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Aggiornamenti, eventi e news di Fondazione CMT

Fumo di sigaretta e sigarette elettroniche

Fumo di sigaretta e sigarette elettroniche
L’American Cancer Society ha rilevato che, nei Paesi industrializzati, il consumo di tabacco è responsabile ogni anno di circa il 30% delle morti. Applicando questa stima all’Italia, si può calcolare che oltre 180.000 decessi annui dovuti ai danni del fumo (malattie cardiovascolari, tumori e malattie dell’apparato circolatorio) sarebbero evitabili se ogni fumatore perdesse questo brutto vizio.Il fumo di sigaretta infatti, non è responsabile esclusivamente del tumore del polmone e dei bronchi, ma anche di altre forme tumorali. In, particolare, il consumo di tabacco può incidere anche per quanto riguarda l’insorgenza dei tumori di stomaco, esofago, colon-retto, fegato, e pancreas per l’apparato digerente; cavità nasali, nasofaringe, cavo orale, orofaringe, laringe e ipofaringe per la regione testa; ovaio, vescica e cervice uterina per l’apparato urogenitale.Oltre a ciò, è ormai noto che il fumo di sigaretta non provoca ripercussioni solo sulla salute dei fumatori, ma anche su quella dei cosiddetti fumatori passivi. I bambini esposti al fumo dei genitori, per esempio, hanno maggiori possibilità di sviluppare epatoblastoma: la forma infantile di tumore del fegato più comune. Negli anniLa prima pubblicazione ufficiale ad approfondire il legame tra il fumo e la comparsa del tumore polmonare risale al 1964: da allora migliaia di studiosi hanno cominciato a esaminare i danni sulla salute causati dalle sigarette, questa conoscenza ha portato i governi di diversi Paesi ad attuare campagne anti-fumo.In Italia, per esempio, una legge del 2003 ha proibito il fumo nei locali pubblici. La diminuzione dei casi di tumore al polmone, e in generale del numero di fumatori, rappresentano sicuramente un risultato positivo degli sforzi compiuti dalla sanità pubblica per sconfiggere il fumo di sigaretta; tuttavia, nonostante gli evidenti e sempre più conosciuti danni alla salute provocati da questa cattiva abitudine, quasi il 30% degli italiani dichiara di essere un fumatore abituale.   La sigaretta elettronicaLa sigaretta elettronica, nota anche come e-cig, è nata in Cina nel 2003 per spingere i fumatori a limitare l’inalazione di nicotina contenuta nelle sigarette “tradizionali”. In pochi anni questo prodotto è diventato particolarmente popolare, arrivando a conquistare il mercato italiano nel 2010. L’introduzione di questo prodotto è stata vista come un sostitutivo inoffensivo di questa cattiva abitudine, nonostante le sostanze aggiunte al vapore della sigaretta elettronica non siano ancora note e codificate; dal momento che si tratta di una soluzione introdotta solo recentemente, si sa ancora poco sulle reali conseguenze per la salute; un gruppo di ricercatori italiano ha provato ad analizzarne gli effetti comportamentali e neurochimici, dai dati è emerso che il vapore inalato dalla sigaretta elettronica non è affatto innocuo: al contrario crea forte dipendenza e in alcuni casi stati di ansia. Inoltre, anche la sigaretta elettronica contiene nicotina, che svolge un’azione pro-tumorale favorendo la formazione di diverse neoplasie.

