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Aggiornamenti, eventi e news di Fondazione CMT

A tavola! Ecco servita la vellutata di Topinambur

A tavola! Ecco servita la vellutata di Topinambur
Il topinambur, anche conosciuto come “rapa tedesca” o “carciofo di Gerusalemme”, è un tubero dalla consistenza simile a quella della patata e dal sapore affine a quello del carciofo. Apporta numerosi benefici all’organismo: grazie alla presenza di fibre, antiossidanti, vitamine e sali minerali aiuta a ridurre i problemi di stitichezza e a favorire il corretto funzionamento dell’intestino. Inoltre, sostanze come le vitamine A, C ed E, insieme a flavonoidi e carotenoidi contribuiscono a contrastare l’azione dei radicali liberi e a proteggere l’organismo dalle infiammazioni e dalle forme virali come l’influenza e il raffreddore.   Come cucinarlo? Il topinambur può essere consumato sia crudo che cotto, preparato e servito come contorno, condimento oppure come piatto principale. La nostra proposta consiste nella vellutata di topinambur, per un primo piatto light ma allo stesso tempo saziante!   Ingredienti: 1 Kg di topinambur Acqua q.b. Olio q.b. Salvia q.b. Sale q.b. Nocciole in granella q.b. (opzionale)   Preparazione: Pulire il topinambur dall’eventuale residuo di terriccio e pelarlo, tagliarlo a pezzetti della stessa dimensione e spostarlo in una pentola Versare nella pentola l’acqua fino a coprire completamente la verdura e aggiungere qualche foglia di salvia fresca Cuocere a fuoco medio mescolando spesso gli ingredienti, fino a quando l’acqua di cottura non sarà stata assorbita quasi del tutto Aggiustare di sale, levare le foglie di salvia e frullare con un mixer tutti gli ingredienti in modo da ricavare una crema densa e vellutata Impiattare e servire il piatto aggiungendo un filo d’olio extravergine d’oliva e, per chi lo desiderasse, delle nocciole in granella. È possibile conservare la vellutata in frigorifero per 2-3 giorni in appositi contenitori ermetici; tenderà a scurirsi leggermente, ma questo non significherà che non sarà più buona, in quanto il topinambur per natura tende a cambiare colore successivamente una sua lavorazione. Vuoi sapere altre ricette della Fondazione CMT? Clicca qui e scopri tutte le nostre proposte culinarie, ogni mese proponiamo piatti nuovi e salutari, con frutta o verdura di stagione come protagonisti, pensati per godere al 100% di tutte le proprietà che li caratterizzano.

Sport e chemioterapia: i benefici dell’attività fisica nel corso dei trattamenti antitumorali

Sport e chemioterapia: i benefici dell’attività fisica nel corso dei trattamenti antitumorali
Nuove conferme arrivano dai pazienti trattati per tumori al seno e al colon-retto grazie ai benefici dell’attività fisica svolta nel corso della chemioterapia.È stato infatti dimostrato come l’attività fisica, praticata a partire dalla fase in cui ci si sottopone ai trattamenti, riduce il rischio di recidiva e di mortalità, con un’efficacia paragonabile a quella legata all’azione dei farmaci. Spesso si tende a concentrarsi sull’alimentazione, cercando la dieta più adatta da seguire per apportare benefici all’organismo, ma se sull’efficacia della dieta i dati sono più approssimativi e comunque in evoluzione, sui benefici della pratica sportiva non ci sono dubbi, uno studio ha confermato questa teoria: i pazienti che, parallelamente ai trattamenti chemioterapici, avevano seguito un programma di esercizi della durata di 18 settimane, 4 anni dopo accusavano minori sintomi derivanti dalle terapie (stress e stanchezza) e continuavano a praticare attività fisica a livello moderato o sostenuto anche a distanza di tempo dalla fine delle cure. Questo studio, nello specifico, è stato effettuato su un gruppo di 237 pazienti già operati per rimuovere un tumore al seno o al colon-retto, tutti diagnosticati con una malattia ad uno stadio compreso tra l’1 e il 3 (esclusi i tumori già con metastasi a distanza). Il risultato è stato positivo, confermando i benefici dell’attività fisica praticata durante un trattamento adiuvante, a prescindere da caratteristiche come l’età, lo stadio della malattia e l’indice di massa corporea del paziente. In passato alle persone malate di tumore veniva raccomandato di riposare durante il trattamento per evitare di affaticare ulteriormente il fisico, questo approccio nel tempo è cambiato, in quanto lo sport aiuta anche a gestire meglio gli effetti collaterali della terapia come la stanchezza, il dolore e la nausea, permettendo al paziente di sopportare in modo migliore le conseguenze dei programmi farmacologici previsti.Non sempre, però, è facile motivare e spingere una persona malata a fare attività fisica, in una società in cui gli adulti sono sempre più sedentari, è più semplice parlare di dieta e di alimentazione, col rischio di trascurare gli innumerevoli benefici fisici e mentali tipici dello sport. Entrando meglio nel dettaglio, cosa si intende con attività sportiva durante la chemioterapia?Gli esperti consigliano come attività più indicate (affinchè il movimento aiuti a regolare il sistema ormonale ed immunitario da cui dipende, a sua volta, la modulazione della malattia oncologia): 60 minuti di allenamento aerobico di intensità moderata o alta eseguito 2 volte alla settimana (con un fisioterapista) 3 sedute domiciliari da 30 minuti l’una per un totale di 5 allenamenti alla settimana da praticare fin dall’inizio della terapia. Successivamente all’intervento chirurgico, è consigliata una pratica aerobica per migliorare la prognosi della malattia e ridurre il rischio di formazione delle metastasi. Sì, quindi, alla corsa, alle pedalate e al nuoto da eseguire 2 volte alla settimana (o per almeno 150 minuti a settimana). È sempre raccomandato l’affidamento a un esperto prima di intraprendere questo tipo di percorso, in modo da svolgere allenamenti adatti a seconda dello stato di salute e garantire quindi una migliore qualità della vita.  

