Home › Blog

Aggiornamenti, eventi e news di Fondazione CMT

Prevenire il cancro grazie allo sport

Prevenire il cancro grazie allo sport
Non è una novità che l’attività fisica aiuta a restare in forma, a perdere peso, a mantenere giovane l’apparato muscolo-scheletrico e circolatorio, oltre che a migliorare l’umore. Ciò che forse non si sa è che lo sport ha virtù nascoste, supportate scientificamente, che lo rendono un efficace strumento di prevenzione oncologica.Solamente il 20% dei tumori è di origine genetica, mentre la restante parte è legata ai cosiddetti “fattori di rischio modificabili”, ovvero quei fattori dipendenti dal nostro stile di vita e dall’ambiente esterno. Tra i fattori di rischio modificabili l’obesità, il sovrappeso, e l’inattività fisica sono responsabili di 1/3 di tutte le morti per cancro.Già negli anni ’80 gli esperti del sistema sanitario britannico sostenevano che l’esercizio fisico andasse prescritto come una medicina. Sono soprattutto medici e pediatri di famiglia a poter veicolare questo importante messaggio educazionale: dieta e attività fisica fanno bene non solo per prevenire le malattie di cuore e il diabete, ma anche i tumori.   Studi dimostrano l’impatto positivo dello sport nella prevenzione e cura del cancroLo sport agisce sui sistemi metabolici dell'organismo e oggi ci sono dimostrazioni scientifiche del fatto che la pratica sportiva fa bene alla salute. Lo dicono anche i risultati degli studi epidemiologici che, almeno per alcuni tipi di tumore, mostrano un forte legame tra il cancro e la mancanza di esercizio fisico. Il World Cancer Research Fund, nel suo report “Policy and Action for Cancer Prevention” del 2009, ha stimato che, nei Paesi con stile di vita di tipo occidentale, il 25% di tutti i tumori è attribuibile ad un bilancio energetico “troppo” positivo (in pratica al troppo mangiare e alla sedentarietà) e che potrebbe essere prevenuto con l’adozione di un regime alimentare corretto, la riduzione del sovrappeso e il raggiungimento di livelli sufficienti di attività fisica giornaliera. Ed ancora, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) una percentuale che arriva fino al 19% di tutti i tumori è attribuibile alla sola mancanza di esercizio fisico. Nelle persone fisicamente attive il sistema immunitario risulta maggiormente efficace sia nel rispondere agli attacchi esterni, sia nel ridurre la massa tumorale (nel caso di pazienti oncologici), addirittura nel prevenire le recidive nei pazienti in remissione.L’esercizio fisico agisce sulla riduzione del rischio di cancro attraverso: Il sistema immunitario La riduzione di livelli di insulina (creando un ambiente a basso livello di zucchero si scoraggia la crescita e la diffusione delle cellule tumorali) L’innesco dell’apoptosi (morte cellulare programmata in grado di causare la morte delle cellule tumorali) La produzione di citochine, ovvero sostanze antinfiammatorie (l’infiammazione, specie se cronica, favorisce la comparsa di mutazioni nelle cellule e la trasformazione del tessuto sano in tumorale) Il potenziamento del sistema antiossidante Un generale miglioramento dell’assetto ormonale e della composizione corporea (riduzione della concentrazione di alcuni ormoni, trai quali gli estrogeni, a cui sono sensibili tumori come quelli dell'utero, del seno e della prostata) L’accelerazione del tempo di transito del cibo nell’apparato gastroenterico (considerata una delle principali ragioni di prevenzione del cancro al colon) Il miglioramento dell’attività intestinale (muoversi accelera il transito intestinale: più lungo è il tempo in cui le sostanze di scarto rimangono in contatto con le mucose di stomaco e intestino, e più alto è il rischio che eventuali composti tossici o mutageni danneggino le cellule) Sono i tumori al seno e al colon-retto quelli che sembrano godere del maggiore beneficio: sia in chiave preventiva sia di esito della malattia. Ma rispetto alla prima esigenza, vista la capacità di regolare il peso corporeo, la pratica sportiva s’è finora rivelata un valido antidoto nei confronti di altri undici diversi tipi di tumore: all’esofago, al fegato, al polmone, al rene, allo stomaco, all’endometrio, alla testa e al collo e alla vescica. Consigli PraticiInnanzitutto è bene distinguere tra due tipi di attività fisica: quella aerobica e anaerobica.Con l'esercizio anaerobico i muscoli si allenano e si rinforzano, ma non c'è accelerazione del battito cardiaco. È quindi meno efficace in termini di prevenzione delle malattie, in particolare di quelle cardiovascolari.L'attività aerobica regolare aiuta invece a ridurre l'indice di massa corporea e quindi, in modo indiretto, a prevenire i tumori legati al sovrappeso e all'obesità. L'aumento del flusso di sangue ossigena i tessuti, facilitando anche l'arrivo di sostanze antinfiammatorie e l'eliminazione delle sostanze tossiche accumulate.In linea generale si raccomanda di svolgere almeno 150’ di attività fisica aerobica moderata (riferendosi a quelle attività che richiedono uno sforzo respiratorio minimo, come ad esempio, una camminata veloce oppure andare in bicicletta), oppure, 75 minuti di attività fisica aerobica intensa (ovvero tutte quelli attività che fanno respirare più velocemente e in modo più profondo e che fanno sudare) ogni settimana, oppure una combinazione adeguata di entrambe. L’importante è che l’attività sia distribuita lungo tutta la settimana (almeno in 5 volte), e che non sia una pratica saltuaria ma abituale, perché lo scopo è quello di combattere uno stile di vita sedentario. L’esercizio fisico anche per pochi minuti al giorno è meglio che non esercitarsi affatto.Fondamentale appare anche iniziare a fare sport fin dai primi anni di vita.Sembra difficile da applicare ma bastano piccoli e semplici cambiamenti nella vita di tutti giorni per iniziare a muoversi, come ad esempio scendere dall’autobus una fermata prima o utilizzare le scale piuttosto che l’ascensore. Piccoli cambiamenti alla portata di tutti. Segui i consigli di prevenzione del nostro blog!