Ricerca scientifica in campo oncologico: alcune curiosità

Ricerca scientifica in campo oncologico: alcune curiosità
Cosa si intende per ricerca scientifica in campo oncologico? La ricerca scientifica in campo oncologico è lo strumento che medici e ricercatori hanno a disposizione per approfondire la conoscenza dei tumori, imparare a prevenirli o diagnosticarli in tempi brevi e per definirne il trattamento più adeguato.Il metodo impiegato è quello scientifico basato su: Raccolta delle informazioni Esecuzione di esperimenti Interpretazione dei risultati Si tratta di attività basate su regole ben precise che permettono di giungere a conclusioni concrete, oggettive e riproducibili.Il padre del “metodo scientifico” è Galileo Galilei, che tra il Cinque e Seicento è stato il primo ad avvalersi della sperimentazione per validare le proprie ipotesi. La rigorosità di tale metodo risiede nel fatto che una teoria non è mai definitiva, ma è possibile modificarla nel caso venissero alla luce nuovi aspetti prima non considerati. Il pensiero scientifico è quindi sottoposto ad una costante critica e non può mai dirsi del tutto concluso. Quali sono gli obiettivi della ricerca scientifica in campo oncologico?L’obiettivo principale di ogni progetto di ricerca scientifica condotta in campo oncologico è la cura della forma tumorale studiata. Si tratta di un percorso lungo composto da diverse fasi, ognuna delle quali rappresenta un particolare tipo di ricerca scientifica: Ricerca di base: il punto di partenza per tutte le successive scoperte cliniche, generalmente è guidata dalla curiosità del ricercatore. Si svolge in laboratorio Ricerca traslazionale: costituisce una sorta di ponte tra la scienza e la medicina. È il tipo di ricerca che ha l’obiettivo di verificare se una iniziale intuizione di laboratorio può effettivamente essere utile per la cura del cancro. Ricerca preclinica: è una fase di verifica, di una nuova cura contro il cancro o di strumenti clinici e diagnostici, in modelli sperimentali. È necessaria prima di passare alla sperimentazione sull’uomo. Ricerca clinica: si tratta di una fase di sperimentazione che coinvolge direttamente i pazienti. Inizia solo quando un nuovo trattamento o un nuovo strumento hanno ottenuto l’approvazione. Ricerca epidemiologica: si basa su studi che hanno l’obiettivo di esaminare l’incidenza della malattia tra la popolazione e i fattori di rischio (soprattutto in relazione allo stile di vita). In questo contesto viene inoltre analizzata l’efficacia degli esami preventivi e degli screening.

Diagnosi di tumore: alcuni consigli per affrontare con positività la malattia

Diagnosi di tumore: alcuni consigli per affrontare con positività la malattia
Ricevere una diagnosi di tumore scatena, nella quasi totalità delle persone, reazioni di schoc e paura, per questo affrontare la situazione con un minimo di distacco prendendosi del tempo potrebbe aiutare ad assimilare la notizia. Considerando che la medicina ha fatto passi da gigante e che molte strutture si sono specializzate nel trattamento di diversi tipi di tumore, può essere utile dedicare qualche giorno alla ricerca del centro più preparato a seconda del tipo di carcinoma diagnosticato. La consapevolezza di quello che potrebbe accadere e di cosa sarebbe bene fare aiuta infatti ad affrontare meglio difficoltà e disagi. Creare un gruppo di “sostenitori”Talvolta si ha il desiderio di nascondere le proprie condizioni di salute ai propri cari, tuttavia in una situazione pesante e difficile data dalla diagnosi di un tumore, aprirsi e cercare di condividere con le persone più vicine le proprie paure, può aiutare ad affrontare meglio la malattia. Diventa di vitale importanza, infatti creare un gruppo di "supporter" cui confidare i propri dubbi e insicurezze, cui chiedere sostegno morale, ma anche un vero e proprio aiuto nella gestione degli impegni di ogni giorno: un aiuto nell'organizzare praticamente la famiglia e la casa: "spostamenti" dei figli casa/scuola/palestra/..., spesa/bollette/... e delle pratiche burocratiche necessarie: permessi di lavoro, appuntamenti, esenzioni, ....Più si condivide e ci si affida alle persone maggiormente vicini, meglio si riesce a gestire i problemi quotidiani, meno ci si sente soli e più aumenta la forza per affrontare questa grande sfida. Scegliere attentamente i mediciPer decidere a quale struttura affidarsi è necessario prendere in considerazione diversi criteri: non solo è importante accertarsi della preparazione del chirurgo che opererà il paziente, ma risulta essere di fondamentale importanza che lo stesso lavori in equipe con tutti gli specialisti che serviranno nel periodo pre e post operatorio e che seguiranno il caso sotto tutti i punti di vista. Sarà necessario affidarsi e fidarsi del medico su cui si è basata la propria scelta e, se possibile, instaurare un rapporto di stima e fiducia tale da consentire di fare tutte le domande e le richieste che serviranno per chiarire le idee e limitare i dubbi che potrebbero insorgere durante il percorso terapeutico. Sviluppare un progetto a lungo termineAffrontare una diagnosi di tumore non è certo facile, ma avere uno sguardo lungimirante sul futuro può senz'altro aiutare. Pensare ad obiettivi a lunga scadenza terrà la mente impegnata nell'organizzazione del dopo-malattia: dedicare un pensiero alla gestione del proprio tempo libero, pensare a cosa si avrebbe voluto fare, ma non se n'è mai trovato il tempo; pensare al futuro, a nuove strade da percorrere, aiuterà quindi a stare meglio e ad allontanare l'assillo dei pensieri negativi. Essere positiviIl pensiero positivo è fondamentale nella gestione di una malattia come il tumore. Cercare di allontanare pensieri negativi reagendo con positività e godendo di ogni piccola conquista, risulta essere un aiuto essenziale per l'andamento positivo delle cure. Essere interessati e partecipi, essere attenti e propositivi, essere i protagonisti attivi delle scelte che i medici chiedono di prendere, migliora il processo terapeutico con risultati positivi anche sulla qualità di vita.

