di esami condotti a tappeto sulla fascia considerata più a rischio della popolazione che hanno lo scopo di individuare la presenza di una malattia o di suoi precursori, ossia di quelle anomalie da cui la malattia si sviluppa.Il servizio sanitario nazionale e l’Unione Europea organizzano ogni anno programmi di screening al fine di garantire al paziente delle misure a sostegno della sua salute. Uno di questi è lo screening cervicale, progettato per rilevare quei cambiamenti nella cervice che possono diventare cancerosi. L’obiettivo è curarli prima che si sviluppi il cancro.Alcuni dei programmi organizzati di screening oncologici riguardano: il cancro all’intestino il cancro al seno il cancro al collo dell’utero Mentre gli ultimi due sono rivolti a sole donne, il primo è indirizzato a tutta la popolazione in generale. Come funziona lo screening per il cancro al collo dell’utero?I test utilizzati per lo screening della cervice uterina sono due. Il più primo e più diffuso, è il test citologico che consiste nel prelievo di un campione di cellule da analizzare in laboratorio. Il secondo, sviluppato più di recente, serve a verificare una possibile infezione da papillomavirus (HPV). Infatti, nella maggioranza dei casi, il cancro alla cervice uterina è causato da un’infezione da HPV. Come funziona lo screening per il cancro all’intestino?Lo screening dell’area intestinale è rilevare piccole escrescenze nell'intestino, chiamate polipi, che possono trasformarsi in cancro se non rimosse. Esistono due metodi per prevenire questa tipologia di tumore. Il primo è un test in grado di rilevare tracce di sangue occulto nelle feci. Il secondo consta invece di due procedure, la sigmoidoscopia flessibile e la colonscopia, che consentono di esaminare la parete interna dell'intestino. La ricerca ha dimostrato che effettuare regolarmente screening per il cancro intestinale diminuisce del 35% il rischio di sviluppare la malattia. Come funziona lo screening per il cancro al seno?Lo screening per il cancro al seno si esegue mediante mammografia. La mammografia è una radiografia approfondita capace di rilevare anche quei tumori troppo piccoli per essere percepiti tramite semplice palpazione. Anche in questo caso, lo screening non previene lo sviluppo della malattia, ma permette di rilevarla ancora in fase iniziale aumentando le probabilità di successo del trattamento. 3. Farmaci AntitumoraliL'uso di farmaci antitumorali è un approccio relativamente nuovo, ma che si è rivelato estremamente efficace per le persone ad alto rischio di contrarre determinate tipologie di tumori.Ad esempio, il tamoxifene è un farmaco utilizzato da decenni nella cura del cancro al seno. Un recente studio ha dimostrato che 5 mg di tamoxifene al giorno per tre anni riducono del 52% il rischio di recidiva e del 75% il rischio di sviluppare il tumore. Una ricerca di follow-up ha poi scoperto che un altro farmaco, chiamato anastrozolo, può avere effetti preventivi ancora maggiori per donne ad alto rischio.Ma assumere farmaci per prevenire il cancro ha senso solo se i benefici superano i danni. E sebbene ci siano indubbi benefici dati dal tamoxifene e dell'anastrozolo, questi farmaci antitumorali hanno anche effetti collaterali. Ecco perché vengono prescritti solo a chi è ad alto rischio. 4. Aspirina: un farmaco miracoloso?Anni di ricerche hanno indicato l'aspirina come un potenziale metodo per prevenire il cancro intestinale, soprattutto in coloro che hanno un disturbo ereditario chiamato sindrome di Lynch.Ma ci sono ancora domande, ancora senza risposta, su come l’aspirina potrebbe funzionare per la popolazione in generale. Proprio come con il tamoxifene e l'anastrozolo, è importante assicurarsi che i benefici dell’assunzione di aspirina siano superiori agli effetti collaterali. Per sapere come contribuire alla ricerca nella lotta contro i tumori leggi qui.   

