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Lipofilling: l'autotrapianto di grasso per ricostruire il seno dopo un tumore

Lipofilling: l'autotrapianto di grasso per ricostruire il seno dopo un tumore
Ripristinare l’integrità corporea dopo un tumore al seno è per molte donne un’esigenza prioritaria. Non si tratta semplicemente di un vezzo estetico, ma di un passo fondamentale verso la guarigione e l’accettazione del proprio corpo. Anche in questo campo la ricerca ha fatto e sta facendo importanti passi avanti. Un esempio concreto è rappresentato dalla tecnica del lipofilling, che prevede il prelievo di tessuto adiposo in fianchi, cosce o addome e il successivo impianto nella mammella. In questo articolo cercheremo di capire meglio come e quando questa tecnica è consigliata.   Tumore al seno e chirurgiaIl tumore al seno è la neoplasia più frequente nella popolazione femminile; solo in Italia, nel 2017 si sono ammalate circa 50.500 donne. Anche se, fortunatamente, prevenzione e diagnosi precoce hanno raddoppiato i tassi di guarigione negli ultimi 20 anni, affrontare questa patologia resta un’esperienza traumatica per tutte le pazienti che la vivono, soprattutto quando le terapie includono una modifica del proprio corpo.Dopo una diagnosi di tumore al seno il chirurgo deve infatti valutare se procedere con un intervento di tipo conservativo o demolitivo. Nel primo caso viene asportato solo il tumore e il tessuto circostante (intervento di quadrantectomia); nel secondo caso si procede invece con l’asportazione totale della mammella (intervento di mastectomia).La scelta tra un intervento e l’altro dipende da una serie di fattori: generalmente si procede con la mastectomia quando il seno è molto piccolo e l’intervento conservativo lo renderebbe comunque deformato, quando il tumore è grande o multicentrico e quando la paziente presenta casi di familiarità che potrebbero celare una predisposizione genetica.Indipendentemente dal motivo per cui la mammella viene asportata, riuscire a ricostruirla in modo soddisfacente è diventato oggi parte integrante del percorso di cura.   Lipofilling: come avviene l’intervento?Oltre al tradizionale ricorso alla protesi in silicone, da qualche anno è possibile ricostruire il seno grazie al lipofilling, che consiste nel trapianto di cellule adipose prelevate direttamente dalla paziente (solitamente da glutei, cosce o addome).Il trapianto avviene per mezzo di ago-cannule molto sottili che vengono inserite sotto la pelle attraverso incisioni millimetriche; dopo l’estrazione il tessuto adiposo viene centrifugato e depurato dai componenti non necessari (come siero e globuli rossi) prima di essere infiltrato nel seno.Il lipofilling è una tecnica molto sicura, in quanto non prevede l’utilizzo di prodotti sintetici responsabili (anche se molto raramente) di potenziali reazioni avverse dell’organismo. L’intervento può essere effettuato in anestesia locale, in sedazione o in anestesia generale; generalmente il tipo di anestesia viene stabilito dal quantitativo di grasso da aspirare. Le pazienti possono riprendere in breve tempo le attività quotidiane senza particolari limitazioni e il dolore post operatorio viene controllato facilmente grazie a leggeri analgesici.   Lipofilling: quando si può usare? La tecnica del lipofilling viene utilizzata come unico metodo ricostruttivo solo in pazienti con mammelle di piccole dimensioni e con sufficiente tessuto adiposo da prelevare. È inoltre molto utile per: correggere piccoli difetti dopo quadrantectomia o mastectomia; aumentare la morbidezza nel seno ricostruito con protesi; combattere gli effetti della radioterapia (senso di durezza e contrattura).   L’autotrapianto di grasso viene impiegato anche in altri ambiti della chirurgia estetica: per migliorare alcune aree del volto (aumento zigomi o labbra, correzione dei solchi naso-genieni, ringiovanimento della palpebra inferiore), per appianare solchi e depressioni cutanee del corpo, per rimodellare i glutei o in alcuni casi per correggere esiti chirurgici.