Riso rosso integrale con gamberetti, agretti e zucchine

Riso rosso integrale con gamberetti, agretti e zucchine
Il riso rosso è una varietà di riso che cresce in terreni argillosi, caratterizzata da chicchi lunghi e di colore rosso scuro, normalmente di tipo integrale; di provenienza orientale, viene coltivato localmente anche nel nostro Paese, con prevalenza nel Nord Italia. Si tratta di un’ottima fonte di sali minerali, tra i quali il fosforo e il magnesio, di fibre e di proteine vegetali; consumare riso rosso regolarmente aiuta a ridurre il rischio di obesità e a mantenere bassa la glicemia, inoltre favorisce il corretto funzionamento dell’intestino e aiuta a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo nel sangue. Un vero e proprio toccasana per la salute dell’organismo! Come cucinare questo alimento?Le modalità di cottura sono essenzialmente due: è possibile cucinare il riso rosso al vapore oppure lessato. I tempi di cottura in genere sono di circa 30/40 minuti, a seconda della varietà scelta.La ricetta che vi proponiamo è un’ottima soluzione per accogliere la primavera con gusto e leggerezza, attraverso ingredienti sani e di stagione. Ecco come preparare il riso rosso con gamberetti, agretti e zucchine! Ingredienti: 200 g di riso rosso integrale 300 g di gamberetti 3 zucchine medie 1 mazzetto di agretti 1 cipollotto 1 cucchiaio di prezzemolo Succo di limone q.b. Sale q.b. Olio ev q.b. Preparazione: Lessare il riso seguendo le indicazioni presenti sulla confezione, in media occorre calcolare circa 45 minuti Lavare gli agretti, togliere la parte finale della radice e cuocerli al vapore Tagliare il cipollotto e farlo imbiondire con un filo di olio evo aggiungendo poca acqua quando necessario Unire le zucchine tagliate precedentemente a pezzettini e cuocere con il coperchio per circa 10 minuti a fuoco lento Lessare in acqua e limone i gamberetti per una decina di minuti e aggiungerli al condimento Tagliare gli agretti a pezzettini di circa 5 cm e versarli in padella Continuare la cottura per altri 5 minuti senza coperchio Non appena il riso sarà pronto, scolarlo e unirlo al condimento amalgamando tutti gli ingredienti, quindi aggiungere il prezzemolo e un filo d’olio Il riso rosso è pronto per essere servito e gustato, da proporre sia come piatto caldo che come piatto freddo. Clicca qui per scoprire le altre ricette della Fondazione!

