Home › Blog

Aggiornamenti, eventi e news di Fondazione CMT

Nutrigenomica: di cosa si tratta

Nutrigenomica: di cosa si tratta
La nutrigenomica, chiamata anche genomica della nutrizione, racchiude l'insieme degli studi che illustrano gli effetti dei diversi elementi nutrizionali e dei vari alimenti in base ai geni di ciascun individuo. Questa scienza totalmente nuova parte dall'ipotesi che una determinata dieta possa avere effetti mutevoli da un patrimonio genetico all'altro, influenzando le funzioni proteiche e metaboliche dell'organismo. Per semplificare il discorso, secondo la nutrigenomica, ogni persona reagisce in maniera diversa dopo aver ingerito lo stesso tipo di cibo e questo dipende dalle differenze dei codici genetici. Ciò vuol dire che una stessa dieta seguita da due persone distinte può portare a risultati dissimili, a causa delle differenze genetiche nel DNA, il codice "primitivo" a cui è legata la vita di ciascuna persona.   L'obiettivo della nutrigenetica è quello di elaborare una dieta unica e ultra-personalizzata sulla base del patrimonio genetico individuale, studiando il relativo DNA con il fine di raggiungere il peso-forma e prevenire (e, in alcuni casi, anche curare) patologie e disturbi legati ad un'alimentazione sbagliata. Esistono tre grandi branche in cui la nutrigenomica può essere suddivisa: la genetica della nutrizione (nutrigenetica) l'epigenetica della nutrizione  l'ingegneria della nutrizione. La prima studia gli effetti del genoma a seguito di cambiamenti metabolici e altre reazioni negative legate all'assunzione di alimenti, come ad esempio le allergie o le intolleranze. L'epigenetica studia come la dieta può influenzare le funzioni vitali e il funzionamento del metabolismo. L'ingegneria genetica, infine, è sostanzialmente l'utilizzo della nutrigenomica per creare piani alimentari unici, "su misura" per ogni soggetto. La nutrigenomica è ancora in fase sperimentale, ma si tratta di una scienza dalle enormi potenzialità, dal momento che punta a risolvere i problemi di salute partendo dall’alimentazione, escludendo così l’assunzione di farmaci e i relativi effetti collaterali. Un altro degli obiettivi che la ricerca vuole raggiungere è quello di capire il ruolo delle antocianine all'interno della prevenzione di problemi cardiaci e vascolari, andando a studiare, nello specifico, la reazione della struttura genetica successivamente il consumo di queste molecole, e in che modo ciò possa influenzare i livelli del colesterolo nel sangue. Nutrigenomica e nutrigenetica sono sicuramente le nuove frontiere all'interno della scienza dell'alimentazione, e il loro sviluppo è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi 15 anni. Nel campo sperimentale, la nutrigenomica ha scoperto come una corretta (o scorretta) alimentazione possa influenzare non solo il DNA di un singolo soggetto, ma anche quello delle generazioni future.Il processo di industrializzazione alimentare ha attuato una rivoluzione che va a contrastare fortemente quelle che sono le origini dell'uomo, dal momento che questo "nuovo cibo" non concorda con il patrimonio genetico. Gli effetti derivanti da una cattiva alimentazione sulla salute sono oggetto di uno studio in costante evoluzione, ma è cosa ben nota che una dieta sana e variegata possa prevenire o tenere sotto controllo patologie come tumori, obesità e sovrappeso, problemi cardiovascolari, squilibri ormonali e così via. Anni fa il codice genetico si riteneva responsabile esclusivamente dei tratti somatici degli individui, oggi, invece, le ricerche hanno dimostrato come questo sia una sorta di "centrale di controllo" dell'organismo. Per star meglio bisogna stabilire una perfetta armonia tra geni e cibo, optando per un'alimentazione semplice, a base di cibi naturali e poco raffinati. Negli studi inerenti alla nutrigenomica sono stati individuati alcuni alimenti specifici che permettono al DNA di lavorare meglio, tra questi vi sono legumi, cereali integrali, frutta e verdura, semi naturali, frutta secca, pesce pescato in mare, carni magre, uova e olio extravergine d'oliva.