Cancro e vaccino

Cancro e vaccino
Come funzionano i vacciniIl vaccino è un preparato che viene generalmente somministrato per garantire l'immunità da una certa malattia. L'effetto immunizzante viene ottenuto dalla stimolazione, nel paziente al quale viene somministrato, alla produzione di specifici anticorpi capaci di combattere una data patologia.Una volta somministrati, i vaccini simulano il primo contatto con l’agente infettivo evocando una risposta immunologica simile a quella causata dall’infezione naturale, senza però causare la malattia e le sue complicanze. Il principio alla base di questo meccanismo è la memoria immunologica: la capacità del sistema immunitario di ricordare quali microrganismi estranei hanno attaccato il nostro organismo in passato e di rispondere velocemente (l’assenza di una memoria immunologica è il motivo per cui i bambini piccoli vanno incontro alle malattie infettive più frequentemente dell’adulto). Senza le vaccinazioni, il nostro corpo può impiegare anche due settimane per produrre una quantità di anticorpi sufficiente a contrastare l’invasore. Un intervallo di tempo durante il quale la malattia può causare danni al nostro organismo.Insomma i vaccini sono una sorta di addestramento del sistema immunitario: la forma meno virulenta dell'agente infettivo, di cui è costituito il vaccino, introduce nell'organismo i cosiddetti antigeni, cioè le parti in grado di consentire al nostro sistema immunitario di riconoscere l'intruso. Poiché le forme attenuate o addirittura morte dei virus e dei batteri che si utilizzano nelle vaccinazioni hanno gli stessi antigeni delle forme vive e pienamente attive, la vaccinazione addestra l'organismo a rispondere velocemente e il sistema immunitario ad attaccare e distruggere più rapidamente ed efficacemente.   I vaccini contro il cancroEsistono due tipi di vaccini che prevengono (vaccini preventivi) o curano (vaccini terapeutici) il cancro. Vaccini preventivi contro il cancroCon questo termine si intendono alcuni vaccini classici, in grado di prevenire l'infezione da parte di virus come, per esempio, quello dell'epatite B o del papilloma umano, che possono essere una delle cause di insorgenza di alcuni tumori. Questi tipi di vaccini non sono altro che normali vaccini contro le malattie infettive, che però hanno anche l’effetto di ridurre il rischio di ammalarsi di determinati tumori che sono favoriti o direttamente provocati dalla presenza di certi virus. Il vaccino per l’epatite B e quello per il papilloma umano (anti HPV), quindi, non hanno un effetto diretto sul tumore del fegato o sul tumore del collo dell'utero ma, poiché prevengono l'infezione che induce infiammazioni croniche o mutazioni dirette che sono la causa dei tumori, sono di fatto preventivi anche in senso antitumorale. Vaccini terapeutici contro il cancroCon il termine vaccino anticancro in genere ci si riferisce ai vaccini terapeutici. Sono così definiti perché sono a tutti gli effetti terapie, sono quindi indirizzati a pazienti che hanno già un tumore e lo scopo è curare la malattia, non prevenirla. Il termine vaccino è usato un po’ impropriamente ma anche in questo caso si stimola il sistema immunitario a riconoscere ed eliminare ciò che è dannoso per l’organismo.E’ stato dimostrato che sin dalle prime fasi della genesi del tumore le cellule immunitarie funzionano come guardiani, distruggendo precocemente le cellule mutate e potenzialmente cancerose: non a caso, nei soggetti con un deficit dei meccanismi immunitari, si osserva un'aumentata incidenza di formazioni tumorali. Ciononostante, anche soggetti con difese immunitarie perfettamente funzionanti si ammalano di cancro. Le cellule tumorali hanno quindi la capacità di sfuggire al controllo del sistema immunitario e di moltiplicarsi fino alla manifestazione clinica del tumore. Lo scopo dei vaccini anticancro è addestrare il sistema immunitario del paziente a riconoscere le cellule tumorali. Il riconoscimento si basa sulla presenza di molecole, gli antigeni, specifici per le cellule del tumore. Per creare dei vaccini anticancro bisogna conoscere questi antigeni, che non sono uguali in tutti i tumori dello stesso tipo. La vaccinazione può essere fatta iniettando gli antigeni o prelevando i globuli bianchi del paziente e mettendoli in contatto con l’antigene in laboratorio prima che questi siano reintrodotti nel paziente stesso. Un limite di questa strategia è l’eterogeneità delle mutazioni, che sono diverse non solo da individuo a individuo, ma anche tra le diverse metastasi tumorali che coesistono nello stesso paziente. Dunque la ricerca deve continuare a lungo e bisognerà mettere a punto protocolli strettamente personalizzati e in grado di caratterizzare con crescente precisione le mutazioni. Molti ricercatori stanno dedicando i loro sforzi allo sviluppo di vaccini anticancro, una delle promesse dell'oncologia clinica per i prossimi anni.Un esempio di vaccino anticancro è quello approvato nel 2010 dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense per il tumore della prostata. Si tratta di un vaccino che deve essere prodotto per ciascun paziente, utilizzando il suo stesso sangue. Molti altri vaccini terapeutici anticancro sono in fase di studio: per esempio risultati incoraggianti sono stati raggiunti sul tumore del seno e l’Istituto Nazionale dei Tumori “Pascale” di Napoli è capofila di una nuova ricerca che sta testando la vaccinazione anti cancro nel tumore del fegato. Diversi studi clinici sono attualmente in corso per verificare la sicurezza ed efficacia dei vaccini con altri tipi di tumore (colon, reni, glioblastoma).