Bicicletta elettrica: un nuovo modo per restare in forma. Ecco perché è meglio della bici tradizionale

Bicicletta elettrica: un nuovo modo per restare in forma. Ecco perché è meglio della bici tradizionale
Meglio scegliere una bicicletta classica o una nuovissima bici elettrica? Quanto incide l'aiuto concesso dalla pedalata assistita sulla forma fisica? Sono tantissime le domande dei possibili acquirenti circa l'opportunità di acquistare una bicicletta elettrica di nuova generazione anziché una bici tradizionale. Le ebike, così come sono state ribattezzate, negli ultimi tempi hanno conosciuto un autentico boom di vendite, per i prezzi accessibili o per la loro straordinaria comodità, offerta dalla capacità di migliorare l'efficacia della pedalata a proprio piacimento. Eppure non tutti sono pienamente convinti dell'acquisto, soprattutto a causa della mancanza di informazioni dettagliate. Perché quindi preferire la bicicletta elettrica a quella classica? Un antidoto contro la sedentarietàA svelare i motivi principali per cui anteporre la tecnologia alla tradizione sono alcuni medici dello sport, i quali sostengono la capacità della bici elettrica di entrare in competizione con le auto e gli altri mezzi a motore, piuttosto che con le bici tradizionali. E il motivo è da ricercarsi soprattutto nel potere di questi dispositivi di convincere pigri e sedentari ad affidarsi ad un mezzo meno stressante dal punto di vista fisico rispetto alle bici, anche se più impegnativo rispetto all'automobile. La bici elettrica, infatti, è un'invenzione che aiuta i pigri a schiodarsi dai soliti mezzi di trasporto, privati o pubblici che siano, consentendo loro di muoversi agevolmente, evitando il traffico e guadagnandone in termini di salute e prevenzione. Questo dispositivo elettronico, infatti, costituisce un'alternativa ideale per tutti coloro che non amano muoversi a piedi. Grazie alla pedalata assistita è possibile scegliere come e quando sforzarsi e, anche qualora lo sforzo fisico fosse ridotto al minimo, comunque si starà facendo qualcosa in più rispetto alla totale inattività. Gli anziani possono usare la bici elettrica come un'alternativa alla cycletteInvece che restare fra le quattro mura anche durante la bella stagione, con una ebike è possibile andarsene in giro per la città facendo il giusto esercizio fisico. Anche se blando, l'esercizio resta comunque molto importante, oltre che gratificante e, se fatto con buona costanza, non può fare altro che garantire risultati soddisfacenti. Ma al di là dell'intensità dello sforzo, l'ebike sa essere preziosa in quanto capace di attivare numerosi distretti muscolari (molti di più rispetto a quanto fa la cyclette, che non include i muscoli stabilizzatori). Inoltre, permette di godere dell'aria aperta e di variare i percorsi a seconda degli impegni o dei propri gusti, senza fare troppa attenzione alle salite più impegnative. La bici con pedalata assistita è perfetta per qualsiasi età: può utilizzarla chi non vuol fare troppa fatica, chi non vuole stressare eccessivamente il corpo, chi desidera arrivare a destinazione più rapidamente. E quando si è troppo stanchi per proseguire con le proprie forze, è sufficiente avviare il motorino elettrico e fare affidamento sul prezioso contributo della tecnologia. Può essere utile per il recupero post operatorioColoro che hanno subito un intervento chirurgico al ginocchio o all'anca e devono sottoporsi a qualche seduta di riabilitazione che preveda esercizi come la pedalata, possono tranquillamente ricorrere alla ebike. In questo modo è possibile calibrare meglio i carichi di lavoro, senza rischiare di fare troppa fatica e compromettere ulteriormente la situazione. Insomma, la