Cancro e inquinamento: in aumento i tumori infantili

Cancro e inquinamento: in aumento i tumori infantili
Uno dei mali più diffusi degli ultimi tempi: il cancro; una malattia che non risparmia nessuno, adulti o bambini che siano. Un convegno tenutosi il 19 settembre scorso a Roma ha come tema di discussione centrale proprio questo infelice argomento. Il titolo del convegno: "Emergenza cancro- fattori ambientali modificabili e stili di vita non corretti", lascia intendere il senso generale del problema, e come sia sempre più forte la correlazione tra fattori ambientali danneggianti e il sorgere della patologia. Gli organizzatori del convegno esortano a una buona condotta di vita e alla salvaguardia dell'ambiente come modus operandi per prevenire l'insorgere del cancro. Tra i tanti partecipanti al convegno, figurano anche membri del Parlamento, studiosi e medici, tutti concordi sull'impatto che l'inquinamento ambientale e la crisi ecologica del pianeta ha sulla salute umana. Dati drammatici. A patirne le sorti sono i più piccoli Tra i dati emersi, si riscontra come una delle età maggiormente colpite dal cancro sia quella tra lo 0 e i 14 anni. Tanti sono i bambini che si ammalano di tumori, e tanti altri che non riescono a sconfiggere l'ardua battaglia. Tra le zone maggiormente colpite da questa situazione drammatica vi è il sud Europa, in particolare l'Italia, la Spagna e il Portogallo.Questi dati risultano particolarmente sconvolgenti, dal momento in cui si tende generalmente a stigmatizzare l'idea secondo cui ad essere colpiti dal cancro siano maggiormente gli anziani. Un altro studio concorda con quanto affermato durante il convegno dello scorso settembre; l'Agenzia Europea di Ricerca sul Cancro asserisce che soltanto negli ultimi decenni questa patologia ha iniziato a colpire i bambini; tanto è vero che anni addietro si pensava che fosse una malattia rara da diagnosticare ai più piccoli. Le stime vengono ferocemente ribaltante, portando alla luce una situazione tragica. Gli esperti forniscono anche un capro espiatorio; l'inquinamento. È stato certificato come lo smog, l'aria inquinata e un'aria non salubre conducano 5 ragazzi su 600 ad una triste sorte. Come limitare i danni? Esistono dei modi per limitare i danni di questo effetto inquinante che imperversa nella nostra società in maniera sempre più violenta; iniziamo col modificare i nostri acquisti, scegliendo prodotti non inquinanti e consumando alimenti preferibilmente biologici. Seguire una dieta corretta, priva di alimenti eccessivamente grassi potrebbe essere una delle possibili opzioni per riuscire a far fronte ad uno scenario così tragico.La raccolta dei rifiuti o il semplice preferire bottiglie in vetro e non in plastica, rappresentano alcuni dei modi per contenere gli effetti devastanti dell'inquinamento atmosferico. L'effetto serra è un altro elemento incriminato da studiosi ed esperti; esso comporta un progressivo surriscaldamento del pianeta provocando sbalzi di temperatura notevoli. Questa costatazione è pertinente dal momento in cui siamo noi a contribuire in maniera esponenziale al sorgere di questo fenomeno. Tutto torna, salvaguardare il pianeta terra, prendendo le giuste precauzioni può salvare la vita di tanti bambini e non solo. Un tema particolarmente dibattuto è la questione del tumore ai polmoni; a lungo alcuni studiosi hanno cercato di dimostrare una forte relazione tra smog e cancro ma gli esiti delle ricerche sono troppo deboli da poter dare una conferma in merito. Ciò che è certo è l'incidenza che lo smog e le polveri sottili hanno sull'infiammazione dei polmoni, tanto da far inserire questi elementi nei primi posti tra i fattori carcinogeni.A patirne le sorti, secondo questi studi, sono i bambini che sempre più frequentemente vengono ricoverati d'urgenza e costretti a dure cure mediche salvavita. È bene che i genitori siano preparati e che sin dalla nascita dei loro piccoli li instradino ad uno stile di vita corretto. Certamente non tutti gli studiosi sono d'accordo con un tale prospetto; anche altri fattori contribuiscono all'insorgere di malattie di questo genere, come quelli genetici ed ereditari, ma sicuramente l'inquinamento rimane uno dei maggiori fattori contro cui puntare il dito.

Branzino al cartoccio con melagrana e agrumi

Branzino al cartoccio con melagrana e agrumi
Oggi vi proponiamo una ricetta a base di pesce, da presentare ai vostri ospiti per una cena sana e leggera, ma pur sempre gustosa.La ricetta del mese è il branzino al cartoccio con melagrana e agrumi!Il branzino è un pesce dalla carne bianca e delicata, ricca di proteine e povera di grassi; contiene sali minerali come il potassio, il magnesio, il calcio, il ferro e, soprattutto, il fosforo. Ottimo alleato per la salute, è ricco di vitamine e Omega 3, acidi grassi utili per preservare la salute del sistema cardiocircolatorio. La cottura al cartoccio rende la carne del branzino morbida e succosa, che unita alle note agrumate dell’arancia e della melagrana, restituiscono un piatto sfizioso e ben bilanciato! Ingredienti: 1400 g Branzino (2 pesci)  100 g Arance 40 g chicchi di Melagrana Sale fino q.b. Pepe nero q.b. 4 rametti di Maggiorana 4 rametti di Timo 1 spicchio di aglio   Preparazione:Pulizia del pesce Togliere le squame con un coltello dalla lama affilata, oppure con l’apposito attrezzo desquamatore Effettuare un’incisione lungo tutto il dorso dalla coda fino alla testa del pesce e far passare una lama a destra e sinistra della lisca centrale, così da staccare le viscere interne Rimuovere la lisca ed estrarla delicatamente, trascinando verso l’esterno anche le viscere interne del branzino Levare le branchie laterali e sciacquare il pesce abbondantemente con acqua corrente, lavando accuratamente l’interno per eliminare i residui di sangue e il sapore amarognolo delle viscere  Ripetere l’operazione per entrambi i branzini, quindi preparare i condimenti Sbucciare l’arancia e tagliare la polpa a spicchi, sgranare la melagrana e mondare l’aglio dividendolo a metà ( ½ per branzino) Salare e pepare la parte interna del pesce, inserire l’aglio, gli spicchi di arancia e i chicchi di melagrana Cospargere la carne dei branzini con le foglioline di maggiorana e timo, precedentemente lavate e asciugate Adagiare il branzino ripieno su un foglio di carta da forno e richiuderlo all’interno arrotolandone le estremità, quindi ripetere lo stesso passaggio nella carta di alluminio, sigillando bene la parte esterna per evitare che si apra in cottura Infornare in forno statico preriscaldato a 200°C per 25 minuti oppure in forno ventilato preriscaldato a 180°C per 15 minuti. Sfornare e servire! Sei curioso di scoprire le altre ricette di Fondazione CMT? Clicca qui!