Torta ai mirtilli

Torta ai mirtilli
I mirtilli sono arbusti di piccole dimensioni che crescono in habitat freschi e temperati come boschi e foreste che, nella stagione estiva, producono piccole bacche di colore blu, nero o rosso, ricche di benefici per la nostra salute. Vediamo insieme quali sono: I mirtilli blu, se assunti regolarmente, aiutano il nostro corpo a difendersi da malattie cardiache e dal tumore, soprattutto quello al colon. I mirtilli neri, invece, aiutano a migliorare la memoria, la vista e l’elasticità dei vasi sanguigni, oltre ad essere degli antidolorifici e antinfiammatori naturali. I mirtilli rossi, infine, si rivelano dei validi alleati contro le malattie che affliggono il nostro sistema urinario, attraverso loro capacità di impedire ai batteri di aderire alle pareti mucose. Le grandi quantità di ferro contenute aiutano, inoltre, a combattere l’anemia e i radicali liberi, e a regolare il colesterolo. Esistono molti modi per assumere questi frutti e godere dei loro benefici, di seguito la nostra proposta culinaria-antitumorale del mese di giugno! TORTA AI MIRTILLI SENZA UOVA E BURROIngredienti Mirtilli (200 g) Yogurt – possibilmente ai mirtilli (1 vasetto) Farina (350 g) Zucchero (150 g) Latte – o acqua per un risultato più leggero (150 ml) Olio di semi di girasole (80 ml) Lievito in polvere per dolci (1 bustina) Sale (un pizzico) Preparazione Versare lo yogurt, il latte e l’olio in una ciotola e mescolare finché gli ingredienti non saranno omogenei Unire al composto lo zucchero e continuare a mescolare Setacciare la farina con lievito e sale, e versarla nella ciotola Lavare i mirtilli e asciugarli, successivamente aggiungerli al composto Foderare una teglia (24 cm) con la carta da forno e versarci all’interno il composto, cercando poi di livellarlo al meglio possibile con una spatola Infornare per 30 minuti a 175°, finché la torta non risulterà dorata in superficie. Far raffreddare e decorare con zucchero a velo Un dolce capace di stupire per la leggerezza e la delicatezza, ideale per iniziare con il piede giusto la stagione più soleggiata dell’anno! Vuoi scoprire tutte le altre ricette di Fondazione CMT? Clicca qui!