Carciofi alla Romana: la ricetta antitumorale di aprile

Carciofi alla Romana: la ricetta antitumorale di aprile
Anche questo mese vi proponiamo una ricetta semplice, gustosa e, soprattutto, salutare.Protagonista è il carciofo: una verdura appartenente alla famiglia delle Asteraceae, coltivabile in autunno e in primavera, dalle numerose proprietà benefiche. Si tratta infatti di un ortaggio ricco di fibre utili per la regolarità intestinale e un’ottima fonte di potassio. Diversi studi hanno evidenziato come il carciofo possa essere annoverato tra i cibi antitumorali in quanto, nelle sue foglie, è contenuto un principio attivo dal gusto amaro: la cinaropicrina. Oltre a favorire la diuresi e la secrezione biliare, pare che questa sostanza induca la morte per apoptosi delle cellule del tumore al fegato e del carcinoma mammario.   Sono numerose le ricette che comprendono il carciofo, oggi noi ve ne proponiamo una molto semplice e allo stesso tempo sfiziosa: i carciofi alla romana! Ingredienti: 4 carciofi50 g di prezzemolo5 foglie di mentuccia3 filetti di acciuga sott’olioPangrattatoGrana grattugiatoAglioVino biancoOlio ExtravergineSalePepePreparazione: Tritare il prezzemolo e la mentuccia con uno spicchio d’aglio e i filetti di acciuga sott’olio. Aggiungere 2 cucchiai di pangrattato, uno di grana grattugiato, sale e pepe q. b.Allargare molto bene i carciofi mondati lasciando 4-5 cm di gambo e farcirli con il ripieno precedentemente preparato, premendo nel cuore e tra una brattea a l’altra.Disporre i carciofi imbottiti in una casseruola con il gambo rivolto verso l’alto, aggiungere 5-6 cucchiai di olio, un mestolo di acqua, 2-3 cucchiai di vino bianco e a piacere uno spicchio di aglio con la buccia.Portare sul fuoco e attendere che il liquido cominci a bollire, quindi cuocere con il coperchio per circa 20 minuti, finché il fondo di cottura si addensa.Per soddisfare il palato dei vostri ospiti potrete accompagnare questo piatto ad un antipasto composto da piccole bruschette con pomodori spezzati e conditi e un piatto di pecorino tagliato a cubetti con un filo di miele sopra.Servite il carciofo cucinato sbizzarrendovi con la fantasia, decorandolo con foglie di mentuccia o una spolverata di pepe!Una ricetta semplice e gustosa per valorizzare una verdura sana e adatta ad ogni piatto!Scoprite le altre ricette di Fondazione CMT cliccando qui.Il nostro appuntamento tornerà a Maggio, con una nuova ricetta antitumorale!

Destina il tuo 5xMille a Fondazione CMT

Destina il tuo 5xMille a Fondazione CMT
Per noi di Fondazione CMT il 5xMille è un contributo particolarmente importante; a differenza di altri centri di ricerca abbiamo infatti scelto di essere liberi dagli interessi delle case farmaceutiche: lavoriamo per il solo bene dei pazienti e i nostri studi non sono condizionati da interessi di carattere economico.Questa è una scelta della quale andiamo molto orgogliosi, ma che sicuramente ci penalizza dal punto di vista economico. Pertanto, il sostegno di chi crede nella ricerca, e in particolare nel nostro progetto di cura mini-invasiva del carcinoma epatocellulare, è fondamentale per l’avanzare degli obiettivi della Fondazione.Attualmente siamo impegnati in progetti di ricerca come il trapianto cellulare su matrice d’organo decellularizzata per la rigenerazione epatica, la valutazione della diffusione dell’energia elettromagnetica nel tessuto epatico e la stesura di una nuova classificazione del carcinoma epatocellulare per destinare ad ogni tipologia di tumore la cura più adatta. Il vostro contributo ci aiuterà nello sviluppo di questi progetti e nel sostegno dei giovani ricercatori in essi impegnati.   Di seguito abbiamo cercato di riepilogare in pochi punti cos’è il 5xMille e perché è necessario scegliere a quale ente destinarlo. Cosa è il 5xMille?Il 5xmille è una misura fiscale che consente ai contribuenti di destinare una quota fissa (il 5 per mille appunto) dell’irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, agli enti no profit che si occupano di attività di interesse sociale.Non beneficia di alcuna agevolazione fiscale in quanto non è una donazione, ma non comporta alcun costo aggiuntivo: in altre parole, non costa nulla.Istituito nel 2006 inizialmente in forma sperimentale, negli anni il 5xmille è diventato un mezzo di sostentamento importantissimo per le onlus come la nostra e gli altri enti no profit, che sono obbligati a dimostrare come hanno impiegato le risorse ricevute. Quando donare?Il modello per la scelta del soggetto a cui destinare il 5xMille può essere presentato entro il 30 aprile al proprio datore di lavoro / ente pensionistico, oppure a un CAF (Centro di Assistenza Fiscale) / intermediario abilitato entro il 31 maggio. Cosa succede se non si dona?Come abbiamo detto, il 5xMille viene estratto dall’Irpef, con lo scopo di devolvere la somma a fondazioni e associazioni precise per il beneficio della collettività. Nel momento in cui si sceglie di non donare il proprio 5xMille a nessuna istituzione, tale imposta rimarrà allo Stato (è una misura fiscale obbligatoria: anche se scegliete di non destinarla a nessuno in particolare dovete comunque versarla). Come fare a donare il proprio 5 x MILLE a CMT?I modelli per la dichiarazione dei redditi CUD, 730 e UNICO, contengono uno spazio dedicato alla scelta del beneficiario del 5xMille indicato tramite la seguente dicitura: “Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10, c. 1, lett a), del D.Lgs. n. 460 del 1997”.Per poter destinare il tuo 5xMille alla Fondazione CMT basterà firmare in questo spazio e inserire il codice fiscale della Fondazione: 96060410188. Come Onlus per la ricerca scientifica, priva di condizionamenti e interessi economici, Fondazione CMT conta molto sul contributo di chi crede nel progresso della medicina. Se vuoi aiutare la ricerca contro il carcinoma epatocellulare destina il tuo 5xMille o fai una donazione. Anche un piccolo contributo rappresenta un gesto di grande generosità e lungimiranza nei confronti di tutta la collettività.