Dieta mediterranea: benefici a tutte le età

Dieta mediterranea: benefici a tutte le età
Secondo uno studio condotto dal dipartimento di epidemiologia e prevenzione dell'Irccs Neuromed di Pozzilli e pubblicato sul British Journal of Nutrition, la dieta mediterranea può avere effetti positivi sulla salute anche se iniziata in età avanzata. Dieta e salute Circa metà delle morti nel nostro Paese sono causate da tumori e malattie cardiovascolari; il rischio di incorrere in una di queste patologie dipende da diversi elementi, chiamati “fattori di rischio”. Alcuni di questi ci appartengono fin dalla nascita, in quanto sono legati alla genetica, e non possono essere modificati. Altri invece dipendono dall’ambiente in cui viviamo e dalle nostre abitudini di vita: cosa mangiamo, quanto ci muoviamo, se e quanto fumiamo o beviamo.Per quanto riguarda il cibo, è da tempo che gli studiosi hanno identificato nella dieta mediterranea (con qualche piccola modifica rispetto alla “versione originale”) il regime alimentare più adatto a prevenire tumori e patologie cardiovascolari. Privilegiare cereali integrali, frutta e verdura di stagione, proteine di origine vegetale e ridurre carne, uova, legumi, latte, zucchero e alcolici sono considerate “buone abitudini” dalla maggioranza della comunità scientifica.Fino ad oggi si era pensato che queste abitudini potessero essere efficaci, in ottica di prevenzione, solo se abbracciate fin dalla giovane età. Lo studio appena pubblicato ha invece dimostrato come la dieta mediterranea possa ridurre la mortalità per cause cardiovascolari anche durante la terza età. Tutti i benefici della dieta mediterraneaOltre che a prevenire le malattie cardiovascolari la dieta mediterranea è utile per: Mantenere le ossa in salute. Il magnesio (contenuto in verdure a foglia verde, legumi, cereali integrali, frutta secca…) svolge un’azione protettiva sull’osso e abbassa il rischio di incorrere in fratture. Attenuare i sintomi dell’asma. Frutta, verdura e fibre mitigano i sintomi dell’asma come tosse, senso di oppressione toracica e respiro faticoso grazie alle proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Al contrario, sale, carne e zucchero incentivano l’infiammazione e quindi accentuano i sintomi dell’ansia. Prevenire diversi tumori. Alcuni alimenti della dieta mediterranea contribuiscono a prevenire i tumori attuando meccanismi utili come: - controllo dei livelli di insulina e dell’ormone della crescita (che favoriscono la proliferazione delle cellule),- azione antinfiammatoria- azione antiossidante (neutralizza i radicali liberi che danneggiano il DNA e favoriscono l’insorgenza di tumori. I benefici della dieta mediterranea possono riguardare anche chi abbraccia questo regime alimentare in età avanzata. I ricercatori hanno però evidenziato che tanto più a lungo si mantengono buone abitudini alimentari, tanto più alte sono le probabilità di mantenersi in salute.Vi lasciamo quindi con un breve test messo a punto dal Centro di ricerca sugli alimenti del Ministero dell’Agricoltura (Crea) per un auto-valutazione delle abitudini alimentari. Cercate di rispondere pensando agli alimenti che avete consumato nell’ultimo mese.

Ma come mi piace curare i DRG!

