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Aggiornamenti, eventi e news di Fondazione CMT

Il cancro in gravidanza

Il cancro in gravidanza
Scoprire di avere il cancro in gravidanza è un evento che coinvolge circa 600 donne ogni anno in Italia; il 30-40% di loro sceglie di interrompere la gravidanza o di non curarsi fino alla nascita del bambino, sebbene esistano ad oggi terapie adatte anche in casi particolari come questo. I principali carcinomi che possono insorgere in una donna incinta sono gli stessi che possono essere diagnosticati a una donna non gravida: si parla di tumore al seno, alla cervice, melanoma oppure linfoma; attraverso la medicina moderna è quindi possibile, per la maggior parte delle pazienti, portare a termine la gravidanza senza compromettere la salute del bambino: le cellule tumorali, infatti, non sembrano essere in grado di raggiungere e attaccare il feto. Come avviene la diagnosi?La diagnosi di un tumore in gravidanza richiede la collaborazione di più specialisti e, nello specifico, è importante la presenza di un oncologo, un ostetrico, un neonatologo, un oncologo chirurgo e uno psicologo. Attraverso il contributo di ogni esperto è possibile determinare la tipologia di tumore e il trattamento più indicato a seconda del caso. Esistono diverse tecniche di imaging che possono aiutare la diagnosi di tumore in una donna incinta. In particolare si parla di: Raggi x Ultrasuoni Risonanza magnetica Medicina nucleare. Per quanto riguarda gli ultrasuoni e la risonanza magnetica, non sono previste particolari controindicazioni; al contrario, per i raggi x e la medicina nucleare, è consigliato attenersi alle direttive dello specialista. In particolare, nel corso del primo trimestre di gravidanza, è consigliato limitare l’esposizione della paziente e del feto a radiazioni ionizzanti, in quanto possono causare un aborto spontaneo. Altre tecniche diagnostiche come biopsie, biopsie del midollo osseo ed endoscopie possono essere eseguite con sicurezza. Il trattamentoI trattamenti principali previsti per la cura del cancro sono la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia. Questi vengono ridefiniti se la paziente colpita dalla neoplasia è in dolce attesa. Il percorso terapeutico verrà quindi valutato in considerazione di fattori come: Grandezza, tipologia e stadio del tumore Settimana di gestazione Sintomi e stato di salute generale della paziente In genere, l’asportazione chirurgica della massa tumorale, è il trattamento più indicato da eseguire il prima possibile. Per quanto riguarda la radioterapia e la chemioterapia, si tratta di terapie potenzialmente dannose per il feto, per questo motivo è consigliato, se il tumore è ai primi stadi, ritardarle fino alla nascita del bambino. Inoltre, è possibile che il medico proponga, dopo la trentatreesima settimana di gestazione, l’induzione del parto per poter partire con le altre terapie oncologiche.   Ammalarsi di tumore resta un’esperienza destabilizzante e traumatica, in particolar modo per le donne incinte che temono la salute del loro bambino. Per questo motivo è importante affidarsi a medici professionisti in grado di determinare il percorso terapeutico più adatto alle condizioni e alle esigenze della paziente.

Esami del sangue: quali valori possono essere spia di un tumore?