Melanoma: come difendersi dalle fake news

Melanoma: come difendersi dalle fake news
Il melanoma è un tumore maligno che colpisce la cute attraverso lo sviluppo dei melanociti, ovvero le cellule che producono la melanina. Visibile a occhio nudo, trova origine da un nevo preesistente modificandone il colore e/o la forma, oppure dalla comparsa di un nuovo nevo sospetto sulla cute.Spesso siamo bombardati da fake news che affrontano questo tema diffondendo consigli e notizie infondati che possono indurre le persone colpite dal tumore a commettere errori, con il rischio di compromettere l’efficacia delle terapie. Entrando meglio nel dettaglio, è vero che… Digiunare durante le terapie ha un effetto positivo?Uno studio sostiene che la restrizione calorica prodotta da 48 ore di digiuno prima della somministrazione della chemioterapia, aiuterebbe le cellule sane a proteggersi dagli effetti dei farmaci e a concentrare la loro azione sulle cellule tumorali maligne. Questa teoria non è ancora stata confermata, sono necessari ulteriori studi prima di poterla convalidare, per questo motivo il digiuno precedente il trattamento terapeutico è ancora una pratica sconsigliata.   Successivamente la diagnosi di un melanoma è sconsigliato recarsi in spiaggia?I pazienti che hanno ricevuto una diagnosi di melanoma spesso temono l’esposizione solare pensando di aggravare la malattia; si tratta di una delle notizie più diffuse in ambito oncologico che intimidisce le persone colpite dal tumore, ma è davvero necessario questo sacrificio? Esistono fattori individuali che favoriscono l’insorgenza di tumori cutanei, per questo motivo i pazienti che hanno ricevuto la diagnosi di melanoma devono prestare attenzione alle regole comuni per una corretta esposizione solare, ma non per questo sono costretti a rinunciare, in senso assoluto, ad andare in spiaggia.   È meglio non asportare un nevo sospetto per non rischiare di “svegliarlo”?Un’altra delle notizie fake più diffuse nel web riguarda la convinzione per la quale sia meglio non asportare un nevo sospetto, per non rischiare di “svegliarlo” e accelerarne lo sviluppo. Non esiste alcuna evidenza scientifica a sostegno di questa teoria, al contrario, l’asportazione chirurgia del melanoma primitivo può allontanare il rischio di un eventuale sviluppo e quindi di peggioramento. Asportare un nevo sospetto, infatti, è l'unico metodo per fare prevenzione secondaria del melanoma e quindi per avere una diagnosi precoce.   Il metodo Hamer funziona?Il metodo Hamer fu elaborato dall’ex medico internista Ryke Geerd Hamer successivamente una serie di episodi che lo colpirono nella propria sfera personale: nel 1978 perse suo figlio Dirk, l’anno successivo si ammalò di tumore al testicolo. Questo fatto lo portò all’elaborazione della teoria che crede nell’insorgenza di una forma tumorale in seguito ad uno shock psicologico. La guarigione passerebbe attraverso la risoluzione del conflitto psichico provocato dallo shock, senza l’ausilio dei farmaci. Si tratta di una teoria che non è mai stata sottoposta a sperimentazione scientifica; l’esclusione delle terapie farmacologiche causa ai pazienti che credono nel metodo Hamer e decidono di intraprende questo tipo di percorso, gravi ritardi nell’inizio delle terapie antitumorali, con un peggioramento della prognosi. Per questo motivo si tratta di una soluzione terapeutica largamente sconsigliata che non arreca nessun beneficio al paziente, al contrario, rischia di gravare notevolmente sul suo stato di salute. Vuoi leggere altri articoli di Fondazione CMT? Clicca qui!