Ma come mi piace curare i DRG!
#Boccia, l’imprenditore fallo con i tuoi soldi non con quelli pubblici # Vedi ma come mi piace curare i DRG#   Ma come mi piace curare i DRG! Giovedì 11 Febbraio 2018 alle ore otto e quarantacinque minuti circa, di fronte ad un’edicola situata davanti all’ingresso del Policlinico San Matteo di Pavia, due uomini sulla settantina dall’aspetto distinto stavano commentando un articolo comparso su “Il Sole 24 Ore” dove, a pagina tre, il Presidente di Confindustria in sintesi così si esprimeva: la popolazione italiana invecchia e ciò non rappresenta un costo ma un’opportunità di crescita per una società in cui ha senso parlare d’industria della salute da implementare anche attraverso una maggiore integrazione tra pubblico e privato, considerando la filiera come un driver di sviluppo ed interpretando i servizi sanitari come prodotti da vendere. Il signore più alto e magro con una capigliatura folta e pettinata all’indietro, il naso lievemente adunco e la rima labiale pronunciata iniziò “quattro imprenditori da strapazzo spalleggiati da quattro ciellini corrotti fino al midollo stanno cercando di appropriarsi indebitamente dei soldi pubblici per fare peggio un servizio che già esisteva e funzionava a dovere” il secondo, un signore stempiato, dal viso rotondo e con una bella pancia rispose “Se ci fossero ancora Peppone e Don Camillo gli risponderebbero all’unisono: cat vegna un canker……..si…di quelli tosti” “Si…si” riprese il primo “ ma di quelli che ti fanno campare tre anni pieno di chemioterapia e ti riducono a una larva d’uomo che si vergogna di se stessa ….aggiungo io…..così…. va a implementare la filiera…..e a far parte del driver di sviluppo…….e poi, forse, capisce che razza di cazzate ha detto”. Dopo una breve pausa quello alto e magro commentò “con tutte queste balle guarda come hanno ridotto il Sistema Sanitario Nazionale! ...dal migliore al mondo a una schifezza che ha messo un diluvio di italiani nella condizione di indebitarsi per potersi curare e altrettanti nella condizione di non potersi curare perché non hanno i soldi”. Allibito dalla discussione andando a lavorare riflettevo sul fatto che dalla riforma Bindi in poi con l’avvento del controllo politico sul sistema sanitario nazionale una classe medica e infermieristica malpagate, bistrattate e sempre più demotivate sono state costrette a curare i DRG al posto di curare i pazienti. Il sistema sanitario nazionale è stato indebolito e appesantito da una miriade di orpelli burocratico-amministrativi che lo hanno reso inefficiente ed i suoi dirigenti, posizionati in quella posizione non si capisce bene con quali criteri, hanno completamente dimenticato che la finalità per cui è stato creato. Voglio infatti ricordare a tutti che la finalità ultima del SSN consiste nella tutela del bene comune ovvero della salute della popolazione e più in generale nel supporto alle persone nei momenti di difficoltà correlati a problemi di salute e non nella tutela dell’interesse di qualche singolo privato o di qualche lobby di potere. Da medico che ha esercitato nel Sistema Sanitario Nazionale pubblica per tutta la sua carriera mi sento di fare alcune riflessioni che ritengo possano essere condivise da tutti o che comunque possano essere la base per iniziare una discussione collettiva tesa alla condivisione dei valori fondanti di una società civile.   Che cosa è il DRG In Italia, per classificare le malattie, le procedure diagnostiche e terapeutiche e gli interventi chirurgici si utilizza in sistema dell’International Classification of Diseases - 9th revision - Clinical Modification (ICD-9-CM). Tale sistema classificativo consente la sistematica e uniforme codifica delle informazioni cliniche contenute nella Scheda di Dimissione Ospedaliera (SDO) e di conseguenza il monitoraggio del flusso di ricoveri ospedalieri e l’incidenza di una determinata malattia nella popolazione ospedalizzata. L’ICD-9-CM consente di tradurre in codici alfa-numerici (ad esempio: xx.xx; xxx.xx) i termini tecnici con cui i medici e più in generale gli operatori sanitari definiscono una malattia. Esso consta di circa 15.000 codici con i quali è possibile definire una diagnosi, una procedura diagnostica o interventistica o un intervento chirurgico (Ad esempio, il codice di un’ecografia dell’addome superiore è: 88.74.1, il codice di una termoablazione di tumore epatico è: 50.91, mentre il codice di una nefrectomia per tumore è 55.18 ecc.). La remunerazione delle prestazioni sanitarie è determinata dal sistema DRG (Diagnosis-Related Group) che raggruppa i pazienti per omogeneità di diagnosi e quindi per utilizzo di risorse attribuendogli un valore economico. Il sistema DRG è stato creato da Robert B. Fetter e John D. Thompson nell’Università di Yale negli USA, è stato introdotto dal Medicare nel 1983 ed è utilizzato in Italia dal 1994 da tutte le aziende ospedaliere pubbliche e da quelle private accreditate che forniscono prestazioni sanitarie per conto del SSN. Nella versione 24.0 inuso in Italia dal 01.01.2009 il numero di DRG va da 001 a538. Aloro volta i DRG sono raggruppati in 25 categorie diagnostiche maggiori (Major Diagnostic Category – MDC) individuate e suddivise in base a criteri clinico-anatomico. Il DRG viene attribuito a ogni paziente dimesso da una struttura ospedaliera da un software (DRG-gropper) che elabora le variabili specifiche del paziente riportate nella scheda di dimissione ospedaliera (SDO) come codici ICD-9-CM. L’attribuzione di un DRG ad ogni paziente dimesso da una struttura sanitaria consente pertanto di attribuire un costo a ogni singolo ricovero. Il pagamento delle prestazioni ambulatoriali fa riferimento al sistema ICD. Tuttavia essendo quest’ultimo stato stilato per la gestione dei ricoveri ospedalieri, presenta diverse lacune colmate da varianti introdotte dalle varie Amministrazioni Regionali.   Quali sono i problemi? Ora, se il sistema ICD-9-CM fosse la codifica di articoli presenti negli scaffali di un qualsiasi supermercato e il sistema DRG fosse il loro valore desunto dall’analisi dei loro codici ICD-9-CM nessuno avrebbe alcunché da eccepire ed il sistema sarebbe quasi perfetto. Nessuno ha altresì nulla eccepire quando il sistema ICD-9-CM viene utilizzato per codificare le diverse malattie e le diverse procedure diagnostiche e terapeutiche nella SDO perché ciò consente di gestire in modo ottimale flussi informativi dei ricoveri ospedalieri su tutto il territorio nazionale fornendo una base oggettiva per allocare le risorse economiche. Il problema subentra quando i codici ICD-9-CM vengono utilizzati per generare il DRG e remunerare il costo di un ricovero ospedaliero o di una prestazione sanitaria. A tal proposito esistono numerosi ordini di problemi. Il principale di questi consiste nel fatto che non è possibile attribuire la stessa remunerazione a una prestazione sanitaria indipendentemente dalla valutazione delle caratteristiche fisiche-costituzionali-attitudinali, delle motivazioni e dall’esperienza dell’operatore che la produce; della strumentazione che quest’ultimo utilizza; e infine dei costi della struttura in cui l’operatore esercita la professione. E’ del tutto ovvio infatti, che le abilità attitudinali dell’operatore sanitario possono generare delle differenze nel risultato finale della prestazione. Infatti, tutti sanno