bici elettrica è in grado di garantire un buon numero di benefici reali, paragonabili o addirittura superiori a quelli offerti dalla pedalata tradizionale. È molto importante ricordare che pedalare fa bene, indipendentemente dall'intensità dello sforzo che si è in grado di sostenere. Inoltre, la ebike consente di regolare l'assistenza: è possibile utilizzarla come fosse una bicicletta tradizionale, impostando al minimo l'apporto offerto dalla pedalata assistita, oppure, quando si è di fretta o in presenza di dislivelli impegnativi, utilizzando l'assistenza per raggiungere la meta senza stancarsi eccessivamente. I benefici fisiologiciLa bicicletta elettrica, esattamente come fa quella classica, aiuta a tonificare i muscoli, a migliorare l'efficienza del sistema osteo-articolare (la bici è ottima per la prevenzione dei danni alle articolazioni, poiché il movimento rotatorio esercita un effetto protettivo sulla cartilagine, evitando ogni tipo di sovraccarico, sia per le ginocchia che per la colonna vertebrale) e cardiovascolare (andare in bici aiuta a prevenire i problemi cardio-vascolari, a patto che si proceda con moderazione e nella maniera più regolare possibile, proprio com'è nelle corde della bici elettrica). Infine, le nuove ebike migliorano le capacità respiratorie e contribuiscono alla perdita di peso (anche pedalando a ritmi blandi, è possibile bruciare fino a 300 calorie ogni ora). Meglio di così…

Prevenire il cancro grazie allo sport

Prevenire il cancro grazie allo sport
Non è una novità che l’attività fisica aiuta a restare in forma, a perdere peso, a mantenere giovane l’apparato muscolo-scheletrico e circolatorio, oltre che a migliorare l’umore. Ciò che forse non si sa è che lo sport ha virtù nascoste, supportate scientificamente, che lo rendono un efficace strumento di prevenzione oncologica.Solamente il 20% dei tumori è di origine genetica, mentre la restante parte è legata ai cosiddetti “fattori di rischio modificabili”, ovvero quei fattori dipendenti dal nostro stile di vita e dall’ambiente esterno. Tra i fattori di rischio modificabili l’obesità, il sovrappeso, e l’inattività fisica sono responsabili di 1/3 di tutte le morti per cancro.Già negli anni ’80 gli esperti del sistema sanitario britannico sostenevano che l’esercizio fisico andasse prescritto come una medicina. Sono soprattutto medici e pediatri di famiglia a poter veicolare questo importante messaggio educazionale: dieta e attività fisica fanno bene non solo per prevenire le malattie di cuore e il diabete, ma anche i tumori.   Studi dimostrano l’impatto positivo dello sport nella prevenzione e cura del cancroLo sport agisce sui sistemi metabolici dell'organismo e oggi ci sono dimostrazioni scientifiche del fatto che la pratica sportiva fa bene alla salute. Lo dicono anche i risultati degli studi epidemiologici che, almeno per alcuni tipi di tumore, mostrano un forte legame tra il cancro e la mancanza di esercizio fisico. Il World Cancer Research Fund, nel suo report “Policy and Action for Cancer Prevention” del 2009, ha stimato che, nei Paesi con stile di vita di tipo occidentale, il 25% di tutti i tumori è attribuibile ad un bilancio energetico “troppo” positivo (in pratica al troppo mangiare e alla sedentarietà) e che potrebbe essere prevenuto con l’adozione di un regime alimentare corretto, la riduzione del sovrappeso e il raggiungimento di livelli sufficienti di attività fisica giornaliera. Ed ancora, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) una percentuale che arriva fino al 19% di tutti i tumori è attribuibile alla sola mancanza di esercizio fisico. Nelle persone fisicamente attive il sistema immunitario risulta maggiormente efficace