Fodmap e sindrome del colon irritabile, facciamo chiarezza

Fodmap e sindrome del colon irritabile, facciamo chiarezza
Da diversi anni si sente parlare di Fodmap, (sigla che sta per “Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides and Polyols” ovvero Oligosaccaridi, Disaccaridi, Monosaccaridi Fermentabili e Polioli) un termine utilizzato per indicare tutti quegli zuccheri presenti in alcuni alimenti che possono causare l’insorgenza dei sintomi del colon irritabile; una condizione che riguarda il 15% della popolazione adulta italiana, con maggiore prevalenza tra le donne. Questa sindrome si verifica in presenza di alcuni fattori come lo stress, che vanno a influenzare negativamente la regolare funzione digestiva dell’intestino, causando dolori e gonfiori addominali, stipsi o diarrea.   Entrando meglio nel dettaglio, i Fodmap sono carboidrati a catena corta assorbiti in modo incompleto nel tratto gastro-intestinale che favoriscono l’insorgenza di stati di fermentazione nell’intestino, andando a compromettere la qualità di vita della persona che ne soffre. Questi zuccheri sono contenuti in particolare: Nei derivati del grano e della segale Nel cous-cous Nel latte  Nei prodotti caseari In frutti come mango, pera, cocomero, ciliegie, albicocche, datteri e fichi Nel miele Nel cioccolato Nelle verdure cotte a foglia larga, in particolare la cicoria e la bietola Nelle verdure come asparagi, broccoli, finocchi, legumi, peperoni e funghi Molti di questi alimenti sono ottime fonti di fibre vegetali, note per accelerare il transito intestinale degli alimenti e promuovere un effetto lassativo, con ottimi benefici per l’organismo, proprio per questo motivo diventa difficile stabilire quali sono i livelli da non superare.   Come gestire l’assunzione di questi alimenti limitando la sindrome del colon irritabile? La dieta Low-Fodmap consiste in un protocollo da seguire dalla durata di 6-8 settimane, in cui la prima fase prevede l’eliminazione dei cibi ricchi di Fodmap e la successiva la loro reintroduzione graduale, con l’obiettivo di valutare quali alimenti e in che quantità vengono accettati dall’intestino del soggetto, senza che riscontri danni a livello intestinale. È importante intraprendere questo percorso sotto la guida di un esperto, in modo da assicurare una corretta assunzione delle sostanze di cui l’organismo ha bisogno, bilanciando la nuova dieta con le proprie esigenze. Di seguito una tabella che riassume gli alimenti consentiti e quelli da limitare: ALIMENTI CONSENTITI ALIMENTI DA LIMITARE carne di manzo, pollo, agnello, maiale, tacchino, salumi; tonno in scatola, pesce, crostacei; uova, albume d’uovo.  Alimenti contenenti salse di frutta ad alto contenuto di FODMAP. Latticini privi di lattosio, burro, formaggi molto stagionati (grana, parmigiano), altri formaggi senza lattosio (gorgonzola, fontina, taleggio, pecorino, provolone dolce). Cioccolato al latte, fiocchi di latte, gelato, besciamella/salsa al formaggio, latte (vaccino, di pecora, di bufala o di capra), latte condensato zuccherato, formaggi molli (brie, ricotta), panna acida, panna montata, yogurt, mozzarella con lattosio. Latte di riso, latte di soia, kefir, latte di mandorla, gelato senza latte vaccino. Latte di cocco, crema di cocco. Pane, pasta, grissini, prodotti di pasticceria, ... purché composti da cereali e farine prive di frumento (i cereali privi di glutine sono anche privi di frumento) come: amaranto, avena, grano saraceno, miglio, quinoa, riso, mais, patate, sorgo, tapioca, polenta, cibi senza glutine in genere. Pane, pasta, grissini, prodotti di pasticceria, …  se contengono grano (frumento), farine varie (farina di ceci, farina di lenticchie, farina di piselli, farina di soia), farro, segale orzo, kamut, cous-cous, semolino. Banane, frutti di bosco (escluse le more), melone, uva, pompelmo, kiwi, mandarino, limone, lime, mandarino, arancia, frutto della passione, ananas, rabarbaro, mandarino. Avocado, anguria, mele, purea di mele, albicocche, datteri, frutta sciroppata, ciliegie, frutta secca, fichi, litchi, mango, pesche noci, pere, papaia, pesche, susine, prugne, cachi, more, nespole. Barbabietola, broccoli, carota, cetriolini sott’aceto, cetriolo, cipollotto, costa, crescione, erba cipollina, indivia, lattuga, mais dolce, melanzane, olive, pastinaca, patata, peperoncino rosso, peperone rosso/verde, piselli verdi, pomodori, rapa, rapanelli, salsa di pomodoro (3 cucchiai da tavola), sedano, spinaci cotti, zenzero, zucchina gialla, zucchine verdi. Asparagi, cipolla, crauti, aglio, carciofi, asparagi, barbabietole, porri, broccoli, cavolini di Bruxelles, cavolo, cavolfiore, finocchi, fagiolini, funghi, gombo, piselli rampicanti, zucche, porri, radicchio, scalogno, topinambur, verza, taccole. Tofu. Tutti i legumi, pistacchi, anacardi, soia. Succhi di frutta/verdura a basso contenuto di FODMAP (limitare a 1/2 tazza alla volta), caffè (in quantità limitata), tè, vino rosso e bianco (in quantità limitata). Qualunque contenente HFSC, succhi di frutta/verdura ad alto contenuto di FODMAP, birra, caffè d’orzo, superalcolici, vini dolci. Zucchero in piccole quantità, glucosio, dolcificanti artificiali che non terminano in “-olo”. Sorbitolo, Mannitolo, Isomalto, Maltitolo, Xilitolo. La maggior parte delle spezie ed erbe aromatiche, brodo fatto in casa, burro, erba cipollina, semi di lino, olio aromatizzato all’aglio, aglio in polvere, olive, margarina, maionese, olio d’oliva, pepe, sale, zucchero, sciroppo d’acero, senape, condimenti per insalata a basso contenuto di FODMAP, salsa di soia, salsa marinara (piccole quantità), aceto, aceto balsamico. Agave, chutney, noce di cocco, aglio, miele, confetture, gelatine, melassa, cipolle, sottaceti, spezie, salse di frutta/verdura ad alto contenuto di FODMAP, condimenti per insalata ad alto contenuto di FODMAP, dolcificanti artificiali: sorbitolo, mannitolo, isomalto, xilitolo (pasticche per la tosse, gomme, caramelle). Qualunque preparato con alimenti consentiti. Qualunque preparato con alimenti da limitare.