5xMille alla ricerca: perché destinarlo a Fondazione CMT

5xMille alla ricerca: perché destinarlo a Fondazione CMT
Il 5 per mille è uno straordinario strumento di sussidiarietà fiscale che ha debuttato nel 2006: da quel momento, come cittadini, abbiamo la possibilità di devolvere una piccola percentuale delle nostre tasse (il 5 per mille dell’Irperf, appunto) a sostegno di enti che svolgono attività socialmente rilevanti, tra questi rientra anche la Fondazione CMT. Che cos’è il 5 per milleIstituito nel 2006, il 5 per mille rappresenta la percentuale dell'imposta dovuta da ciascun cittadino italiano a titolo di IRPEF, ovvero l’Imposta sul reddito delle persone fisiche, allo Stato. Lo Stato, invece di incassare tale quota, vi rinuncia per trasmetterla, a sua volta, ad associazioni senza scopo di lucro che svolgono attività di rilevanza sociale, al fine di finanziarne l'attività. Non comporta maggiori oneri tributari, come molti erroneamente credono, ma solo una diversa destinazione di quanto è comunque dovuto allo Stato. Si può devolvere il proprio 5 per mille a diversi soggetti che si occupano di attività di interesse sociale. Rappresenta, di fatto, lo strumento con il quale ciascun contribuente ha la possibilità di scegliere le proprie priorità di finanziamento nei confronti del volontariato e della ricerca scientifica. In sede di dichiarazione dei redditi, i contribuenti possono destinare la quota del 5 per mille dell’IRPEF a favore di enti che si occupano di attività di interesse sociale, come associazioni di volontariato e di promozione sociale, ONLUS, associazioni sportive che svolgono prevalentemente attività socialmente utili, enti di ricerca scientifica e sanitaria. Può devolvere il 5 per mille anche chi non ha l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi. In particolare, possono destinare il 5 per mille tutte le persone fisiche che abbiano maturato nell’anno fiscale un reddito soggetto a tassazione. Ad oggi, i soggetti che possono beneficiare di questa quota sono i seguenti: Enti di volontariato (Onlus, associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionali, regionali e provinciali, associazioni e fondazioni riconosciute) Enti della Ricerca Scientifica e dell’Università Enti della Ricerca Sanitaria Attività sociali svolte dal comune di residenza del contribuente Associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni come attività di interesse sociale Importante, semplice, libero e gratuito. Sono queste, in sintesi, le caratteristiche del 5 mille.Importante perché permette il finanziamento di una serie di finalità di interesse sociale e di ricerca.Semplice perché ai contribuenti basta mettere una firma nella propria dichiarazione dei redditi per devolvere la quota a favore di enti che svolgono attività socialmente rilevanti.Libero perché i contribuenti possono decidere se e a quali enti destinare il 5 per mille.Gratuito perché non modifica l’importo dell’IRPEF dovuta. Il 5 per mille è diventato un mezzo di sostentamento indispensabile per gli enti non profit; grazie ad esso, i cittadini, con le loro preferenze, permettono uno sviluppo armonico e responsabile del cosiddetto terzo settore, anche in virtù del fatto che le associazioni sono tenute a dimostrare come hanno impiegato le risorse ricevute.   Il tuo 5 per mille per Fondazione CMT: il progetto a cui potresti destinarloUno dei più importanti e impegnativi progetti in cui si sta concentrando la ricerca della Fondazione CMT riguarda l'elaborazione di una nuova classificazione del Carcinoma Epatocellulare (HCC), il più comune tumore primitivo del fegato. Una corretta classificazione è importante perché consente di attribuire alla specifica tipologia di tumore la cura più adatta. L'HCC è il quinto carcinoma più comune al mondo negli uomini e l'ottavo nelle donne. In Italia colpisce circa 11 persone su 100.000 ed è particolarmente pericoloso: l'intervento chirurgico per la rimozione del tumore è possibile in meno del 5% dei casi e la sopravvivenza media dei pazienti inoperabili si aggira intorno ai sei mesi. Accorgersi dei sintomi è spesso difficile. Il Carcinoma Epatocellulare è infatti in molti casi asintomatico e solo la prevenzione, ovvero stile di vita sano e controlli periodici nei soggetti a rischio, può aiutare a curare la patologia sul nascere. La molteplicità di classificazioni comporta l’impossibilità di prevedere realmente che sviluppo potrà avere il tumore e quindi di stabilire il trattamento più adatto ad ogni singolo paziente. Partendo da questa premessa l'obiettivo di Fondazione CMT è quello di stabilire differenti modelli di crescita del Carcinoma Epatocellulare, in modo da individuare trattamenti clinici mirati in base alla specificità di ogni tumore. Questo genere di studi è molto costoso: per CMT ha significato la creazione di un vero e proprio laboratorio di genetica dedicato al progetto. Sono stati spesi circa 500.000 euro; una parte, 150.000 euro, per acquistare un sequenziatore per l'analisi del genoma, una parte per finanziare le borse di studio di due ricercatori e una parte per effettuare l'analisi genetica dei pazienti che si sono prestati a partecipare alla ricerca. I risultati sono stati fino ad ora molto promettenti; lo studio però non è ancora concluso e, anzi, è necessario aumentare la numerosità del campione per raggiungere i risultati sperati. Donare il tuo 5 per mille alla Fondazione CMT oggi, significa permettere ai nostri ricercatori di continuare a lavorare ad un importante progetto per l’individuazione di una cura efficace. Clicca qui per maggiori informazioni sul progetto.