Esami del sangue: quali valori possono essere spia di un tumore?
Un esame molto utile per avere quadro generale della salute di una persona, sia per un’analisi di routine sia in presenza di possibili problematiche, è l’emocromo: tramite un piccolo prelievo di sangue è infatti possibile diagnosticare infezioni, infiammazioni, malattie autoimmuni e addirittura tumori.In quest’ultimo caso i valori che più comunemente vengono presi in considerazione sono: i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. In questo articolo cercheremo di capire perché. I globuli rossiI globuli rossi sono le cellule più numerose del sangue, si parla circa di 4,5 e 5,8 milioni per millimetro cubo e grazie all’emoglobina, 12,5-16 grammi per decilitro, trasportano ossigeno e anidride carbonica ai tessuti. Una prima spia di tumore può accendersi quando i globuli rossi diminuiscono bruscamente nel giro di poco tempo, fino ad arrivare a un valore inferiore agli 8 grammi per decilitro. Questo succede quando il midollo osseo inizia a danneggiarsi a causa delle cellule malate presenti nel sangue; si tratta di un segnale che potrebbe rivelare la presenza di malattie come la leucemia cronica, il mieloma, il linfoma e le mielodisplasie. Se, al contrario, i valori dei globuli rossi aumentano superando i 5,8 milioni per millimetro cubo e l’emoglobina oltrepassa 16,5 grammi per decilitro, è possibile parlare di una rara forma di tumore del sangue chiamata policitemia vera. Un parametro che l’emocromo fornisce è il volume corpuscolare medio dei globuli rossi, utile per diagnosticare moltissime malattie, come la mielodisplasia e vari tumori intestinali. Globuli bianchiI globuli bianchi, o leucociti, sono le cellule del sangue destinate alla difesa immunitaria contro le infezioni che possono colpire l’organismo. Si distinguono in neutrofili, linfociti, monociti, eosinofili e basofili. I valori normali dei globuli bianchi si aggirano tra i 4.000 e i 10.000 per microlitro, quando questi diminuiscono (meno di 1.000-500) è possibile riscontrare complicazioni al midollo osseo anche gravi. Allo stesso tempo valori troppo elevati (maggiori di 100.000 mm3) possono rappresentare un campanello d’allarme da non sottovalutare; grazie all’analisi dei singoli leucociti è possibile conoscere la natura dell’alterazione e diagnosticare la malattia. PiastrineLe piastrine sono cellule che hanno la funzione di regolare il meccanismo di coagulazione del sangue; vengono misurate in migliaia per microlitro e il loro valore normale in un soggetto sano si aggira tra i 150.000 e i 400.000 per mm3. Piastrine nettamente basse, in particolare se accompagnate da alterazioni di globuli bianchi e anemia, possono essere sintomo di un cattivo funzionamento del midollo. Al contrario, un aumento smisurato (oltre 1 milione per microlitro cubo) di queste cellule nel sangue, può determinare la presenza di una rara forma di tumore chiamata trombocitemia essenziale.   Oltre questi tre parametri, molte volte è utile analizzare anche i cosiddetti marcatori tumorali. Si tratta di molecole, il più delle volte proteine, che possono essere rilevate nel sangue e i cui valori possono indicare la presenza di un tumore. Nello specifico i valori che devono fungere da campanello d’allarme sono quelli più alti: queste molecole sono infatti presenti anche in assenza di malattie, ma solo in presenza di un tumore i loro livelli si alzano in modo consistente. Questo accade perchè le cellule tumorali si replicano molto più velocemente di quelle sane e in questo processo rilasciano nel sangue elevate quantità di proteine (tra cui i marcatori tumorali). Tra tutti, i più conosciuti marcatori tumorali sono: PSA (prostate specific antigen) – correlato al tumore della prostata; CA125 – correlato al carcinoma dell’ovaio; CEA (Antigene Carcino-Embrionario) – correlato a carcinoma del colon-retto, carcinoma gastrico, carcinoma pancreatico, carcinoma polmonare, carcinoma della mammella e carcinoma midollare della tiroide È importante sottolineare che, così come per globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, anche nel caso dei marcatori tumorali non sempre valori anomali sono sinonimo della presenza di un tumore.