Tumori benigni e maligni: le differenze

Tumori benigni e maligni: le differenze
I tumori sono malattie caratterizzate dalla proliferazione non controllata di cellule capaci di insediarsi negli organi e nei tessuti dell’organismo, alterandone il funzionamento e la struttura.Si distinguono in benigni o maligni, con una sostanziale differenza a livello di prognosi per il paziente, anche se condividono alcuni aspetti, come per esempio il processo di sviluppo. Quali sono le principali caratteristiche di queste due categorie?   I tumori benigni I tumori benigni sono forme neoplastiche che non si diffondono in tutto il corpo, hanno una dimensione ben delineata e condividono le stesse caratteristiche del tessuto da cui si sono originate.Proprio per queste peculiarità non provocano metastasi e non tendono ad invadere gli organi circostanti, come invece succede per i tumori maligni. Si tratta comunque di problematiche da trattare con massima attenzione, in quanto sono in grado di compromettere lo stato di salute generale, in particolare se si manifestano in zone delicate dell’organismo, come il cervello, un nervo primario o il tessuto nervoso.In generale i tumori benigni rispondono positivamente al trattamento e la prognosi è solitamente favorevole. Tra le forme tumorali benigne le più comuni sono: adenomi: a carico del tessuto epiteliale che ricopre gli organi e le ghiandole meningiomi: si presentano nel cervello e nel midollo spinale fibromi: costituiti da tessuto connettivo, generalmente si sviluppano nell’utero papillomi: si sviluppano su pelle, mammelle, cervice uterina e mucose lipomi: coinvolgono le cellule adipose nevi: tumori benigni dell’epidermide miomi: a carico del tessuto muscolare emangiomi: coinvolgono l’endotelio dei vasi sanguigni e la pelle neuromi: a carico dei nervi osteocondromi: si sviluppano nelle ossa   Sarà compito dell’oncologo professionista decidere come, quando e se intervenire; per la maggior parte dei casi si sceglie l’osservazione attiva, che prevede un attento monitoraggio con controlli precisi.Più in generale i tumori benigni si distinguono da quelli maligni per la possibilità di essere rimossi completamente. I tumori maligni I tumori maligni sono forme neoplastiche caratterizzate dalla presenza di una massa cellulare in progressiva replicazione, capace di diffondersi e coinvolgere varie parti dell’organismo. Queste cellule anormali viaggiano attraverso il flusso sanguigno, il sistema circolatorio e il sistema linfatico. Le forme tumorali maligne più comuni sono: sarcomi: a carico del tessuto connettivo di muscoli, tendini, grasso e cartilagine carcinomi: tumori degli organi e dei tessuti ghiandolari come seno, cervice, prostata, polmone e tiroide.   Le terapie previste per combattere la malattia variano a seconda del soggetto, generalmente si ricorre a trattamenti chemioterapici, radioterapici e interventi chirurgici per l'asportazione della massa tumorale. Il cancro è tipico per essere una patologia silenziosa, che cresce senza manifestare particolari sintomi se non, in alcuni casi, attraverso la presenza di un nodulo indolore nell’area del corpo attaccata. Spesso il tumore viene diagnosticato ad una fase molto avanzata, per questo motivo la presa in carico precoce e gli screening preventivi aiutano ad allontanare il rischio di esiti negativi. Un altro metodo di prevenzione riguarda l’intervento sui fattori di rischio modificabili, ovvero legati allo stile di vita; pertanto è consigliabile abbandonare cattive abitudini come il fumo di sigaretta, l'abuso di alcolici e una condotta di vita troppo sedentaria. Per approfondire il tema della prevenzione clicca qui e leggi  un altro articolo di Fondazione CMT!