che tra 100 chirurghi che hanno studiato con lo stesso impegno utilizzando gli stessi libri e con gli stessi insegnanti uno diventerà un fuoriclasse, 10 degli ottimi chirurghi, 30 dei buoni chirurghi e i restanti resteranno restanti e verranno utilizzati come operatori di supporto. A ciò contribuiscono le caratteristiche fisiche/sensoriali dell’operatore per esempio per un radiologo con una vista perfetta sicuramente sarà favorito rispetto a un suo collega con difetti visivi importanti che benché corretti saranno per lui un handicap. D’altra parte, tutti ben sanno che Maradona non giocava a pallone meglio degli altri perché si allenava di più. Altresì indiscutibile è il fatto che un operatore che ha maturato una lunga e costruttiva esperienza produrrà una prestazione migliore di un suo collega con minore esperienza ed anche a parità di esperienza un operatore motivato sarà più performante di uno demotivato. Cosa volete che abbia detto Ulisse ai suoi alle porte di Troia? Ve lo dico io: “qualcuno di voi domani non sarà più qui con noi ma quelli che vivranno avranno da mangiare, da bere e oro e figa a volontà”. Io che faccio il primario da 20 anni cosa posso dire oggi a miei collaboratori? “Lavorate che il vostro stipendio, che è paragonabile a quello di una vetrinista del corso, per anni rimarrà lo stesso indipendentemente dal fatto che lavoriate di più o di meno. Inoltre, più se volete far carriera, per quel che conta, non dovete continuare a studiare ed applicarvi con costanza e dedizione ma iscriversi a un buon partito politico o in alternativa comperare o, ancor meglio, trovare qualche ditta farmaceutica, alla quale farete da servi, che vi comperi un posto da primario”. Anche perché, detto tra noi, la remunerazione ed il ruolo non mi sembrano motivazioni sufficienti a giustificare una vita di studio e sacrifici. Infine, e non da ultimo la qualità della strumentazione utilizzata ha un’incidenza sul costo della procedura e sulla qualità della prestazione. La prestazione fornita per esempio da un ecografo top di gamma nuovo con tecnologia digitale e funzioni adeguate non può essere remunerata come quella ottenuta con un ecografo con tecnologia obsoleta vecchio di 10 anni. E’ ovvio che se faccio correre Vettel con una cinquecento degli anni 70 non possa competere con un pilota tecnicamente inferiore a lui ma che utilizza l’ultimo modello della Ferrari. Come è del tutto evidente che il livello professionale del team di operatori che collaborano ove la prestazione viene erogata non è ininfluente per la simultanea presenza di sinergie tra operatori diversi che può o non può portare a buon fine un’indagine diagnostica piuttosto che in intervento terapeutico e ha un costo. Pertanto, il remunerare allo stesso modo prestazioni di valore completamente diverso produce un livellamento artificiale delle diversità individuali che non erano presenti neppure nei sistemi comunisti dei paesi dell’Est che come è noto a tutti non hanno prodotto benessere. Ora, non bisogna essere dei geni per capire che tale livellamento ancorché utilizzato per arricchire con i soldi pubblici un gruppo di pseudo-imprenditori non darà risultati differenti da quelli di quando è stato precedentemente usato da un gruppo dirigente comunista. Se non è vero quello che ho argomentato ma il contrario, significa che è possibile far giocare come centravanti della Juventus quello della Pianellese ottenendo gli stessi risultati ed è possibile pagare Ronaldo come il centravanti della Pianellese. Purtroppo non è così perché se lo staff della Juventus decidesse di utilizzare il centravanti della Pianellese perderebbe anche la strada per tornare a casa e Ronaldo per lo stipendio del centravanti della Pianellese non sbadiglierebbe neanche dopo che si è svegliato alla mattina.   I risultati Il mese scorso, in una delle sedute di libera professione intramurale che faccio a malavoglia mi è capitato di visitare un paziente appena dimesso da un reparto di Clinica Medica di un IRCCS pubblico dalla storia gloriosa, e la cui dirigenza si fregia del termine di “eccellenza” ma in realtà, a causa del tipo di gestione attuale, in netto ed inesorabile declino. Il paziente aveva con se la lettera di dimissione molto dettagliata e prolissa dalla quale si deduceva che il ricovero si era prolungato per 29 giorni e che erano stati eseguiti numerosissimi accertamenti diagnostici che tuttavia non avevano consentito di formulare una diagnosi di certezza. La figlia disperata mi chiedeva come era possibile anche perché il padre stava sempre peggio. Ho iniziato a visitarlo e a fargli un’ecografia dell’addome che evidenziava senza alcuna difficoltà un tumore dello stomaco con metastasi linfonodali e peritoneali e quindi in uno stadio avanzatissimo. Per curiosità sono andato a visualizzare la TAC che aveva eseguito durante il ricovero ed anche a quest’indagine il tumore era evidente. Non essendoci alcuna terapia attiva da poter eseguire ho consigliato alla figlia di rivolgersi ad un centro per le cure palliative. Dopo la seduta di visite private ho riflettuto sul caso e con grande dispiacere ho preso atto che nel settore pubblico, nel quale ho lavorato tutta la vita, i medici e gli infermieri sono sempre più demotivati e costretti a perdersi nelle pastoie burocratico-amministrative che producono solo del lavoro totalmente inutile, dannoso per il paziente e costoso per la collettività. Neanche a farlo apposta due settimane dopo, una signora con cui ho avuto alcune costruttive collaborazioni mi ha telefonato chiedendomi di valutare lo zio di un grande amico di suo marito, studiato con scarsi risultati in una struttura privata accreditata, spacciata dai media come una struttura di eccellenza. Il paziente con una storia clinica assolutamente indicativa per la patologia da cui era affetto era stato sottoposto a una miriade di indagini diagnostiche in cui in ognuna di esse al termine del referto lo specialista che l’aveva eseguita consigliava l’esecuzione di altre indagini diagnostiche. Ho iniziato a visitarlo e a fargli un’ecografia dell’addome mettendo in evidenza un tumore dello stomaco con metastasi linfonodali e peritoneali e quindi in uno stadio avanzatissimo. La fotocopia del paziente della struttura pubblica. Ho pertanto eseguito una gastroscopia che ha confermato la diagnosi. La riflessione è stata che nella struttura privata accreditata il medico, sempre sottopagato, deve eseguire un numero di indagini diagnostiche eccessive rispetto a quelle che consiglierebbe la buona pratica clinica ed il buon senso con chiara diminuzione dell’accuratezza diagnostica. D’altra parte, alla proprietà della struttura privata interessa il numero degli esami diagnostici e non la loro accuratezza e tantomeno se sono utili o no al paziente. Paradossalmente il risultato è sovrapponibile a quello della struttura pubblica, questo tipo di approccio produce l’interruzione della continuità del processo diagnostico, che è un lavoro di tipo intellettuale, e la generazione di lavoro totalmente inutile, dannoso per il paziente e costoso per la collettività. E’ necessaria una riflessione collettiva che coinvolga le istituzione e gli operatori del settore ed eventualmente tutta la popolazione in grado di intendere e volere al fine di generare un a riforma sanitaria che interpreti le necessità del popolo italiano.