sia nel rispondere agli attacchi esterni, sia nel ridurre la massa tumorale (nel caso di pazienti oncologici), addirittura nel prevenire le recidive nei pazienti in remissione.L’esercizio fisico agisce sulla riduzione del rischio di cancro attraverso: Il sistema immunitario La riduzione di livelli di insulina (creando un ambiente a basso livello di zucchero si scoraggia la crescita e la diffusione delle cellule tumorali) L’innesco dell’apoptosi (morte cellulare programmata in grado di causare la morte delle cellule tumorali) La produzione di citochine, ovvero sostanze antinfiammatorie (l’infiammazione, specie se cronica, favorisce la comparsa di mutazioni nelle cellule e la trasformazione del tessuto sano in tumorale) Il potenziamento del sistema antiossidante Un generale miglioramento dell’assetto ormonale e della composizione corporea (riduzione della concentrazione di alcuni ormoni, trai quali gli estrogeni, a cui sono sensibili tumori come quelli dell'utero, del seno e della prostata) L’accelerazione del tempo di transito del cibo nell’apparato gastroenterico (considerata una delle principali ragioni di prevenzione del cancro al colon) Il miglioramento dell’attività intestinale (muoversi accelera il transito intestinale: più lungo è il tempo in cui le sostanze di scarto rimangono in contatto con le mucose di stomaco e intestino, e più alto è il rischio che eventuali composti tossici o mutageni danneggino le cellule) Sono i tumori al seno e al colon-retto quelli che sembrano godere del maggiore beneficio: sia in chiave preventiva sia di esito della malattia. Ma rispetto alla prima esigenza, vista la capacità di regolare il peso corporeo, la pratica sportiva s’è finora rivelata un valido antidoto nei confronti di altri undici diversi tipi di tumore: all’esofago, al fegato, al polmone, al rene, allo stomaco, all’endometrio, alla testa e al collo e alla vescica. Consigli PraticiInnanzitutto è bene distinguere tra due tipi di attività fisica: quella aerobica e anaerobica.Con l'esercizio anaerobico i muscoli si allenano e si rinforzano, ma non c'è accelerazione del battito cardiaco. È quindi meno efficace in termini di prevenzione delle malattie, in particolare di quelle cardiovascolari.L'attività aerobica regolare aiuta invece a ridurre l'indice di massa corporea e quindi, in modo indiretto, a prevenire i tumori legati al sovrappeso e all'obesità. L'aumento del flusso di sangue ossigena i tessuti, facilitando anche l'arrivo di sostanze antinfiammatorie e l'eliminazione delle sostanze tossiche accumulate.In linea generale si raccomanda di svolgere almeno 150’ di attività fisica aerobica moderata (riferendosi a quelle attività che richiedono uno sforzo respiratorio minimo, come ad esempio, una camminata veloce oppure andare in bicicletta), oppure, 75 minuti di attività fisica aerobica intensa (ovvero tutte quelli attività che fanno respirare più velocemente e in modo più profondo e che fanno sudare) ogni settimana, oppure una combinazione adeguata di entrambe. L’importante è che l’attività sia distribuita lungo tutta la settimana (almeno in 5 volte), e che non sia una pratica saltuaria ma abituale, perché lo scopo è quello di combattere uno stile di vita sedentario. L’esercizio fisico anche per pochi minuti al giorno è meglio che non esercitarsi affatto.Fondamentale appare anche iniziare a fare sport fin dai primi anni di vita.Sembra difficile da applicare ma bastano piccoli e semplici cambiamenti nella vita di tutti giorni per iniziare a muoversi, come ad esempio scendere dall’autobus una fermata prima o utilizzare le scale piuttosto che l’ascensore. Piccoli cambiamenti alla portata di tutti. Segui i consigli di prevenzione del nostro blog!