Pasta al pesto (di carote)! La ricetta antitumorale di maggio

Pasta al pesto (di carote)! La ricetta antitumorale di maggio
Originarie dall’Oriente e sulle nostre tavole praticamente da sempre, le carote sono simbolo di benessere e salute: ricchissime di beta-carotene, sono famose per i loro benefici alla vista e alla pelle. Anticamente venivano utilizzate non solo in cucina, ma anche come piante officinali per la preparazione di farmaci; grazie alla loro azione antiossidante e antitumorale, le carote sono infatti uno degli alimenti che più fa bene al nostro organismo. Sono una fonte inesauribile di vitamine e minerali, contengono: vitamine A, B1, B2, C, D ed E, ma anche moltissima acqua e fibre. Inoltre sono un ottimo alleato per la prevenzione di alcuni tumori, tra i quali il cancro ai polmoni, alla gola, alla bocca, allo stomaco, alla vescia, alla prostata e alla mammella. Allora perché non utilizzarle per preparare un delizioso piatto di pasta? La nostra proposta del mese è un primo piatto gustoso e salutare, per prepararlo bastano pochi e semplici passaggi! Ecco a voi, la Pasta al pesto (di carote)! La nostra ricetta antitumorale di maggio. Ingredienti (per 4 persone): 4 carote 320 g di Pasta 2 foglie di Basilico 2 cucchiai di Olio extravergine di oliva 30 g di Noci Sale q.b. Pepe q.b.   Preparazione Lavare le carote e pelarle, quindi tagliarle a piccoli pezzi Attraverso un robot da cucina frullare le carote insieme a due cucchiai di olio extravergine di oliva Sgusciare le noci, unirle al composto insieme a sale e pepe e continuare a frullare fino a quando gli ingredienti saranno ben amalgamati Disporre una pentola colma di acqua sul fuoco e aspettare che l’acqua raggiunga il bollore, quindi versare la pasta Aggiungere al pesto due mestoli di acqua di cottura per renderlo più cremoso Una volta che la pasta sarà cotta, scolarla e condirla con il pesto di carote Impiattare e servire  Per i più golosi è possibile aggiungere delle gustose mandorle tritate come decorazione, oppure unirle al pesto in sostituzione alle noci.Per scoprire tutte le ricette antitumorali di Fondazione CMT cliccate qui! Troverete numerosi piatti originali e, soprattutto, salutari!

Fumo di sigaretta e sigarette elettroniche

Fumo di sigaretta e sigarette elettroniche
L’American Cancer Society ha rilevato che, nei Paesi industrializzati, il consumo di tabacco è responsabile ogni anno di circa il 30% delle morti. Applicando questa stima all’Italia, si può calcolare che oltre 180.000 decessi annui dovuti ai danni del fumo (malattie cardiovascolari, tumori e malattie dell’apparato circolatorio) sarebbero evitabili se ogni fumatore perdesse questo brutto vizio.Il fumo di sigaretta infatti, non è responsabile esclusivamente del tumore del polmone e dei bronchi, ma anche di altre forme tumorali. In, particolare, il consumo di tabacco può incidere anche per quanto riguarda l’insorgenza dei tumori di stomaco, esofago, colon-retto, fegato, e pancreas per l’apparato digerente; cavità nasali, nasofaringe, cavo orale, orofaringe, laringe e ipofaringe per la regione testa; ovaio, vescica e cervice uterina per l’apparato urogenitale.Oltre a ciò, è ormai noto che il fumo di sigaretta non provoca ripercussioni solo sulla salute dei fumatori, ma anche su quella dei cosiddetti fumatori passivi. I bambini esposti al fumo dei genitori, per esempio, hanno maggiori possibilità di sviluppare epatoblastoma: la forma infantile di tumore del fegato più comune. Negli anniLa prima pubblicazione ufficiale ad approfondire il legame tra il fumo e la comparsa del tumore polmonare risale al 1964: da allora migliaia di studiosi hanno cominciato a esaminare i danni sulla salute causati dalle sigarette, questa conoscenza ha portato i governi di diversi Paesi ad attuare campagne anti-fumo.In Italia, per esempio, una legge del 2003 ha proibito il fumo nei locali pubblici. La diminuzione dei casi di tumore al polmone, e in generale del numero di fumatori, rappresentano sicuramente un risultato positivo degli sforzi compiuti dalla sanità pubblica per sconfiggere il fumo di sigaretta; tuttavia, nonostante gli evidenti e sempre più conosciuti danni alla salute provocati da questa cattiva abitudine, quasi il 30% degli italiani dichiara di essere un fumatore abituale.   La sigaretta elettronicaLa sigaretta elettronica, nota anche come e-cig, è nata in Cina nel 2003 per spingere i fumatori a limitare l’inalazione di nicotina contenuta nelle sigarette “tradizionali”. In pochi anni questo prodotto è diventato particolarmente popolare, arrivando a conquistare il mercato italiano nel 2010. L’introduzione di questo prodotto è stata vista come un sostitutivo inoffensivo di questa cattiva abitudine, nonostante le sostanze aggiunte al vapore della sigaretta elettronica non siano ancora note e codificate; dal momento che si tratta di una soluzione introdotta solo recentemente, si sa ancora poco sulle reali conseguenze per la salute; un gruppo di ricercatori italiano ha provato ad analizzarne gli effetti comportamentali e neurochimici, dai dati è emerso che il vapore inalato dalla sigaretta elettronica non è affatto innocuo: al contrario crea forte dipendenza e in alcuni casi stati di ansia. Inoltre, anche la sigaretta elettronica contiene nicotina, che svolge un’azione pro-tumorale favorendo la formazione di diverse neoplasie.