Prevenzione primaria e fibre alimentari

Prevenzione primaria e fibre alimentari
Quando si parla di prevenzione primaria, e quindi di stile di vita salutare, lo si fa spesso in termini sottrattivi: non fumare, non bere alcolici, non condurre una vita sedentaria… Oggi vogliamo invece concentrarci su qualcosa che andrebbe aggiunto nell’alimentazione di tutti, grandi e bambini, per favorire il mantenimento della salute: le fibre alimentari. Cosa sono le fibre e perché fanno bene?Le fibre alimentari sono parti di alimenti vegetali, appartenenti nella quasi totalità dei casi alla famiglia dei carboidrati, che hanno una caratteristica comune: il nostro stomaco non è in grado di digerirle e il nostro intestino tenue non è in grado di assorbirle. Sono l’unica sostanza con questa caratteristica e anche se ad una prima lettura potrebbe sembrare inutile introdurre nella propria dieta alimenti che non possiamo nemmeno digerire, consumare fibre alimentari è davvero utilissimo per la salute. Le fibre infatti: Favoriscono digestione e regolarità intestinale perché, dal momento che devono essere masticate più a lungo di altri alimenti, stimolano la produzione di succhi gastrici Aiutano a mantenere il peso-forma: saziano più di altri alimenti (in quanto non vengono digerite e rimangono quasi intatte nell’intestino) e allo stesso tempo presentano un apporto calorico molto basso Favoriscono la riduzione del colesterolo e della glicemia Influiscono sulla prevenzione del cancro del colon Dove si trovano le fibre alimentari?Le fibre alimentari sono distinte in due categorie, le fibre solubili e quelle insolubili. Le fibre solubili sono formate da gomme e mucillagini (pectine) e si trovano principalmente nei legumi e nella frutta; a contenerne in maggior misura sono: fave, fagioli, piselli, lenticchie, mele, lamponi. Hanno la capacità di assorbire acqua e, se assunte prima del pasto, contribuiscono a controllare i livelli di colesterolo nel sangue e ridurre l’assorbimento degli zuccheri.Le fibre insolubili, invece, si trovano nei cereali integrali e nelle verdure e sono formate da emicellulosa e lignina. A contenerne in abbondanza sono soprattutto miglio, farro, segale, cavoli e noci. Riescono ad assorbire molto acqua dall’intestino e rendono le feci più morbide favorendone l’espulsione. Quante fibre alimentari consumare?Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per beneficiare delle proprietà delle fibre alimentari bisognerebbe assumerne 25/30 gr al giorno. Ecco qui un breve schema che può aiutare ad orientarsi nella scelta del menu quotidiano per garantire queste quantità: cereali integrali: 1-3gr per 100gr di alimento legumi: 5-8gr per 100gr di alimento frutta secca: 5-12gr per 100gr di alimento frutta fresca: 1-4gr per 100gr di alimento verdura: 1-8gr per 100gr di alimento. Continuate a seguire il blog di Fondazione CMT per tanti consigli in tema di salute e benessere.

Pet Therapy e oncologia: come gli animali possono fare la differenza

Pet Therapy e oncologia: come gli animali possono fare la differenza
Pet therapy è un termine nato nel 1961 dallo psichiatra americano Boris Levinson, significa: “terapia dell’animale da affezione” e prevede la presenza di un animale come supporto ad altre forme di cura tradizionali per migliorare lo stato psicologico del paziente e rendere il percorso di cura meno stressante. La scoperta avvenne in modo casuale grazie ai benefici del cane di Levinson riscontrati su un bambino malato di autismo. Nel corso degli anni la pet therapy è stata studiata e analizzata, raggiungendo importanti traguardi: nel 2003 il Ministero della salute ne ha riconosciuto la validità scientifica nel 2007 l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha pubblicato delle linee guida per definire gli aspetti etici di questa terapia, considerando sia l’interesse del paziente, sia il benessere dell’animale nel 2009 il Ministero della Salute ha istituito un Centro di Referenza Nazionale per gli interventi assistiti con gli animali presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.   La pet therapy si dimostra particolarmente efficace negli anziani, nei bambini autistici o con handicap motori, nei pazienti malati di Alzheimer o che hanno superato un ictus cerebrale; la relazione tra la persona malata e l’animale aiuta infatti a migliorare l’autostima e la capacità relazionale, acquisire maggiore sicurezza e a sollecitare le attività psicologiche e motorie perse per colpa della malattia. E in ambito oncologico? La persona alla quale viene diagnosticato un tumore si trova improvvisamente a dover accettare il proprio stato di salute e ad affrontare le cure mediche previste, confrontandosi con gli effetti collaterali che possono causare; la caduta dei capelli durante i trattamenti chemioterapici, la perdita dell’appetito o un forte senso di stanchezza sono alcuni tra i principali sintomi che possono insorgere a causa delle terapie. Tutto questo è grande fonte di stress che si tramuta in ansia e paura, insicurezza e confusione, profondi stati di angoscia e senso di solitudine.Ed è per questo che interviene la pet therapy: una valvola di sfogo emozionale per la persona malata, che vede l’animale come fonte di svago e relax. La relazione che si instaura diventa perciò determinante per affrontare al meglio il ricovero e le terapie, alleggerendo lo stato di malessere del paziente e dei suoi famigliari. Tranquillità e relax sono alcuni dei benefici della pet therapy, generati grazie alla produzione di endorfine che viene stimolata proprio dalla presenza dell’animale. Inoltre questa relazione: Migliora la risposta immunologica Diminuisce la tensione nervosa Accresce la capacità di prendersi cura degli altri, distogliendo l’attenzione dai propri problemi personali Migliora alcuni parametri vitali come la pressione arteriosa   Che si tratti di un cane, di un gatto, di un criceto o di un pesciolino rosso, la compagnia di un animale si dimostra, perciò, essere un prezioso elemento per il benessere del paziente, che riesce così ad affrontare le cure mediche con maggiore serenità, consapevolezza e coraggio.