Flan di spinaci

Flan di spinaci
L’alimento antitumorale per eccellenza è la verdura, ricca di vitamine e antiossidanti naturali; nello specifico, la verdura a foglia verde, in quanto composta da grandi quantità di molecole molto benefiche per il nostro organismo. La ricetta che vogliamo proporvi è a base di spinaci: vegetali erbacei appartenenti alla famiglia delle Chenopodiaceae, che crescono nei mesi invernali. Gli spinaci sono un’ottima fonte di proteine, carboidrati e fibre, che favoriscono il corretto funzionamento dell’intestino. Poveri di grassi, apportano all’organismo solo 23 calorie per 100 grammi. Inoltre, 100 grammi di spinaci crudi, contengono: 530 mg di potassio, 78 mg di calcio, 62 mg di fosforo, 60 mg di magnesio e 2,9 mg di ferro. Il gusto delicato di questa verdura, la rende adatta a diversi tipi di preparazioni, qual è la proposta di Fondazione CMT?La ricetta del mese di dicembre è il Flan di spinaci: un antipasto elegante e raffinato che porta in tavola un piatto semplice, ma non banale. Come prepararlo? Ingredienti per 4 flan:   500 g di spinaci 4 uova 100 g di Grana Padano DOP 1 cucchiaio di latte 20 g di pinoli Sale fino q.b. Pepe nero q.b. Noce moscata q.b. Olio extravergine d’oliva q.b   Preparazione   Mondare, lavare e asciugare gli spinaci con un panno Versare un filo di olio in una pentola dal bordo alto e aggiungere gli spinaci, facendo cuocere per 4-5 minuti con il coperchio Una volta che gli spinaci si saranno ammorbiditi, salare e pepare a piacere, quindi trasferire la verdura in un setaccio a maglie strette e strizzarli con il dorso di un cucchiaio per eliminare il liquido in eccesso Versare gli spinaci in un frullatore insieme alle uova, il formaggio grattugiato, il sale, i pinoli, la noce moscata e il latte, quindi azionare per amalgamare gli ingredienti fino a ridurli ad un composto cremoso Imburrare 4 stampini di acciaio della capacità di 125 ml, oppure degli stampini usa e getta di alluminio, e rivestirli con la carta da forno Versare il composto di spinaci con un mestolo riempiendo fino al bordo ogni stampino Porre gli stampini in una teglia da forno a bordi alti, versare l’acqua nella teglia coprendo di un paio di centimetri gli stampini e cuocere in forno statico preriscaldato a 180 gradi per 25-30 minuti, oppure in forno ventilato a 160 gradi per 15-20 minuti. Per i più golosi, è possibile preparare una crema di accompagnamento, sciogliendo del formaggio in un pentolino insieme al latte. Tra i più adatti ci sono il taleggio, il gorgonzola o il pecorino.Il flan agli spinaci si conserva in frigorifero per 2-3 giorni chiuso in un contenitore ermetico, oppure in freezer, nel caso fossero stati utilizzati ingredienti freschi.Scopri tutte le altre ricette di Fondazione CMT cliccando qui! Il nostro appuntamento tornerà il mese prossima, con una nuova proposta culinaria da portare in tavola e condividere con amici e parenti!