Ricerca scientifica in campo oncologico: alcune curiosità

Ricerca scientifica in campo oncologico: alcune curiosità
Cosa si intende per ricerca scientifica in campo oncologico? La ricerca scientifica in campo oncologico è lo strumento che medici e ricercatori hanno a disposizione per approfondire la conoscenza dei tumori, imparare a prevenirli o diagnosticarli in tempi brevi e per definirne il trattamento più adeguato.Il metodo impiegato è quello scientifico basato su: Raccolta delle informazioni Esecuzione di esperimenti Interpretazione dei risultati Si tratta di attività basate su regole ben precise che permettono di giungere a conclusioni concrete, oggettive e riproducibili.Il padre del “metodo scientifico” è Galileo Galilei, che tra il Cinque e Seicento è stato il primo ad avvalersi della sperimentazione per validare le proprie ipotesi. La rigorosità di tale metodo risiede nel fatto che una teoria non è mai definitiva, ma è possibile modificarla nel caso venissero alla luce nuovi aspetti prima non considerati. Il pensiero scientifico è quindi sottoposto ad una costante critica e non può mai dirsi del tutto concluso. Quali sono gli obiettivi della ricerca scientifica in campo oncologico?L’obiettivo principale di ogni progetto di ricerca scientifica condotta in campo oncologico è la cura della forma tumorale studiata. Si tratta di un percorso lungo composto da diverse fasi, ognuna delle quali rappresenta un particolare tipo di ricerca scientifica: Ricerca di base: il punto di partenza per tutte le successive scoperte cliniche, generalmente è guidata dalla curiosità del ricercatore. Si svolge in laboratorio Ricerca traslazionale: costituisce una sorta di ponte tra la scienza e la medicina. È il tipo di ricerca che ha l’obiettivo di verificare se una iniziale intuizione di laboratorio può effettivamente essere utile per la cura del cancro. Ricerca preclinica: è una fase di verifica, di una nuova cura contro il cancro o di strumenti clinici e diagnostici, in modelli sperimentali. È necessaria prima di passare alla sperimentazione sull’uomo. Ricerca clinica: si tratta di una fase di sperimentazione che coinvolge direttamente i pazienti. Inizia solo quando un nuovo trattamento o un nuovo strumento hanno ottenuto l’approvazione. Ricerca epidemiologica: si basa su studi che hanno l’obiettivo di esaminare l’incidenza della malattia tra la popolazione e i fattori di rischio (soprattutto in relazione allo stile di vita). In questo contesto viene inoltre analizzata l’efficacia degli esami preventivi e degli screening.