Termoablazione: quando è applicabile

Termoablazione: quando è applicabile
La termoablazione è una procedura mini-invasiva che utilizza le alte temperature per distruggere le cellule malate di una massa tumorale. Una valida alternativa all’intervento chirurgico, solo però in alcuni casi. La tecnicaSi tratta di una tecnica eseguita in anestesia locale e in regime ambulatoriale con l’ausilio di 3 strumenti: un ecografo un ago-elettrodo un generatore di energia a radiofrequenza Con la termoablazione l’obiettivo è quello di esporre le cellule tumorali ad alte temperature, grazie al calore prodotto dal generatore a radiofrequenza, tanto da bruciarle e portarle a necrosi, ovvero alla morte cellulare, senza però danneggiare i tessuti circostanti.Questo risultato si può ottenere o facendo passare nell’ago della corrente elettrica ad alta frequenza, in grado di generare nella zona che ci interessa temperature oltre gli 80°C, come nel caso della termoablazione a radiofrequenza, oppure facendo passare nell’ago dei campi magnetici che producono temperature in grado di superare i 100°C, come nel caso della termoablazione a microonde.   Vantaggi della termoablazione Rispetto ai tradizionali trattamenti chirurgici la termoablazione presenta importanti vantaggi: è meno invasiva ha un tasso di mortalità nettamente inferiore è una procedura ripetibile è la terapia più indicata quando non è possibile eseguire attività trapiantologica   In quali casi è consigliata La termoablazione viene impiegata soprattutto su fegato, reni, polmoni e ossa e risulta efficace sui tumori primitivi, quindi agli stadi iniziali. Si consiglia quando l’intervento chirurgico non è praticabile, specialmente nei pazienti anziani, così come in quelli che hanno altre malattie concomitanti, o nei casi in cui il tumore non è operabile chirurgicamente o, come anticipato, non è possibile effettuare un trapianto. Tale tecnica trova inoltre una valida applicazione come trattamento ponte nei pazienti in attesa di trapianto, al fine di evitare la progressione della malattia e la conseguente uscita dalla lista d’attesa. Di solito questa tecnica ci offre risultati molto vicini all’intervento chirurgico, ma i requisiti per ricorrervi sono stringenti. Ad esempio, uno dei fattori principali è la dimensione della massa tumorale che, per essere efficacemente trattata, deve essere di piccole dimensioni. Per esempio la termoablazione dei tumori del fegato è indicata in presenza di una sola lesione di dimensioni inferiori ai 5 cm o di lesioni multiple di diametro inferiore ai 3 cm. Le lesioni devono essere in stadio non avanzato e ciascun caso viene prima discusso in un gruppo multidisciplinare che coinvolge radiologi, chirurghi, radioterapisti ed oncologi per confermare l'indicazione. È in genere controindicata se le lesioni sono più di quattro o cinque, se hanno un diametro superiore ai 6-7 cm o se sono difficilmente raggiungibili con gli elettrodi, se il tumore occupa più del 40% del volume dell'organo o è localizzato in prossimità di strutture vitali, in caso di invasione dei dotti biliari o dei vasi sanguigni principali, cirrosi avanzata o infezioni in corso, valori di coagulazione alterati, significativo abbassamento delle piastrine e malattia epatica scompensata. Purtroppo, molte patologie neoplastiche che colpiscono tessuti molli come fegato, pancreas e stomaco, sono asintomatiche e i tumori che interessano questi organi vengono individuati solo in stadio avanzato, dunque quando la tecnica non è più utilizzabile. Partendo da questa prospettiva la prevenzione del tumore, sia primaria che secondaria, rimane il punto di partenza per evitare l'instaurarsi di infiammazioni croniche d'organo. Scegliere il CentroNon importa tanto lo strumento quanto come lo si usa ed è importante che il paziente si rivolga a centri ben preparati.La termoablazione è una tecnica molto vantaggiosa ma è anche molto potente ed è fondamentale un controllo minuzioso dell’estensione dell’area di necrosi. Infatti questa tecnica deve distruggere sì le cellule tumorali ma non espandersi troppo a danneggiare le strutture circostanti. Fin dagli anni Ottanta il prof. Sandro Rossi, Presidente della Fondazione CMT, ha rivolto la propria attenzione alla sperimentazione della termoablazione per il trattamento dei tumori primitivi del fegato. È stato il primo medico al mondo ad applicare la tecnica con radiofrequenza all'essere umano e, in questo modo, ha potuto negli anni curare in modalità mini-invasiva numerosi tumori epatici. Per questo motivo la Fondazione CMT è oggi punto di riferimento mondiale per la termoablazione. Se siete interessati ad approfondire l’attività di Fondazione CMT continuate a seguire il nostro blog.E chi volesse contribuire alla ricerca può cliccare qui.Ogni donazione è un importante contributo per il bene di tutta la collettività.