Tumore al pancreas: l'importanza della prevenzione

Tumore al pancreas: l'importanza della prevenzione
Fondazione CMT è una Onlus nata nel 2009 con lo scopo di raccogliere fondi per la ricerca e lo sviluppo di tecniche mini-invasive per la cura del carcinoma epatocellulare, la forma più diffusa di tumore al fegato.Tra le diverse attività che promuove e finanzia, una parte è certamente dedicata alla prevenzione. Non sempre è possibile evitare l’insorgenza di forme tumorali, ma la conduzione di una vita sana può aiutare a prevenire malattie gravi e a vivere una vita in salute. È quindi importante praticare attività fisica e assumere molta frutta e verdura fresca, non abusare di alcol e non fumare. Dal momento che la nostra attività è concentrata sul tumore del fegato, spesso parliamo di prevenzione in relazione a questa malattia. Uno stile di vita sano è però utile anche alla prevenzione di molte altre patologie (tumorali e non), tra cui il tumore al pancreas, di cui vi parliamo oggi.   Il pancreas è una ghiandola voluminosa situata nell’addome, annessa all’apparato digerente; la sua principale funzione è quella di produrre succo pancreatico, che favorisce la digestione di alcune sostanze nell’intestino tenue. Lungo circa 15 cm, si divide in tre parti: la testa (a destra), il corpo (al centro) e la coda (a sinistra). Il tumore al pancreas si manifesta principalmente nella regione della testa e consiste nella moltiplicazione senza controllo delle cellule che costituiscono l’organo.Ogni anno in Italia si verificano circa 13.500 casi di tumore al pancreas: si tratta di una malattia diffusa generalmente nella popolazione anziana tra i 60 e gli 80 anni; nelle donne oltre i 75 anni, risulta essere tra i 5 carcinomi più frequenti. Tra i fattori di rischio il principale è rappresentato dal fumo di sigaretta: i fumatori presentano un rischio di incidenza del 50-70% in più rispetto ai non fumatori, con una percentuale del 20-30% per gli uomini e del 10% per le donne.Altri fattori di rischio possono derivare da malattie come la pancreatite cronica, il diabete mellito o una pregressa gastrectomia; o ancora, da disturbi alimentari come l’obesità o una dieta povera di fibre. Ad oggi non è possibile effettuare una diagnosi precoce del carcinoma pancreatico, in quanto si tratta di una malattia silente; sono pochi i casi diagnosticati allo stadio iniziale: circa il 7%. L’assenza di sintomi riconoscibili causa molto spesso gravi ritardi nella diagnosi, che limitano le possibilità di guarigione del paziente.Le terapie disponibili in presenza di tumore al pancreas sono la chirurgia, la radioterapia e/o la chemioterapia. L’intervento chirurgico varia a seconda della localizzazione del tumore; la rimozione delle cellule tumorali si distingue in tre diversi tipi:- la duodenocefalopancreasectomia prevede l’asportazione della testa del pancreas e una porzione di intestino tenue;- la pancreasectomia totale: prevede l’intera rimozione del pancreas, una porzione di intestino tenue, parte dello stomaco, il dotto biliare, la cistifellea, la milza e la maggior parte dei linfonodi regionali;- la pancreasectomia distale: prevede l’asportazione del corpo e della coda dell’organo.Si tratta di operazioni molto delicate e impegnative, non sempre possibili visto il ritardo con cui si riconosce questa malattia. La radioterapia, insieme alla chemioterapia, sono invece tecniche adottate principalmente in presenza di cellule tumorali nel corpo del pancreas. In particolare, la radioterapia consiste nell'annientare attraverso radiazioni ad alta frequenza le cellule maligne, andando a ridurre la dimensione del cancro. Le radiazioni possono essere erogate da una macchina esterna oppure tramite una sostanza radioattiva immessa direttamente nella lesione tumorale.La chemioterapia, a sua volta, agisce distruggendo le cellule tumorali sviluppate nel paziente. Si tratta di farmaci somministrati per via endovenosa o oralmente, che provocano gravi effetti collaterali come la perdita di capelli, nausea e vomito, perdita dell’appetito, stanchezza o fiato corto. La maggior parte degli effetti, generalmente, scompaiono nel terminare la terapia.Il tumore al pancreas può recidivare in seguito alla cura, per questo sarà necessario sottoporsi a controlli regolari. Il follow-up (esami del sangue/TAC e visita medica) permette quindi di tenere sotto controllo il proprio stato di salute in seguito alla sconfitta del tumore e a segnalare per tempo un’eventuale ricomparsa. La miglior cura per una vita lunga e salutare rimane la prevenzione; prendersi cura giorno dopo giorno scegliendo un'alimentazione sana e praticando attività fisica potrà evitare l'insorgenza di gravi malattie e garantire un benessere fisico e psicologico per molti anni.