PSICONCOLOGIA: cos’è e perché è importante

PSICONCOLOGIA: cos’è e perché è importante
La psiconcologia è una disciplina nata negli Stati Uniti intorno agli anni ’70 e introdotta in Italia negli anni ‘80 (1985 fondazione della Società Italiana di Psiconcologia), con lo scopo di occuparsi delle conseguenze psicologiche che insorgono in una persona malata di tumore, e nei suoi familiari. Ammalarsi di cancro è un avvenimento traumatico che investe tutte le dimensioni della persona, non solo quella fisica, per questo è importante intervenire chiedendo l’aiuto di uno specialista.Le preoccupazioni di tipo personale che insorgono sono numerose, le principali sono: per le conseguenze dei trattamenti medici rispetto il proprio futuro immediato e a lungo termine relative ai propri figli e/o a familiari non autosufficienti per eventuali modifiche nella relazione con il partner correlate a precedenti esperienze negative di tumore in famiglia legate alla diminuzione temporanea della propria autonomia   Può capitare che la persona malata non voglia esternare le proprie preoccupazioni per innumerevoli motivi, contenendo la propria sofferenza e influenzando negativamente la qualità di vita. Chi si ammala di tumore, spesso tace il proprio dolore, limitando così la possibilità di trovare i giusti aiuti.Studi italiani e internazionali hanno, infatti, evidenziato come il 30-40% dei pazienti oncologici soffra di alti livelli di disagio emozionale, e come meno del 10% riceve un concreto intervento specialistico.Non sempre l’aiuto offerto dai medici, dagli infermieri e dai familiari è sufficiente per supportare la persona nel percorso di adattamento.In alcuni casi, infatti, reazioni di ansia, demoralizzazione o difficoltà nella vita di coppia e familiare, eccedono le capacità cognitive e comportamentali di adattamento, con conseguenze gravi sullo stato mentale del soggetto malato.Per questo motivo, un supporto specialistico psiconcologico può essere decisivo, favorendo il miglior adeguamento possibile al percorso oncologico. Come si struttura questo tipo di intervento?Il supporto psiconcologico consiste in uno o più colloqui individuali o di gruppo, centrati sulla reazione alla malattia e/o al trattamento, con lo scopo di alleviare la sofferenza emotiva del paziente e dei suoi familiari. Le prestazioni erogate sono: supporto psicologico psicoterapia di gruppo counselling (consulenza) individuale o di coppia consultazioni per familiari in situazioni di crisi tecniche di rilassamento valutazioni sulla qualità di vita test psicologici distribuzione di materiale informativo   Se l’ansia, la paura, la preoccupazione, la demoralizzazione, la rabbia sono normali risposte alla malattia, quando queste diventano più intense, più continue e perseveranti, è importante chiedere aiuto psicologico specialistico senza vergogna di vulnerabilità o timore di essere "anormali" o venir giudicati.

Vellutata di Zucca

Vellutata di Zucca
La zucca, appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae, è la regina indiscussa degli ortaggi d’autunno, largamente utilizzata in cucina per il gusto facilmente abbinabile e nella medicina naturale per gli effetti benefici dei suoi estratti. Verdura dalle numerose proprietà, è un vero toccasana per il nostro organismo: ricca di nutrienti, contiene solo 26 calorie per 100 grammi! Per questo, è molto consigliata alle persone diabetiche e nelle diete ipocaloriche. I benefici della zucca: è ricca di vitamine A, B e C e in particolare betacarotene: un antiossidante molto potente capace di limitare la formazione di radicali liberi e prevenire l’insorgenza di tumori contiene un alto numero di fibre efficaci contro la stitichezza, coliti ed emorroidi, migliora il transito intestinale e riequilibra la flora grazie alla presenza di Omega 3, la zucca aiuta a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue, abbassare la pressione sanguigna e migliorare la circolazione, prevenendo l’insorgenza di malattie cardiovascolari come ictus e infarto  composta per il 90% di acqua, è una valida alleata contro la ritenzione idrica, favorisce la diuresi e liberando l’organismo dalle tossine grazie al magnesio, un rilassante muscolare naturale, la zucca aiuta a liberarsi da stati di ansia e stress   Come cucinare questo ortaggio? Le ricette sono numerose e variano dal dolce al salato, quella che vogliamo proporvi noi è una soluzione light, ma molto gustosa, realizzabile in diverse varianti: la vellutata di zucca!   Ingredienti: 500 g di polpa di zucca 500 ml di brodo 1 scalogno 4 foglie di salvia olio extravergine di oliva 30 g di Parmigiano Reggiano grattugiato 4 amaretti sale pepe nere   Preparazione: tagliare la polpa della zucca a cubetti, sbucciare lo scalogno e tagliarlo a fettine scaldare 4 cucchiai di olio in una casseruola e unire la salvia e lo scalogno, lasciando stufare a fiamma bassa, per circa 3 minuti aggiungere la zucca e versare il brodo bollente, lasciando cuocere sempre a fiamma bassa, a pentola semicoperta, per circa 20 minuti, fino a quando la zucca risulterà tenera una volta terminata la cottura, levare dalla zuppa la salvia e frullare gli ingredienti con un mixer a immersione servire la vellutata calda, accompagnata da amaretti sbriciolati o Parmigiano Reggiano grattugiato, e decorare con una spolverata di pepe nero Sei curioso di leggere altre ricette proposte da Fondazione CMT? Clicca qui e lasciati ispirare!Il nostro appuntamento torna il mese prossimo, con una nuova ricetta sana e gustosa!