Cancro e vaccino

Cancro e vaccino
Come funzionano i vacciniIl vaccino è un preparato che viene generalmente somministrato per garantire l'immunità da una certa malattia. L'effetto immunizzante viene ottenuto dalla stimolazione, nel paziente al quale viene somministrato, alla produzione di specifici anticorpi capaci di combattere una data patologia.Una volta somministrati, i vaccini simulano il primo contatto con l’agente infettivo evocando una risposta immunologica simile a quella causata dall’infezione naturale, senza però causare la malattia e le sue complicanze. Il principio alla base di questo meccanismo è la memoria immunologica: la capacità del sistema immunitario di ricordare quali microrganismi estranei hanno attaccato il nostro organismo in passato e di rispondere velocemente (l’assenza di una memoria immunologica è il motivo per cui i bambini piccoli vanno incontro alle malattie infettive più frequentemente dell’adulto). Senza le vaccinazioni, il nostro corpo può impiegare anche due settimane per produrre una quantità di anticorpi sufficiente a contrastare l’invasore. Un intervallo di tempo durante il quale la malattia può causare danni al nostro organismo.Insomma i vaccini sono una sorta di addestramento del sistema immunitario: la forma meno virulenta dell'agente infettivo, di cui è costituito il vaccino, introduce nell'organismo i cosiddetti antigeni, cioè le parti in grado di consentire al nostro sistema immunitario di riconoscere l'intruso. Poiché le forme attenuate o addirittura morte dei virus e dei batteri che si utilizzano nelle vaccinazioni hanno gli stessi antigeni delle forme vive e pienamente attive, la vaccinazione addestra l'organismo a rispondere velocemente e il sistema immunitario ad attaccare e distruggere più rapidamente ed efficacemente.   I vaccini contro il cancroEsistono due tipi di vaccini che prevengono (vaccini preventivi) o curano (vaccini terapeutici) il cancro. Vaccini preventivi contro il cancroCon questo termine si intendono alcuni vaccini classici, in grado di prevenire l'infezione da parte di virus come, per esempio, quello dell'epatite B o del papilloma umano, che possono essere una delle cause di insorgenza di alcuni tumori. Questi tipi di vaccini non sono altro che normali vaccini contro le malattie infettive, che però hanno anche l’effetto di ridurre il rischio di ammalarsi di determinati tumori che sono favoriti o direttamente provocati dalla presenza di certi virus. Il vaccino per l’epatite B e quello per il papilloma umano (anti HPV), quindi, non hanno un effetto diretto sul tumore del fegato o sul tumore del collo dell'utero ma, poiché prevengono l'infezione che induce infiammazioni croniche o mutazioni dirette che sono la causa dei tumori, sono di fatto preventivi anche in senso antitumorale. Vaccini terapeutici contro il cancroCon il termine vaccino anticancro in genere ci si riferisce ai vaccini terapeutici. Sono così definiti perché sono a tutti gli effetti terapie, sono quindi indirizzati a pazienti che hanno già un tumore e lo scopo è curare la malattia, non prevenirla. Il termine vaccino è usato un po’ impropriamente ma anche in questo caso si stimola il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare ciò che è dannoso per l’organismo.E’ stato dimostrato che sin dalle prime fasi della genesi del tumore le cellule immunitarie funzionano come guardiani, distruggendo precocemente le cellule mutate e potenzialmente cancerose: non a caso, nei soggetti con un deficit dei meccanismi immunitari, si osserva un'aumentata incidenza di formazioni tumorali. Ciononostante, anche soggetti con difese immunitarie perfettamente funzionanti si ammalano di cancro. Le cellule tumorali hanno quindi la capacità di sfuggire al controllo del sistema immunitario e di moltiplicarsi fino alla manifestazione clinica del tumore. Lo scopo dei vaccini anticancro è addestrare il sistema immunitario del paziente a riconoscere le cellule tumorali. Il riconoscimento si basa sulla presenza di molecole, gli antigeni, specifici per le cellule del tumore. Per creare dei vaccini anticancro bisogna conoscere questi antigeni, che non sono uguali in tutti i tumori dello stesso tipo. La vaccinazione può essere fatta iniettando gli antigeni o prelevando i globuli bianchi del paziente e mettendoli in contatto con l’antigene in laboratorio prima che questi siano reintrodotti nel paziente stesso. Un limite di questa strategia è l’eterogeneità delle mutazioni, che sono diverse non solo da individuo a individuo, ma anche tra le diverse metastasi tumorali che coesistono nello stesso paziente. Dunque la ricerca deve continuare a lungo e bisognerà mettere a punto protocolli strettamente personalizzati e in grado di caratterizzare con crescente precisione le mutazioni. Molti ricercatori stanno dedicando i loro sforzi allo sviluppo di vaccini anticancro, una delle promesse dell'oncologia clinica per i prossimi anni.Un esempio di vaccino anticancro è quello approvato nel 2010 dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense per il tumore della prostata. Si tratta di un vaccino che deve essere prodotto per ciascun paziente, utilizzando il suo stesso sangue. Molti altri vaccini terapeutici anticancro sono in fase di studio: per esempio risultati incoraggianti sono stati raggiunti sul tumore del seno e l’Istituto Nazionale dei Tumori “Pascale” di Napoli è capofila di una nuova ricerca che sta testando la vaccinazione anti cancro nel tumore del fegato. Diversi studi clinici sono attualmente in corso per verificare la sicurezza ed efficacia dei vaccini con altri tipi di tumore (colon, reni, glioblastoma).

