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Cancro: la perdita dei capelli

Cancro: la perdita dei capelli

Oltre al disagio fisico che ne deriva, affrontare una terapia antitumorale comporta molti altri problemi insidiosi. Uno dei più frequenti è la caduta dei capelli e dei peli corporei, una conseguenza che per alcuni pazienti diventa un incubo ben peggiore della malattia stessa. L'alopecia, termine medico per designare le calvizie derivate da cure generalmente chemioterapiche, non comporta solo la perdita parziale o totale dei capelli, ma può essere causa di disagio nel soggetto, il quale non riesce ad accettare il ''nuovo'' aspetto fisico, con il rischio di compromettere le relazioni con amici conoscenti.

 

Nella maggior parte dei casi, l'alopecia è inevitabile specialmente se il paziente è sottoposto a chemioterapia o radioterapia. Infatti, con il trattamento chemioterapico il corpo è soggetto agli effetti di particolari medicinali come le antracicline o i taxani composti da sostanze piuttosto tossiche per l'organismo umano e il cui impiego è necessario nel caso di tumore alla mammella o alle ovaie; anche per quanto riguarda tumori particolari che attecchiscono il sistema linfatico la caduta dei peli corporei è quasi certa, quanto meno di gran parte di essi. Il motivo di tale effetto è dovuto all'azione della chemio: essa infatti attacca le cellule tumorali replicanti impedendo che possano moltiplicarsi tramite mitosi. La diretta conseguenza è anche l'inibizione di cellule ''sane'' presenti nel corpo come i follicoli dei capelli che subiscono anch'essi gli effetti della terapia. Ci sono chemioterapie meno destabilizzanti se applicate in dosi minori o più dilazionate nel tempo che in rari casi comportano la caduta dei capelli poiché sfruttano farmaci a base di platino, fluorouracile e metotrexato indicati principalmente per tumore ai polmoni o al colon.

 

L'inizio dell'alopecia è variabile poiché dipende molto dai farmaci somministrati, dal dosaggio e dalla risposta del paziente al trattamento, manifestandosi dopo due o tre mesi o nel giro di un paio di settimane nel caso di chemio ''aggressive''. I medici consigliano di accorciare o rasare i capelli prima di iniziare qualunque terapia non solo per ridurre l'attaccatura al cuoio capelluto e diminuirne la caduta ma anche per rendere più facile l'adattamento del paziente alla nuova condizione.
È necessario ricordare che la perdita dei peli corporei è temporanea e reversibile dato che tenderanno a ricrescere man mano che gli effetti dei farmaci si faranno meno percepibili per il corpo: infatti i follicoli, così come molte altre cellule ''sane'' del corpo, tenderanno a rigenerarsi nonostante gli effetti della chemio. Solo in rari casi i peli non rispunteranno, principalmente in prossimità della zona colpita. Normalmente, i nuovi capelli tenderanno ad essere più sottili e morbidi al tatto, più ricci e con colori leggermente diversi rispetto a com'erano in origine, in alcuni casi un misto tra nero e grigio. Data la loro delicatezza è opportuno non stressarli nell'immediato con trattamenti o tinture ed utilizzare shampoo con crema d'acqua piuttosto che sedicenti balsami idratanti o lenitivi.

 

Allo stato attuale non esistono farmaci complementari in grado di ridurre o impedire l'alopecia. L'unico metodo fisico applicabile ma ancora in fase sperimentale è l'utilizzo del cosiddetto ''casco di ghiaccio'': si tratta di una cuffia termica che induce i vasi sanguigni a contrarsi riducendo l'apporto di sangue ai follicoli nel momento in cui la circolazione del farmaco chemioterapico è al suo apice. L'utilizzo di questa termocuffia non è sempre indicato dai medici poiché sottopone la testa del paziente ad uno sbalzo termico quando il corpo è ormai già molto destabilizzato e indebolito dal trattamento, con conseguenti effetti collaterali quali sensazione di freddo, cefalea e indisposizione corporea. Diversi sono i risultati della ''cuffia ipotermica'' che mantiene la temperatura costantemente intorno ai quattro gradi ricoprendo in maniera omogenea l'intero cuoio capelluto e che risulta ben più tollerabile dai pazienti rispetto al grossolano casco di ghiaccio. Tuttavia questo trattamento risulta anch'esso essere sperimentale e non disponibile in tutte le strutture ospedaliere pubbliche italiane, proprio per via della non conclamata efficacia della tecnica.

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