Il cancro in gravidanza

Il cancro in gravidanza
Scoprire di avere il cancro in gravidanza è un evento che coinvolge circa 600 donne ogni anno in Italia; il 30-40% di loro sceglie di interrompere la gravidanza o di non curarsi fino alla nascita del bambino, sebbene esistano ad oggi terapie adatte anche in casi particolari come questo. I principali carcinomi che possono insorgere in una donna incinta sono gli stessi che possono essere diagnosticati a una donna non gravida: si parla di tumore al seno, alla cervice, melanoma oppure linfoma; attraverso la medicina moderna è quindi possibile, per la maggior parte delle pazienti, portare a termine la gravidanza senza compromettere la salute del bambino: le cellule tumorali, infatti, non sembrano essere in grado di raggiungere e attaccare il feto. Come avviene la diagnosi?La diagnosi di un tumore in gravidanza richiede la collaborazione di più specialisti e, nello specifico, è importante la presenza di un oncologo, un ostetrico, un neonatologo, un oncologo chirurgo e uno psicologo. Attraverso il contributo di ogni esperto è possibile determinare la tipologia di tumore e il trattamento più indicato a seconda del caso. Esistono diverse tecniche di imaging che possono aiutare la diagnosi di tumore in una donna incinta. In particolare si parla di: Raggi x Ultrasuoni Risonanza magnetica Medicina nucleare. Per quanto riguarda gli ultrasuoni e la risonanza magnetica, non sono previste particolari controindicazioni; al contrario, per i raggi x e la medicina nucleare, è consigliato attenersi alle direttive dello specialista. In particolare, nel corso del primo trimestre di gravidanza, è consigliato limitare l’esposizione della paziente e del feto a radiazioni ionizzanti, in quanto possono causare un aborto spontaneo. Altre tecniche diagnostiche come biopsie, biopsie del midollo osseo ed endoscopie possono essere eseguite con sicurezza. Il trattamentoI trattamenti principali previsti per la cura del cancro sono la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia. Questi vengono ridefiniti se la paziente colpita dalla neoplasia è in dolce attesa. Il percorso terapeutico verrà quindi valutato in considerazione di fattori come: Grandezza, tipologia e stadio del tumore Settimana di gestazione Sintomi e stato di salute generale della paziente In genere, l’asportazione chirurgica della massa tumorale, è il trattamento più indicato da eseguire il prima possibile. Per quanto riguarda la radioterapia e la chemioterapia, si tratta di terapie potenzialmente dannose per il feto, per questo motivo è consigliato, se il tumore è ai primi stadi, ritardarle fino alla nascita del bambino. Inoltre, è possibile che il medico proponga, dopo la trentatreesima settimana di gestazione, l’induzione del parto per poter partire con le altre terapie oncologiche.   Ammalarsi di tumore resta un’esperienza destabilizzante e traumatica, in particolar modo per le donne incinte che temono la salute del loro bambino. Per questo motivo è importante affidarsi a medici professionisti in grado di determinare il percorso terapeutico più adatto alle condizioni e alle esigenze della paziente.

Esami del sangue: quali valori possono essere spia di un tumore?

Esami del sangue: quali valori possono essere spia di un tumore?
Un esame molto utile per avere quadro generale della salute di una persona, sia per un’analisi di routine sia in presenza di possibili problematiche, è l’emocromo: tramite un piccolo prelievo di sangue è infatti possibile diagnosticare infezioni, infiammazioni, malattie autoimmuni e addirittura tumori.In quest’ultimo caso i valori che più comunemente vengono presi in considerazione sono: i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. In questo articolo cercheremo di capire perché. I globuli rossiI globuli rossi sono le cellule più numerose del sangue, si parla circa di 4,5 e 5,8 milioni per millimetro cubo e grazie all’emoglobina, 12,5-16 grammi per decilitro, trasportano ossigeno e anidride carbonica ai tessuti. Una prima spia di tumore può accendersi quando i globuli rossi diminuiscono bruscamente nel giro di poco tempo, fino ad arrivare a un valore inferiore agli 8 grammi per decilitro. Questo succede quando il midollo osseo inizia a danneggiarsi a causa delle cellule malate presenti nel sangue; si tratta di un segnale che potrebbe rivelare la presenza di malattie come la leucemia cronica, il mieloma, il linfoma e le mielodisplasie. Se, al contrario, i valori dei globuli rossi aumentano superando i 5,8 milioni per millimetro cubo e l’emoglobina oltrepassa 16,5 grammi per decilitro, è possibile parlare di una rara forma di tumore del sangue chiamata policitemia vera. Un parametro che l’emocromo fornisce è il volume corpuscolare medio dei globuli rossi, utile per diagnosticare moltissime malattie, come la mielodisplasia e vari tumori intestinali. Globuli bianchiI globuli bianchi, o leucociti, sono le cellule del sangue destinate alla difesa immunitaria contro le infezioni che possono colpire l’organismo. Si distinguono in neutrofili, linfociti, monociti, eosinofili e basofili. I valori normali dei globuli bianchi si aggirano tra i 4.000 e i 10.000 per microlitro, quando questi diminuiscono (meno di 1.000-500) è possibile riscontrare complicazioni al midollo osseo anche gravi. Allo stesso tempo valori troppo elevati (maggiori di 100.000 mm3) possono rappresentare un campanello d’allarme da non sottovalutare; grazie all’analisi dei singoli leucociti è possibile conoscere la natura dell’alterazione e diagnosticare la malattia. PiastrineLe piastrine sono cellule che hanno la funzione di regolare il meccanismo di coagulazione del sangue; vengono misurate in migliaia per microlitro e il loro valore normale in un soggetto sano si aggira tra i 150.000 e i 400.000 per mm3. Piastrine nettamente basse, in particolare se accompagnate da alterazioni di globuli bianchi e anemia, possono essere sintomo di un cattivo funzionamento del midollo. Al contrario, un aumento smisurato (oltre 1 milione per microlitro cubo) di queste cellule nel sangue, può determinare la presenza di una rara forma di tumore chiamata trombocitemia essenziale.   Oltre questi tre parametri, molte volte è utile analizzare anche i cosiddetti marcatori tumorali. Si tratta di molecole, il più delle volte proteine, che possono essere rilevate nel sangue e i cui valori possono indicare la presenza di un tumore. Nello specifico i valori che devono fungere da campanello d’allarme sono quelli più alti: queste molecole sono infatti presenti anche in assenza di malattie, ma solo in presenza di un tumore i loro livelli si alzano in modo consistente. Questo accade perchè le cellule tumorali si replicano molto più velocemente di quelle sane e in questo processo rilasciano nel sangue elevate quantità di proteine (tra cui i marcatori tumorali). Tra tutti, i più conosciuti marcatori tumorali sono: PSA (prostate specific antigen) – correlato al tumore della prostata; CA125 – correlato al carcinoma dell’ovaio; CEA (Antigene Carcino-Embrionario) – correlato a carcinoma del colon-retto, carcinoma gastrico, carcinoma pancreatico, carcinoma polmonare, carcinoma della mammella e carcinoma midollare della tiroide È importante sottolineare che, così come per globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, anche nel caso dei marcatori tumorali non sempre valori anomali sono sinonimo della presenza di un tumore.