Diagnosi di tumore: alcuni consigli per affrontare con positività la malattia

Diagnosi di tumore: alcuni consigli per affrontare con positività la malattia
Ricevere una diagnosi di tumore scatena, nella quasi totalità delle persone, reazioni di schoc e paura, per questo affrontare la situazione con un minimo di distacco prendendosi del tempo potrebbe aiutare ad assimilare la notizia. Considerando che la medicina ha fatto passi da gigante e che molte strutture si sono specializzate nel trattamento di diversi tipi di tumore, può essere utile dedicare qualche giorno alla ricerca del centro più preparato a seconda del tipo di carcinoma diagnosticato. La consapevolezza di quello che potrebbe accadere e di cosa sarebbe bene fare aiuta infatti ad affrontare meglio difficoltà e disagi. Creare un gruppo di “sostenitori”Talvolta si ha il desiderio di nascondere le proprie condizioni di salute ai propri cari, tuttavia in una situazione pesante e difficile data dalla diagnosi di un tumore, aprirsi e cercare di condividere con le persone più vicine le proprie paure, può aiutare ad affrontare meglio la malattia. Diventa di vitale importanza, infatti creare un gruppo di "supporter" cui confidare i propri dubbi e insicurezze, cui chiedere sostegno morale, ma anche un vero e proprio aiuto nella gestione degli impegni di ogni giorno: un aiuto nell'organizzare praticamente la famiglia e la casa: "spostamenti" dei figli casa/scuola/palestra/..., spesa/bollette/... e delle pratiche burocratiche necessarie: permessi di lavoro, appuntamenti, esenzioni, ....Più si condivide e ci si affida alle persone maggiormente vicini, meglio si riesce a gestire i problemi quotidiani, meno ci si sente soli e più aumenta la forza per affrontare questa grande sfida. Scegliere attentamente i mediciPer decidere a quale struttura affidarsi è necessario prendere in considerazione diversi criteri: non solo è importante accertarsi della preparazione del chirurgo che opererà il paziente, ma risulta essere di fondamentale importanza che lo stesso lavori in equipe con tutti gli specialisti che serviranno nel periodo pre e post operatorio e che seguiranno il caso sotto tutti i punti di vista. Sarà necessario affidarsi e fidarsi del medico su cui si è basata la propria scelta e, se possibile, instaurare un rapporto di stima e fiducia tale da consentire di fare tutte le domande e le richieste che serviranno per chiarire le idee e limitare i dubbi che potrebbero insorgere durante il percorso terapeutico. Sviluppare un progetto a lungo termineAffrontare una diagnosi di tumore non è certo facile, ma avere uno sguardo lungimirante sul futuro può senz'altro aiutare. Pensare ad obiettivi a lunga scadenza terrà la mente impegnata nell'organizzazione del dopo-malattia: dedicare un pensiero alla gestione del proprio tempo libero, pensare a cosa si avrebbe voluto fare, ma non se n'è mai trovato il tempo; pensare al futuro, a nuove strade da percorrere, aiuterà quindi a stare meglio e ad allontanare l'assillo dei pensieri negativi. Essere positiviIl pensiero positivo è fondamentale nella gestione di una malattia come il tumore. Cercare di allontanare pensieri negativi reagendo con positività e godendo di ogni piccola conquista, risulta essere un aiuto essenziale per l'andamento positivo delle cure. Essere interessati e partecipi, essere attenti e propositivi, essere i protagonisti attivi delle scelte che i medici chiedono di prendere, migliora il processo terapeutico con risultati positivi anche sulla qualità di vita.