Fertilità maschile dopo un tumore

Fertilità maschile dopo un tumore
Come promesso nel nostro ultimo articolo di Febbraio, questo mese affrontiamo il tema della fertilità maschile dopo un tumore. Anche gli uomini infatti, esattamente come le donne, rischiano di compromettere la possibilità di avere figli dopo una terapia per sconfiggere il cancro.   Terapie per la cura dei tumori e fertilitàLe terapie responsabili dell’infertilità sono la chemioterapia e la radioterapia, che causano, nel 30-40% dei casi, azoospermia, cioè assenza di spermatozoi.In alcuni casi si tratta di situazioni temporanee e la spermatogenesi riprende spontaneamente entro i 2 anni successivi alla terapia. In altri casi, purtroppo, le terapie compromettono la fertilità del paziente in modo permanente. È difficile prevedere in anticipo quali saranno gli effetti della terapia sulla fertilità, in quanto essi dipendono dalla tipologia di chemioterapia, dal dosaggio cumulativo, ma anche dallo stato di salute del paziente prima dell’inizio del trattamento. Come per la donna, esistono però anche per l’uomo tecniche in grado di preservare la fertilità dopo un tumore.La ricerca ha da qualche tempo sviluppato un metodo che permette la conservazione del liquido seminale attraverso il congelamento, la crioconservazione del seme, che prevede il naturale prelievo dello sperma e, in seguito ad analisi di accertamento, il suo congelamento mediante azoto liquido. Questo permetterà alle coppie che decidono di avere un figlio, di accedere successivamente a tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).Per assicurare una buona riuscita, è importante che il medico proponga questa soluzione al paziente prima dell’inizio della terapia. Terapie per la cura del tumore al testicolo e fertilitàFino ad ora abbiamo parlato delle conseguenze delle principali terapie per la cura dei tumori in generale sulla produzione degli spermatozoi. Quando si parla di tumore e fertilità maschile non si può però non focalizzarsi anche su un altro importante argomento che spaventa molti giovani uomini: il tumore al testicolo.Come avviene per gli altri tumori, anche la terapia prescritta per questa patologia può essere di tipo farmacologico (chemioterapia). In questo caso il rischio di infertilità è lo stesso di cui abbiamo parlato sopra.Un'altra opzione terapeutica molto utilizzata per la cura del tumore del testicolo è la radioterapia. Anche in questo caso il rischio di infertilità è piuttosto alto: persino piccole dosi di radiazioni possono infatti danneggiare gli spermatogoni, le cellule che producono gli spermatozoi. È quindi consigliabile sottoporsi a crioconservazione del seme prima dell’inizio della terapia. L’ultimo aspetto da considerare quando si parla di tumore del testicolo e infertilità riguarda la chirurgia. Se in passato era necessario ricorrere alla castrazione monotesticolare o bi testicolare, oggi è invece possibile intervenire solo nella zona di riferimento: tramite la enucleo-resezione, ovvero l’asportazione del tumore tramite la guida ecografica per il chirurgo, è possibile eliminare le cellule tumorali lasciando il testicolo in sede. Negli ultimi 30 anni l’incidenza del tumore al testicolo è aumentata di circa il 45%, ma la mortalità è diminuita del 70%: oggi, circa il 90% degli uomini che si ammalano di questa malattia possono essere curati.Per molti di loro, e anche per chi è affetto da altre tipologie curabili di tumore, la possibilità di diventare padri dopo la malattia è una tematica prioritaria. In questo, fortunatamente, la scienza ha fatto molti passi avanti. Continuiamo a sostenere la ricerca e ad impegnarci nel quotidiano per favorire prevenzione e diagnosi precoci.   Continuate a seguirci sul Blog e sul sito.

Pesto di rucola: la ricetta antitumorale di marzo

Pesto di rucola: la ricetta antitumorale di marzo
La rucola è una verdura crucifera dal basso apporto calorico, presenta un grande contenuto di acqua ed è ricca di minerali e vitamine come magnesio, vitamina C, vitamina K e potassio. Carica di antiossidanti, aiuta a contrastare i radicali liberi e a prevenire la comparsa dei tumori. Grazie ai composti di glucosinolati, riduce quindi il rischio di sviluppare cancro al seno, alla prostata, al polmone, al colon e al pancreas.È un alimento disponibile tutto l’anno, principalmente tra marzo e luglio; dal sapore pungente, è un ottimo alleato in cucina per rendere le pietanze più gustose e, perché no, colorate.Per stupire i vostri ospiti potrete preparare, attraverso piccole mosse, una buona pasta al pesto di rucola: un semplice piatto che punzecchierà il palato dei commensali.     Ingredienti (per 4 persone) • 100 grammi di rucola fresca. Se volete ottenere un sapore ancora più forte potete scegliere la rucola selvatica.• 150 ml di olio extravergine di oliva• 1 spicchio di aglio• 50 grammi di Parmigiano reggiano• 50 grammi di Pecorino• 50 grammi di Pinoli• 5 grammi di sale• Pepe fresco macinato q.b   Procedimento 1- Lavare molto bene la rucola, asciugarla e metterla nella tazza di un mixer; 2- Aggiungere i pinoli, il Parmigiano reggiano e il Pecorino; 3- Unire lo spicchio di aglio intero sbucciato e il sale; 4- Cominciare a frullare aggiungendo a piccole dosi l’olio di oliva fino ad ottenere una crema fluida e ben amalgamata. Il pesto potrà essere conservato in frigorifero per qualche giorno sistemandolo in un barattolo chiuso ermeticamente, avendo la premura di proteggerlo con un filo d’olio di oliva. Al momento dell’utilizzo, potrete ammorbidirlo sciogliendolo con qualche cucchiaio di acqua di cottura.Il pepe va spolverato direttamente sopra la pasta prima di essere gustatae… Buon Appetito! Per scoprire le altre ricette di Fondazione CMT cliccate qui.Il nostro appuntamento tornerà ad Aprile, con una nuova gustosa e salutare ricetta!