ONCOLOGIA DI PRECISIONE: cos'è e quali novità porta

ONCOLOGIA DI PRECISIONE: cos'è e quali novità porta
La medicina ha sviluppato un nuovo ed efficace approccio terapeutico nei confronti delle patologie tumorali. Si tratta nello specifico dell’oncologia di precisione, che prevede un trattamento mirato e individualizzato del cancro, attraverso l’identificazione e la successiva alterazione di tratti genetici. Questa tipologia di cura dei tumori può essere effettuata anche durante la fase metastatica, ovvero lo stadio avanzato della malattia. Sono stati eseguiti studi approfonditi sull’oncologia di precisione, da parte di un team di esperti dell’Università di Stanford, i quali hanno pubblicato i risultati ottenuti nell’eccellente rivista medica Oncotarget. Secondo i ricercatori di Stanford l’approccio mirato di questa cura raggiunge esiti ottimali su tutti i fronti: garantisce al paziente l’annullamento di inutili ed estenuanti accanimenti terapeutici, riducendo al minimo l’esposizione ad agenti tossici dovuti alle lunghe sessioni di chemioterapia, risparmiando di conseguenza al malato prolungati ricoveri aumenta le prospettive di vita del soggetto affetto da cancro; si stima infatti che un paziente malato di tumore riesca a vivere in media 25,8 settimane, se sottoposto ad un trattamento terapeutico tradizionale, costituito da cicli di chemioterapia standard. Un soggetto affetto da medesima malattia, che accetta una cura tumorale con oncologia di precisione nella fase metastatica, riesce a raggiungere le 51,7 settimane di vita aumenta la qualità della vita del paziente, in quanto meno aggressiva di quelle classiche, consentendo in questo modo al malato di non soffrire ulteriormente il trattamento tumorale con chemioterapia tradizionale ha un costo settimanale consistente, che si aggira intorno ai 3.453 dollari, rispetto ai 2.720 dollari necessari a settimana, per un approccio di oncologia di precisione. L’oncologia di precisione dunque si manifesta come un innovativo e migliorato trattamento tumorale, che consente di rendere la cura più rapida e meno devastante per il paziente, raddoppiando di fatto le prospettive di vita e abbassando notevolmente le spese terapeutiche. L’Aiom, Associazione Italiana Oncologia Medica ha accolto con estremo entusiasmo questa nuova procedura di cura dei tumori, ma per far sì che possa attivarsi a pieno regime anche nel nostro Paese, è fondamentale allestire un corposo ed adeguato team di esperti professionisti. Il cosiddetto Molecolar Tumor Board, una squadra di medici specializzati in settori diversi, che collaborano costantemente per personalizzare la cura del cancro, attraverso un intervento prevalentemente genetico. A partecipare attivamente a questi approcci individuali di oncologia di precisione sono: biologi molecolari, oncologi, patologi, farmacologi e genetisti. Attraverso uno studio appurato delle caratteristiche immunologiche e genetiche del paziente, viene creato un trattamento mirato e personalizzato pensato per rinforzare le difese immunitarie del soggetto affetto da tumore. Le forme tumorali che prevedono una cura con oncologia di precisione sono differenti, tra queste ricordiamo il carcinoma al colon-retto, tumori alla mammella, allo stomaco e melanoma cutaneo. In Italia ogni anno il numero di persone che si ammala di cancro è sempre in crescita, soltanto nel 2018 si sono registrati circa 373 mila episodi in più di tumori, rispetto all’anno precedente. Un approccio mirato può aiutare a migliorare le condizioni di vita del malato. Il tumore è una massa mobile, in continuo movimento, per questo una volta verificata la sua presenza all’interno di un paziente, è necessario tenerla costantemente sotto controllo, effettuando una biopsia liquida, che certifica e monitorizza i movimenti spazio temporali del tumore. La biopsia è una pratica minimamente invasiva, ma decisamente efficace, già attiva nelle strutture ospedaliere italiane.

Cancro: la perdita dei capelli

Cancro: la perdita dei capelli
Oltre al disagio fisico che ne deriva, affrontare una terapia antitumorale comporta molti altri problemi insidiosi. Uno dei più frequenti è la caduta dei capelli e dei peli corporei, una conseguenza che per alcuni pazienti diventa un incubo ben peggiore della malattia stessa. L'alopecia, termine medico per designare le calvizie derivate da cure generalmente chemioterapiche, non comporta solo la perdita parziale o totale dei capelli, ma può essere causa di disagio nel soggetto, il quale non riesce ad accettare il ''nuovo'' aspetto fisico, con il rischio di compromettere le relazioni con amici conoscenti.   Nella maggior parte dei casi, l'alopecia è inevitabile specialmente se il paziente è sottoposto a chemioterapia o radioterapia. Infatti, con il trattamento chemioterapico il corpo è soggetto agli effetti di particolari medicinali come le antracicline o i taxani composti da sostanze piuttosto tossiche per l'organismo umano e il cui impiego è necessario nel caso di tumore alla mammella o alle ovaie; anche per quanto riguarda tumori particolari che attecchiscono il sistema linfatico la caduta dei peli corporei è quasi certa, quanto meno di gran parte di essi. Il motivo di tale effetto è dovuto all'azione della chemio: essa infatti attacca le cellule tumorali replicanti impedendo che possano moltiplicarsi tramite mitosi. La diretta conseguenza è anche l'inibizione di cellule ''sane'' presenti nel corpo come i follicoli dei capelli che subiscono anch'essi gli effetti della terapia. Ci sono chemioterapie meno destabilizzanti se applicate in dosi minori o più dilazionate nel tempo che in rari casi comportano la caduta dei capelli poiché sfruttano farmaci a base di platino, fluorouracile e metotrexato indicati principalmente per tumore ai polmoni o al colon.   L'inizio dell'alopecia è variabile poiché dipende molto dai farmaci somministrati, dal dosaggio e dalla risposta del paziente al trattamento, manifestandosi dopo due o tre mesi o nel giro di un paio di settimane nel caso di chemio ''aggressive''. I medici consigliano di accorciare o rasare i capelli prima di iniziare qualunque terapia non solo per ridurre l'attaccatura al cuoio capelluto e diminuirne la caduta ma anche per rendere più facile l'adattamento del paziente alla nuova condizione.È necessario ricordare che la perdita dei peli corporei è temporanea e reversibile dato che tenderanno a ricrescere man mano che gli effetti dei farmaci si faranno meno percepibili per il corpo: infatti i follicoli, così come molte altre cellule ''sane'' del corpo, tenderanno a rigenerarsi nonostante gli effetti della chemio. Solo in rari casi i peli non rispunteranno, principalmente in prossimità della zona colpita. Normalmente, i nuovi capelli tenderanno ad essere più sottili e morbidi al tatto, più ricci e con colori leggermente diversi rispetto a com'erano in origine, in alcuni casi un misto tra nero e grigio. Data la loro delicatezza è opportuno non stressarli nell'immediato con trattamenti o tinture ed utilizzare shampoo con crema d'acqua piuttosto che sedicenti balsami idratanti o lenitivi.   Allo stato attuale non esistono farmaci complementari in grado di ridurre o impedire l'alopecia. L'unico metodo fisico applicabile ma ancora in fase sperimentale è l'utilizzo del cosiddetto ''casco di ghiaccio'': si tratta di una cuffia termica che induce i vasi sanguigni a contrarsi riducendo l'apporto di sangue ai follicoli nel momento in cui la circolazione del farmaco chemioterapico è al suo apice. L'utilizzo di questa termocuffia non è sempre indicato dai medici poiché sottopone la testa del paziente ad uno sbalzo termico quando il corpo è ormai già molto destabilizzato e indebolito dal trattamento, con conseguenti effetti collaterali quali sensazione di freddo, cefalea e indisposizione corporea. Diversi sono i risultati della ''cuffia ipotermica'' che mantiene la temperatura costantemente intorno ai quattro gradi ricoprendo in maniera omogenea l'intero cuoio capelluto e che risulta ben più tollerabile dai pazienti rispetto al grossolano casco di ghiaccio. Tuttavia questo trattamento risulta anch'esso essere sperimentale e non disponibile in tutte le strutture ospedaliere pubbliche italiane, proprio per via della non conclamata efficacia della tecnica.