Pasta al pesto (di carote)! La ricetta antitumorale di maggio

Pasta al pesto (di carote)! La ricetta antitumorale di maggio
Originarie dall’Oriente e sulle nostre tavole praticamente da sempre, le carote sono simbolo di benessere e salute: ricchissime di beta-carotene, sono famose per i loro benefici alla vista e alla pelle. Anticamente venivano utilizzate non solo in cucina, ma anche come piante officinali per la preparazione di farmaci; grazie alla loro azione antiossidante e antitumorale, le carote sono infatti uno degli alimenti che più fa bene al nostro organismo. Sono una fonte inesauribile di vitamine e minerali, contengono: vitamine A, B1, B2, C, D ed E, ma anche moltissima acqua e fibre. Inoltre sono un ottimo alleato per la prevenzione di alcuni tumori, tra i quali il cancro ai polmoni, alla gola, alla bocca, allo stomaco, alla vescia, alla prostata e alla mammella. Allora perché non utilizzarle per preparare un delizioso piatto di pasta? La nostra proposta del mese è un primo piatto gustoso e salutare, per prepararlo bastano pochi e semplici passaggi! Ecco a voi, la Pasta al pesto (di carote)! La nostra ricetta antitumorale di maggio. Ingredienti (per 4 persone): 4 carote 320 g di Pasta 2 foglie di Basilico 2 cucchiai di Olio extravergine di oliva 30 g di Noci Sale q.b. Pepe q.b.   Preparazione Lavare le carote e pelarle, quindi tagliarle a piccoli pezzi Attraverso un robot da cucina frullare le carote insieme a due cucchiai di olio extravergine di oliva Sgusciare le noci, unirle al composto insieme a sale e pepe e continuare a frullare fino a quando gli ingredienti saranno ben amalgamati Disporre una pentola colma di acqua sul fuoco e aspettare che l’acqua raggiunga il bollore, quindi versare la pasta Aggiungere al pesto due mestoli di acqua di cottura per renderlo più cremoso Una volta che la pasta sarà cotta, scolarla e condirla con il pesto di carote Impiattare e servire  Per i più golosi è possibile aggiungere delle gustose mandorle tritate come decorazione, oppure unirle al pesto in sostituzione alle noci.Per scoprire tutte le ricette antitumorali di Fondazione CMT cliccate qui! Troverete numerosi piatti originali e, soprattutto, salutari!