Termoablazione. Cosa significa bruciare i tumori?

Termoablazione. Cosa significa bruciare i tumori?
Si chiama termoablazione il metodo impiegato da circa trent’anni per eliminare le cellule tumorali in modalità mini-invasiva. Cosa significa? Letteralmente il termine “termoablazione” indica la “distruzione attraverso il calore”, si tratta infatti di un’azione che, attraverso l’aumento della temperatura nelle cellule maligne, crea danni diretti all’integrità delle membrane tumorali sulle quali si sta intervenendo, rallentando o bloccando del tutto la loro rigenerazione. Tutte le nostre cellule sono infatti sensibili al calore; e quelle tumorali, in particolare, possono essere danneggiate dall’aumento della temperatura. Nello specifico questa tecnica provoca: un danneggiamento dei vasi sanguigni che nutrono il carcinoma; in questo modo il tumore va incontro ad un fenomeno chiamato apoptosi, ovvero morte cellulare.infiammazioni che stimolano il sistema immunitario e l’automatica difesa contro cellule maligne ancora vive.   La termoablazione può essere effettuata in due diverse forme: a microonde e a radiofrequenza. Nel primo caso, vengono generati campi magnetici che innalzano la temperatura oltre i 100°C; nel secondo caso una corrente alternata ad alta frequenza crea un ambiente compreso tra i 60 e i 100°C.L’intervento, riservato a tumori di piccole dimensioni e sorto in organi parenchimatosi come il fegato, avviene tramite l’utilizzo di un ago particolare che, una volta immesso attraverso la pelle, raggiunge il tumore e lo brucia. L’inserimento viene guidato da ecografia, risonanza magnetica o tomografia computerizzata, per rendere l’operazione il più precisa possibile. Il paziente, sotto l’effetto dell’anestesia locale, sarà quindi sottoposto ad un intervento breve (tra i 10 ed i 30 minuti) e non invasivo. Cosa significa? Operare utilizzando tecniche mini-invasive significa effettuare piccole incisioni nelle quali vengono introdotti gli strumenti necessari all'intervento. Questo permette di risolvere complicazioni in tempi limitati e senza causare gravi traumi al paziente.Rispetto ai tradizionali trattamenti chirurgici la termoablazione presenta importanti vantaggi: ha un tasso di mortalità nettamente inferioreè una procedura ripetibileè la terapia più indicata quando non è possibile eseguire attività trapiantologicafacilita i tempi di recupero post-operatoriè utile per i pazienti più fragiliCome tutte le procedure può comunque comportare dei rischi, in genere facilmente gestibili e di scarsa frequenza. Non esistono inoltre specifiche controindicazioni, ma è opportuno ricordare che questa tecnica non è realizzabile quando il tumore è troppo esteso, si trova molto in profondità rispetto all'ago utilizzato o è estremamente vicino agli organi vitali.   Quale è il ruolo della Fondazione CMT? Il presidente di Fondazione CMT, il Professor Sandro Rossi, è stato il primo medico al mondo ad applicare la termoablazione all’essere umano nel 1988. Il suo lavoro è stato raccolto in un articolo pubblicato nel 1991 dall’American Journal of Clinical Oncolog  e ri-pubblicato, proprio per la sua rilevanza,  in occasione del centenario della rivista. Negli anni il Prof. Rossi ha esportato la tecnica della termoablazione in tutto il mondo e migliaia di pazienti sono stati curati con questa procedura mini-invasiva. Con l'obiettivo di finanziare gli studi che permetterebbero alla termoablazione di essere sempre più efficace e di curare un numero sempre maggiore di patologie, nel 2009 Rossi e alcuni collaboratori hanno dato vita a Fondazione CMT, una onlus per la ricerca scientifica che: raccoglie fondi per migliorare la conoscenza biologica e la cura dei tumori,forma giovani medici e ricercatori,promuove una campagna permanente di prevenzione.I progetti in cui Fondazione CMT è attualmente impegnata riguardano il trapianto cellulare su matrice d’organo decellularizzata, una nuova classificazione del carcinoma epatocellulare e la valutazione della diffusione dell’energia elettromagnetica nel tessuto.   Il lavoro svolto in questi anni è stato molto impegnativo, soprattutto dal punto di vista economico. Numerosi traguardi sono stati raggiunti, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Sostieni anche tu la lotta contro i tumori, aiuta la Fondazione CMT a raccogliere fondi, per una medicina all'avanguardia, sempre meno invasiva e orientata al benessere dei pazienti. Un piccolo gesto per una grande scoperta.