Come relazionarsi con una persona malata di cancro

Come relazionarsi con una persona malata di cancro
Importanza del supporto morale Il cancro è stato definito la malattia del secolo. Purtroppo, ogni anno sono migliaia le persone alle quali viene diagnosticato un tumore. Nel momento della scoperta, l’impatto peggiore che subisce il malato è sicuramente quello emotivo. Tanti sono i pensieri che attraversano la sua mente, dettati tutti da un unico grande timore: la paura di non riuscire a sopravvivere. La ricerca, nel corso degli anni, ha fatto passi da gigante e la malattia sta diventando sempre più curabile, ma purtroppo ci sono ancora tante persone che non ce la fanno. La battaglia continua, e la cosa più importante resta non perdere la speranza. Quando sentiamo la parola "cancro" siamo tutti scossi da un brivido, e ancor di più da una profonda tristezza, se il male viene diagnosticato ad un conoscente.Se ad un vostro amico è stato rilevato un tumore, potreste trovarvi in una situazione difficile: ci si sente impotenti, non sapendo in alcun modo da dove partire per offrire il proprio aiuto. Il primo pensiero che balena alla mente è che, in fin dei conti, soltanto i medici potranno tentare di liberarlo dalla malattia. Dovete sapere però che non per questo l’aiuto di una persona vicina è insignificante, anzi tutto il contrario! In realtà siete in grado di offrire un supporto che contribuirà a rendere le giornate del malato di cancro un po’ più semplici da affrontare. Se quindi desiderate impegnarvi per aiutare il vostro amico in questo senso, potrete seguire un procedimento costituito da una serie di accorgimenti che oggettivamente gli gioveranno. Avvicinarsi a piccoli passi La prima cosa da fare è stabilire se si è nella posizione adatta per offrire il proprio aiuto al malato di cancro. Questo dipende molto da quanto lui desideri la vostra presenza. Il modo migliore per capirlo è mostrargli interesse riguardo la sua situazione, telefonandogli e rendendovi disponibili quando occorre. Se accetterà e manifesterà gradimento nel vedervi, allora potrete fare qualche passo in più. È importante che siate informati sulla situazione medica del paziente, ma attenzione: non in maniera dettagliata, altrimenti si rischia di essere invadenti. Più che altro, dovete conoscere il quadro generale, in maniera tale da sapere quali sono i bisogni essenziali in cui gli occorre aiuto. Ovviamente tutto ciò non potrà essere stabilito con assoluta certezza, essendo la vita del tutto imprevedibile, a maggior ragione se si tratta di un malato di cancro. Insieme al decorso della malattia, occorre valutare la situazione generale della sua famiglia, e chiedersi se, nel caso in cui la patologia sia giunta ad uno stato parecchio invalidante, c’è qualcuno in grado di prendersi cura di lui e di svolgere tutti i servizi necessari ad andare avanti. Ed è qui che potrete offrire il vostro aiuto, proponendovi di svolgere qualche piccola mansione per la famiglia, come preparare il pranzo, andare a fare la spesa, svolgere qualche faccenda domestica o semplicemente far compagnia al vostro amico. Tutto dipende dalla situazione specifica e da voi, che dovete stabilire cosa volete e cosa siete in grado di fare.   Tatto e sensibilità: elementi essenziali per relazionarsi con un malato di cancro Ricordate sempre che gli atteggiamenti più importanti da mantenere nei confronti di un malato di cancro sono il tatto e la sensibilità. Quindi, se intendete offrire il vostro aiuto, fatelo sempre in modo da non far sentire soffocato il vostro amico: in altre parole, potete proporvi per svolgere qualche faccenda, ma non imponetevi di fare tutto, in questo modo peccherete di invadenza e sicuramente questo non farà piacere né al malato né alla famiglia. Basta un piccolo gesto per far sentire la vostra vicinanza, non occorre impegnarvi per incarichi "troppo importanti", valutate le sue necessità e proponetevi per mansioni semplici. È usanza diffusa fare dei regali ai malati. Cercate di essere moderati anche in questo, se cadete nell’eccesso potreste solo creare degli inutili imbarazzi.Oltre all’aspetto pratico, un grandissimo aiuto (forse il più importante) che si può fornire a chi si trova purtroppo in queste condizioni, è quello emotivo. Intrattenetelo con la vostra compagnia dedicandogli visite costanti, ed ascoltatelo, ascoltate i suoi sfoghi, le sue paure e le sue incertezze sul futuro, cercate di dare conforto facendo sempre comunque molta attenzione alle parole che usate, ricordate: tatto e sensibilità! Riconoscete poi i vostri limiti: non sperate di riuscire a fare tutto da soli, per cui cercate di coinvolgere altre persone e siate sempre aperti a farli collaborare in tutto ciò che fate per il vostro amico, a lui gioverà sicuramente anche la vicinanza di altri.