Fumo di sigaretta e sigarette elettroniche

Fumo di sigaretta e sigarette elettroniche
L’American Cancer Society ha rilevato che, nei Paesi industrializzati, il consumo di tabacco è responsabile ogni anno di circa il 30% delle morti. Applicando questa stima all’Italia, si può calcolare che oltre 180.000 decessi annui dovuti ai danni del fumo (malattie cardiovascolari, tumori e malattie dell’apparato circolatorio) sarebbero evitabili se ogni fumatore perdesse questo brutto vizio.Il fumo di sigaretta infatti, non è responsabile esclusivamente del tumore del polmone e dei bronchi, ma anche di altre forme tumorali. In, particolare, il consumo di tabacco può incidere anche per quanto riguarda l’insorgenza dei tumori di stomaco, esofago, colon-retto, fegato, e pancreas per l’apparato digerente; cavità nasali, nasofaringe, cavo orale, orofaringe, laringe e ipofaringe per la regione testa; ovaio, vescica e cervice uterina per l’apparato urogenitale.Oltre a ciò, è ormai noto che il fumo di sigaretta non provoca ripercussioni solo sulla salute dei fumatori, ma anche su quella dei cosiddetti fumatori passivi. I bambini esposti al fumo dei genitori, per esempio, hanno maggiori possibilità di sviluppare epatoblastoma: la forma infantile di tumore del fegato più comune. Negli anniLa prima pubblicazione ufficiale ad approfondire il legame tra il fumo e la comparsa del tumore polmonare risale al 1964: da allora migliaia di studiosi hanno cominciato a esaminare i danni sulla salute causati dalle sigarette, questa conoscenza ha portato i governi di diversi Paesi ad attuare campagne anti-fumo.In Italia, per esempio, una legge del 2003 ha proibito il fumo nei locali pubblici. La diminuzione dei casi di tumore al polmone, e in generale del numero di fumatori, rappresentano sicuramente un risultato positivo degli sforzi compiuti dalla sanità pubblica per sconfiggere il fumo di sigaretta; tuttavia, nonostante gli evidenti e sempre più conosciuti danni alla salute provocati da questa cattiva abitudine, quasi il 30% degli italiani dichiara di essere un fumatore abituale.   La sigaretta elettronicaLa sigaretta elettronica, nota anche come e-cig, è nata in Cina nel 2003 per spingere i fumatori a limitare l’inalazione di nicotina contenuta nelle sigarette “tradizionali”. In pochi anni questo prodotto è diventato particolarmente popolare, arrivando a conquistare il mercato italiano nel 2010. L’introduzione di questo prodotto è stata vista come un sostitutivo inoffensivo di questa cattiva abitudine, nonostante le sostanze aggiunte al vapore della sigaretta elettronica non siano ancora note e codificate; dal momento che si tratta di una soluzione introdotta solo recentemente, si sa ancora poco sulle reali conseguenze per la salute; un gruppo di ricercatori italiano ha provato ad analizzarne gli effetti comportamentali e neurochimici, dai dati è emerso che il vapore inalato dalla sigaretta elettronica non è affatto innocuo: al contrario crea forte dipendenza e in alcuni casi stati di ansia. Inoltre, anche la sigaretta elettronica contiene nicotina, che svolge un’azione pro-tumorale favorendo la formazione di diverse neoplasie.

Ricerca scientifica in campo oncologico: alcune curiosità

Ricerca scientifica in campo oncologico: alcune curiosità
Cosa si intende per ricerca scientifica in campo oncologico? La ricerca scientifica in campo oncologico è lo strumento che medici e ricercatori hanno a disposizione per approfondire la conoscenza dei tumori, imparare a prevenirli o diagnosticarli in tempi brevi e per definirne il trattamento più adeguato.Il metodo impiegato è quello scientifico basato su: Raccolta delle informazioni Esecuzione di esperimenti Interpretazione dei risultati Si tratta di attività basate su regole ben precise che permettono di giungere a conclusioni concrete, oggettive e riproducibili.Il padre del “metodo scientifico” è Galileo Galilei, che tra il Cinque e Seicento è stato il primo ad avvalersi della sperimentazione per validare le proprie ipotesi. La rigorosità di tale metodo risiede nel fatto che una teoria non è mai definitiva, ma è possibile modificarla nel caso venissero alla luce nuovi aspetti prima non considerati. Il pensiero scientifico è quindi sottoposto ad una costante critica e non può mai dirsi del tutto concluso. Quali sono gli obiettivi della ricerca scientifica in campo oncologico?L’obiettivo principale di ogni progetto di ricerca scientifica condotta in campo oncologico è la cura della forma tumorale studiata. Si tratta di un percorso lungo composto da diverse fasi, ognuna delle quali rappresenta un particolare tipo di ricerca scientifica: Ricerca di base: il punto di partenza per tutte le successive scoperte cliniche, generalmente è guidata dalla curiosità del ricercatore. Si svolge in laboratorio Ricerca traslazionale: costituisce una sorta di ponte tra la scienza e la medicina. È il tipo di ricerca che ha l’obiettivo di verificare se una iniziale intuizione di laboratorio può effettivamente essere utile per la cura del cancro. Ricerca preclinica: è una fase di verifica, di una nuova cura contro il cancro o di strumenti clinici e diagnostici, in modelli sperimentali. È necessaria prima di passare alla sperimentazione sull’uomo. Ricerca clinica: si tratta di una fase di sperimentazione che coinvolge direttamente i pazienti. Inizia solo quando un nuovo trattamento o un nuovo strumento hanno ottenuto l’approvazione. Ricerca epidemiologica: si basa su studi che hanno l’obiettivo di esaminare l’incidenza della malattia tra la popolazione e i fattori di rischio (soprattutto in relazione allo stile di vita). In questo contesto viene inoltre analizzata l’efficacia degli esami preventivi e degli screening.
Visualizzati 10 articoli su 216 - da 11 a 20

Co-opera con noi

IL POCO DI TANTI PUÒ FARE TANTO: per la ricerca, per la cura, per sconfiggere il tumore.

REGALARE LA RICERCA È UN GESTO D'AMORE

CODICE FISCALE 96060410188

btnDonazione

DESTINA IL TUO 5XMILLE ALLA RICERCA

CODICE FISCALE 96060410188

btnDonazione

FAI UNA DONAZIONE

per i bonifici il codice iban è IT03I0569611300000020545X12

btnDonazione