Rimettersi in forma prima dell’estate: 8 consigli “soft”

Rimettersi in forma prima dell’estate: 8 consigli “soft”
Per noi che ci occupiamo di prevenzione dei tumori, lo stile di vita sano è una buona abitudine che andrebbe seguita 365 giorni l’anno. Sappiamo però che in molti aspettate marzo per cominciare a seguire regole salutari e prepararvi alla prova costume. A voi dedichiamo 8 consigli “soft” perfetti per rimettersi in forma prima dell’estate.      1. Eliminate gli alcolici. Spesso il consumo di bevande alcoliche sfugge di mano prima che si riesca a rendersene conto. Un bicchiere di vino a pasto, 2/3 aperitivi a settimana, un cocktail il sabato sera. Nulla di più sbagliato; abbiamo spiegato in tanti articoli quanto l’alcol possa essere pericoloso per il fegato e in generale per la salute (clicca qui). Oggi ci limiteremo a ricordarvi le calorie delle principali bevande alcoliche: birra 43 Kcal per 100 gr, vino 83 Kcal per 100 gr, gin 263 Kcal per 100 gr, rum 231 Kcal per 100 gr. Da oggi in poi quindi, sostituite l’alcol con spremute, centrifughe o estratti, unico sgarro concesso una birra o 2 bicchieri di vino a settimana. 2. Mangiate più proteine. Le proteine riducono l’appetito e fanno sentire sazi prima; inoltre, aumentando la termogenesi consentono di aumentare la combustione del grasso. Attenzione però a non anteporre mai il desiderio di rimettersi in forma alla salute dell’organismo: limitate la carne (in particolare quella rossa), consumate pesce soprattutto azzurro e provate ad aumentare il consumo di proteine vegetali. 3. Non eliminate i carboidrati, ma scegliete quelli giusti. Uno degli errori più comuni che fa chi inizia una dieta fai da te è eliminare del tutto i carboidrati. Ogni pasto dovrebbe invece essere bilanciato e prevedere anche i carboidrati. Vi consigliamo però di ridurne il consumo la sera e soprattutto di preferire prodotti integrali ed evitare quelli a farina bianca. In questo modo potrete mantenere bassi i livelli di insulina evitando i picchi che rallentano la combustione del grasso. E la pizza? Ok una volta a settimana, ma meglio se di farina integrale (spesso molto più buona di quella tradizionale!). 4. Usate i grassi buoni. Ogni regime alimentare che si rispetti, anche strutturato con l’obiettivo di perdere peso, prevede una dose quotidiana di grassi buoni. Condite tutto con olio d’oliva (massimo 4 cucchiai al giorno) e consumate anche cibi “grassi”, ma salutari e ricchi di omega 3 come salmone, pesce spada, sardine, sgombri, aringhe, noci, mandorle. Banditi burro, margarina, cibi fritti e dolci confezionati. 5. Correte! Lo sport migliore in assoluto (salvo problematiche specifiche) per dimagrire, eliminare la pancia, rinforzare le gambe ed eliminare le tossine è la corsa. L’attività aerobica per essere davvero efficace deve essere protratta per più di mezz’ora. Se pensate di non riuscite a correre per 30/35 minuti di fila, alternate camminata veloce e corsa cercando di diminuire progressivamente i minuti di camminata a favore di quelli di corsa. 6. Nuotate! Un altro sport consigliato, perfetto per associare l’attività aerobica e quella anaerobica che rinforza i muscoli è il nuoto. Con due ore di nuoto alla settimana riuscirete a sviluppare muscoli delle braccia, dorsali e muscoli delle cosce. 7. Provate il cardiofitness. Se siete particolarmente determinati, o avete la possibilità di andare in palestra, alternate l’allenamento con i pesi (che innalza il metabolismo, rinforza i muscoli e tonifica) a quello cardiovascolare. L’ideale è dedicarsi prima ai pesi e poi a tapis roulant o cyclette perché in questo modo si bruciano più grassi. 8. Concedetevi qualche sgarro. Un modo efficace per riuscire a mantenere nel tempo uno stile di vita sano e attivo è concedersi qualche sgarro. Allenatevi 2 o 3 volte alla settimana e mangiate bene ogni giorno, ma se un bel piatto di lasagne è in grado di rallegrarvi la giornata, ogni tanto, mangiatela pure. E senza sensi di colpa!   Che siate più o meno attenti alla prova costume, sappiate che queste 8 regole andrebbero seguite tutto l’anno. Nella prevenzione dei tumori lo stile di vita fa la differenza; come hanno dimostrato in uno studio dello scorso anno i ricercatori della Harvard Medical School di Boston, l'incidenza del cancro cala dal 20 al 40% e il numero delle morti da tumore si dimezza seguendo 4 regole: non fumare;bere pochissimi alcolici;mantenere in modo costante un giusto indice di massa corporea;fare sport (150 minuti di esercizio aerobico a settimana).Con il nostro blog cerchiamo di aiutarvi a raggiungere questo obiettivo senza troppa fatica! Continuate a seguirci!