L’immunoterapia nel trattamento dei tumori

L’immunoterapia nel trattamento dei tumori
Pochi giorni fa gli immunologhi James P. Allison e Tasuku Honjo hanno ricevuto il Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina 2018 grazie agli studi che per la prima volta hanno messo in luce i meccanismi con i quali le cellule del sistema immunitario riescono ad attaccare quelle tumorali. Questi meccanismi rappresentano la base dell’immunoterapia, ad oggi una delle branche più promettenti dell’oncologia e della cura dei tumori. Cerchiamo di capire di cosa si tratta.   Il ruolo del sistema immunitario Il sistema immunitario degli esseri umani ha il compito di distinguere ciò che fa parte dell’organismo e ciò che invece è esterno (virus, batteri o altro) per eliminare le sostanze potenzialmente pericolose. Allo stesso tempo è dotato di “freni” che gli permettono di non agire all’impazzata contro ogni minaccia esterna, ma di autoregolarsi per evitare un’azione eccessiva e deleteria. In presenza di un tumore, il sistema immunitario funzionante dovrebbe poter riconoscere le cellule tumorali in quanto “diverse” rispetto alle altre cellule e scatenare una reazione per eliminarle. Purtroppo però le cellule tumorali nel tempo possono acquisire la capacità di sfuggire alla sorveglianza del sistema immunitario, che sviluppa una sorta di inerzia lasciandole riprodurre in modo incontrollato. “Pilotare” il sistema immunitario in modo da farlo rispondere con efficacia alla minaccia tumorale è il compito dell’immunoterapia.   L’immunoterapia nel trattamento dei tumoriA seconda della modalità con cui viene stimolata una risposta immunitaria anti-tumorale, l’immunoterapia è distinta in passiva e attiva. L’immunoterapia passiva consiste nella somministrazione di farmaci o modalità terapeutiche che hanno un’attività antitumorale propria: agiscono contro la cellula tumorale per bloccarne la crescita. L’immunoterapia attiva, invece, rappresenta una sorta di attacco indiretto al tumore; consiste nella somministrazione di farmaci che bloccano i “freni” del sistema immunitario mantenendo acceso il meccanismo difensivo che permette di contrastare il tumore. In questo processo un ruolo chiave è svolto dai linfociti T (globuli bianchi), che riconoscono l’agente estraneo e attivano la risposta immunitaria, e da alcune proteine recettoriali, che hanno il compito di attivare i linfociti T.L’idea che il sistema immunitario potesse avere un ruolo centrale nel trattamento dei tumori, non è nuova e non è direttamente riconducibile al dr. Allison e al dr. Honjo. I due immunologhi hanno però dimostrato come si possono togliere i freni” che impediscono al sistema immunitario di aggredire le cellule cancerose e questa scoperta ha dato il via a diversi studi clinici per la realizzazioni di farmaci in grado di attivare quei meccanismi. Questo ulteriore step nel campo dell’immunoterapia ha valso loro il Nobel.   Per quali patologie è disponibile?Diversi studi hanno rivelato che il melanoma, il più diffuso tumore della pelle, è particolarmente sensibile all’azione del sistema immunitario; per il trattamento di questa patologia siamo infatti già alla seconda generazione di farmaci immunoterapici. Nuove prospettive si stanno aprendo anche per il tumore del polmone e per quello del rene.