Riso rosso integrale con gamberetti, agretti e zucchine

Riso rosso integrale con gamberetti, agretti e zucchine
Il riso rosso è una varietà di riso che cresce in terreni argillosi, caratterizzata da chicchi lunghi e di colore rosso scuro, normalmente di tipo integrale; di provenienza orientale, viene coltivato localmente anche nel nostro Paese, con prevalenza nel Nord Italia. Si tratta di un’ottima fonte di sali minerali, tra i quali il fosforo e il magnesio, di fibre e di proteine vegetali; consumare riso rosso regolarmente aiuta a ridurre il rischio di obesità e a mantenere bassa la glicemia, inoltre favorisce il corretto funzionamento dell’intestino e aiuta a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo nel sangue. Un vero e proprio toccasana per la salute dell’organismo! Come cucinare questo alimento?Le modalità di cottura sono essenzialmente due: è possibile cucinare il riso rosso al vapore oppure lessato. I tempi di cottura in genere sono di circa 30/40 minuti, a seconda della varietà scelta.La ricetta che vi proponiamo è un’ottima soluzione per accogliere la primavera con gusto e leggerezza, attraverso ingredienti sani e di stagione. Ecco come preparare il riso rosso con gamberetti, agretti e zucchine! Ingredienti: 200 g di riso rosso integrale 300 g di gamberetti 3 zucchine medie 1 mazzetto di agretti 1 cipollotto 1 cucchiaio di prezzemolo Succo di limone q.b. Sale q.b. Olio ev q.b. Preparazione: Lessare il riso seguendo le indicazioni presenti sulla confezione, in media occorre calcolare circa 45 minuti Lavare gli agretti, togliere la parte finale della radice e cuocerli al vapore Tagliare il cipollotto e farlo imbiondire con un filo di olio evo aggiungendo poca acqua quando necessario Unire le zucchine tagliate precedentemente a pezzettini e cuocere con il coperchio per circa 10 minuti a fuoco lento Lessare in acqua e limone i gamberetti per una decina di minuti e aggiungerli al condimento Tagliare gli agretti a pezzettini di circa 5 cm e versarli in padella Continuare la cottura per altri 5 minuti senza coperchio Non appena il riso sarà pronto, scolarlo e unirlo al condimento amalgamando tutti gli ingredienti, quindi aggiungere il prezzemolo e un filo d’olio Il riso rosso è pronto per essere servito e gustato, da proporre sia come piatto caldo che come piatto freddo. Clicca qui per scoprire le altre ricette della Fondazione!