Fertilità femminile dopo un tumore: quali possibilità ci sono?

Fertilità femminile dopo un tumore: quali possibilità ci sono?
I dati riguardanti le diagnosi di tumore in Italia non sono certo confortanti: solo nel 2017, infatti, sono stati diagnosticati quasi 400.000 nuovi casi. Parallelamente però, grazie, ai programmi di prevenzione e screening precoce e grazie alle nuove terapie è aumentato anche il numero di persone che guarisce o convive a lungo con la malattia.       In questi casi, soprattutto quando ad ammalarsi sono bambini o giovani adulti, vanno presi in considerazione gli effetti a medio e lungo termine delle terapie antitumorali, tra cui figura sicuramente la possibile infertilità. Tutte le terapie, sia sistemiche (come la chemioterapia o l’ormonoterapia) sia locali (come la radioterapia e la chirurgia), possono compromettere temporaneamente o in maniere definitiva la possibilità di avere un bambino. Fortunatamente oggi esistono alcuni efficaci metodi per eliminare questo rischio o almeno ridurlo sensibilmente.Preservare la fertilità dopo un tumore è una questione che riguarda sia gli uomini che le donne. In questo articolo ci occuperemo di fertilità femminile, ma il prossimo mese dedicheremo uno spazio agli uomini sullo stesso tema.   Quali sono le terapie che possono mettere a rischio la fertilità femminile dopo un tumore? Chemioterapia Tutti i farmaci chemioterapici possono comportare la riduzione o la perdita della fertilità, ma va tenuto presente che da donna a donna può cambiare sensibilmente la reazione a questa terapia. In particolare, comunque, la chemioterapia può danneggiare le ovaie, indurre una menopausa precoce, o compromettere il ciclo mestruale (ovulazione assente o qualitativamente scadente). Ormonoterapia È un trattamento prescritto generalmente alle donne con tumori della mammella che presentano proteine dette “recettori ormonali”. I rischi connessi a questa terapia sono menopausa precoce e infertilità temporanea. Dopo la terapia però il ciclo mestruale riprende in quasi tutte le donne al di sotto dei 40 anni.Chirurgia L’asportazione di utero e/o tube e/o ovaie è sicuramente la terapia più invasiva, che compromette la fertilità in maniera definitiva. In alcuni casi è però possibile ricorrere a trattamenti mini-invasivi in grado di preservare la fertilità senza mettere in pericolo le pazienti.Radioterapia Le donne sottoposte a questa terapia rischiano danni alle ovaie o alterazioni vascolari e muscolari a carico dell’utero in grado di compromettere la fertilità. Gli effetti variano comunque a seconda della dose di irradiazioni erogata, del frazionamento e dell’età della paziente.   Quali sono le tecniche per preservare la fertilità femminile dopo una terapia antitumorale?Oggi per una donna sottoporsi ad una delle terapie sopraindicate non equivale a perdere per sempre la possibilità di avere un bambino. Esistono infatti numerose possibilità per preservare la fertilità dopo una cura antitumorale. Vediamo insieme le principali.Vitrificazione degli ovociti: Questa tecnica prevede il congelamento ultra rapido degli ovociti, che vengono portati ad una temperatura di -196°C, e la loro successiva conservazione in azoto liquido. Il congelamento avviene rapidamente in modo da evitare le contaminazioni con l’esterno che potrebbero avvenire con una procedura più lenta, mentre la conservazione in azoto può durare anche parecchi anni. Si tratta di una tecnica molto diffusa e in grado di assicurare tassi di successo nelle gravidanze simili a quelli degli ovociti freschi.Crio-preservazione della corteccia ovarica: In questo caso viene estratto, e poi congelato, un frammento della superficie delle ovaie. Dopo la guarigione, se si verifica un problema, è possibile impiantare questo tessuto per recuperare la funzionalità delle ovaie sia dal punto di vista della fertilità che della produzione di ormoni. Si tratta di una tecnica consigliata alle pazienti oncologiche in età puberale che non hanno ancora avuto il ciclo mestruale e per le quali la stimolazione ovarica risulta complicata.Trasposizione delle ovaie (ooforopessia): Questa procedura consiste nel momentaneo spostamento delle ovaie dalla sede naturale per evitare i danni della radioterapia. Le ovaie vengono ricollocate in zone diverse a seconda della sede di irradiazione: in caso di irradiazioni craniospinali vengono collocate il più lontano possibile dalla spina dorsale, mantenendo i contatti con tube e utero;in caso di irradiazioni pelviche le ovaie vengono spostate fuori dalla pelvi e ricollocate a livello della parete addominale.A guarigione avvenuta le ovaie vengono ricollocate nella sede naturale; solo così è possibile instaurare una gravidanza spontanea.   Ammalarsi di tumore resta un'esperienza destabilizzante e traumatica per molte persone. I progressi delle terapie antitumorali, però, consentono sempre più spesso di superare la malattie e di non dover convivere con conseguenze invalidanti. Ricordiamo però che ogni donna, così come ogni malattia, è diversa dall'altra e i risultati degli interventi di cui abbiamo parlato dipendono da ogni singolo caso.   Vi diamo appuntamento al mese prossimo per parlare di conservazione della fertilità maschile dopo un tumore. Nel frattempo continuate a seguirci sul nostro blog!