Esami del sangue: quali valori possono essere spia di un tumore?

Esami del sangue: quali valori possono essere spia di un tumore?
Un esame molto utile per avere quadro generale della salute di una persona, sia per un’analisi di routine sia in presenza di possibili problematiche, è l’emocromo: tramite un piccolo prelievo di sangue è infatti possibile diagnosticare infezioni, infiammazioni, malattie autoimmuni e addirittura tumori.In quest’ultimo caso i valori che più comunemente vengono presi in considerazione sono: i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. In questo articolo cercheremo di capire perché. I globuli rossiI globuli rossi sono le cellule più numerose del sangue, si parla circa di 4,5 e 5,8 milioni per millimetro cubo e grazie all’emoglobina, 12,5-16 grammi per decilitro, trasportano ossigeno e anidride carbonica ai tessuti. Una prima spia di tumore può accendersi quando i globuli rossi diminuiscono bruscamente nel giro di poco tempo, fino ad arrivare a un valore inferiore agli 8 grammi per decilitro. Questo succede quando il midollo osseo inizia a danneggiarsi a causa delle cellule malate presenti nel sangue; si tratta di un segnale che potrebbe rivelare la presenza di malattie come la leucemia cronica, il mieloma, il linfoma e le mielodisplasie. Se, al contrario, i valori dei globuli rossi aumentano superando i 5,8 milioni per millimetro cubo e l’emoglobina oltrepassa 16,5 grammi per decilitro, è possibile parlare di una rara forma di tumore del sangue chiamata policitemia vera. Un parametro che l’emocromo fornisce è il volume corpuscolare medio dei globuli rossi, utile per diagnosticare moltissime malattie, come la mielodisplasia e vari tumori intestinali. Globuli bianchiI globuli bianchi, o leucociti, sono le cellule del sangue destinate alla difesa immunitaria contro le infezioni che possono colpire l’organismo. Si distinguono in neutrofili, linfociti, monociti, eosinofili e basofili. I valori normali dei globuli bianchi si aggirano tra i 4.000 e i 10.000 per microlitro, quando questi diminuiscono (meno di 1.000-500) è possibile riscontrare complicazioni al midollo osseo anche gravi. Allo stesso tempo valori troppo elevati (maggiori di 100.000 mm3) possono rappresentare un campanello d’allarme da non sottovalutare; grazie all’analisi dei singoli leucociti è possibile conoscere la natura dell’alterazione e diagnosticare la malattia. PiastrineLe piastrine sono cellule che hanno la funzione di regolare il meccanismo di coagulazione del sangue; vengono misurate in migliaia per microlitro e il loro valore normale in un soggetto sano si aggira tra i 150.000 e i 400.000 per mm3. Piastrine nettamente basse, in particolare se accompagnate da alterazioni di globuli bianchi e anemia, possono essere sintomo di un cattivo funzionamento del midollo. Al contrario, un aumento smisurato (oltre 1 milione per microlitro cubo) di queste cellule nel sangue, può determinare la presenza di una rara forma di tumore chiamata trombocitemia essenziale.   Oltre questi tre parametri, molte volte è utile analizzare anche i cosiddetti marcatori tumorali. Si tratta di molecole, il più delle volte proteine, che possono essere rilevate nel sangue e i cui valori possono indicare la presenza di un tumore. Nello specifico i valori che devono fungere da campanello d’allarme sono quelli più alti: queste molecole sono infatti presenti anche in assenza di malattie, ma solo in presenza di un tumore i loro livelli si alzano in modo consistente. Questo accade perchè le cellule tumorali si replicano molto più velocemente di quelle sane e in questo processo rilasciano nel sangue elevate quantità di proteine (tra cui i marcatori tumorali). Tra tutti, i più