Gnocchi con asparagi e pomodorini: prevenire a tavola!

Gnocchi con asparagi e pomodorini: prevenire a tavola!
L’asparago è una verdura che appartiene alla famiglia delle Liliaceae che cresce nei mesi primaverili, da marzo fino a giugno. Estremamente ricco di proprietà benefiche utili per l’organismo, è un’ottima fonte di fibre, vitamine e sali minerali. Tra le numerose capacità, emerge quella di prevenire malattie: grazie alla sua azione, favorisce la produzione di insulina e diminuisce i livelli di glucosio nel sangue, prevenendo l’insorgenza del diabete di tipo 2.Inoltre, la presenza del potassio favorisce una corretta regolazione della pressione sanguigna e un buon funzionamento dei muscoli, risultando efficace per la prevenzione di patologie cardiocircolatorie e del sistema nervoso.Da non dimenticare sono le proprietà anticancro di questa verdura che grazie alle sostanze contenute, rinforza le difese immunitarie e protegge l’organismo dai rischi di tumore. Le ricette che prevedono gli asparagi tra gli ingredienti sono numerose, la nostra proposta è un primo piatto gustoso, salutare e semplice da realizzare! Gnocchi con asparagi e pomodorini Ingredienti (per 4 persone): gnocchi di patate 1 mazzetto di asparagi 10-12 pomodorini 1 scalogno 1 spicchio d’aglio 1 pizzico di sale 1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva Pepe q.b. Preparazione: Pulire gli sparagi eliminando la parte più dura e tagliarli a julienne mettendo da parte le punte Cuocere gli asparagi in padella per circa 10 minuti con un po’ di acqua Tritare lo scalogno e versarlo nella padella insieme agli asparagi, aggiungendo un pizzico di sale, di pepe e uno spicchio di aglio, da eliminare a fine cottura Lavare e tagliare i pomodorini Versare nella padella anche le punte degli asparagi Attendere circa 10 minuti e aggiungere l’olio e i pomodorini Cuocere gli gnocchi, non appena saranno emersi dall’acqua, scolarli e versarli nella padella con il condimento Mescolare per qualche minuto per far amalgamare tra loro gli ingredienti, togliere dal fuoco e impiattare I vostri gnocchi sono pronti per essere serviti e gustati! Per i più golosi, aggiungere una spolverata di grana e… Buon appetito!Scopri le altre ricette della Fondazione, clicca qui e lasciati ispirare!