Tumore al seno e sostanze chimiche: quali sono le più pericolose?

Tumore al seno e sostanze chimiche: quali sono le più pericolose?
Il tumore al seno è una delle patologie oncologiche più diffuse e colpisce maggiormente le donne. Come molte altre patologie può essere connesso ad un'alimentazione scorretta, ad uno stile di vita sregolato e all'esposizione a diverse tipologie di sostanze nocive, estremamente dannose per la salute dell'uomo.Una ricerca condotta dal Silent Spring Institute del Massachussets dedicata alla prevenzione del tumore al seno, ha individuato alcuni prodotti chimici giudicati cancerogeni ai quali la popolazione femminile risulterebbe notevolmente esposta. Questo studio scientifico, pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives, ha individuato circa 20 sostanze chimiche alle quali è necessario evitare di esporsi per prevenire il rischio oncologico. Molte delle suddette sostanze si trovano in prodotti che possono entrare anche quotidianamente nelle nostre vite, come per esempio la benzina, il gasolio, i solventi, i disinfettanti e le vernici, ma anche il fumo delle sigarette, i cibi cotti ad alte temperature (fritti o alla brace) e alcuni farmaci.     Ecco di seguito alcune tra le sostanze che andrebbero evitate. 1,3 butadiene, presente nei gas di scarico e nei vapori della benzinaacrilamide, presente negli alimenti cotti ad alta temperaturaammine aromatiche, presenti nel poliuretano, nei pesticidi e nelle tinture, ma anche nelle vernici, negli inchiostri per la stampante, nei reagenti chimici e nei cristalli liquidibenzene, presente nei fumi della benzina e del tabacco, nei gas di scarico, ma anche nelle vernici e negli oli dei motori,solventi organici alogenati, presenti in alcuni prodotti per il lavaggio a secco, nella vernice e negli smacchiatori,ossido di etilene, presente nel fumo di sigaretta e negli scarichi degli autoveicoliritardanti di fiamma, presenti nella resina poliestere, ma anche nella schiuma di poliuretanoammine eterocicliche, presenti nei fumi della carne cotta ad alta temperaturaMX, utilizzato per disinfettare l’acquaOcratossina A, presente nel grano e nella carne di maialeNitro-PAHs, presente nei gas di scarico del gasolioPAHs, presente nell’inquinamento atmosfericoacido perfluoroottanoico (PFOA), utilizzato nella realizzazione del pentolame antiaderentestirene, presente nel fumo di sigaretta. Evitare queste sostanze non vi garantirà di non ammalarvi di tumore al seno; alcune forme tumorali dipendono infatti dalla predisposizione genetica, mentre altre insorgono in modo casuale; tuttavia avere uno stile di vita sano ed evitare sostanze e comportamenti pericolosi non potrà che essere positivo per la vostra salute.In riferimento a questo articolo vi consigliamo quindi di mettere in atto degli accorgimenti per evitare l'esposizione alle sostanze sopraelencate e scongiurare così l'insorgere di tumore al seno. Per prima cosa si raccomanda di evitare di toccare direttamente la benzina o il gasolio e di non respirare i fumi di scarico emessi dalle automobili. Ulteriore consiglio è quello di utilizzare sempre la cappa quando si cucina per evitare l'eccessiva esposizione al gas o ad altre sostanze rilasciate durante la cottura degli alimenti. Per prevenire il rischio oncologico è anche necessario intraprendere una dieta sana e genuina, riducendo il consumo della carne e di alimenti cotti sul barbecue o sulla griglia. Quando, inoltre, si acquista un mobile per la casa o per l'ufficio, è utile accertarsi che quest'ultimo non sia entrato in contatto con il poliuretano, sostanza considerata cancerogena. Se si ha l’abitudine di portare gli abiti o le coperte in lavanderia, sarebbe meglio chiedere se la stessa utilizza percloroetilene o altri solventi chimici molto pericolosi per la salute dell'uomo. Anche l’acqua del rubinetto, per essere considerata realmente potabile, andrebbe purificata con un filtro a carbone. Infine, è molto raccomandato anche l’utilizzo di detersivi e solventi per la casa ecocompatibili e di un'aspirapolvere che abbia il filtro Hepa (High Efficiency Particulate Air filter), in grado di aspirare e trattenere anche le particelle più piccole.   Continuate a seguirci sul blog di Fondazione CMT e sul nostro sito.

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