conosciuti marcatori tumorali sono: PSA (prostate specific antigen) – correlato al tumore della prostata; CA125 – correlato al carcinoma dell’ovaio; CEA (Antigene Carcino-Embrionario) – correlato a carcinoma del colon-retto, carcinoma gastrico, carcinoma pancreatico, carcinoma polmonare, carcinoma della mammella e carcinoma midollare della tiroide È importante sottolineare che, così come per globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, anche nel caso dei marcatori tumorali non sempre valori anomali sono sinonimo della presenza di un tumore.

Fumo di sigaretta e sigarette elettroniche

Fumo di sigaretta e sigarette elettroniche
L’American Cancer Society ha rilevato che, nei Paesi industrializzati, il consumo di tabacco è responsabile ogni anno di circa il 30% delle morti. Applicando questa stima all’Italia, si può calcolare che oltre 180.000 decessi annui dovuti ai danni del fumo (malattie cardiovascolari, tumori e malattie dell’apparato circolatorio) sarebbero evitabili se ogni fumatore perdesse questo brutto vizio.Il fumo di sigaretta infatti, non è responsabile esclusivamente del tumore del polmone e dei bronchi, ma anche di altre forme tumorali. In, particolare, il consumo di tabacco può incidere anche per quanto riguarda l’insorgenza dei tumori di stomaco, esofago, colon-retto, fegato, e pancreas per l’apparato digerente; cavità nasali, nasofaringe, cavo orale, orofaringe, laringe e ipofaringe per la regione testa; ovaio, vescica e cervice uterina per l’apparato urogenitale.Oltre a ciò, è ormai noto che il fumo di sigaretta non provoca ripercussioni solo sulla salute dei fumatori, ma anche su quella dei cosiddetti fumatori passivi. I bambini esposti al fumo dei genitori, per esempio, hanno maggiori possibilità di sviluppare epatoblastoma: la forma infantile di tumore del fegato più comune. Negli anniLa prima pubblicazione ufficiale ad approfondire il legame tra il fumo e la comparsa del tumore polmonare risale al 1964: da allora migliaia di studiosi hanno cominciato a esaminare i danni sulla salute causati dalle sigarette, questa conoscenza ha portato i governi di diversi Paesi ad attuare campagne anti-fumo.In Italia, per esempio, una legge del 2003 ha proibito il fumo nei locali pubblici. La diminuzione dei casi di tumore al polmone, e in generale del numero di fumatori, rappresentano sicuramente un risultato positivo degli sforzi compiuti dalla sanità pubblica per sconfiggere il fumo di sigaretta; tuttavia, nonostante gli evidenti e sempre più conosciuti danni alla salute provocati da questa cattiva abitudine, quasi il 30% degli italiani dichiara di essere un fumatore abituale.   La sigaretta elettronicaLa sigaretta elettronica, nota anche come e-cig, è nata in Cina nel 2003 per spingere i fumatori a limitare l’inalazione di nicotina contenuta nelle sigarette “tradizionali”. In pochi anni questo prodotto è diventato particolarmente popolare, arrivando a conquistare il mercato italiano nel 2010. L’introduzione di questo prodotto è stata vista come un sostitutivo inoffensivo di questa cattiva abitudine, nonostante le sostanze aggiunte al vapore della sigaretta elettronica non siano ancora note e codificate; dal momento che si tratta di una soluzione introdotta solo recentemente, si sa ancora poco sulle reali conseguenze per la salute; un gruppo di ricercatori italiano ha provato ad analizzarne gli effetti comportamentali e neurochimici, dai dati è emerso che il vapore inalato dalla sigaretta elettronica non è affatto innocuo: al contrario crea forte dipendenza e in alcuni casi stati di ansia. Inoltre, anche la sigaretta elettronica contiene nicotina, che svolge un’azione pro-tumorale favorendo la formazione di diverse neoplasie.