Melanoma: come difendersi dalle fake news

Melanoma: come difendersi dalle fake news
Il melanoma è un tumore maligno che colpisce la cute attraverso lo sviluppo dei melanociti, ovvero le cellule che producono la melanina. Visibile a occhio nudo, trova origine da un nevo preesistente modificandone il colore e/o la forma, oppure dalla comparsa di un nuovo nevo sospetto sulla cute.Spesso siamo bombardati da fake news che affrontano questo tema diffondendo consigli e notizie infondati che possono indurre le persone colpite dal tumore a commettere errori, con il rischio di compromettere l’efficacia delle terapie. Entrando meglio nel dettaglio, è vero che… Digiunare durante le terapie ha un effetto positivo?Uno studio sostiene che la restrizione calorica prodotta da 48 ore di digiuno prima della somministrazione della chemioterapia, aiuterebbe le cellule sane a proteggersi dagli effetti dei farmaci e a concentrare la loro azione sulle cellule tumorali maligne. Questa teoria non è ancora stata confermata, sono necessari ulteriori studi prima di poterla convalidare, per questo motivo il digiuno precedente il trattamento terapeutico è ancora una pratica sconsigliata.   Successivamente la diagnosi di un melanoma è sconsigliato recarsi in spiaggia?I pazienti che hanno ricevuto una diagnosi di melanoma spesso temono l’esposizione solare pensando di aggravare la malattia; si tratta di una delle notizie più diffuse in ambito oncologico che intimidisce le persone colpite dal tumore, ma è davvero necessario questo sacrificio? Esistono fattori individuali che favoriscono l’insorgenza di tumori cutanei, per questo motivo i pazienti che hanno ricevuto la diagnosi di melanoma devono prestare attenzione alle regole comuni per una corretta esposizione solare, ma non per questo sono costretti a rinunciare, in senso assoluto, ad andare in spiaggia.   È meglio non asportare un nevo sospetto per non rischiare di “svegliarlo”?Un’altra delle notizie fake più diffuse nel web riguarda la convinzione per la quale sia meglio non asportare un nevo sospetto, per non rischiare di “svegliarlo” e accelerarne lo sviluppo. Non esiste alcuna evidenza scientifica a sostegno di questa teoria, al contrario, l’asportazione chirurgia del melanoma primitivo può allontanare il rischio di un eventuale sviluppo e quindi di peggioramento. Asportare un nevo sospetto, infatti, è l'unico metodo per fare prevenzione secondaria del melanoma e quindi per avere una diagnosi precoce.   Il metodo Hamer funziona?Il metodo Hamer fu elaborato dall’ex medico internista Ryke Geerd Hamer successivamente una serie di episodi che lo colpirono nella propria sfera personale: nel 1978 perse suo figlio Dirk, l’anno successivo si ammalò di tumore al testicolo. Questo fatto lo portò all’elaborazione della teoria che crede nell’insorgenza di una forma tumorale in seguito ad uno shock psicologico. La guarigione passerebbe attraverso la risoluzione del conflitto psichico provocato dallo shock, senza l’ausilio dei farmaci. Si tratta di una teoria che non è mai stata sottoposta a sperimentazione scientifica; l’esclusione delle terapie farmacologiche causa ai pazienti che credono nel metodo Hamer e decidono di intraprende questo tipo di percorso, gravi ritardi nell’inizio delle terapie antitumorali, con un peggioramento della prognosi. Per questo motivo si tratta di una soluzione terapeutica largamente sconsigliata che non arreca nessun beneficio al paziente, al contrario, rischia di gravare notevolmente sul suo stato di salute. Vuoi leggere altri articoli di Fondazione CMT? Clicca qui!

Prevenzione primaria e fibre alimentari

Prevenzione primaria e fibre alimentari
Quando si parla di prevenzione primaria, e quindi di stile di vita salutare, lo si fa spesso in termini sottrattivi: non fumare, non bere alcolici, non condurre una vita sedentaria… Oggi vogliamo invece concentrarci su qualcosa che andrebbe aggiunto nell’alimentazione di tutti, grandi e bambini, per favorire il mantenimento della salute: le fibre alimentari. Cosa sono le fibre e perché fanno bene?Le fibre alimentari sono parti di alimenti vegetali, appartenenti nella quasi totalità dei casi alla famiglia dei carboidrati, che hanno una caratteristica comune: il nostro stomaco non è in grado di digerirle e il nostro intestino tenue non è in grado di assorbirle. Sono l’unica sostanza con questa caratteristica e anche se ad una prima lettura potrebbe sembrare inutile introdurre nella propria dieta alimenti che non possiamo nemmeno digerire, consumare fibre alimentari è davvero utilissimo per la salute. Le fibre infatti: Favoriscono digestione e regolarità intestinale perché, dal momento che devono essere masticate più a lungo di altri alimenti, stimolano la produzione di succhi gastrici Aiutano a mantenere il peso-forma: saziano più di altri alimenti (in quanto non vengono digerite e rimangono quasi intatte nell’intestino) e allo stesso tempo presentano un apporto calorico molto basso Favoriscono la riduzione del colesterolo e della glicemia Influiscono sulla prevenzione del cancro del colon Dove si trovano le fibre alimentari?Le fibre alimentari sono distinte in due categorie, le fibre solubili e quelle insolubili. Le fibre solubili sono formate da gomme e mucillagini (pectine) e si trovano principalmente nei legumi e nella frutta; a contenerne in maggior misura sono: fave, fagioli, piselli, lenticchie, mele, lamponi. Hanno la capacità di assorbire acqua e, se assunte prima del pasto, contribuiscono a controllare i livelli di colesterolo nel sangue e ridurre l’assorbimento degli zuccheri.Le fibre insolubili, invece, si trovano nei cereali integrali e nelle verdure e sono formate da emicellulosa e lignina. A contenerne in abbondanza sono soprattutto miglio, farro, segale, cavoli e noci. Riescono ad assorbire molto acqua dall’intestino e rendono le feci più morbide favorendone l’espulsione. Quante fibre alimentari consumare?Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per beneficiare delle proprietà delle fibre alimentari bisognerebbe assumerne 25/30 gr al giorno. Ecco qui un breve schema che può aiutare ad orientarsi nella scelta del menu quotidiano per garantire queste quantità: cereali integrali: 1-3gr per 100gr di alimento legumi: 5-8gr per 100gr di alimento frutta secca: 5-12gr per 100gr di alimento frutta fresca: 1-4gr per 100gr di alimento verdura: 1-8gr per 100gr di alimento. Continuate a seguire il blog di Fondazione CMT per tanti consigli in tema di salute e benessere.