Sole e tumore al seno: come comportarsi

Sole e tumore al seno: come comportarsi
Le donne che hanno scoperto di avere un tumore al seno e tutte coloro che si sono appena sottoposte all'asportazione di un cancro, sono libere di esporsi al sole, oppure devono attenersi a indicazioni particolari? Pur non essendo quella più importante, si tratta comunque di una delle preoccupazioni più ricorrenti nelle donne che hanno o che hanno avuto a che fare con un tumore alla mammella. Come spesso accade, non esiste una risposta univoca, poiché le istruzioni del medico variano a seconda del soggetto e della sua storia clinica. Questo è uno dei motivi per cui, dopo un intervento di questo genere, è fondamentale attenersi alle indicazioni del proprio oncologo, circa le precauzioni da assumere e la durata massima delle esposizioni al sole. Pur consapevoli della varietà dei casi e dell'importanza dei consigli del medico, proveremo a fornire una serie di linea guida valide per chi, in seguito a una terapia anticancro o a un intervento di chirurgia oncologica, desiderasse tornare ad esporsi in maniera graduale ai raggi del sole e godere di uno dei piaceri tipici della stagione estiva. È possibile esporsi al sole in presenza o in seguito a un cancro al seno?Qualora vi siate appena sottoposte a un intervento di questo tipo dovreste evitare le lunghe esposizioni al sole e, durante i primi 20/30 giorni che seguono l'intervento, evitarle totalmente. In caso di radioterapia o chemioterapia, invece, sarà necessario attendere almeno 2 mesi dal termine del trattamento. I farmaci utilizzati, infatti, possono aumentare la fotosensibilità della pelle che, unita al forte calo delle difese immunitarie, può dar vita a pericolosi effetti collaterali. Attendere qualche mese per garantire al proprio organismo un recupero soddisfacente è senza dubbio la scelta migliore. In entrambi i casi, terminato il lasso di tempo durante il quale è assolutamente sconsigliato esporsi al sole, sarà opportuno attenersi fedelmente alle indicazioni del medico ed evitare inutili pericoli. Ecco i consigli principali: portate sempre con voi un ombrellone limitate la durata dei bagni (i raggi UV non vengono schermati dall'acqua) applicate una crema solare con un fattore di protezione pari o superiore a 50 usate fattori di protezione locali, quali creme stick a base di biossido di titanio e ossido di zinco evitare l'esposizione durante le ore centrali del giorno munitevi di ulteriori protezioni quali t-shirt, foulard e cappelli.  Il momento più adatto per andare in spiaggia e fare il bagno è alla sera, dalle 17.00 in poi, in modo da ridurre il più possibile il pericolo di scottature e colpi di calore. Altri accorgimenti utiliLe indicazioni riportate nell'articolo sono valide anche per tutte coloro che si sono appena sottoposte a un intervento di mastoplastica. Anche in questo caso sarà utile evitare l'esposizione al sole per un periodo di circa 20/30 giorni, trascorsi i quali bisognerà attenersi alle indicazioni del proprio medico di base. Oltre a quanto detto in precedenza, è sconsigliato utilizzare profumi o detergenti profumati contenti alcool e altre sostanze irritanti, in grado di causare infezioni, irritazioni o eritemi. Ricordate anche di non esporre ai raggi del sole le cicatrici provocate dall'intervento, a causa della maggiore sensibilità delle aree interessate. È molto importante, inoltre, non lasciarsi ingannare dal cielo nuvoloso: a tal proposito, va ricordato che la copertura nuvolosa è in grado di attenuare appena il 10% dell'intensità dei raggi ultra-violetti. Ricordate sempre di applicare la vostra crema solare ad elevata protezione anche al di sotto dei tessuti, in quanto i raggi UV sono in grado di attraversarli. Dopo tanti consigli, per fortuna c'è posto anche per una rassicurazione: non abbiate paura che la sabbia e l'acqua di mare possano nuocere all'area interessata; in realtà, tali fattori non causano fastidi particolari, a patto che le ferite causate dall'intervento chirurgico si siano già cicatrizzate. Prevenire è meglio che curareDopo le doverose indicazioni a tutte coloro che in seguito a un cancro al seno desiderano tornare ad esporsi ai raggi del sole, è necessario ricordare l'importanza della prevenzione. Tale pratica è utile nel limitare l'incidenza del tumore al seno e resta l'arma migliore contro qualsiasi tipo di patologia. Anche il Ministero della Salute ha provveduto a diramare una serie di regole da rispettare quando ci si espone al sole, modellate sulle indicazioni del Codice Europeo contro il Cancro e della Commissione Europea. 