Prevenzione primaria e fibre alimentari

Prevenzione primaria e fibre alimentari
Quando si parla di prevenzione primaria, e quindi di stile di vita salutare, lo si fa spesso in termini sottrattivi: non fumare, non bere alcolici, non condurre una vita sedentaria… Oggi vogliamo invece concentrarci su qualcosa che andrebbe aggiunto nell’alimentazione di tutti, grandi e bambini, per favorire il mantenimento della salute: le fibre alimentari. Cosa sono le fibre e perché fanno bene?Le fibre alimentari sono parti di alimenti vegetali, appartenenti nella quasi totalità dei casi alla famiglia dei carboidrati, che hanno una caratteristica comune: il nostro stomaco non è in grado di digerirle e il nostro intestino tenue non è in grado di assorbirle. Sono l’unica sostanza con questa caratteristica e anche se ad una prima lettura potrebbe sembrare inutile introdurre nella propria dieta alimenti che non possiamo nemmeno digerire, consumare fibre alimentari è davvero utilissimo per la salute. Le fibre infatti: Favoriscono digestione e regolarità intestinale perché, dal momento che devono essere masticate più a lungo di altri alimenti, stimolano la produzione di succhi gastrici Aiutano a mantenere il peso-forma: saziano più di altri alimenti (in quanto non vengono digerite e rimangono quasi intatte nell’intestino) e allo stesso tempo presentano un apporto calorico molto basso Favoriscono la riduzione del colesterolo e della glicemia Influiscono sulla prevenzione del cancro del colon Dove si trovano le fibre alimentari?Le fibre alimentari sono distinte in due categorie, le fibre solubili e quelle insolubili. Le fibre solubili sono formate da gomme e mucillagini (pectine) e si trovano principalmente nei legumi e nella frutta; a contenerne in maggior misura sono: fave, fagioli, piselli, lenticchie, mele, lamponi. Hanno la capacità di assorbire acqua e, se assunte prima del pasto, contribuiscono a controllare i livelli di colesterolo nel sangue e ridurre l’assorbimento degli zuccheri.Le fibre insolubili, invece, si trovano nei cereali integrali e nelle verdure e sono formate da emicellulosa e lignina. A contenerne in abbondanza sono soprattutto miglio, farro, segale, cavoli e noci. Riescono ad assorbire molto acqua dall’intestino e rendono le feci più morbide favorendone l’espulsione. Quante fibre alimentari consumare?Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per beneficiare delle proprietà delle fibre alimentari bisognerebbe assumerne 25/30 gr al giorno. Ecco qui un breve schema che può aiutare ad orientarsi nella scelta del menu quotidiano per garantire queste quantità: cereali integrali: 1-3gr per 100gr di alimento legumi: 5-8gr per 100gr di alimento frutta secca: 5-12gr per 100gr di alimento frutta fresca: 1-4gr per 100gr di alimento verdura: 1-8gr per 100gr di alimento. Continuate a seguire il blog di Fondazione CMT per tanti consigli in tema di salute e benessere.
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