Pet Therapy e oncologia: come gli animali possono fare la differenza

Pet Therapy e oncologia: come gli animali possono fare la differenza
Pet therapy è un termine nato nel 1961 dallo psichiatra americano Boris Levinson, significa: “terapia dell’animale da affezione” e prevede la presenza di un animale come supporto ad altre forme di cura tradizionali per migliorare lo stato psicologico del paziente e rendere il percorso di cura meno stressante. La scoperta avvenne in modo casuale grazie ai benefici del cane di Levinson riscontrati su un bambino malato di autismo. Nel corso degli anni la pet therapy è stata studiata e analizzata, raggiungendo importanti traguardi: nel 2003 il Ministero della salute ne ha riconosciuto la validità scientifica nel 2007 l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha pubblicato delle linee guida per definire gli aspetti etici di questa terapia, considerando sia l’interesse del paziente, sia il benessere dell’animale nel 2009 il Ministero della Salute ha istituito un Centro di Referenza Nazionale per gli interventi assistiti con gli animali presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.   La pet therapy si dimostra particolarmente efficace negli anziani, nei bambini autistici o con handicap motori, nei pazienti malati di Alzheimer o che hanno superato un ictus cerebrale; la relazione tra la persona malata e l’animale aiuta infatti a migliorare l’autostima e la capacità relazionale, acquisire maggiore sicurezza e a sollecitare le attività psicologiche e motorie perse per colpa della malattia. E in ambito oncologico? La persona alla quale viene diagnosticato un tumore si trova improvvisamente a dover accettare il proprio stato di salute e ad affrontare le cure mediche previste, confrontandosi con gli effetti collaterali che possono causare; la caduta dei capelli durante i trattamenti chemioterapici, la perdita dell’appetito o un forte senso di stanchezza sono alcuni tra i principali sintomi che possono insorgere a causa delle terapie. Tutto questo è grande fonte di stress che si tramuta in ansia e paura, insicurezza e confusione, profondi stati di angoscia e senso di solitudine.Ed è per questo che interviene la pet therapy: una valvola di sfogo emozionale per la persona malata, che vede l’animale come fonte di svago e relax. La relazione che si instaura diventa perciò determinante per affrontare al meglio il ricovero e le terapie, alleggerendo lo stato di malessere del paziente e dei suoi famigliari. Tranquillità e relax sono alcuni dei benefici della pet therapy, generati grazie alla produzione di endorfine che viene stimolata proprio dalla presenza dell’animale. Inoltre questa relazione: Migliora la risposta immunologica Diminuisce la tensione nervosa Accresce la capacità di prendersi cura degli altri, distogliendo l’attenzione dai propri problemi personali Migliora alcuni parametri vitali come la pressione arteriosa   Che si tratti di un cane, di un gatto, di un criceto o di un pesciolino rosso, la compagnia di un animale si dimostra, perciò, essere un prezioso elemento per il benessere del paziente, che riesce così ad affrontare le cure mediche con maggiore serenità, consapevolezza e coraggio.
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