Giovani dopo un tumore: come cambiano le relazioni

Giovani dopo un tumore: come cambiano le relazioni
La percentuale di guarigione dei giovani e dei bambini affetti da patologie neoplastiche è sempre più alta, si parla circa dell'80% dei casi, ma ciò su cui persiste una notevole difficoltà riguarda il recupero della loro vita sociale con i coetanei che non hanno dovuto affrontare la malattia, che si concretizza in un disagio nelle relazioni e nei rapporti di lavoro. La vita dei giovani dopo la malattia Secondo una ricerca scientifica l'andamento dei rapporti interpersonali di numerosi pazienti che sono stati seguiti dopo la guarigione da una neoplasia, e che al momento della diagnosi avevano un'età compresa tra i 14 ed i 39 anni, si è rivelato piuttosto problematico. Nei due anni in cui sono stati seguiti, questi giovani ed adolescenti hanno dovuto completare alcuni sondaggi relativi a tre differenti momenti della loro esperienza, e precisamente alla diagnosi, dopo un anno e dopo due anni. Dall'analisi di tali questionari è emerso che i soggetti risultavano male inseriti nel contesto sociale in seguito ad un loro sfalsato approccio personale con i coetanei, dovuto probabilmente alla pregressa esperienza della malattia. Dopo la presenza di qualche progresso tra la diagnosi ed il successivo follow up, la discrepanza con i coetanei non ammalati ha subito un incremento causato da numerose difficoltà.Tali problematiche riguardavano principalmente la percezione della malattia nel proprio corpo con eventuali mutilazioni o alterazioni funzionali o estetiche. In altri casi, l'ingerenza della patologia aveva modificato la loro condizione finanziaria, sia per assenze continuative dal lavoro che per le somme spese in ambito terapeutico.Le condizioni di maggiore disagio psicologico erano poi riferibili alle relazioni di coppia, qualora fossero presenti, oppure alla difficoltà di instaurarle. In particolare nel caso di famiglie, un problema dall'impatto devastante era quello relativo alla pianificazione del concepimento.Tutte queste problematiche venivano nella maggior parte dei casi attentamente monitorate da un supporto psicologico, che aveva lo scopo di identificare il nucleo di sofferenza dei pazienti e di cercare una risoluzione tramite sedute dialogiche e percorsi terapeutici di tipo comportamentale. L'importanza di ricostruire una vita dopo la malattia Fermo restando che lo scopo principale della persona malata è quello di raggiungere la guarigione dalla propria patologia, un aspetto altrettanto importante è quello di riuscire ad affrontare al meglio la vita dopo esperienze traumatiche di questo tipo, soprattutto quando capitano in età giovanile.Dal momento che più è bassa la fascia di età degli ammalati, maggiore è la prospettiva di sopravvivenza, diventa un'esigenza indispensabile quella di affrontare al meglio l'esistenza dopo la guarigione, riprendendo, nella maggior parte dei casi, le proprie abitudini di frequentazione di scuola ed università, sospese durante il periodo della malattia e delle relative terapie.È proprio ritornando alle proprie consuetudini di vita privata e pubblica che si gettano le basi per riuscire ad inserirsi correttamente nel contesto sociale, cercando in questo modo di superare un periodo traumatizzante che altrimenti può condizionare in maniera estremamente incisiva il futuro del paziente.Infatti, quando un ammalato di tumore che ha raggiunto la guarigione riesce ad inserirsi di nuovo nel proprio ambito sociale, è in grado anche di superare meglio i propri problemi psicologici ed emotivi. Alcune testimonianze di persone guarite Le problematiche appena esposte e la loro risoluzione trovano conferma nelle numerose testimonianze di alcuni ex pazienti oncologici. Il primo paziente di 37 anni scoprì di essere affetto da sarcoma di Ewing all'età di circa vent'anni; dalle sue parole si evince che la malattia lo aveva condizionato non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche su quello delle scelte lavorative e nei rapporti interpersonali. L'esperienza di un'operazione particolarmente invasiva e di un anno e mezzo di chemioterapia avevano inevitabilmente modificato l'aspetto del suo corpo; nonostante questo, secondo la sua testimonianza, l'esperienza gli aveva insegnato ad apprezzare maggiormente la vita stimolandolo a viverla nel miglior modo possibile. Un'altra paziente di 32 anni a cui era stato diagnosticato un linfoma non-Hodgkin quando aveva 25 anni, ricorda che durante il periodo delle applicazioni chemioterapiche, durate 6 mesi, era riuscita a mantenere inalterato il proprio stile di vita, riuscendo a completare il suo percorso di studi universitari e a non rinunciare alla propria vita di tutti i giorni. I problemi per lei erano insorti nella fase successiva, in quanto l'esperienza della malattia l'aveva resa particolarmente cauta nell'instaurare nuove relazioni sociali, per la paura di non essere accettata per quello che era. Secondo un paziente di 30 anni operato per un tumore al testicolo, il momento di massima crisi non è stato legato a quello della terapia ma a quello seguente, sempre in conseguenza del fatto che il vissuto di una malattia grave condiziona profondamente l'atteggiamento psicologico nei confronti delle persone sane.  
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