Menù di Natale

Menù di Natale
Il Natale rappresenta un’occasione per trascorrere del tempo insieme alla propria famiglia, per ridere e scherzare accompagnati dalla magia delle feste.Fondazione CMT vuole proporvi un menù speciale, portando in tavola il gusto della prevenzione attraverso piatti salutari, ma ricchi di gusto. Un modo per festeggiare facendo del bene. ANTIPASTO Polpette di lenticchie Le lenticchie sono legumi dalle molteplici proprietà nutritive: contengono proteine vegetali, sono ricche di fibre, di vitamine e di ferro. I modi per cucinarle sono molteplici, noi vi vogliamo proporre la ricetta per cucinare delle gustose polpette al forno! Ingredienti: 300 g circa di lenticchie secche 1/4 di cipolla bionda 1 patata lessa prezzemolo tritato qb sale e pepe qb 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva pangrattato qb 2 cucchiai di parmigiano grattugiato (facoltativo) 1 foglia di alloro Preparazione: Sciacquare le lenticchie sotto l’acqua corrente, quindi trasferirle in una pentola aggiungendo abbondante acqua fredda, una manciata di sale e una foglia di alloro Coprire con un coperchio, portate a bollore e cuocere per circa 30 minuti da quando l’acqua bolle, una volta trascorsi, scolare le lenticchie e lasciarle raffreddare Nel frattempo, sbucciare, lavare e lessare la patata Trasferire le lenticchie e la patata in un mixer insieme a cipolla, prezzemolo, sale, pepe, due cucchiai di olio e, se lo gradite, il parmigiano grattugiato. Tritare gli ingredienti grossolanamente e, nel caso il composto risultasse troppo molle, aggiungere del pangrattato Ungersi le mani e formare delle polpette utilizzando gli ingredienti precedentemente tritati, passarle nel pangrattato e sistemarle su una teglia da forno Aggiungere un filo d’olio e infornare a 200 gradi per 20 minuti Per accompagnare le polpette di lenticchie è consigliata una salsa allo yogurt e l’insalata mista. PRIMO Crema di cipolla La cipolla, grazie alla presenza di composti solforati, è un’ottima verdura antitumorale, soprattutto per quanto riguarda il cancro al colon, allo stomaco e alla prostata. Ingredienti: 400 g di cipolle bianche dolci di Tropea 1 litro di latte 40 g di burro 80 g di groviera grattugiata dadini di pane tostato sale Preparazione: Versare nella pentola a pressione il latte intiepidito, un cucchiaio di acqua, il burro e le cipolle tagliate sottili, quindi chiudere ermeticamente e, dall’inizio del fischio, cuocere per circa 10 minuti Nel frattempo, in un tegame, far dorare i dadini di pane  Trascorsi 10 minuti, ritirare la pentola a pressione dal fuoco, e dopo qualche istante aprirla per controllare se gli ingredienti si sono trasformati in crema. Nel caso fossero rimasti pezzi interi, frullare il composto con un mixer e regolare di sale Servire la crema ai vostri ospiti, accompagnata dai dadini di pane precedentemente tostati e la groviera grattugiata SECONDO Insalata di polpo Il polpo è un pesce ricco di vitamine e sali minerali, povero di grassi e ideale per un piatto sano, gustoso, ma leggero. Ingredienti: 850 g di polpo 1 spicchio di aglio 150 g di carote 1 costa di sedano 3 foglie di alloro 6 grani di pepe nero 4 g di sale fino Per condire: 10 g di prezzemolo 30 g di olio extravergine di oliva 10 g di limoni 3 g di sale fino 1 pizzico di pepe nero   Preparazione: Pulire il polpo sciacaquandolo sotto l’acqua corrente e adagiarlo su uno strofinaccio pulito e asciutto, quindi tamponarlo con carta da cucina Trasferire il polpo su un tagliere e incidere con un coltello la sacca all’altezza degli occhi per eliminarli, quindi togliere anche il becco Frollare la carne battendo con il batticarne e sciacquare nuovamente il polpo sotto acqua corrente fredda, estrarre le interiora dalla sacca e lavarla accuratamente all’interno Lavare e strofinare con le mani la testa e i tentacoli per rimuovere il più possibile la patina che li ricopre Una volta terminata questa operazione, sbucciare la carota e tagliarla a pezzetti grossolani insieme al sedano Porre sul fuoco una pentola capiente piena d’acqua e versare all’interno le verdure, le foglie di alloro, l’aglio, il pepe e il sale  Quando l’acqua avrà sfiorato il bollore, immergere i tentacoli e farli riemergere, proseguire così per 4-5 volte, in modo da arricciare le punte Immergere nella pentola il polpo e far cuocere a fuoco molto basso per 30-35 minuti coprendo con un coperchio Prima di scolarlo, infilzare la carne con i rebbi di una forchetta per verificare la cottura. Quindi scolarlo e porlo in una ciotola con acqua e ghiaccio per bloccare la cottura Trasferire su un tagliere e separare con un coltello la testa dai tentacoli, dividere il polpo a metà e tagliare i tentacoli a pezzettini, trasferendoli in una ciotola.  Spremere un limone e tritare finemente il prezzemolo versando gli ingredienti nella ciotola con il polpo. Condire con olio, sale e pepe e mescolare   DOLCE Plum-cake di grano saraceno Il grano saraceno è un ottimo cereale, privo di glutine, ricco di lisina e di vitamina P. Agisce come fluidificante del sangue e influenza positivamente la salute dell’intestino, permettendo di ridimensionare gli intestini troppo espansi. Ingredienti: 1 vasetto di yogurt magro bianco 3 bicchierini di farina di grano saraceno 2 bicchierini di zucchero integrale di canna 2 albumi 1/2 bicchierino di olio extravergine di oliva 1 bustina di lievito per dolci la scorza grattugiata di 1 limone bio marmellata di mirtilli, lamponi (senza zucchero aggiunto) miele crema al cacao amaro, (facoltativi) Preparazione: Versare in una terrina un bicchierino di yogurt bianco; utilizzare lo stesso bicchierino come misurino per gli altri ingredienti  Aggiungere la farina, lo zucchero e il lievito, quindi mescolare A parte montare gli albumi a neve e aggiungerli alla miscela insieme alla scorza di limone e all’olio Mescolare gli ingredienti e versare il composto in uno stampo da plum-cake rivestito con carta da forno, quindi infornare a 180 gradi per 35-40 minuti Togliere dal forno, lasciare raffreddare e guarnire a piacere, con marmellata di mirtilli, miele o crema al cacao   Il menù di Natale si conclude con un buon caffè e lo scambio dei regali, ma se questo non vi è bastato, cliccate qui per scoprire tutte le ricette di Fondazione CMT!