Obesità infantile: aumenta il rischio di cirrosi e tumore del fegato

Obesità infantile: aumenta il rischio di cirrosi e tumore del fegato
Nella maggior parte dei casi la cirrosi epatica è dovuta ad epatiti virali croniche oppure ad un eccessivo consumo di alcol. Un recente studio ha evidenziato che anche l’obesità infantile è un fattore di rischio sia per l’insorgenza di questa malattia sia per l’insorgenza del tumore al fegato. Una ricerca condotta in SveziaLa rivista GUT, curata dalla British Society of Gastroenterology, ha recentemente pubblicato uno studio svedese che ha destato molto scalpore: l’obesità nei bambini e negli adolescenti aumenterebbe il rischio di contrarre cirrosi epatica e tumore al fegato in età adulta. Lo studio è stato condotto su 1.2 milioni di ragazzi svedesi tra i 17 e i 19 anni, nati tra il 1951 e il 1976, i cui dati sono stati raccolti nei registri nazionali in occasione del servizio militare tra il 1969 e il 1996. All’epoca i ragazzi erano stati divisi in diverse categorie a seconda del loro Bmi (Body Mass Index, Indice di Massa Corporea) per monitorare nel tempo lo sviluppo di diabete, tumore al fegato e altre malattie epatiche in relazione al Bmi di partenza. Al momento della valutazione di base, poco più di 100 mila ragazzi erano in sovrappeso e quasi 200 mila erano obesi.Durante il lungo follow up, che in media è stato di 28,5 anni, a 5281 persone è stata diagnosticata una malattia epatica e a 251 di queste un tumore al fegato (in particolare epatocarcinoma) con una stretta correlazione tra la malattia epatica e una condizione di sovrappeso e obesità. Il rischio, è stato rilevato, aumenta ulteriormente per chi oltre all’obesità sviluppa anche il diabete. Obesità: come sono cambiati i numeri negli anniLo studio svedese ha messo in luce, in primo luogo, la correlazione tra obesità e malattie epatiche: l'obesità negli adolescenti si associa al rischio di sviluppare nell'età adulta malattia del fegato e tumore epatico.I ricercatori però hanno evidenziato anche un altro dato molto interessante, che conferma come l’epidemiologia dell’obesità sia cambiata in Europa negli ultimi 20 anni: tra il 1951 e il 1976 la percentuale dei ragazzi in sovrappeso è aumentata del 210%, mentre quella dei ragazzi obesi del 350%.Quello dell’obesità è un problema esteso in tutto il Globo: il 54% degli adulti residenti nei 35 paesi dell’ OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) è infatti in sovrappeso e in 4 paesi, Ungheria, Nuova Zelanda, Messico e Stati Uniti, il tasso di obesità è superiore al 30%. Il Paese più a rischio in Europa è la Gran Bretagna, in cui il tasso di obesità è aumentato del 92% dal 1990 ad oggi raggiungendo il 26,9%. L’Italia ha un altro triste primato: i bambini del nostro Paese sono tra i più grassi d’Europa, soprattutto quelli che vivono nelle regioni meridionali. Alla luce della ricerca condotta in Svezia, l’urgenza di educare i ragazzi ad uno stile di vita sano e ad un’alimentazione regolare diventa ancora più urgente. I rischi che si corrono a fare altrimenti sono davvero troppi.  

Fumo di sigaretta: i veleni che si inalano

Fumo di sigaretta: i veleni che si inalano
“Il fumo nuoce gravemente alla salute” è una frase che abbiamo sentito ripetere migliaia di volte e che in molti, oggi, diamo per assodata. Ogni sigaretta contiene infatti circa 4000 sostanze chimiche, 400 delle quali sono tossiche e 40 dichiaratamente cancerogene, sostanze che accelerano l’invecchiamento della pelle, danneggiano il gusto e l’olfatto, indeboliscono il sistema immunitario, favoriscono l’insorgenza di tumori (ad esempio al polmone e al fegato) e compromettono la salute cardiovascolare. Tanti fumatori, anche se conoscono perfettamente i rischi delle sigarette, continuano imperterriti ad accenderne una dietro l’altra. Il motivo? Tutta colpa della nicotina, che crea una vera e propria dipendenza verso il fumo, al quale con il passare degli anni risulta sempre più difficile rinunciare. Ecco una selezione di altre 8 sostanze altamente tossiche, che respiriamo ogni volta che accendiamo una sigaretta: benzene: componente naturale del petrolio, presente in pesticidi e carburanti. Noto cancerogeno, accresce esponenzialmente il rischio di leucemia, di anemia e di alterazioni genetiche, danneggia i tessuti ossei e può essere la causa di complicazioni per le donne in gravidanza formaldeide: classificato dall’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) come cancerogeno certo, è un potente battericida responsabile dell’irritazione ad occhi e mucose e della tosse insistente tipica di fumatori catrame: insieme di agenti chimici prodotti dalla combustione del tabacco, responsabile del residuo marrone e appiccicoso che riveste denti, dita e polmoni dei fumatori arsenico: sostanza altamente cancerogena, è un veleno contenuto nei topicidi; causa nel corpo del fumatore, danni al cuore e ai vasi sanguigni, al sistema nervoso e a quello digestivo cromo: utilizzato per smalti e vernici, è tra i principali responsabili del cancro ai polmoni. Permette inoltre ad altre sostanze cancerogene, di aderire con più facilità al DNA, danneggiandolo cianuro di idrogeno: uno dei responsabili dei danni arrecati a cuore e vasi sanguigni, indebolisce le ciglia che proteggono le vie respiratorie, permettendo alle tossine di entrare più facilmente nei polmoni.  ossido d’azoto: tra i maggiori inquinanti atmosferici, normalmente viene prodotto dall’organismo in piccole quantità per facilitare l’espansione delle vie respiratorie; la presenza eccessiva di questa sostanza nelle sigarette, causa un’espansione maggiore delle vie aeree, facilitando l’assorbimento della nicotina e degli altri elementi nocivi ammoniaca: composto utilizzato per convertire la nicotina presente nelle sigarette in gas, permettendo ai polmoni e al sangue di assorbire la sostanza più facilmente, aumentandone l’effetto da dipendenza   Per combattere il problema del tabagismo esistono diversi metodi; uno dei più efficaci è quello di affidarsi ad uno specialista, che sappia seguire il paziente nel difficile percorso. In alternativa è possibile affrontare il cambiamento in autonomia, diminuendo gradualmente la quantità giornaliera di sigarette fumate, fino a smettere completamente. Una scelta lodevole di cui a beneficiarne, non è solo il fumatore, ma anche tutte le persone che lo circondano.
Visualizzati 10 articoli su 188 - da 11 a 20

Co-opera con noi

IL POCO DI TANTI PUÒ FARE TANTO: per la ricerca, per la cura, per sconfiggere il tumore.

REGALARE LA RICERCA È UN GESTO D'AMORE

CODICE FISCALE 96060410188

btnDonazione

DESTINA IL TUO 5XMILLE ALLA RICERCA

CODICE FISCALE 96060410188

btnDonazione

FAI UNA DONAZIONE

per i bonifici il codice iban è IT03I0569611300000020545X12

btnDonazione