La prevenzione che salva la vita

La prevenzione che salva la vita
La prevenzione la migliore forma di cura Uno stile di vita sano, combinato ad una pratica quotidiana di una qualsiasi forma di attività fisica rappresentano senza ombra di dubbio un'importante connubio per combattere l'insorgere di patologie e destabilizzanti. Sfortunatamente ciò non è sufficiente, è necessario accostare a queste pratiche abituali un'attenta prevenzione per malattie che rappresentano un male sempre più frequentemente diagnosticato negli ultimi decenni. Il cancro è uno dei più feroci mali del secolo; è per questo motivo che oncologi di tutto il mondo si battono per una politica preventiva che supporti donne, uomini e bambini in un percorso salvavita che spesso viene sottovalutato. La prevenzione contro i tumori è una pratica comunemente promossa da centri oncologici e di ricerca da tempo oramai. Il fine è quello di rendere le persone coscienti della pericolosità del cancro e della sua possibilità di comparsa. Esistono due forme di prevenzione; quella primaria (che precede l'insorgere della malattia) e quella secondaria (che viene attuata quando la malattia è già presente). Come prevenire? Le azioni da svolgere sono semplici. Un programma preventivo consiste in visite mirate, laddove l'eventuale presentarsi della malattia è considerata una possibilità più vicina (a causa di fattori genetici e predisposizioni); e in visite generiche, atte a indagare in maniera più superficiale l'eventuale insorgenza di malattie. Le visite preventive consentono di identificare la presenza o l’assenza dei cosiddetti marcatori tumorali; queste sono delle molecole che se presenti o assenti nel sangue permettono di comprendere se si è maggiormente predisposti a contrarre la malattia o meno. In alcuni casi individuare i marcatori permette di stabilire determinate terapie di cura, e di verificare se la malattia stia progredendo o regredendo. Due sono le pratiche preventive tra cui si può scegliere: attuare un cambiamento dello stile di vita, eliminando cattive abitudini e iniziando a praticare sport e mangiare sano; o lo screening, per intercettare possibili predisposizioni genetiche alla malattia o tumori allo stato iniziale. La pratica dello screening, grazie alle visite specifiche e dettagliate che lo costituiscono, consentono di individuare la malattia anche in persone che non presentano alcun sintomo. Cosa sono gli screening? Gli screening sono degli esami condotti a tappeto sulla popolazione, per verificare la possibile insorgenza di stati cancerosi; ha il compito di escludere la malattia e viene condotto generalmente su persone che sono per la maggior parte sane.Affinché un esame venga inserito in uno screening deve rispettare determinati criteri: essere un test sicuro, privo di alcun rischio ed effetti collaterali essere socialmente accettato dalla popolazione che si sottoporrà agli esami, poiché le persone devono essere consenzienti e consapevoli nel momento in cui accettano di sottoporsi a questi tipi di esami avere un costo contenuto, tale da poter permettere a tutti gli strati della popolazione di poterne beneficiare. Spesso vengono organizzate delle sedute di esami totalmente gratuiti, proprio per poter raggiungere chiunque e dare la possibilità a tutti di sottoporsi ai test deve avere risultati attendibili, il più possibile affidabili e sicuri. Le pratiche di screening si differenziano dalla prevenzione spontanea. Quest'ultima viene volontariamente scelta da singoli individui, che desiderano svolgere degli esami mirati o meno per prevenire l'insorgenza di mali a stadi iniziali. Lo screening generalmente viene sottoposto a fasce della popolazione maggiormente a rischio; affinché i risultati siano soddisfacenti è fondamentale che le persone si sottopongano regolarmente a questi controlli.
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